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"La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?!  Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze".


PADRE PIO A DON GABRIELE AMORTH: “Lo sai, Gabriele? È Satana che si è introdotto nel seno della Chiesa e, in poco tempo, verrà a governare una falsa Chiesa”.

       

Donato Calabrese


   Ciò che è successo qualche settimana fa, in una chiesa di Bologna, allorché dei preti hanno “benedetto” il matrimonio di una coppia gay, con il “rumoroso silenzio” di Papa Bergoglio e del cardinale Zuppi, è la classica ciliegina su una torta massonica e diabolica, offrendo una conferma definitiva di ciò che ho riportato tempo fa, e che, senza giri di parole, si è realizzato: la profezia di Padre Pio a don Gabriele Amorth, suo figlio spirituale. “Lo sai, Gabriele? – gli ha detto il Santo stigmatizzato di Pietrelcina - È Satana che si è introdotto nel seno della Chiesa e, in poco tempo, verrà a governare una falsa Chiesa”. 

   Una profezia che già ai tempi di Paolo VI era in fase di attuazione, se è vero che lo stesso Papa Montini, il 29 giugno 1972, in occasione della solennità di San Pietro e San Paolo, disse “di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. 

   Non deve stupire il fatto che Padre Pio, uno dei santi e delle anime mistiche più amate dalla Cristianità, abbia detto ciò che ha detto. In realtà, già in altre due lettere, Padre Pio racconta con accenti drammatici che alludono alla vita della Chiesa ciò che il Sacro Cuore di Gesù gli dice in due apparizioni. Ecco ciò che riporta, Padre Pio, al suo confratello e guida spirituale, padre Agostino, il 13 marzo 1913: “Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomi­ni! Sarei stato meno offeso da costoro se l’avessi amato di meno. Mio Padre non vuole più sopportarli. Io vorrei cessare di amarli, ma... (e qui Gesù si tacque e sospirava, e dopo riprese), ma ahimè! Il mio cuore è fatto per amare! Gli uomini vili e fiacchi non si fanno nessuna violenza per vincersi nelle tentazioni, che anzi si dilettano nelle loro iniqui­tà. Le anime da me predilette, messe alla prova mi vengono meno, le deboli si abbandonano allo sgomento ed alla disperazione, le forti si vanno rilassando a poco a poco a poco… Non si curano più del sacramento dell'altare; non si parla mai di questo sacramento di amore; ed anche quelli che ne parlano ahimé! Con che indifferenza, con che freddezza. Il mio cuore è dimenticato; nessuno si cura più del mio amore; io son sempre contristato. La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?! Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze. Vedi, figlio mio, molti di costoro che… che sotto ipocrite sembianze mi tradiscono con comunioni sacrileghe, calpestando i lumi e le forze che continuamente do ad essi… Figlio mio, soggiunse Gesù, ho bisogno delle vittime per calmare l'ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna». Il sacrificio della mia vita, padre mio, glie l'ho rinnovato e se sento in me qualche senso di tristezza, questo è nel contemplare il Dio dei dolori”. 

   Anche in una seconda lettera, datata 28 marzo del 1913, Padre Pio racconta un’apparizione del Sacro Cuore di Gesù, avvenuta qualche giorno prima. Ripropongo la lettera, nella speranza di svegliare le coscienze sopite e stordite del nostro popolo: “Mio carissimo padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo delle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: «Macellai!». E rivolto a me disse: «Figlio mio, non credere che la mia angoscia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimé mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ohimé come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non ne fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narrargli ciò che hai visto e hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…».. 

   Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna in questo mondo. Questa apparizione mi cagionò tale dolore nel corpo, ma più ancora nell’anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesù non mi avesse già rivelato… Gesù purtroppo ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria! Preghiamo per costoro acciocché il Signore illumini le loro menti e tocchi loro il cuore” . È proprio ciò che sta succedendo oggi: un vuoto di potere Pastorale, Magisteriale, assistenziale, spirituale. È un segno eloquente: siamo giunti all’apostasia della fede, profetizzata da Padre Pio. In più, l’Italia cristiana è in preda a una decadenza di valori etici, morali, spirituali, che hanno addirittura portato il nostro popolo a non considerare più peccato ciò che, invece, è abominevole e immorale, davanti a Dio, e davanti a ogni uomo di “buona volontà” che, in Cristo Gesù, si riconosce figlio di Dio. È l’ora della prova. È l’ora dell’apostasia. È l’ora in cui il Resto dell’Italia cristiana, nuovo Israele di Dio, il Resto della Chiesa si raccolga in preghiera, invocando il Signore Gesù: Maranatha! Vieni, Signore Gesù.