Noi sappiamo che
“il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato
l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel
vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e
la vita eterna” (1Gv. 5,19-20)
“Il
mondo sarà salvato dalla bellezza…e la bellezza è Cristo” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Il Cristianesimo è nato con Gesù di Nazareth,
e Gesù ha annunciato il Regno di Dio al mondo. La sua etica inarrivabile e sublime ha indirizzato tutta la
Storia umana ad un fine di bene.
Nel
Suo Messaggio di Salvezza e di amore si riconoscono i due
polmoni del mondo cristiano, quello occidentale e quello orientale. Un
annuncio che i suoi discepoli dicono ispirato direttamente da Dio perché
"Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste"(Gv 1,2-3).
Gesù Cristo ha
toccato profondamente la vita di miliardi di esseri umani fino a cambiare, in
positivo, il corso stesso della Storia.
Gesù ha influenzato,
con la sua vicenda storica, l'arte, la cultura, la politica, il sociale, la
poesia, il sentire intimo di ogni uomo, specialmente dell'uomo che, di fronte
ai grandi interrogativi dell'esistenza, come il dolore e la morte, guarda a
Lui come Colui che si fa risposta, che indica una via, che dona la pace, che
si fa amore e riposo.
“Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno
accolto”(Gv 1,11). Gesù è
stato oggetto di avversione dalla sua nascita alla morte ed anche dopo la
morte. Tuttora il suo nome è oggetto di sentimenti diversi e contrapposti. Ma
nessuno ha saputo parlare come Lui ha parlato; nessuno ha saputo agire, come
Lui ha agito; nessuno ha saputo operare come Lui ha operato, nessuno ha
saputo donare sé stesso, come Lui ha fatto.
Il suo messaggio, la
sua Parola, ancora oggi, a duemila anni di distanza, conserva il suo fascino
originario.
I suoi rapporti con
l'umanità, con i poveri, i ricchi, i deboli, i potenti, con chi soffre e chi
è nel gaudio,sono divenuti "l'emblema della perfezione
morale".
“Nessuno ha
osato dire ciò che Lui ha detto, di essere «Figlio di Dio»;
nessuno ha avuto una storia pari alla sua. La sua persona e il suo messaggio
hanno influenzato le stesse grandi religioni del mondo.
Le sue parole in
particolare non hanno eguali. Si è potuto affermare che in Gesù la parola ha
raggiunto il massimo della sua intensità e capacità espressiva: si pensi al
discorso della Montagna o alle parabole del Regno. Forse anche per questo i
discepoli l'hanno salutato come il Lògos, la parola divina diventata carne
per comunicarsi agli uomini.
Dall'alto dei suoi
duemila anni quella parola continua a interpellare. Il 22 ottobre del 1978,
dal luogo stesso in cui è la tomba di Simon Pietro, che fu il primo dei discepoli di Gesù, Giovanni Paolo II ha lanciato al
mondo l'appello: «Aprite le porte a Cristo, non abbiate
paura»” (Piero
Rossano, Il Protagonista, Storia di Gesù Rizzoli, volume primo, pagg.
VII-VIII).
“Molte
cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il
peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità
tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e
vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio
e ve l'annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho
detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà”.
Il
Borgo Castello a Pietrelcina: la Vita e i Ricordi di Padre Pio, il Santo ed
il mistico che più ha vissuto, nel corpo e nello spirito, la Passione di
Gesù
Il Borgo Castello di Pietrelcina conserva inalterato il
fascino semplice e genuino dei tempi antichi, apparendo come
un monumento dal fascino straordinario, quasi
ineguagliabile. Ma non è questa singolarità che rende
Pietrelcina famosa in tutto il mondo. Queste stradine
strette e tortuose hanno conosciuto e segnato gli anni
dell'infanzia, dell'adolescenza, e della giovinezza di una
delle più grandi anime mistiche del mondo cristiano: Padre
Pio da Pietrelcina.
Gregorio
“Nazianzeno” nasce verso il 330 ad Arianzo, borgata nei pressi di Nazianzo,
dal cui nome deriva il suo appellativo.
Consacrato
a Dio, fin dalla più tenera infanzia dalla sua piissima madre, Santa
Nonna, è inviato a scuola presso Cesarea di Palestina, poi ad
Alessandria d'Egitto ed infine ad Atene, dove nasce una grande amicizia
con il suo conterraneo San Basilio Magno. Gregorio rimane per dieci
anni nella capitale ellenica, facendo ritorno, verso il359,
inCappadocia
e ricevendo il battesimo, come consuetudine del tempo, all'età di
trent'anni. Comincia a vivere intensamente tra una vita ascetica e lo
studio in compagnia dell'amico Basilio, nella solitudine della valle
dell'Iris, presso Neocesarea.
Lo
incontriamo, successivamente, sempre con il suo grandissimo e fraterno
amico Basilio, nella regione del Ponto.
Dopo
varie peripezie che lo vedono tornare più volte a Nazianzo, Gregorio è
nominato patriarca di Costantinopoli, nomina alla quale non è estranea
l'influenza di San Basilio.
Gregorio Nazianzeno eccelle
soprattutto come oratore e poeta. Tra le orazioni del "Demostene
cristiano" occupano un posto eminente i cinque discorsi teologici che
egli pronuncia in difesa della Divinità del Figlio di Dio e dello
Spirito Santo nel breve tempo (379-381) in cui regge come vescovo la
Comunità ortodossa di Costantinopoli. E proprio per questi discorsi gli
viene conferito il titolo onorifico di "Il Teologo".
“Innanzitutto
tanta gioia nel vedere un Papa che si chiama Francesco e che
quindi si richiama alla nostra spiritualita’ e a quello che
dovrebbe essere anche il nostro stile di vita". "In Terra
Santa abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti ad andare
oltre i nostri problemi, che ci parli della speranza che e’
in noi … sono convinto che Papa Francesco lo fara’” “Mi ha
colpito la semplicita’ con cui si e’ rivolto al popolo di
Roma ...”
Intervista al Custode di Terra Santa
Padre
Pier Battista Pizzaballa
Il primo Papa latinoamericano, il primo Papa
gesuita ma anche il primo Papa che prende il
nome di Francesco … con quale emozione è stata
accolta questa elezione e con quale emozione la
si vive, il giorno dopo?
“Con
molta sorpresa, come tutti penso. In genere si
dice che la Chiesa cattolica è una istituzione
ferma, inamovibile … invece abbiamo visto in
poche settimane cambiamenti enormi e capacità di
rinnovamento enormi. Un Papa che lascia, cosa
che non eravamo preparati a ricevere, poi un
nuovo Papa che viene dal Nuovo Mondo, gesuita,
che si fa chiamare Francesco, nel cui nome c'è
tutto un programma … Francesco e’ il santo della
povertà, della semplicità, dell’amore ai poveri.
Un Papa che si presenta con molta semplicità al
popolo di Roma, come Vescovo di Roma. Tante
sorprese in una volta sola che ci dicono che lo
Spirito Santo alla fine, come sempre, non cessa
mai di sorprenderci”.
Come francescano che parla dalla Terra Santa,
che cosa sente, che cosa prova, che cosa spera?
“Innanzitutto
tanta gioia … vedere un Papa che si chiama
Francesco e che quindi si richiama un po’ anche
alla nostra spiritualità e a quello che dovrebbe
essere anche il nostro stile di vita. E poi
tanta attesa, perché nel nome c'è anche una
grande responsabilità e sarà anche compito
nostro, non solo come francescani ma come
Chiesa, sostenere il Vescovo di Roma”.
Tutti
i testi di questo sito (comprese le pagine collegate) sono copyright.
Pertanto il loro l'utilizzo, senza l'autorizzazione da parte dell'autore,
Donato Calabrese, è assolutamente vietato, ai sensi delle leggi vigenti.