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Pietrelcina
la citta'
di padre pio

DALLA CHIESA DELLA SACRA
FAMIGLIA a
ALLE ABITAZIONI DI VICO STORTO VALLE

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Appena entrati in Pietrelcina si resta subito
colpiti da un senso di pace e di ristoro che coinvolge i sensi “interni ed
esterni”, come spesso scriveva padre Pio nelle sue lettere ai Direttori
spirituali.
Un verdeggiante ed ombroso vialetto che si diparte dall’entrata
della cittadina, giunge davanti al complesso arioso della Chiesa della Sacra
Famiglia e dell’attiguo convento che ospita il Museo dedicato al frate delle
stigmate.
In questo sito, passeggiando con don Salvatore Pannullo, il parroco
di Pietrelcina, fra Pio udì un suono di campane ed un coro di angeli,
precisamente nello stesso luogo dove è stato costruito poi il tempio dedicato
alla S.Famiglia.
Memore di questo fatto, Mary Pyle (l’Americana), discepola di
Maria
Montessori e figlia spirituale di padre Pio, volle costruire la Chiesa, molto
bella e luminosa nella sua semplicità, ed il convento che attualmente ospita i
padri Cappuccini.
La Chiesa è dedicata alla “Sacra
Famiglia”, secondo i desideri dello stesso Padre Pio. Infatti, un
profondo legame affettivo e spirituale ha sempre unito Padre Pio a
questa chiesa ed all’attiguo convento cappuccino. Durante un colloquio
con padre Agostino, avvenuto nel mese di dicembre 1941, questi gli
disse: “Io morirò di consolazione quel giorno che vedrò aperto il
convento di Pietrelcina”. Quindi aggiunse: “Ci sarai anche tu presente
nella funzione di apertura?”.
Padre Pio
rispose: “Sarò presente a Pietrelcina e contemporaneamente sarò
nel confessionale di San Giovanni Rotondo”. Alludeva chiaramente ad uno
dei più straordinari carismi ricevuti da Dio: quello della bilocazione,
dovuto all’azione diretta di Dio, che permette “la presenza
contemporanea di un corpo in due distinti luoghi. Il corpo fisico può
essere presente solo in uno dei due posti, nell’altro è presente solo
apparentemente, al modo di una visione intellettuale, immaginativa o
corporea”.
Il decreto di apertura del convento cappuccino fu firmato il 21 febbraio
1947, ed il primo superiore fu padre Luca da Vico del Gargano, mentre la
Chiesa venne consacrata dall’arcivescovo di Benevento mons. Agostino
Mancinelli, il 20 maggio 1951.
La
chiesa della Sacra Famiglia è a tre navate e reca al suo interno un
elegante altare maggiore su cui si eleva un bel mosaico policromo di
scuola vaticana effigiante la Sacra Famiglia.
Il portale
è preceduto da una coppia di colonne, che reggono un protiro, che ha sul
fondo una lunetta con mosaico raffigurante il Cristo. L’interno, a 3
navate divise da pilastri, mostra un altare in marmo ed un mosaico
policromo di scuola vaticana raffigurante la Sacra Famiglia.
Dal 25 maggio 2010, la Chiesa della Sacra Famiglia custodisce, tra le
sue mura, una reliquia di primo grado di Padre Pio:
l’Osso ioide, un frammento a forma di U che si trova alla
radice della lingua. Si è staccato dal corpo quando il corpo di Padre
Pio è stato riesumato.
la
reliquia dell'amato Padre, è custodita in un apposito reliquiario, opera
dell’artista Lineo Tabarin ed è collocata proprio nei pressi della
statua del Frate di Pietrelcina. Si tratta dell’unica reliquia del corpo
di Padre Pio che è conservata in un luogo diverso da San Giovanni
Rotondo.
L’osso ioide
è alla radice della lingua, e quindi partecipa, con essa, alla creazione
della parola. Quella parola silenziosa, estatica ed adorante del mistero
eucaristico era la medesima parola, tenerissima, profetica, sofferta, ma
anche tuonante, del suo confessionale.
Una parola
imbevuta d’amore divino e che trasmetteva lo stesso amore che amava nel
patire.
La
reliquia ci ricorda il mirabile linguaggio utilizzato da Padre Pio per
parlare con Gesù. Una fraseologia incomprensibile per chi non ama, ma
mirabilmente poetica e pregnante per chi ama, e, quindi, per le anime
mistiche che vivono l’amore di Dio fino alla consumazione di sé.
Solo
l’amore trasfigura la vita, e l’amore per il proprio Dio crocifisso
eleva al livello più alto l’amore umano, come appare, con particolare
evidenza, in queste espressioni pronunciate da Padre Pio durante
l’estasi di Venafro, il 28 novembre 1911: “O Gesù, un’altra cosa… io ti
amo… assai… voglio essere tutto tuo… non vedi ch’io ardo per te?... Tu
mi chiedi amore, amore, amore, amore… ecco io ti amo… vieni in me tutte
le mattine… stiamo, stiamo soli… io con te solo, tu solo con me… O Gesù,
dammi il tuo amore… quando tu vieni nel mio cuore, se tu vedi qualcosa
che non piace al tuo amore, distruggila… Io ti amo…ti terrò stretto
stretto… quasi ti toglierò la libertà…”.
Davanti al convento c’è un fresco giardino al
centro del quale fa bella mostra il primo monumento dedicato a padre Pio.
L’opera, dello scultore D. Andreose, raffigura il Padre sorridente con tre
fratini che gli mostrano il plastico del nuovo seminario. Venne inaugurata il 6
settembre 1971.
Di fianco al convento c'è l'ex Casa del Pellegrino. Attualmente
essa ospita il Museo dedicato al “Grande Mistico di Pietrelcina”.
Raccoglie foto originali, arredi sacri, indumenti intimi, libri, ed
altre reliquie appartenenti a Padre Pio.
Il tutto risulta alquanto gradevole al pellegrino ed al turista che si
affaccia per la prima volta a Pietrelcina. Il verde,
specialmente, conferisce al luogo un senso di pace e di riposo e
predispone alla preghiera, alla riflessione ed all’incontro con i luoghi
che sono memoria viva della vita di Padre Pio da Pietrelcina.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria
degli Angeli

Partendo dalla Chiesa “S.Famiglia”, è bene percorrere a piedi via
dei Cappuccini, che conduce in piazza SS.Annunziata che costuisce ormai il
centro di Pietrelcina.
Qui si venera la Madonna della Libera, che padre Pio chiama
affettuosamente “la Madonnella nostra”, la cui devozione è andata sempre più
crescendo da quando, nel 1854, la popolazione Le attribuì il prodigio della
scomparsa repentina del terribile morbo del colera.
In questa Chiesa fra Pio, ottenuto il diaconato nel 1909,
amministra il primo battesimo ad Ermenegildo Masone, un bambino che sarà poi
sacerdote redentorista.
Quattro giorni dopo essere stato ordinato sacerdote, il 14 agosto
1910, vigilia della solennità dell’Assunta, Padre Pio celebra la prima Messa
nella Chiesa di Santa Maria della Libera, divenuta sede parrocchiale dal 1907.
“...per vari giorni sono
stato un po’ male; forse la causa principale di ciò ne è stata la troppa
commozione a cui lo spirito in questi giorni è andato soggetto....il mio cuore è
traboccante di gioia e si sente sempre più forte ad incontrare qualunque
afflizione, qualora si tratta di piacere a Gesù”.
(Padre Pio A Padre Benedetto da S.Marco in Lamis, 17 agosto 1910)
In questa Chiesa le S.Messe celebrate da Padre
Pio sono “troppo lunghe” e, a volte, i paesani si lamentano che non possono
stare molto tempo in chiesa, perché devono recarsi a lavorare. Allora don
Salvatore chiede al frate di non fermarsi troppo, durante la Messa, al momento
della Consacrazione. Anzi gli dice che appena, “mentalmente”, gli dirà di
continuare, egli proseguirà la Celebrazione. E così avviene. Nelle Sante Messe
celebrate da padre Pio, quando don Salvatore si avvede che il Padre è estatico
alla consacrazione, gli fa cenno, con il pensiero, di continuare. E puntualmente
Padre Pio riprende la celebrazione. Prodigi che hanno la loro significazione in
una profonda dimensione di fede.
“Ieri,
festività di S.Giuseppe Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo la
messa, tanto che le sento ancora in me. La testa ed il cuore mi bruciavano; ma
era un fuoco che mi faceva bene. La bocca sentiva tutta la dolcezza di quelle
carni immacolate del Figlio di Dio. Oh! se in questo momento che sento quasi
ancora tutto mi riuscisse di seppellire sempre nel mio cuore queste
consolazioni, certo sarei in un paradiso!”
(Padre Pio a Padre Agostino)
Grazie a padre Marciano Guarino, ex parroco, una
nuova gemma arricchisce questa Chiesa.
E' l'artistico reliquiario in bronzo che contiene tre preziose reliquie
personali di Padre Pio: un guanto, una ciocca di capelli ed alcune crosticine
delle sue stigmate. Sia il reliquiario che la statua di Padre Pio,
realizzata in bronzo, in esemplare unico, con l'antica tecnica della cera
perduta, sono stati eseguiti dal Maestro
Peppino Volpe

Porta Madonnella

Lasciata Piazza SS. Annunziata, a destra ci si
inoltra in una strada e, dopo qualche centinaio di metri, si arriva a Porta
“Madonnella”, situata all’inizio di una rampa che conduce ad uno dei rioni
antichi di Pietrelcina: il Castello.
Porta Madonnella è caratterizzata da un’edicola in forme di
maiolica, formata da tre quadri: al centro c’è la Madonna Incoronata, la cui
devozione è molto diffusa soprattutto nel Foggiano e nel resto del sud Italia. A
destra della Madonna, un altro quadro raffigura S.Antonio da Padova nel suo
atteggiamento classico, con il Bambino Gesù in braccio. A sinistra, invece, c’è
l’Arcangelo Michele che schiaccia la testa del serpente. Quante volte, il
piccolo Francesco Forgione, passando per questa porta, resta colpito da queste
immagini? Egli passa spesso per porta “Madonnella” per andare in Chiesa oppure
per recarsi a Piana Romana, dove avrà il compito di custodire il piccolo gregge
di famiglia.
Anche da sacerdote Egli molte volte, specialmente in occasione del mese di
maggio o in altri momenti di fede, raccoglie la gente semplice del rione e
recita il rosario insieme a loro. Forse, in questi momenti, padre Pio comincia
ad intravedere nei suoi progetti, la nascita dei “Gruppi di Preghiera”
“Vorrei avere una voce si forte per invitare
i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna. Ma poiché ciò non è in mio
potere, ho pregato, e pregherò il mio angiolino a compiere per me questo
ufficio”
(Padre Pio a Padre Agostino, 1° maggio 1912)

Vico Storto Valle

Salendo la rampa di Porta Madonnella, dopo alcune decine di metri
la strada si divide. Per comodità di itinerario conviene scendere a sinistra.
Uno sperone roccioso dà il benevenuto al visitatore. Una lapide in marmo rende
subito percettibile il nome della roccia: la “Morgia”. Un termine sempre
presente nelle biografie di Padre Pio.
“Salutatemi la Morgia”. La frase del più illustre figlio di
Pietrelcina la dice molto sul suo rapporto con quella che è una Pietra, una
grossa pietra che emerge, in alcuni tratti caratteristici del rione “Castello”.
E la pietra, la “Morgia”, come dicono i “pucinari”, gli abitanti di Pietrelcina,
sovrasta con la sua imponente struttura una stretta e raccolta viuzza: Vico
Storto Valle. Qui nasce Francesco Forgione; qui muove i primi passi sotto lo
sguardo attento e vigile di mamma Peppa e di papà Grazio; qui cresce nel
contatto semplice e genuino della gente del “Castello”. Qui si arrampica con
fatica, da bambino, lungo la scalinata che conduce a S.Anna.
I sassi, le case, gli scalini, gli anfratti, i ciottoli, tutto
ricorda l’infanzia di Francesco Forgione. In questa strada ci sono tre luoghi
che rivestono un ruolo vitale nella vita di padre Pio: la Torretta, la Cucina,
la casa natale.

La Torretta

Una volta immessi in vico Storto Valle, dopo pochi metri si
incontra, sulla destra, una ripida e suggestiva scalinata che conduce ad un
locale composto da un solo vano. E’ la Torretta, la stanza nella quale padre Pio
dimora quando, nel 1909, viene inviato a Pietrelcina per motivi di salute. Abita
qui fino al 1910-12, allorché si trasferisce in un’altra casa sita in via Santa
Maria degli Angeli.
Un letto, un tavolo, pochi arredi illuminati da una finestra piena
di luce che spazia, con lo sguardo, sulle dolci colline che circondano il borgo.
In questa stanza padre Pio scrive la prima parte del sue celebre
“Epistolario” e testimonia, con i suoi scritti, la dimensione mistica del suo
incontro con Dio e la sua assimilazione a Cristo attraverso il dolore. Qui
sperimenta in maniera memorabile quegli scontri, con il nemico delle anime, le
cui prime avvisaglie le ha avvertite nella sua infanzia e successivamente nel
convento di Venafro.
Questa stanza testimonia una meravigliosa vita spirituale nella
quale padre Pio beneficia delle apparizioni di Gesù, Maria, S.Giuseppe,
dell’Angelo Custode e di S.Francesco.
Qui, rallegrato dalla vicinanza dei suoi familiari e parenti, egli
vive forse un periodo sì travagliato, ma anche segnato da tanti momenti di
serenità, di pace, di sentimenti semplici e genuini che si stamperanno per
sempre nella sua memoria.
Qui il Signore prepara padre Pio a quella che sarà la sua grande
missione nel mondo.
“Non ho poi
come ringraziare il nostro caro Gesù, che tanta forza e coraggio mi dà nel
sopportare non solo le tante infermità che mi manda, ma anche le continue
tentazioni, che egli pur troppo permette, e che di giorno in giorno vanno sempre
moltiplicandosi. Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi di offendere
Iddio”
(Padre Pio a Padre Agostino 1/10/1910)

La Casa natale di Padre Pio

Dopo aver lasciato la Torretta e percorso tutto
vico Storto Valle, lo sguardo si posa su una lapide. Qui, nel locale ubicato al
numero civico 32, nasce Francesco Forgione il 25 maggio 1887.
E’ un giorno come tutti quanti gli altri. Mamma Peppa che è incinta, si trova a
Piana Romana, una contrada abbastanza lontana da Pietrelcina. Sta dando una mano
al marito Grazio per il disbrigo dei normali lavori di campagna.
Improvvisamente, nel pomeriggio Peppa avverte i dolori che preannunciano il
parto. Zi Grazio allora le dice di avviarsi verso casa. Dopo aver percorso la
via di campagna che da Piana Romana conduce al "Castello", Peppa si ritrova,
dopo mezzora, nella sua piccola, ma confortevole abitazione. Alle 5 del
pomeriggio, assistita dalla levatrice Grazia Formichelli, partorisce un bel
maschietto avvolto in un velo bianco. La levatrice, alla puerpera ed al marito
al colmo della gioia, esclama entusiasta: "Il bambino è avvolto in un velo
bianco: sarà grande e fortunato".
"Il Signore "fin dalla
nascita mi ha dimostrato segni di specialissima predilezione: mi ha dimostrato
che egli non solo sarebbe stato il mio salvatore, il mio sommo benefattore, ma
l'amico devoto, sincero, fedele, l'amico del cuore, l'eterno ed infinito amore,
la consolazione, la gioia, il conforto, tutto il mio tesoro".
(Padre Pio alle sorelle Campanile, novembre 1922)
In questa camera Francesco dorme con i genitori
fino a quando, dopo qualche anno, andrà a dormire con i fratelli nell’altra
abitazione dove si trova la Cucina.
Qui le notti del futuro Padre Pio vengono scambiate per giorni e
viceversa. Avviene così che di notte egli si mette a piangere, mentre di giorno
dorme tranquillamente. Una notte zì Grazio, stanco dell’insistenza di quel
pianto, perde la pazienza e scaraventa il figlio sul letto gridando: “Ma che mi
fosse nato in casa un diavolo invece di un cristiano”. Mamma Peppa interviene
rimproverando il marito:”Che me vulisse accidere lu criature?”. Nasce così una
lunga discussione tra papà Grazio che ha bisogno di dormire dopo il lavoro
quotidiano, e mamma Peppa che, nel suo istinto materno, intende difendere ad
ogni costo questo bambino che strilla troppo. Anni dopo padre Pio sorridendo
confesserà: ”Da quella notte non piansi più”.

La Cucina
Tornando di qualche passo indietro si trova,
sullo stesso lato della casa natale di padre Pio, un’altra
abitazione composta da due piccole stanze. E’ quella chiamata comunemente “La
Cucina” perché nella prima camera, dove si trova un focolare, mamma Peppa
prepara il frugale pranzo per la famiglia. Nella seconda camera, invece, dormono
alcuni dei figli. Evidente che, essendo lo spazio limitato, mamma Peppa e zi
Grazio Forgione, il marito, dormono nell’altra camera, quella dove è nato padre
Pio. Al termine della giornata la famiglia si raccoglie intorno al tavolo per
mangiare. Mamma Peppa cucina abbastanza spesso il primo di polenta e ama pure
friggere un po’ di pasta, conservata nella madia, per le frittelle che tanto
piacciono ai bambini. A volte si mangia il formaggio preparato con il latte
dello sparuto gregge di famiglia. Oppure con il latte si prepara un’impanata di
ricotta. Anche la salsiccia fa spesso parte del menu della famiglia Forgione.
Dopo cena d’estate si va alla funzione nella vicina Chiesa di S.Anna.
Altrimenti, d’inverno, si raccolgono tutti davanti al focolare per recitare la
corona del rosario, questa bella abitudine delle famiglie italiane purtroppo
soppiantata, anni dopo, dalla televisione.
La Domenica, poi, è un giorno particolare. Giorno di festa, con zi
Grazio che, si portando indietro tutta la famiglia, va a passeggio per
Pietrelcina, fermandosi nella piazza a chiacchierare con gli amici e comprare un
po’ di torrone e castagne affumicate.
In questi locali, specialmente quello posto sul retro della cucina,
Francesco comincia a vivere le prime esperienze soprannaturali. Vede la Madonna,
l’Angelo Custode, ha le prime estasi e, anche le prime apparizioni diaboliche.
Una volta gli amichetti di quartiere decidono di andare a spiare
attraverso la finestrella che da vico Storto Valle dà nella cucina. Sono
incuriositi dall’atteggiamento riservato di Francesco e si mettono a guardare
nel buio della cucina. Improvvisamente si ode un rumore ripetitivo. E’ Francesco
che si flagella. Già da ragazzo egli sente profondamente, nel suo cuore, il
desiderio di riparare per tutti i peccati del mondo. E quando la mamma, più di
una volta, lo sorprende a “battersi” e gli dice con dolce rimprovero: “Figlio
mio, perché fai così?”. Lui risponde che si “batte” come i Giudei “battevano”
Gesù. Qualche altra volta, la mamma lo trova a dormire con un grosso sasso al
posto del cuscino. Ma, nonostante i suoi tentativi di dissuaderlo, Francesco
continua imperterrito il suo itinerario penitenziale che lo porterà a divenire
un Alter Christus.
“Gesù mi dice
che nell’amore è lui che diletta me; nei dolori invece sono io che diletto lui.
Ora desiderare la salute sarebbe andare in cerca di gioie per me e non cercare
di sollevare Gesù. Si, io amo la croce, la croce sola: l’amo perché la vedo
sempre alle spalle di Gesù. Oramai Gesù vede benissimo che tutta la mia vita,
tutto il mio cuore è votato tutto a lui ed alle sue pene.”
(Padre Pio a Padre Agostino, 1 febbraio 1913).
“Quante volte - mi ha detto Gesù poc’anzi - mi avresti
abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la croce s’impara ad
amare ed io non la do a tutti, ma solo alle anime che mi sono più care”.
(Padre Pio a Padre Agostino, 13 febbraio 1913)

“Tutto è avvenuto
a Pietrelcina”
Padre Pio

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