Gesù di Nazaret
PRESENTAZIONE LIBRO GESÙ DI NAZARET, la Storia. Di Donato Calabrese.
- Donato Calabrese: Gesù di Nazaret, la storia. Come sei arrivato a scrivere questo libro?
- Devo dire la verità? Credo che per ogni uomo giunga il momento della riflessione esistenziale: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Io mi ritengo già fortunato perché la mia vita, a cominciare dall’adolescenza e dalla gioventù, è stata sempre illuminata, seppure alla lontana, dalla Santità di Padre Pio. Quando poi ho avuto il privilegio di conoscere un movimento come il C.V.S., che ora non c’è più a Benevento, mi sono buttato a capofitto in questo apostolato che mi permetteva di vivere una profonda spiritualità cristocentrica e mariana. Ed ho trascorso circa trent’anni della mia vita abbracciando un ideale fortemente evangelico e spirituale, che ci consentiva anche di fare un’esperienza forte di Dio, di Cristo e di Maria Santissima. Un’esperienza che raggiungeva il proprio acme durante gli esercizi spirituali, a Valleluogo di Ariano Irpino. Ricordo ancora quei giorni di profonda spiritualità. In confidenza, neanche in Terra Santa – ci sono stato cinque volte – e neanche a Lourdes ho provato una tale confidenza col Signore. Gli esercizi mi mancano. Ma posso dire che sono stati i primi prodromi della meravigliosa scoperta dell’amore di Cristo. Poi, grazie al supporto informatico di mio nipote, Silvio Baccari, ho cominciato a creare e curare un sito web dedicato a Gesù.
- E veniamo al libro: Gesù di Nazaret, la storia. Sappiamo che i maggiori studiosi biblici, teologi, storici e perfino scrittori come François Mauriac, Jean Guitton, Fëdor Dostoevskij, uomini di pensiero come Ernest Renan, hanno scritto su Gesù di Nazaret… Come ti è venuta l’idea di scrivere un libro su Gesù?
- Tu l’hai detto: sono innumerevoli gli studiosi, i teologi, i biblisti, gli storici, che hanno cercato di studiare a fondo Gesù di Nazaret. Ma molti studiosi partivano dall’idea di esplorare, oggettivamente, il Personaggio Gesù, giungendo, poi, a un’immagine del Nazzareno che era effetto dei loro condizionamenti aprioristici. Io sono partito da un punto fermo: è quello dei Vangeli canonici, senza escludere, naturalmente, altri documenti non canonici, come il Vangelo apocrifo di Tommaso e gli Agrapha, oltre alle tradizioni rabbiniche ed extrabibliche. Benché molti studiosi abbiano messo in dubbio la comune identità tra il Gesù storico e il Gesù dei Vangeli, accettando come autentici solo i testi gesuani, cioè quelli contenenti le ipsissima verba (le stessissime parole pronunciate dal Gesù storico), io sono partito dal postulato solido dei vangeli, perché, credo che non ci sia diversità tra il Gesù storico e quello annunciato dai Vangeli, e, in questo, ho accolto come verità ciò che ha scritto Papa Benedetto XVI, al secolo il teologo Joseph Ratzinger, quando ha affermato che il “Gesù dei Vangeli sia una figura storicamente sensata e convincente”. Tornando al mio libro, credo che il punto di partenza sia rappresentato dai dati dei Vangeli, letti e riletti, oltre che rielaborati nella mia riflessione di credente razionale, con un considerevole arricchimento fornito dagli innumerevoli riferimenti di esegeti, teologi, storici, etc... . Inoltre, ho voluto corredare il frutto della mia ricerca con l’importantissimo supporto dell’archeologia, della storia del Cristianesimo primitivo e, perché no, della Mistica: da non confondere con il misticismo. Credo di poter offrire un testo di conoscenza e riflessione sull’uomo Gesù, dietro il quale non faccio fatica a riconoscere il Figlio di Dio Diletto, in perfetta comunione col Padre.
- E allora Donato, cosa distingue quest’opera da altre proposte editoriali simili?
-Data la straordinaria importanza storica, biblica, teologica e salvifica, di Gesù di Nazareth, devo riconoscere che sono veramente molte le opere dedicate a Lui. Tuttavia, c’è un’osservazione oggettiva da fare, e che ho indicato nella prefazione del libro, e cioè che, malgrado le opere straordinarie di storici, teologi, e biblisti, editate in questi decenni, molti di loro partivano dall’idea di esplorare, oggettivamente, il Personaggio Gesù, per giungere, poi, a una conclusione che rifletteva la loro immagine del Nazareno effetto dei loro condizionamenti aprioristici. Nella mia lunga riflessione sul Gesù storico, invece, sono stato scevro da condizionamenti di sorta, perché, come laico, non mi sono sentito, in alcun modo, influenzato da tendenze tipiche di circoli accademici, che, se da un lato hanno indirizzato il trend della ricerca in direzione dell’esegesi di moda in ogni periodo storico, dall’altro lato hanno penalizzato gli stessi studiosi che intraprendevano vie diverse da quelle del pensiero unico, o di tendenza. Un esempio di questa emarginazione è rappresentato da Jean Carmignac, un sacerdote e biblista francese. La sua tesi che l’insegnamento di Gesù fosse stato messo per iscritto quando ancora era in terra o poco dopo l’Ascensione trovò gli ostacoli dei modernisti. Il suo libro, La nascita dei Vangeli sinottici, ha incontrato tantissimi ostacoli nell’esegesi di moda. Eppure ha precorso i tempi retrodatando i primi tre vangeli ad alcuni decenni prima dell’attuale datazione, che parte dal 70 dopo Cristo.
Personalmente, mi sono sentito libero di formulare le mie riflessioni e di seguire quelle di altri, come le tesi di José Miguel García, che ha reinterpretato alcuni dialoghi evangelici di Gesù (come quello con sua madre a Cana di Galilea). Fermo restando il mio riferimento all’opera in sei volumi Storia di Gesù Ed. Rizzoli, data in stampa nel 1983, mi sono confrontato con opere di studiosi come Joachim Jeremias, autore di Le Parabole di Gesù, Le Parole dell’ultima Cena e Gesù e il suo Annuncio; di Pius-Ramon Tragan (La preistoria dei Vangeli), del citato José Miguel García, autore di: La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli, e dell’altro volume: Il protagonista della storia, Nascita e natura del cristianesimo; ma anche con Il Gesù storico di Gerd Theissen – Annette Merz. E poiché ho un debole per il Vangelo di Giovanni, ho letto qualcosa di Klaus Wengst a tal riguardo e altri, come i tre volumi importantissimi di D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo, che hanno finalmente chiuso un ciclo, permettendo di voltare pagina nelle ricerche su Gesù. E poi ho accolto con entusiasmo, e fatte mie, le tesi di un sacerdote di Tivoli, il compianto don Antonio Persili, che ha rivoluzionato l’esegesi della risurrezione di Gesù. Dapprima isolato, come Carmignac, don Persili ha fatto centro, nel senso che la sua esegesi del testo greco del Vangelo di Giovanni è stata accolta, prima, da Vittorio Messori e, poi, da padre Jean Galot, illustre professore della Gregoriana, il quale, in un saggio su La Civiltà Cattolica ha citato ricerche aggiornate che confermavano le scoperte di don Persili. In un’intervista rilasciata al periodico Trentagiorni, l’illustre studioso affermò tra l’altro: “Alcuni recenti studi esegetici hanno precisato il reale contenuto del testo, segnalando alcune imprecisioni delle traduzioni correnti che possono sviare la comprensione. Il primo errore è che molte versioni traducono con il vocabolo bende la parola greca otónia, che in realtà indicava tutti i teli funerari in cui venivano fasciati i defunti, compresa la sindone, il telo più ampio, che avvolgeva tutto il corpo.
Inoltre, a sentire molte versioni correnti, i suoi apostoli avrebbero visto i teli caduti a terra, e il sudario (il fazzoletto arrotolato che veniva legato intorno al volto del defunto, per tenergli chiusa la bocca) posto «in disparte, ripiegato in un luogo diverso». Invece, secondo traduzioni recenti e accurate, basate su un’attenta analisi grammaticale dell’originale greco, tutto era rimasto al proprio posto. Anche il sudario non era stato spostato, ma era rimasto giacente in mezzo ai teli. Lo si distingueva, in rilievo, sotto la sindone ormai afflosciata”.
Tutti questi dettagli, aggiunse padre Galot, “aiutano a intuire cosa suscitò lo stupore e l’inizio di fede in Giovanni. Se il corpo fosse stato portato via da qualcuno, i teli non sarebbero rimasti intatti nello stesso luogo, e il sudario sarebbe stato tirato fuori dai teli e messo da parte, al momento della sparizione, proprio come sembrano indicare molte traduzioni correnti. Invece il corpo di Gesù non c’era più, ma tutto il resto – i teli, il sudario – era rimasto nello stesso posto. Addirittura il sudario era rimasto avvolto nei teli, al suo posto iniziale”.
- Ma qual è stato il tuo primo punto di partenza nella realizzazione di questo libro?
- Grazie a Papa Ratzinger, il mio punto di partenza è rappresentato dai dati dei Vangeli, letti e riletti, oltre che rielaborati nella mia riflessione di credente – razionale – anche alla luce degli innumerevoli riferimenti di esegeti, teologi, storici, etc., dai quali ho attinto molti dati su Gesù. Non solo, ma ho corredato il frutto della mia ricerca con l’importantissimo supporto dell’archeologia, della storia del Cristianesimo primitivo e, perché no, della geografia della Terra Santa, visto che ci sono stato cinque volte. Difatti, ho spesso contestualizzato le vicende evangeliche, considerando l’ambiente storico, geografico, religioso e sociale nel quale, attraverso le parole pronunciate, i miracoli e i segni compiuti, Gesù ha rivelato il Mistero di Dio presente in lui. Perciò io credo di poter offrire un testo di conoscenza e riflessione sull’uomo Gesù, dietro il quale non faccio fatica a riconoscere il Figlio di Dio Diletto, in perfetta comunione col Padre.
- A chi è diretto il tuo libro?
- Ogni uomo che cerca un senso alla propria vita può essere considerato destinatario ideale di questo libro su Gesù di Nazareth.
Perché con questa mutua relazione tra fede e ragione, ogni uomo razionale può risalire all’essere amorevole e misericordioso che Gesù insegna a chiamare: Padre nostro che sei nei cieli. È il Papà nostro, la Mamma nostra, il Dio nostro. Pur essendo il Creatore degli universi e delle galassie, Lui muore dalla voglia di amarci e di essere amato da tutti noi.
- Dove è possibile trovare questo libro di 502 pagine?
- Su Amazon e su tutte le librerie on-line. Ma, nell’ambito del mio annuncio di Gesù Cristo, il Figlio di Dio Vivente, ogni settimana pubblico una o due pagine di questo libro su Facebook. Anche su Radio Speranza di don Alessandro Pilla, con l’amico Vittorio Mignone, stiamo portando avanti il discorso sul Gesù storico. Con la televisione TELEBENE, appena avremo concluso il ciclo sulla Mistica di Gesù, proporremo tutta la Storia di Colui che per noi è il Figlio di Dio incarnato per la nostra salvezza e comunione col Padre.
La priorità, almeno per me, è quella di essere un piccolo, umile strumento di bene, di gioia, di amore e di pace, perché tutti possano conoscere Gesù e amarlo.
A tal proposito chiudo con una frase di san Bernardo di Chiaravalle: “Tanto più conosciamo Dio, quanto più l’amiamo”.
Non possiamo conoscere Gesù senza amarlo.

