Il Vangelo della Domenica
VANGELO DI DOMENICA 8 FEBBRAIO 2026
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
In quel tempo, Gesù disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale
perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve
che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del
mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si
accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché
faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”[1].
Nei quattro vangeli sono riportate molte parole che Gesù ha detto durante la sua vita. Ma tantissime altre mancano, come ricorda Giovanni[2] nel suo vangelo.
Come già accennato la volta scorsa, una parte consistente dell’insegnamento di Gesù è presente in un’antica tradizione ebraica, antecedente agli stessi evangeli, chiamata Raccolta dei discorsi, ed utilizzata, seppure con delle discordanze, sia nel Vangelo di Matteo che in quello di Luca.
Il brano evangelico di questa domenica fa seguito alle Beatitudini proclamate da Gesù su un colle poco lontano dalla riva occidentale del mar di Galilea, ed insieme con esse è parte del sermone della montagna.
È degno di considerazione il fatto che l’evangelista Matteo abbia inserito appunto tale brano, dopo il messaggio delle beatitudini. In questo modo ha, forse, voluto indicare quella che deve essere la carta di identità di coloro che sono predestinati e beneficiari delle beatitudini: sentirsi chiamati a corrispondere appieno all’offerta del Regno di Dio, da parte di Gesù, vivendo come Lui che è il sale della terra e la luce dl mondo.
Con le immagini del Sale e della Luce è indicata l’identità vera di ogni credente, ed il suo ruolo positivo e dinamico, sia nella propria storia personale, che in quella più ampia della Chiesa e del mondo.
Tutti noi possiamo comprendere, perlomeno in parte, le parole di Gesù. È comprensibile, allora, pensare subito cosa significa essere sale della terra e luce del mondo. La parabola intende sollecitare ogni cristiano, ma ancora di più, ogni uomo che si interroga di fronte a sé stesso, perché viva per salare, fermentare, custodire, fertilizzare la terra, emblema del mondo, con il seme prezioso ed inestimabile del Regno di Dio. Un seme che cresce e si sviluppa in base alla disponibilità e all’amore col quale noi lo accogliamo da Gesù stesso, per mezzo dello Spirito.
Il non accogliere l'invito di Gesù potrebbe significare perdere sapore: essere come uomini amorfi, piatti, insipidi: senza nulla da dare alla propria storia e all’intera storia umana.
Nei versetti successivi, Gesù invita ad illuminare, diffondere la sua luce: “non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”[3].
Come spiegare quest’ultimo versetto? Se si pone alla rovescia un recipiente vuoto, il cosiddetto moggio, la luce si spegne. Nelle anguste case contadine, formate talvolta da un’unica stanza senza finestre e senza cappa del camino, questo modo di spegnere può essere stato abituale, onde estinguere la fiamma senza lasciar sprigionare un fumo dall’odore sgradevole e senza correr il rischio di provocare un incendio con una nuova scintilla[4]. Potremmo, quindi, tradurre ragionevolmente: «Non si accende la lampada per spegnerla subito dopo. Al contrario, la si pone sul lucerniere perché faccia luce a tutti gli abitanti.
Non occorre compiere grandi cose per essere cittadini pieni nel Regno di Dio. Questo lo dico a te che ti senti vuoto dentro e fuori. Lo dico a te che, chissà quante volte, ti guardi nello specchio della tua coscienza, sentendoti un fallito. Lo dico a te che non ti senti pienamente espresso come persona, nel lavoro e nella vita. Lo dico a te che non ti senti realizzato nel rapporto con gli altri e in tutto ciò che fai. Non è importante ciò che si fa. È, invece, importante ciò che si è. Attenzione però: non ciò che si è nella considerazione degli uomini, ma ciò che si è dentro dentro di sé. Il che vuol dire che ognuno di noi, in qualsiasi condizione viva, può pensare e, quindi, dire: “Se ascolto Cristo Gesù, il Figlio di Dio Benedetto, Io sono vivo… sono un uomo vero… sono un uomo che dà sapore alla Terra, che dà luce, dà vita, al mondo”, perché Gesù, il Figlio di Dio, si fida di me. Egli è in me. Mi ha affidato la Sua Luce, la Sua Parola, e il Suo Amore divino che sono chiamato ad annunciare e donare attorno a me. Io sono unico, nell’universo, perché Dio non si ripete e non crea creature uguali a me.
Ecco perché la mia vita ha un valore straordinario, per me stesso, ma anche per il Creatore che è il Padre nostro e che sta nei cieli.
Come ogni papà, ogni mamma, Dio non s’aspetta cose strepitose da noi. Vuole altro: la nostra fedeltà, l’obbedienza amorevole al Figlio Suo Diletto: Gesù; l’autenticità della nostra vita, il nostro amore di figli.
Sì, è vero, non siamo capaci di amarlo come Lui merita di essere amato. L’importante, è riamarlo come lui ci ha amato: cioè gratuitamente: senza tornaconti personali.
Se potessimo scoprire quanto ci ama Dio, piangeremmo lacrime amare, per la nostra incorrispondenza al Suo Amore.
Dio è Amore, e senza di Lui non c’è Amore. Solo l’amore può muovere le corde del nostro cuore, e spingerci ad amare questo Amante Divino che, per dirci che ci vuol bene senza limiti, non solo ha creato tutto l’universo, col suo Splendore multicolore. Ma ha mandato il Suo Figlio Divino, in mezzo a noi, permettendo anche la sua morte, che ci dà salvezza. Non solo, ma la morte del Figlio ci dice fino a che punto può arrivare l’Amore del Padre. Ecco perché i grandi mistici, come Francesco d’Assisi e Maria Maddalena de’ Pazzi, facevano risuonare il loro lamento con le parole: “L’amore non è amato! L’amore non è amato”.
E allora, una volta che io ho fatto esperienza viva dell’amore di Dio in Cristo, per me, non mi resta che una risposta: mi fido di Lui, confido in Lui, e mi affido a Lui, perché Gesù è il nocchiero della mia nave, e io ho posto tutta la mia fiducia in Lui. E so che con Lui, che è il Figlio di Dio Benedetto, non potrò mai fare naufragio, nel mare della vita, e ancora di più nell’universo profondo, perché sono immerso, abbracciato teneramente, nell'oceano infinito dell'amore di Dio.
Anche l’uomo più umile e inconsiderato della terra, può portare nel suo cuore la ricchezza del tesoro una volta nascosto in un campo[5] e poi finalmente trovato, e non è difficile – grazie a Gesù che desidera che tutte le creature possano scoprire il bene e il buono che c’è in loro. Sì, perché questo tesoro è presente in ogni cuore, ed è Gesù stesso: il Figlio di Dio Benedetto!
Gesù è quel Tesoro, e una volta scoperto, dà colore e sapore a tutta la nostra esistenza, illuminandola, perfino quando tutto sembra buio ed angosciante. Persino quando siamo immobilizzati in un letto di dolore, o c’è un evento dolorosissimo che ci ha profondamente toccati, se non sprofondati nel dolore più cupo.
Gesù, il Figlio di Dio Benedetto, è la
nostra Bussola quotidiana. È il nostro “Nocchiero”, secondo l’immagine cara a
Padre Pio. Con Lui non temeremo nulla: né il male, né il dolore, né la morte.
Ecco, allora, il sale. Ecco, la luce. Essenziale, direi, è diventare senza malizia, come bambini; uomini nuovi. Ecco perché chi è nella dimensione delle beatitudini e vive le beatitudini si trova già sul sentiero di luce che porta a Dio, e nessuno, giammai, potrà allontanarlo. Ma tutta la sua vita sarà sale e luce, per il mondo.
È a partire dalla famiglia, dall'unione e dalla comunione dei suoi membri, che noi dobbiamo cercare di rischiarare intorno a noi, nel nostro prossimo, la luce dell'Amore di Dio, la pace del nostro cuore, la civiltà dell'Amore, il Bene comune: per un vero e definitivo progresso umano, sociale, cristiano, della nostra Civiltà.
È possibile! Dipende da noi.

