Gesu di nazareth

Via, Verità, e Vita

Chi è Gesù per te?

Gesù per me è


 Vai alla pagina 


Altri siti web

Padre Pio

da

Pietrelcina


Una delle più grandi anime mistiche della Cristianità


 Padre Pio 


Questo sito web è curato da Donato Calabrese, storico di Padre Pio da Pietrelcina 




Telebene

la Televisione

Spirituale


 TELEBENE 


Torna alla


HOME PAGE

















Gesù e le “Scritture”

Gesù nella sinagoga   Non c'è un momento, della vita di Gesù, non segnato da un raffronto con quelli che gli ebrei chiamano con la sigla TaNaK, composta con le iniziali di Torah (la Legge); i Nebi’im (i profeti), ed i Ketubim (gli Scritti). Tutti insieme questi libri formano la raccolta delle Scritture sacre che vanno sotto il nome di Antico Testamento. Sono i testi che nell'ottica del Cristianesimo primitivo formano, insieme ai testi del Nuovo Testamento, quello che è unanimemente chiamato: il libro dei libri: la Bibbia. 

   Tutta la vita di Gesù, così come ci è manifestata dai Vangeli, è un continuo riferimento alle Scritture. Episodio emblematico di questo rapporto continuo con esse è quello raccontato da tutti i e tre i Vangeli sinottici, dove il Maestro è interpellato sul primo comandamento: "Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: <<Qual è il primo di tutti i comandamenti?>>. Gesù rispose: <<Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi>>" (Marco 12,28-31; Cfr. Matteo 22,34ss.; Luca 10,25ss.). 

   Gesù vive in continuo riferimento alla Scrittura. Ma c'è di più. Gesù non si limita a sottoscrivere e ad approvare l'insegnamento della Scrittura. Va oltre, interpretandola ed aggiungendovi di suo, cosciente di avere l'autorità Exousía per farlo. Propone così, ai suoi discepoli, di vivere da figli di Dio, senza abolire la Legge antica ma portandola a compimento. 

   E' soprattutto nel Discorso delle beatitudini o della Montagna, così com'è chiamato, che appare questo completamento dell'antica Legge che si manifesta così: " Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna"(Matteo 5,21-22). 

   Ma le Scritture sacre sono utilizzate da Gesù anche per rispondere polemicamente agli scribi ed ai farisei, più legati all'aspetto esteriore che a quello interiore della Legge di Dio. E lo fa con un epiteto che si riallaccia al profeta Isaia: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini>>(Mc 7,6-8). 

   Mentre è seduto a mensa con i pubblicani ed i peccatori, provocando le reazioni sdegnate dei farisei, dice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori>>(Mt 9,12-13). Il riferimento di Gesù è rivolto a Osea (Os 6,6), il profeta dell'amore sponsale di Dio. Così come ad altri profeti, Isaia e Geremia, si ispira nel suo intervento energico per purificare il tempio da venditori e cambiavalute: "La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladri" (Mt 21,13). 

   Ma questo continuo riferimento alle Scritture, viene fatto da Gesù per manifestare sé stesso. Intende, così, rivelare come i libri sacri parlino di lui e si indirizzano a lui. 

   Durante una disputa sul Messia, qualificato come figlio di Davide e quindi a lui inferiore, Gesù interviene: " Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide? Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi"(Mc 12,35-36). Gesù cita il Salmo 110, dove Davide chiama suo Signore il Messia futuro. E obietta ai suoi interlocutori: " Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?" (Mc 12,37). Fa così intravedere che la sua identità non può ridursi al rango di qualsiasi pur grande figura di Israele (Cesare Bissoli, Gesù e le Scritture, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. II, pag. 617 s.). Questo è attestato anche in una discussione tra Gesù ed i suoi oppositori: gli scribi ed i farisei:"Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: <<Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno>>. Ed egli rispose: <<Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c'è più di Giona! La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone! "(Mt 12,38-42). 

   Gesù si pone su piano superiore rispetto a due grandi personaggi della Storia della salvezza: Giona, di cui evoca l'esperienza di tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, lasciando intuire la sua esperienza nella tomba; e Salomone, la cui sapienza ha illuminato tutta la Storia Biblica. Ponendosi quindi, a livello scritturistico su un piano superiore a loro, Gesù afferma velatamente la sua Divinità. Non solo. Sempre confrontandosi con le Scritture, egli si richiama a due figure messianiche che si identificano nel Servo di Jahvé e nel Figlio dell'uomo. Gesù ha davanti ai suoi occhi questi personaggi immaginati, anzi preannunciati dai profeti dell'antico Testamento. Nel Servo di Jahvé, questo personaggio sofferente fino alla morte in espiazione dei peccati commessi contro Dio, Gesù intravede l'epilogo cruento della sua morte, come dice egli stesso: "Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,45). Matteo, l'evangelistia che più di tutti ha evidenziato come in Gesù si realizzano le Scritture, ci tiene ad identificare il Servo sofferente di Jahvé con Gesù: "perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce" (Mt 12,17-19). L'altra immagine che Gesù ha sempre presente davanti a sé e nella quale indubbiamente si identifica, è quella del Figlio dell'uomo, di cui pure abbiamo avuto modo di parlare abbastanza. 

   Nella nostra ricerca del Gesù storico, quello non filtrato dai Vangeli, possiamo però pensare che tutto quanto è stato detto possa essere una riflessione postuma della Chiesa primitiva, mentre a noi interessa soprattutto andare al nocciolo della questione che è l'identità stessa di Gesù. E invece, a conferma che quanto abbiamo detto sinora proviene dalla stessa esperienza, dalla coscienza e dalla predicazione del Maestro, c'è un studio di un grande esegeta inglese: C. H. Dodd. "Il Nuovo Testamento - scrive Dodd - attesta che fu Gesù Cristo a orientare per primo l'attenzione dei suoi discepoli su alcune parti della Scrittura, in cui essi avrebbero potuto trovare la chiave per comprendere il significato della sua missione e della sua vicenda..... (.....) non vediamo nessuno motivo ragionevole - continua Dodd - per respingere le affermazioni dei Vangeli secondo cui, per esempio, egli [Gesù], avrebbe indicato nel Salmo 110 una guida per l'esatta comprensione della sua missione e della sua vita, più valida delle credenze popolari sul Figlio di David. Egli stesso operò quell'accostamento fra "il Signore" alla destra di Dio e "il Figlio dell'uomo" di Daniele, che risultò poi così importante per il pensiero cristiano; inoltre fu egli ad associare al Figlio dell'uomo il linguaggio che era stato usato a proposito del Servo del Signore con l'intendimento di rendere evidenti il significato e il risultato finale a cui avrebbe approdato la sua morte vicina" (Da C.H. Dodd, Secondo le Scritture [Studi biblici, 16] Paideia, Brescia, 1972, pp. 113.15, passim; traduzione dall'inglese a cura di A. Ornella. In: Giuseppe Segalla, Interprete unitario, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. II, pag. 618). 

   In conclusione è Gesù stesso, nella redazione del Vangelo di Giovanni, quello che più penetra nel Mistero di Cristo, a riassumere emblematicamente il suo rapporto con le Scritture: "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza"(Gv 5,39). 

   In seguito all'esperienza Pasquale, quella del passaggio dalla sua morte alla risurrezione, i discepoli di Gesù comprenderanno tutto quanto Egli aveva insegnato attuando in senso pieno, con la sua vita, i miracoli e la predicazione, quanto le profezie annunciavano in riguardo al Messia di Israele, al suo Liberatore (Per tutto questo cfr. Cesare Bissoli, Gesù e le Scritture, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. II, pag. 617 s.). "Ed egli disse loro: <<Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?>>. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.....Poi disse: <<Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi>>. Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: <<Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni"(Lc 24,25-27.44-48).