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Questo sito web è curato da Donato Calabrese, storico di Padre Pio da Pietrelcina 




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Noi sappiamo che “il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna” (1Gv. 5,19-20) 

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Il Vangelo della Domenica


DOMENICA  11 DICEMBRE 2022

III DOMENICA DI AVVENTO

(Mt 11,2-11)


    “Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”(Matteo 11,2-11).  


Vangelo della Domenica


Chiesa Cattolica

"La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?!  Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze".


PADRE PIO A DON GABRIELE AMORTH: “LO SAI, GABRIELE? È SATANA CHE SI È INTRODOTTO NEL SENO DELLA CHIESA E, IN POCO TEMPO, VERRÀ A GOVERNARE UNA FALSA CHIESA”.

       

Donato Calabrese


   Ciò che è successo qualche settimana fa, in una chiesa di Bologna, allorché dei preti hanno “benedetto” il matrimonio di una coppia gay, con il “rumoroso silenzio” di Papa Bergoglio e del cardinale Zuppi, è la classica ciliegina su una torta massonica e diabolica, offrendo una conferma definitiva di ciò che ho riportato tempo fa, e che, senza giri di parole, si è realizzato: la profezia di Padre Pio a don Gabriele Amorth, suo figlio spirituale. “Lo sai, Gabriele? – gli ha detto il Santo stigmatizzato di Pietrelcina - È Satana che si è introdotto nel seno della Chiesa e, in poco tempo, verrà a governare una falsa Chiesa”. 

   Una profezia che già ai tempi di Paolo VI era in fase di attuazione, se è vero che lo stesso Papa Montini, il 29 giugno 1972, in occasione della solennità di San Pietro e San Paolo, disse “di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. 

  

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Semi di Verità e di Consolazione

David Flusser, Storico e biblista israeliano, studioso di storia del primo Cristianesimo e del Giudaismo del Secondo Tempio all'Università ebraica di Gerusalemme

   “il comandamento dell’amore dei nemici resta la proprietà esclusiva di Gesù”

  

 Semi di Verità e di Consolazione 

Pagine di spiritualità

Bonaventura da Bagnoregio


    “Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell'anima mia con la soavissima e salutare ferita dell'amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l'anima mia per l'amore e il desiderio di te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con te. Fa' che l'anima mia abbia fame di te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave”.


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Gesù nell'archeologia

Betania al di là del Giordano

Riportiamo dal Sito TERRASANTA.NET questo interessantissimo articolo relativo alla disputa sul luogo del Battesimo di Gesù: “Quale è il vero sito del Battesimo di Gesù? Quello a ovest (al-Maghtes), oppure quello est del Giordano (Wadi Kharrar)?”

Pietro Kaswalder ofm

   Molti pellegrini si domandano quale valore abbia il sito del Battesimo benedetto da Papa Ratzinger nel suo recente pellegrinaggio in Terra Santa. Il sito era stato preparato in vista del Grande pellegrinaggio del 2000 fatto da papa Giovanni Paolo II. Ora lo scavo dei resti antichi e la ricostruzione delle chiese moderne sono quasi ultimati. Si tratta del luogo del battesimo nel Wadi Kharrar, a circa 7 chilometri dal Mar Morto, che si raggiunge dalla strada di Livias (Tell er-Rame) e Shunah (sud) nelle Steppe di Moab, in Giordania.  

   La Custodia di Terra Santa non ha luoghi santi nel Wadi Kharrar, ma propone invece il sito chiamato al-Maghtes, sulla sponda ovest del Giordano, esattamente di fronte al luogo santo del Wadi Kharrar. Ogni ultimo giovedi del mese di ottobre si celebra la pellegrinazione liturgica per commemorare il battesimo di Gesù. Ci si domanda perciò: quale è il vero sito del Battesimo di Gesù? Quello a ovest (al-Maghtes), oppure quello est del Giordano (Wadi Kharrar)? Premesso che per alcuni secoli il Wadi Kharrar non fu agibile, perché le antichità erano andate perdute. E premesso pure che per molto tempo il pellegrinaggio al Giordano si faceva partendo da Gerico, ne deriva che l'identificazione del sito del battesimo di Gesù si era fissata sulla sponda occidentale del Giordano. Aggiungiamo ancora che il monastero del Prodromo (Qasr al-Yahud) in vita fino al 1550, e restaurato dal patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme nel 1882, era rimasto l'unica struttura antica nei pressi del Giordano. Le rovine del Prodromo, distrutto dal terremoto del 1927, hanno dimensioni enormi. Per tanto tempo, a partire dal XVI secolo, il Prodromo, cioè San Giovanni Battista, era indicato come il vero Luogo del battesimo di Gesù.

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La Verità vi farà liberi

Giovanni “vide e credette”. Quella tomba vuota... che ci invita a credere e sperare  


    COSA AVVENNE, QUELLA NOTTE, NELLA TOMBA DI GESÙ?  


   Giovanni descrive la prima traccia storica della risurrezione. In realtà il verbo keîmai , da cui viene il participio keímena, non significa genericamente “essere lì” né tantomeno “stare per terra”, o “posati là”, ma indica una posizione precisa, che significa giacere, essere disteso, in una posizione orizzontale. Ciò vuol dire che Pietro, ma soprattutto Giovanni che era stato presente alla scena della sepoltura del Maestro, videro, non le fasce a terra, ma le fasce distese, afflosciate, senza essere state sciolte o manomesse. Erano rimaste immobili al loro posto. Probabilmente in una nicchia scavata nella parete, tipica dell’architettura funeraria di tipo signorile, in cui era stato posto il corpo di Gesù. Semplicemente, ora quel corpo non c’era più, e le tele si erano afflosciate su se stesse.  


   Donato Calabrese

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   Cosa avvenne nella notte di Pasqua di duemila anni fa? Perché Giovanni, il discepolo amato dal Signore, “vide e credette” di fronte alla tomba vuota di Gesù? Cosa ha visto Giovanni di così clamoroso che sfugge ai nostri occhi di credenti?

  seguiteci attentamente, e vi riveleremo ciò che realmente Giovanni vide nella tomba che ospitava il corpo di Gesù. 

   Partiamo dalla lettura del testo evangelico di Giovanni: Giovanni, “Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l`altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”(Giovanni 20,5-8) 

   Che cosa ha visto Giovanni, per arrivare a credere? Il sepolcro vuoto; Le bende per terra ed il sudario piegato accuratamente in disparte. Basta questo, a Giovanni, per suscitare la fede nel Crocifisso? O c’è dell'altro? E perché, contrariamente a Pietro che ha visto il sepolcro vuoto, le stesse bende per terra ed il sudario piegato, Giovanni “vede e crede”? 

   Forse la risposta sta nei versetti successivi, allorché il vangelo conclude: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”(v.9). 

   O Forse, contrariamente a Pietro, Giovanni “vide e credette” perché illuminato, nella sua fede verso il Risorto, dalla Parola di Dio racchiusa nelle Antiche Scritture? Un concetto che troviamo presente anche nella scena di Emmaus e che appartiene alla tradizione di Luca. 

   Eppure, a parte questo rilievo, le descrizioni dei vangeli non collegano la fede pasquale con il sepolcro vuoto. Anzi, quasi sempre non è la Scrittura e neppure l’esperienza del sepolcro vuoto a provocare la fede, ma l’incontro con Gesù stesso. Basta leggere i vangeli per rendersene conto. E allora, vista nella prospettiva globale delle tradizioni evangeliche, che danno priorità alla manifestazione personale del Risorto, dalla quale scaturisce la fede dei discepoli, sembra impossibile pensare che con quel “vide e credette” il vangelo voglia dimostrare il salto di fede da parte di Giovanni. Possibile che egli intraveda nel buio della tomba, nelle “bende per terra”(v.7) e nel “sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”(v.7) l’alba radiosa della risurrezione di quel Maestro che aveva visto morire sulla croce, e che Pietro, assente sotto la croce, non riconosce neanche ora come Risorto? Insomma, è la Bibbia, insieme con il sepolcro vuoto, ad illuminare, in quella tomba buia e vuota, “l’apostolo che Gesù amava”, inducendolo a credere nella risurrezione di Gesù, o c’è dell’altro?   A questa domanda ha dato una risposta un sacerdote di Tivoli, don Antonio Persili, il quale fin dagli anni di seminario si è portato appresso, come un’ossessione, quell’espressione di Giovanni: «vide e credette». Per niente soddisfatto delle interpretazioni tradizionali (tomba vuota e panni giacenti sulla pietra sepolcrale = risurrezione), don Persili cominciò a studiare gli usi e costumi funerari ebraici, interessandosi soprattutto del testo greco dei Vangeli. I risultati dei suoi studi, di straordinaria valenza, sono pubblicati nel volume Sulle tracce del Cristo Risorto (Edizioni Centro Poligrafico Romano).

   Persili si rese conto che le versioni di uso corrente del vangelo di Giovanni non facevano capire perché Giovanni aveva iniziato a credere nella resurrezione di Gesù proprio da quel momento. “Ad esempio, nel Nuovo Testamento pubblicato dalla Cei è scritto che i due discepoli, scrutando all’interno del sepolcro, videro "i teli ancora là, e il sudario, che era stato posto sul suo capo, non là con i teli, ma in disparte, ripiegato in un luogo”. Persili scoprì che le traduzioni ufficiali del brano evangelico in questione erano infelici. Finivano per occultare dei particolari che invece erano indispensabili per cogliere cosa era accaduto quel giorno a Giovanni.  

     

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