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Opere


Il libro di Donato Calabrese dedicato a Gesù

GESÙ DI NAZARETH, LA STORIA




   Mentre il suo libro è ancora sotto revisione, da parte dello stesso autore, Donato Calabrese lo presenta qui, rispondendo ad alcune domande su quest'opera che raccoglie più di trent'anni di riflessionii.


  - Donato, Chi è Gesù di Nazareth? Un riformatore religioso desideroso di rinnovare profondamente il popolo d’Israele?

   - Molto di più. David Flusser, storico e biblista israeliano, studioso di storia del primo Cristianesimo e del Giudaismo del Secondo Tempio all’Università ebraica di Gerusalemme, ha affermato che: “il comandamento dell’amore per i nemici resta la proprietà esclusiva di Gesù”. E allora l’esortazione ad amare i nemici che Gesù vuole rivolgere ai suoi discepoli di ogni tempo non è altro che un invito ad accendersi dell’amore universale e misericordioso di Dio. 


 - Era un profeta, come lo vedevano molti ebrei?

  - Più di un profeta. Nel mio libro Gesù di Nazaret, la storia, non ho fatto che evidenziare quanto appare chiaro nei Vangeli: “Nei rimproveri che Gesù rivolge alle città impenitenti di Corazin, Cafarnao e Betsaida, i suoi miracoli sono presentati come segni e richiami di Dio alla penitenza e alla conversione di fronte all’imminente venuta del regno di Dio. Gli abitanti di queste città, disgraziatamente, sono rimasti insensibili alla predicazione di Gesù e ai segni del regno. La scomparsa delle città che sono state le più beneficate da lui, quelle nelle quali ha compiuto più miracoli e dove ha predicato per molto tempo, sono le più ingrate verso di lui, non accogliendo i suoi insegnamenti è una conferma di profezie nascosta che si sono regolarmente realizzate, anche se a volte sono passati dei secoli da quando Gesù ha ammonito le città del lago. 

   Di Corazin e di Betsaida, le due città poco distanti da Cafarnao, non è rimasta alcuna traccia, se non qualche reperto archeologico. Di Cafarnao, invece, si sa che fu distrutta nel 665 da un terremoto e nel corso dei secoli si perse anche il ricordo del luogo. Solo in seguito agli scavi, condotti in epoche successive, è stato possibile identificare la città. 

   Di Tiro e Sidone, invece, si sa che sono città del Libano. Tiro, dopo varie vicissitudini, fu distrutta nel 1292 dai musulmani. Venne successivamente ricostruita, e attualmente è chiamata Sur. Una città presente nella storia e nella geografia, come del resto Sidone, in libanese Sayda o Saida, città di 100.000 abitanti. Tiro e Sidone sono ancora vive, anche se con nomi diversi, mentre Cafarnao, Corazin e Betsaida non esistono più”.


  - Gesù era un saggio, un rabbi, un filosofo, un sapiente o un uomo profondamente giusto?

  -  Molto di più: “Le sue parole in particolare non hanno eguali. Esse sono il primo contrassegno della bellezza di un messaggio che ancora oggi, dopo duemila anni, si distingue da tutti i pensieri, le idee, gli insegnamenti che si sono succeduti in questo breve arco temporale della storia umana. La Parola di Gesù si distingue nettamente per la sua bellezza intrinseca e per la risposta che offre ai grandi interrogativi dell’uomo, sicché ognuno trova risposta, rifugio, conforto, speranza, bellezza, in questa parola che tocca intimamente i cuori.
  Gesù ha influenzato la religione, la filosofia, l’arte, la cultura, la politica, il sociale, la poesia, i sentimenti dell’umanità, specialmente di coloro che, di fronte ai grandi interrogativi dell’esistenza, come il dolore, il male e la morte, ascoltano la sua Parola, e ripensano ai suoi segni che donano un senso, una speranza alla vita umana, perché mai nessuno ha mai saputo parlare come lui, e mai nessuno ha fatto ciò che ha fatto lui. Nessuno ha osato dire ciò che lui ha detto, di essere «Figlio di Dio»; nessuno ha avuto una storia pari alla sua” . Oggi più che mai, possiamo dire che la Parola di Gesù si distingua nettamente per la bellezza intrinseca del contenuto e per la risposta che offre ai grandi interrogativi dell’uomo, sicché ognuno trovi risposta, rifugio, conforto, speranza e bellezza in questa parola che tocca intimamente i cuori” .


  - Ma chi era Gesù di Nazaret? Un taumaturgo? Un grande operatore di miracoli? E da dove gli veniva questo potere?

  -  Con i suoi segni straordinari, Gesù ci rivela la bellezza, L’amore, e la bontà del Padre che opera per mezzo di lui. Ma sorge spontanea una domanda, nell’uomo di oggi: è vero tutto quanto è riportato nei Vangeli? Per dare una risposta definitiva, occorrerebbe essere testimoni oculari dei “miracoli, prodigi e segni” attribuiti a Gesù dall’apostolo Pietro. Ma poiché tra noi e il Gesù storico c’è uno spazio temporale molto grande, dobbiamo ricorrere a degli indizi per rispondere a questa domanda con serenità e lucidità, oltre che con una certa obiettività storica.

  Innanzitutto, non si può non considerare un elemento molto importante: i racconti miracolosi occupano uno spazio molto rilevante nei testi evangelici. Tanto nei testi sinottici quanto in quello di Giovanni, essi formano un corpo compatto insieme con la predicazione di Gesù e manifestano l’irruzione del Regno di Dio. “Un buon numero di racconti sottolinea il carattere pubblico dei miracoli e, di conseguenza, la possibilità di non contestarne la realtà allorché si andò formando la tradizione evangelica.

  I nemici di Gesù non contestano la sua attività taumaturgica (è illuminante a questo riguardo la pericope molto antica su Beelzebul: Mc 12,26-27), ma piuttosto la scaturigine di questa attività, come pure l’autorità che gliene deriva. Infine, un testo del Talmud babilonese afferma che Gesù fu messo a morte per aver praticato la magia e condotto Israele all’apostasia (Sanhedrin 43a) , come afferma il teologo canadese René Latourelle.  

  Tuttavia, il fatto che tali opere non vengano confutate, ma semplicemente interpretate in modo diverso, dimostra che fin dall’inizio non è possibile negare che Gesù compia opere prodigiose , come sostiene José Miguel García. La verità è molto più semplice: Gesù afferma che se scaccia i demoni per mezzo dello Spirito di Dio, allora il Regno di Dio è ormai venuto. Anzi, Gesù stesso conferisce agli apostoli l’autorità di scacciare i demoni , affermando che se scaccia i demoni per mezzo dello Spirito di Dio allora il Regno di Dio è ormai venuto. È importante sottolineare, del resto, come persino uno studioso come Bultmann riconosca l’autenticità di un Gesù esorcista, mentre Dibelius ammette che non si può negare la fama di Gesù operatore di miracoli e taumaturgo .


  - Ma allora, chi è Gesù di Nazaret? 

 - Al termine del mio lavoro di ricerca, credo di poter affermaare che “Con la sua Parola e con gli eventi straordinari: “miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso ha fatto per opera sua” , Gesù attesta di essere non solo il Cristo, ma soprattutto il Figlio Unigenito di Dio. Tra le tante immagini che possono identificare la sua missione, ce n’è una in particolare che si addice a lui: AGNELLO DI DIO. All’inizio della Missione, mentre vede Gesù andargli incontro, Giovanni Battista dice: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! » . 

    Agnello e Servo sono due accezioni dello stesso termine originale aramaico: talyà che può significare sia agnello che servo e corrisponde all’ebraico טלה (talè). 

   Tornando alle parole con le quali Giovanni Battista ha indicato Gesù di Nazaret, possiamo ripetere quanto affermato dal Papa emerito Benedetto XVI, e cioè che “le parole del Battista possono aver indicato anzitutto il Servo di Dio che con le sue penitenze vicarie «porta il peccati del mondo; ma nello stesso tempo esse lo fanno riconoscere come il vero Agnello pasquale, che espiando cancella i peccati del mondo” . 

   Proprio al culmine della sua Missione, Gesù morirà sulla croce, nella stessa ora in cui, nel vicino tempio, si immola l’agnello Pasquale. Ma, in un modo che supera infinitamente il sacrificio dell’agnello, Gesù libera e salva dal peccato e dalla morte, col suo suo sacrificio di vero Agnello Pasquale, la nostra condizione umana nata col peccato di Adamo, ma rinata a nuova Vita con Lui. In tal modo Gesù ristabilisce l’unione originaria tra Dio e noi che siamo le sue creature, che, con Lui, sono divenute figli di Dio per adozione, essendo divinizzati dalla sua stessa Vita. Ed è a quell’evento decisivo della redenzione umana che fa riferimento il rito al quale Gesù si è umilmente sottoposto davanti allo sguardo di Giovanni Battista. Ma è soprattutto nella scena del riconoscimento di Tommaso, dopo la sua risurrezione, che Gesù accetta di essere adorato dallo stesso Tommaso, che esprime così il suo atto di fede verso di Lui: “Signor mio e Dio mio!” . “Quello di Tommaso è un gesto di adorazione e di culto che può essere reso solo a Dio. Infatti, come afferma Robert Louis Wilken, elaborando la riflessione di sant’Ilario di Poitiers, «Signore» e «Dio» sono le parole dello Shemà; qui, però, non si riferiscono al Creatore, al Re dell’universo, ma a Cristo. A causa della risurrezione, Tommaso ha compreso che l’uomo che conosceva e aveva vissuto con lui e i suoi compagni non era solo una persona straordinaria, ma il Dio vivente. «Nessuna natura, se non quella divina, avrebbe potuto risorgere per propria virtù dalla morte alla vita», scrive Ilario di Poitiers, intendendo affermare non solo che la risurrezione ha rivelato qualcosa agli apostoli, cioè la divinità del loro maestro, ma che tale evento ha spinto gli stessi apostoli a concepire Dio in modo diverso. Secondo il grande Padre della Chiesa, Gesù risorto ha fatto sì che Tommaso intenda «attraverso la virtù illuminante della risurrezione, tutto il mistero della fede», perché «ormai», cioè alla luce della risurrezione, Tommaso è stato in grado di professare Cristo in quanto Dio senza «escludere la professione di un solo Dio»” . Grazie al Battista che ci ha rivelato Gesù, come Agnello di Dio e Servo sofferente di Dio, la nostra emozione e commozione raggiunge il suo acme, contemplando Colui che è Il Figlio di Dio, e provando una profonda empatia per lo stesso che si è fatto Agnello e Servo sofferente, versando tutta la sua vita nelle ore della passione, di cui la croce non è che l’ultimo, supremo baluardo d’amore di un Dio profondamente commosso dalla totale, amorevole, immolazione del Figlio suo. Di fronte a tale eroismo, non resta che una risposta: L’AMORE. 


  - A che serve l’amore se Gesù è morto? 

  - Gesù è Risorto, come aveva preannunciato. La Risurrezione di Gesù, unita alla sua morte in croce, è il miracolo particolare che conferisce a tutta l’esistenza del Cristo un valore di salvezza universale. Come ha scritto James D.G. Dunn nella sua opera Gli albori del cristianesimo, “Si può fare tranquillamente e fermamente la seguente affermazione storica: nessun cristianesimo senza risurrezione di Gesù. Come Gesù è l’unico grande «presupposto» del cristianesimo, così lo è anche la risurrezione di Gesù. Fermarsi a prima della risurrezione di Gesù avrebbe significato finirla lì” . I Vangeli stessi videro palesemente nella risurrezione di Gesù l’acme della loro narrazione del Gesù ricordato… Che gli evangelisti abbiano inserito la risurrezione nei loro racconti della missione di Gesù sta a ricordare che essi consideravano l’intera vita di Gesù alla luce di questo acme”. 

  A queste considerazioni bisogna aggiungerne un’altra, altrettanto importante, a dimostrazione dell’evento storico della risurrezione. Nelle prime decadi del cristianesimo non si ha memoria di alcuna tomba che sia stata venerata come luogo del riposo di Gesù. L’evangelista Luca, che condivide la concezione propriamente fisica del corpo risorto di Gesù , quando racconta gli inizi del cristianesimo a Gerusalemme, non accenna mai a un culto o a preghiere sul luogo della sepoltura di Gesù . Neanche l’apostolo Paolo fa mai pensare che una delle ragioni per visitare Gerusalemme possa essere quella di unirsi alla venerazione della tomba di Gesù. Ciò è davvero singolare, perché ancora oggi, in Israele, vengono mostrati luoghi tombali di profeti e rabbi. Se i primi cristiani non si sono comportati secondo questa tradizione, è perché non credevano che ci fosse una tomba con il corpo di Gesù. “Non potevano venerarne i resti perché non pensavano che ci fossero resti da venerare” . E anche considerando la possibilità che il corpo di Gesù fosse stato sottratto dai discepoli, essi stessi avrebbero praticato una venerazione clandestina . Insomma, i primi cristiani sapevano dov’era stato collocato il corpo di Gesù, e tale memoria potrebbe essersi conservata fino ai tempi di Costantino, ma non vi prestarono eccessiva attenzione, perché, per quel che li riguardava, il suo sepolcro era vuoto, proprio come ora . Gesù non era e non è nella tomba” . 

   Gesù è Risorto! Veramente è risorto! Come esclamano giulivi i cristiani della Russi e dell’oriente!      






Un umile contributo di Donato Calabrese


Abbà Padre

Le Parole aramaiche di Gesù conservate nei Vangeli



   Questo piccolo lavoro dedicato alle parole aramaiche pronunciate da Gesù e riportate integralmente nei vangeli non può non condurci a una domanda decisiva: chi è Gesù? Credo che l’unica risposta possibile, e compatibile con ciò che è stato scritto in queste pagine, sia riconoscibile in quel processo univoco di fede e ragione che permetta di passare oltre l’uomo Gesù per approdare alla conoscenza della Sua Persona divina. Le piccole tracce che i primi testimoni di Gesù hanno lasciato nei vangeli come reliquie preziosissime della Sua Parola e dei Suoi Segni, ci possono aiutare non poco a rifare, ogni volta che lo vogliamo, il salto di fede-ragione dei primi discepoli di Gesù di Nazareth, per riconoscere, in Lui, il Figlio di Dio altissimo. Con questo breve viaggio sulle tracce originarie delle parole di Gesù contenute nei vangeli, vedremo di scoprire, almeno in parte, l’autentica personalità umana e religiosa del Nazareno, riuscendo, forse, a cogliere qualcosa di molto importante per la nostra vita di credenti: la Sua divinità.





Il libro di Donato Calabrese dedicato al Santo stigmatizzato di Pietrelcina

 

PADRE PIO:

“Sono un Mistero a me stesso”




  Questo libro racconta la vita e la Missione di Padre Pio sul Gargano, e giunge quasi al termine di un lungo percorso di ricerca nel quale l’autore ha cercato innanzitutto di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la genuina personalità umana e religiosa, non tralasciando un aspetto abbastanza trascurato nella ricca bibliografia a lui dedicata, ma che appartiene tipicamente al suo carattere più autentico: le radici sannitiche e cristiane armoniosamente fuse nel sacerdote cappuccino che si può definire come un capolavoro di Dio e uno dei fiori più belli e profumati della creazione. L’autore ha osservato attentamente l’alpinista delle grandi vette dell’ascesi e della mistica cristiana. Ha provato profonda venerazione e immenso stupore di fronte allo sguardo innocente e puro del religioso cappuccino che ha dato tutto se stesso a Dio, vivendo una spiritualità fatta di nudo patire e nudo amare. Ha mirato l’anima riparatrice, l’Alter Christus trasverberato e stigmatizzato, l’apostolo del confessionale. Il dispensatore delle immense meraviglie, che Dio ha operato sul Gargano e nel mondo. 

  Donato Calabrese ha vagliato attentamente le fonti più autorevoli e credibili, tratteggiando il quadro più completo e fedele alla storia di Padre Pio. Ha considerato il grande mistero di dolore e di amore, nel quale si è trovato pienamente immerso Padre Pio, perché come “un maccherone senza sale”, ha donato tutto sé stesso, offrendosi vittima d’amore e di dolore, a quel Gesù che gli aveva anticipato già a Pietrelcina la sua vocazione oblativa: “Figlio mio, l’amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo”. Confidando di essere un mistero a sé stesso, nei primi anni della sua missione sacerdotale, Padre Pio aveva dischiuso la porta del suo cuore consacrato ed indiviso, integralmente proiettato verso Cristo Gesù, Sommo Diletto della sua anima. La luce che promanava dall’uscio appena socchiuso lasciava intravedere un barlume di speranza e di bene per il mondo intero. Potete prenotare il libro Cliccando Qui [1] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, Ristampa 1992, 769. 

   






   Donato Calabrese, studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, finalmente, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio nella sua amatissima Pietrelcina, dal 1909 al 1916. PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana”. 

 Donato Calabrese Per ordinare il libro Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina. Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni. Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI. 

 Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio. A tale periodo storico è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale. “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha detto Calabrese – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più rilevante dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, di ricercare, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa. Potete prenotare il libro Cliccando Qui Il Santo Rosario con Padre Pio Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità. Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria. Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano. E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo. Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”. Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore. Potete prenotare il libro Cliccando Qui Un prezioso libretto di Donato Calabrese La Via Crucis con Padre Pio Nello scrivere questo libretto ho voluto inserire, per ogni stazione della Via Crucis, un pensiero il più possibile attinente al tema, cosicché la meditazione e la contemplazione della Passione di Cristo Gesù si intreccia mirabilmente con il sublime insegnamento e la straordinaria testimonianza del grande mistico di Pietrelcina. Donato Calabrese La Via Crucis con Padre Pio La Via Crucis è una delle pratiche di pietà più amate e diffuse nel popolo cristiano, ed affonda le sue radici nella spiritualità della Passione di Cristo originata, nel medioevo, da anime straordinarie come Bernardo da Chiaravalle, Francesco d’Assisi, Bonaventura da Bagnoregio ed altri ancora. 

   Un filone spirituale di cui Padre Pio da Pietrelcina esprime la sintesi più alta e perfetta. E questo, per mezzo della sua completa partecipazione alla passione di Cristo, compiuta per tutta la sua vita. Si può dire che tutta l’esistenza di Padre Pio sia stata una grande Via Crucis. Alla luce del suo mirabile insegnamento, ogni Via Crucis non termina mai con il buio del sepolcro, ma si proietta nella stazione definitiva: la Casa del Padre, dove Gesù Risorto ci attende, e dove tutti siamo invitati ad entrare come figli. E allora, con Padre Pio la nostra Via Crucis diviene un momento solenne in cui contemplare la Passione di Cristo nella passione di ognuno, l’amore di Cristo nell’amore di ognuno, la risurrezione di Cristo nella risurrezione di ognuno. 







    Nello scrivere questo libretto ho voluto inserire, per ogni stazione della Via Crucis, un pensiero il più possibile attinente al tema, cosicché la meditazione e la contemplazione della Passione di Cristo Gesù si intreccia mirabilmente con il sublime insegnamento e la straordinaria testimonianza del grande mistico di Pietrelcina. E allora, come ho già scritto nell'introduzione del libretto, con Padre Pio la nostra Via Crucis diviene un momento solenne in cui contemplare la Passione di Cristo nella passione di ognuno, l’amore di Cristo nell’amore di ognuno, la risurrezione di Cristo nella risurrezione di ognuno. 

 Potete prenotare il libro Cliccando Qui Un percorso di ricerca della Presenza di Gesù nella Terra Santa Sulle Tracce di Gesù di Nazareth Sulle tracce di Gesù di Nazareth: guida turistica e religiosa della Terra Santa, ricca di annotazioni storiche ed archeologiche e corredata di moltissime immagini dei luoghi dell'infinito, segnati indelebilmente dal passaggio di Gesù Cristo, figlio di Dio. 






 Donato Calabrese Sulle Tracce di Gesù di Nazareth Non c'è un luogo sulla Terra, come Israele, dove il silenzio è l'humus ideale per l'ascolto della Parola. Solo qui, nei luoghi segnati dal passaggio di Gesù di Nazaret, è possibile vivere un'esperienza unica, irripetibile, irraggiungibile in qualsiasi altra località del nostro bellissimo pianeta. Israele è la Terra di Gesù. E' la Terra dove Dio si è incontrato con l'uomo e, nel silenzio di un'umile donna, ha lasciato germinare la Vita che non muore: il Figlio di Dio Prediletto. Nel pensare e realizzare questa particolare Guida della Terra di Gesù ho voluto offrire le sensazioni e percezioni che il mio animo di pellegrino ha colto nei vari viaggi in questa Terra Benedetta. Non solo, ma ho tenuto conto sia delle esperienze di conoscenza e di studio della vicenda storica di Gesù che della mia personale esperienza di fede. La guida è ricca di citazioni riportate da altre fonti, e si propone di accompagnarvi, passo passo, alla scoperta, per quanto è possibile, delle tracce lasciate dal passaggio di Gesù nella Sua Terra. Non era mia intenzione presentare tutti i luoghi contrassegnati da questo passaggio, ma solo quelli che hanno impresso una viva emozione nel mio personale cammino di fede e di discepolato del sublime Maestro di Galilea. Voglio ringraziare pubblicamente mia nipote, Angela Varricchio, per l'uso delle sue immagini relative ad un abitato dell'antica Nazaret, alla scritta del Xaire Maria ed alla Madonna del Latte di Betlemme. Tutte le altre immagini riprodotte sono di mia proprietà. Spero vivamente di lasciare in eredità, ai lettori di questa piccola opera, le intense emozioni, le profonde sensazioni ed un continuo crescendo di sentimenti radicati nel contatto diretto con la Terra di Gesù, e, quindi, con la Sua inimitabile Parola e la Missione di salvezza che ha instillato un senso di pace profonda nel mio cuore. Una sollecitazione ai gentili lettori di questo modesto lavoro, perché andiate oltre le immagini, per pensare a Colui che mi ha ispirato l'itinerario percorso sulle sue tracce. Senza la fede non è possibile incontrare Cristo. Con la fede è possibile fare esperienza personale di Lui e con Lui. Un'esperienza che non finisce solo con questa conoscenza del suo passaggio, ma è destinata a divenire vitale del rapporto di ogni anima con Gesù di Nazareth. Potete prenotare il libro Cliccando Qui DONATO CALABRESE EMAIL: calabrese.donato@gmail.com Donato Calabrese con un gruppo di pellegrini a Pietrelcina Cenacolo Eucaristico Mariano 


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aggiornato al  10 luglio 2026