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   Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice ai suoi amici: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto.    Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”(Gv 14,1-3)


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Padre Pio

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Una delle più grandi anime mistiche della Cristianità


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Questo sito web è curato da Donato Calabrese, storico di Padre Pio da Pietrelcina 




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Noi sappiamo che “il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna” (1Gv. 5,19-20) 

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 TELEBENE, la Televisione spirituale cristiana 


Il Vangelo della Domenica

DOMENICA 12 APRILE 2020

PASQUA DI RISURREZIONE  DEL SIGNORE

(Vangelo di Giovanni 20,1-9)

   “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”


                                                       Vangelo della Domenica


La Casa del Padre: il Paradiso

   Un nuovo sito web realizzato da Donato Calabrese e dedicato al Paradiso. Vuole aiutare ogni credente a vivere nella speranza di essere feliciti con Dio e con tutti i propri cari. 

   Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice ai suoi amici: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”(Gv 14,1-3). “Queste parole sono veramente belle e toccanti, perché Gesù sa che i suoi discepoli sono oppressi dalla tristezza per l’imminente separazione. E allora parla ad essi con il cuore del Pastore che vuole dire alle sue pecorelle che non le abbandona. Ma ancora di più con il cuore di Maestro, di Rabbi, di Amico che promette ai suoi amici che la lontananza da loro sarà breve. Anzi, proprio quando si allontana, allora pensa di più ad essi, preparando «un posto» nella «Casa del Padre mio». Preparare un posto significa preparare una condizione di vita che supera infinitamente tutte le precedenti e le attuali condizioni. Significa che i suoi discepoli di tutti i tempi sono predestinati ad essere sempre con Lui, nella pace, nella gioia, nell’amore, nella Beatitudine di Dio. 

 La Casa del Padre   


Letteratura cristiana antica

Basilio Magno

   Attirato da Cristo, cominciò a guardare verso di Lui e ad ascoltare Lui solo. Con determinazione si dedicò alla vita monastica nella preghiera, nella meditazione delle Sacre Scritture e degli scritti dei Padri della Chiesa, e nell’esercizio della carità, seguendo anche l’esempio della sorella, santa Macrina, che già viveva nell’ascetismo monacale. Fu poi ordinato sacerdote e infine, nel 370, Vescovo di Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Turchia. Mediante la predicazione e gli scritti svolse un’intensa attività pastorale, teologica e letteraria. Con saggio equilibrio seppe unire insieme il servizio alle anime e la dedizione alla preghiera e alla meditazione nella solitudine. Avvalendosi della sua personale esperienza, favorì la fondazione di molte «fraternità» o comunità di cristiani consacrati a Dio, che visitava frequentemente. Con la parola e con gli scritti, molti dei quali sono giunti fino a noi, li esortava a vivere e a progredire nella perfezione. Alle sue opere hanno attinto anche vari legislatori del monachesimo antico, tra cui san Benedetto, che considerava Basilio come il suo maestro. In realtà, san Basilio ha creato un monachesimo molto particolare: non chiuso alla comunità della Chiesa locale, ma ad essa aperto. I suoi monaci facevano parte della Chiesa locale, ne erano il nucleo animatore che, precedendo gli altri fedeli nella sequela di Cristo e non solo nella fede, mostrava la ferma adesione a Lui – l’amore per Lui – soprattutto in opere di carità. Questi monaci, che avevano scuole ed ospedali, erano al servizio dei poveri ed hanno così mostrato la vita cristiana nella sua completezza. Come Vescovo e Pastore della sua vasta Diocesi, Basilio si preoccupò costantemente delle difficili condizioni materiali in cui vivevano i fedeli; denunciò con fermezza i mali; si impegnò a favore dei più poveri ed emarginati; intervenne anche presso i governanti per alleviare le sofferenze della popolazione, soprattutto in momenti di calamità; vigilò per la libertà della Chiesa, contrapponendosi anche ai potenti per difendere il diritto di professare la vera fede. A Dio, che è amore e carità, Basilio rese una valida testimonianza con la costruzione di vari ospizi per i bisognosi, quasi una città della misericordia, che da lui prese il nome di Basiliade. Essa sta alle origini delle moderne istituzioni ospedaliere di ricovero e cura dei malati.  

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Pagine di spiritualità

Bonaventura da Bagnoregio


    “Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell'anima mia con la soavissima e salutare ferita dell'amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l'anima mia per l'amore e il desiderio di te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con te. Fa' che l'anima mia abbia fame di te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave”.

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Gesù nell'archeologia

Betania al di là del Giordano

Riportiamo dal Sito TERRASANTA.NET questo interessantissimo articolo relativo alla disputa sul luogo del Battesimo di Gesù: “Quale è il vero sito del Battesimo di Gesù? Quello a ovest (al-Maghtes), oppure quello est del Giordano (Wadi Kharrar)?”

Pietro Kaswalder ofm

   Molti pellegrini si domandano quale valore abbia il sito del Battesimo benedetto da Papa Ratzinger nel suo recente pellegrinaggio in Terra Santa. Il sito era stato preparato in vista del Grande pellegrinaggio del 2000 fatto da papa Giovanni Paolo II. Ora lo scavo dei resti antichi e la ricostruzione delle chiese moderne sono quasi ultimati. Si tratta del luogo del battesimo nel Wadi Kharrar, a circa 7 chilometri dal Mar Morto, che si raggiunge dalla strada di Livias (Tell er-Rame) e Shunah (sud) nelle Steppe di Moab, in Giordania.  

   La Custodia di Terra Santa non ha luoghi santi nel Wadi Kharrar, ma propone invece il sito chiamato al-Maghtes, sulla sponda ovest del Giordano, esattamente di fronte al luogo santo del Wadi Kharrar. Ogni ultimo giovedi del mese di ottobre si celebra la pellegrinazione liturgica per commemorare il battesimo di Gesù. Ci si domanda perciò: quale è il vero sito del Battesimo di Gesù? Quello a ovest (al-Maghtes), oppure quello est del Giordano (Wadi Kharrar)? Premesso che per alcuni secoli il Wadi Kharrar non fu agibile, perché le antichità erano andate perdute. E premesso pure che per molto tempo il pellegrinaggio al Giordano si faceva partendo da Gerico, ne deriva che l'identificazione del sito del battesimo di Gesù si era fissata sulla sponda occidentale del Giordano. Aggiungiamo ancora che il monastero del Prodromo (Qasr al-Yahud) in vita fino al 1550, e restaurato dal patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme nel 1882, era rimasto l'unica struttura antica nei pressi del Giordano. Le rovine del Prodromo, distrutto dal terremoto del 1927, hanno dimensioni enormi. Per tanto tempo, a partire dal XVI secolo, il Prodromo, cioè San Giovanni Battista, era indicato come il vero Luogo del battesimo di Gesù.

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La Verità vi farà liberi

“Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”


NELLE CALAMITÀ C’È UNA TEOLOGIA DELLA STORIA


"Non si può ritenere che in questo Vangelo l’amore di Dio rimanga invisibile. Esso risplende anzi in forme molteplici, ma allo stesso tempo come un amore che dagli uomini viene così strapazzato che esso sembra essere al termine della sua pazienza e deve assumere la forma della ammonizione".   


L'Italia di oggi è come la pecorella smarrita. Torniamo tra le braccia del Buon Pastore: l'unico che dà la vita per le sue pecorelle  

              

   Donato Calabrese

  Davanti a Dio noi siamo responsabili gli uni degli altri, in solido, come la società in nome collettivo di una volta (non so se esistono ancora). Una responsabilità che ci tocca tutti, nessuno escluso. Ce lo insegna lui, Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio diletto. Ecco perché mi permetto di citare, ancora una volta, due eventi di dolore avvenuti in Gerusalemme proprio al tempo del sua vicenda storica, raccontati da Luca nel suo vangelo e che riporto ora: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»”(Luca 13,1-5)

   Commentando questi Detti di Gesù, uno dei teologi più profondi di questo secolo, Hans Urs Von Balthasar, disse: “Non si può ritenere che in questo Vangelo l’amore di Dio rimanga invisibile. Esso risplende anzi in forme molteplici, ma allo stesso tempo come un amore che dagli uomini viene così strapazzato che esso sembra essere al termine della sua pazienza e deve assumere la forma della ammonizione. 

   In primo luogo Gesù dice che Dio non punisce i peccatori semplicemente in base ai loro misfatti, che nel dolore che li colpisce non si può affatto leggere la misura della loro colpevolezza. Altri possono avere un conto più grave da saldare e ciononostante esser stati risparmiati. In secondo luogo egli offre una chance a quelli che lo interrogano. Sì, essi devono sentirsi ammoniti proprio attraverso la disgrazia dei loro simili, devono intendere questa disgrazia come un cenno di Dio, un invito a mutare la direzione della loro vita. Notiamo con quale urgenza Gesù parla qui di «tutti gli altri abitanti di Gerusalemme», i quali, nel caso non si convertano, periranno tutti allo stesso modo. Egli prevede la prossima, terribile fine della città, ostinata nel suo rifiuto. …..

   Ecco, dunque, l’amore – continua Van Balthasar – esso risplende da tutte le fessure, ma di fronte alla tiepidezza e mancanza d’amore degli uomini e alla loro tendenza a incolpare sempre gli altri, scusando se stessi, deve assumere i tratti della forza e della decisione inesorabile… È semplicemente il punto in cui la longanimità di Dio è esaurita, se l’uomo non utilizza il termine concessogli. Allora l’amore di Dio deve proprio por mano ad altri mezzi” (Hans Urs Von Balthasar, “Tu coroni l’anno con la tua grazia”(Salmo 65,12), Prediche alla radio sull’anno liturgico, Sezione settima, Preghiera e mistica, Volume XXIX, Jaka Book Milano, 1992, 38s.).

   Nei due episodi, verificatisi probabilmente a poco tempo di distanza l’uno dall’altro, Gesù lascia intendere che ogni uomo è responsabile davanti a Dio, anche delle colpe e dei peccati commessi dagli altri uomini. Oggi l’Italia, o parte di essa, appare svuotata di etica, di norma morale e di attaccamento ai valori cristiani, lasciandosi sedurre dal relativismo etico, dal dio denaro, dalla lussuria e dalla sessualità più sfrenata, e dalla logica gender, tradendo e rinnegando, in tal modo, le sue antiche radici cristiane, germogliate sul seme della Parola e del sangue versato duemila anni fa, da Pietro e Paolo.

    Tutto questo è avvenuto per mezzo di una comunicazione ammantata di amore della verità, ma ispirata da un trend di pensiero dichiaratamente laico e libero, eppure velatamente anticlericale e anticristiano. Per di più, sia con i referendum che con l’attività legislativa, i vari governi succedutisi negli ultimi 40 anni hanno dilaniato l’istituto familiare, la cui ricchezza di valori ha costituito un valido fondamento etico, morale e cristiano del nostro popolo.

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Le Domande fondamentali della Fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore del mondo


Che cos'è la Santa Messa?

   

   Gesù si offre come Vittima perfetta, come Agnello immolato, consumando il suo sacrificio nella passione e sulla croce, morendo, quindi, per noi, ma anche risorgendo per noi. In tal modo ci invita a cenare con Lui, ascoltando la Sua Parola, e mangiando il suo Pane, e bevendo il vino del suo sangue "versato per tutti"(Cfr. Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20). In tal modo, si realizza una mutua immanenza tra noi "tralci" e Gesù che è la "Vite".   Tale immanenza ed intimità, permette a Gesù stesso di venire ad abitare, insieme col Padre, dentro di noi. È lo stesso Dio, uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo che si degna di abitare e vivificare l'anima di chi vuol osservare la Parola di Vita di Gesù, mangiare la sua carne e bere il suo sangue. 

   Con questo Divino alimento (L'Eucaristia), Dio ci ricrea, ci salva, ci trasforma, ci santifica, ci divinizza, ci ama. Questa è la permeazione: la Presenza di Dio in noi, non allo stesso modo della Presenza in Gesù, ma per dignità partecipata, la Presenza stessa, gioiosa, amorevole, di quel Dio che è gioia, pace ed amore, nei nostri cuori. In tal modo Dio si rende presente in modo vivo, reale, palpitante, immanente, nella Chiesa e in ognuno di noi, venendo ad abitare in noi e donandoci la sua stessa Vita Divina. Effetti di questa inabitazione sono la pace, la gioia, la consapevole accoglienza della Trinità nella nostra vita di Figli di Dio: "E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!". 

 Le Domande fondamentali della Fede in Gesù Cristo