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Padre Pio da Pietrelcina

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Al CENACOLO EUCARISTICO MARIANO

 


 Il Duomo di Benevento

Il Duomo di Benevento dove Padre Pio è stato ordinato sacerdote


La Porta di Bronzo del Duomo di Benevento

La Janua Major

la Porta di Bronzo della Cattedrale di Benevento


  

PADRE PIO

OGGI

 

La Casa della Torretta, abitata da Padre Pio dal 1909 al 1912

 

Tradito lo spirito di appartenenza a Padre Pio che a proposito della sua città natale aveva detto a fra Modestino Fucci di dire ai paesani di non fare “scomparire”, cioè non far fare brutta figura, al proprio paese.

 PIETRELCINA: UNA DOPPIA CADUTA DI STILE

 

   Dopo 104 anni le drammatiche parole profetiche di Gesù a Padre Pio si sono realizzate. L’aula liturgica di Piana Romana a Pietrelcina è stata tramutata in luogo di spettacolo, e Gesù sacramentato è stato portato via. Come non pensare a quando, in un’apparizione a Padre Pio, Gesù aveva detto proprio qui a Pietrelcina: “La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?! Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze”.

  Donato Calabrese

Donato Calabrese Biografo di Padre Pio da Pietrelcina

   Cosa può spingere un giornale quotidiano come il MATTINO di Napoli a divulgare nel Sannio, a caratteri cubitali, il matrimonio di una coppia gay nella città natale di Padre Pio, Pietrelcina? Cosa può spingere la RAI Radiotelevisione italiana a registrare l’annuale programma “Una voce per Padre Pio” addirittura nell’aula liturgica di Piana Romana, facendo “smammare” il padrone di Casa: Gesù eucaristico, presente nel tabernacolo?

   C’è una sola risposta, a tutto questo, ed è quella che ho stigmatizzato nella mia riflessione sull’Italia post-cristiana, pubblicata sul mio sito web Gesù di Nazareth, e che ora riporto in parte qui: “Purtroppo la Società italiana e occidentale di oggi è manipolata da una comunicazione nella quale non è difficile riconoscere una logica perversa tesa a «liberarla» da ogni limite, o «tabù» (come si dice oggi)  di qualsiasi tipo etico, morale, cristiano. Giornali, televisioni, e grandi network mediatici svolgono ormai da anni una pressione nefasta sulle menti deboli del popolo, assoggettandole a un nuovo totalitarismo privo di valori: una visione della vita in cui non c’è più posto per Dio.

    Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare chiaramente lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al “Logico” come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con le grandi lobby finanziarie e con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione”.

   Ormai anche nel linguaggio volgare e scurrile della cinematografia e delle grandi televisioni è ritenuto morale ciò che è, invece, immorale e contrario alle leggi della natura e a quelle di Dio. E purtroppo gli effetti nefasti non tardano a manifestarsi, come la mancanza assoluta dell'idea del peccato, del male e lo svuotamento delle coscienze, come appare nelle idee delle giovani generazioni, e non solo. Ci si crede liberi, ma in realtà si è assoggettati alla volontà del Grande Fratello, di Orwelliana memoria. I veri liberi sono coloro che pensano e remano controcorrente, anche a costo di essere soli a pensarla diversamente dalla massa.

   Ma torniamo ai due episodi avvenuti a Pietrelcina. Poco più di un anno fa il corpo di Padre Pio è stato portato a Pietrelcina accompagnato dall’eco enfatico e solenne di una comunicazione a tutto campo. Si sa, del resto, che Padre Pio “tira”, nel senso che “fa vendere”. Tutto è legato al maledetto denaro; proprio quel denaro che ha causato la seconda tremenda persecuzione al Frate di Pietrelcina.

   Dopo poco più di un anno l’amata[1] Pietrelcina  ha rivelato una doppia caduta di stile. Proprio nell’aula liturgica di Piana Romana la RAI, con il permesso - s’intende - della fraternità cappuccina, ha registrato Una voce per Padre Pio, che poi è stata trasmessa in prima serata su RAI UNO sabato 8 luglio. Si sono realizzate, così, le parole profetiche dette da Gesù a Padre Pio, in una delle sue apparizioni, qui a Pietrelcina, e riportate dallo stesso Padre Pio nella sua lettera a padre Agostino, il 12 marzo 1913: “Sentite, padre mio, i giusti lamenti del nostro dolcissimo Gesù: «Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se l’avessi amato di meno. Mio padre non vuole più sopportarli. Io vorrei cessare di amarli, ma... (e qui Gesù si tacque e sospirava, e dopo riprese), ma ahimè! Il mio cuore è fatto per amare! Gli uomini vili e fiacchi non si fanno nessuna violenza per vincersi nelle tentazioni, che anzi si dilettano nelle loro iniquità. Le anime da me predilette, messe alla prova mi vengono meno, le deboli si abbandonano allo sgomento ed alla disperazione, le forti si vanno rilassando a poco a poco a poco»”. Poi, venendo al Segno sacramentale della sua presenza nell'Eucaristia, “«Non si curano più del sacramento dell'altare; non si parla mai di questo sacramento di amore; ed anche quelli che ne parlano ahimé! Con che indifferenza, con che freddezza. Il mio cuore è dimenticato; nessuno si cura più del mio amore; io son sempre contristato. La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri che io ho sempre riguardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell'occhio mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?! Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze. Vedo, figlio mio, molti di costoro che… (qui si chetò, i singhiozzi gli strinsero la gola, pianse in segreto) che sotto ipocrite sembianze mi tradiscono con comunioni sacrileghe, calpestando i lumi e le forze che continuamente do ad essi…».

   Gesù continuò a lamentarsi. Padre mio, come mi fa male veder piangere Gesù! L'avete provato ancora voi?[2].

   «Figlio mio, soggiunse Gesù, ho bisogno delle vittime per calmare l'ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna».

   Il sacrificio della mia vita, padre mio, glie l'ho rinnovato e se sento in me qualche senso di tristezza, questo è nel contemplare il Dio dei dolori”[3].

   Dopo 104 anni le parole profetiche di Gesù a Padre Pio si sono realizzate. L’aula liturgica di Piana Romana è stata tramutata in luogo di spettacolo, e Gesù sacramentato è stato portato via, anche se per alcune ore. Come non pensare a quanto Gesù ha detto proprio qui a Pietrelcina: “Non si curano più del sacramento dell'altare; non si parla mai di questo sacramento di amore; ed anche quelli che ne parlano ahimé! Con che indifferenza, con che freddezza”.

   Anche nella chiesa parrocchiale di San Gennaro, a Benevento, è avvenuto qualcosa che ha fatto realizzare le parole profetiche dette da Gesù a Padre Pio. Alcuni mesi fa è stato permesso al figlio di Adriano Celentano di offrire uno spettacolo di canzoni profane nella stessa chiesa.

   Questi sono i segni dei tempi  che mostrano le coscienze sclerotiche di sacerdoti e fedeli che sono ormai abituati a tutto, finanche agli spettacoli nelle chiese, a detrimento di quel Cristo Sacramentato che vuole essere mirato, adorato, amato, e mangiato.

   La ciliegina sulla torta, poi, l’ha offerta il Comune di Pietrelcina, benedicendo, laicamente, il matrimonio di una coppia gay che ha avuto il cattivo gusto - se non proprio l'iniquo sentimento, di offendere i valori morali e cristiani di una città cara a tutti devoti di Padre Pio - scegliendo proprio Pietrelcina, per  mettersi in regola con lo Stato italiano, ma non, certamente, con la legge naturale e quella Divina di un Dio che, anche se offeso ripetutamente e in modo abbietto, continuare ad amare, anche i figli più lontani da Lui.

   Come devoto e biografo di Padre Pio non posso non stigmatizzare ciò che sta avvenendo, fermo restando che nella stessa Pietrelcina c’è un piccolo popolo di anawim, di devoti, di figli spirituali di Padre Pio, che si incontrano sempre a Piana Romana per pregare e crescere nell’amore di Dio e alla luce del Padre stigmatizzato.

   Mi dispiace, signor Sindaco. Io la stimo. Ma la sua è stata una doppia caduta di stile.


[1]  Da Padre Pio, e anche da me che la frequento.

[2] Per molti anni Padre Pio ha pensato che le apparizioni di Gesù, Maria e dei santi, fossero donate a tutti. E'

     emblematica la celebre frase rivolta a Padre Agostino: "Lei, la vede la Madonna?. Non lo dice per umiltà".

[3] PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario, I, p. 342-343.

Ecco il vero volto di Padre Pio da Pietrelcina. Ce lo rivela Donato Calabrese, biografo del Santo e appassionato di spiritualità e di mistica cristiana

 

 IL MIO LIBRO: PADRE PIO

“Sono un Mistero a me stesso”

“Credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina”.

Donato Calabrese

   Donato Calabrese, hai voluto scrivere questo lavoro (206 pagine) che è il seguito del precedente: Padre Pio Sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline. Cosa può averti mosso a scrivere questo nuovo libro su Padre Pio da Pietrelcina?

    Credo di essere partito da un’ispirazione, nel senso che non potevo non notare, in tutti questi anni, quanto fosse stata deformata l’immagine di Padre Pio dai mezzi di comunicazione sociale. Si parla di lui sempre in modo sbagliato, perché Padre Pio fa sempre notizia, anche quando si dicono cose inesatte, e a volte ingiuste, sul suo conto. Quindi credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina.

    -  Nella sua stesura definitiva, il libro appare formato da 206 pagine. Sono molte o sono poche per un personaggio come Padre Pio?

    La bozza originale superava le 480 pagine. Un po' troppe, anche se Padre Pio meritava molto di più. Allora ho pensato di offrire ai lettori unopera divulgativa, accessibile a tutti, perché ogni uomo di buona volontà possa scoprire la Presenza di Dio in un secolo buio, come quello trascorso. Quindi, ho cercato innanzitutto di far emergere l’autentico volto di Padre Pio, con la Sua genuina personalità umana, religiosa e mistica, non tralasciando un aspetto abbastanza trascurato nelle biografie, ma che appartiene tipicamente al suo carattere più autentico: le radici sannitiche e cristiane armoniosamente fuse in uno dei fiori più belli e profumati della creazione. Ho voluto prendere in esame colui che può essere considerato l’alpinista, o meglio ancora, il sestogradista delle grandi vette dell’ascesi e della mistica cristiana, il martire di Dio che all’abbondanza di doni divini ricevuti, ha risposto con il suo nudo patire e il nudo amare, l’Alter Christus trasverberato e stigmatizzato, e quindi l’anima riparatrice, l’uomo di Dio contrassegnato da una grande varietà di carismi che ha messo sempre disposizione delle anime, e appunto l’apostolo del confessionale. E poi, il taumaturgo per mezzo del quale Dio ha operato eventi sensazionali, grazie senza numero, e miracoli strepitosi sul Gargano e nel mondo.

    -  Hai parlato di martire di Dio. In che termini hai considerato le grandi prove vissute da Padre Pio negli anni venti e trenta, e poi ripetute nel decennio precedente la sua morte?

   -  Quelle che ho chiamato persecuzioni appartengono a due tempi molto importanti della vita di Padre Pio sul Gargano. Io sono un umile figlio della Chiesa Cattolica, ma non posso chiudere gli occhi davanti all'evidenza della verità storica. Per tutta la sua esistenza Padre Pio non ha sofferto solo vessazioni diaboliche, malattie e infermità, ma anche calunnie, percosse morali, e umiliazioni da parte di prelati, religiosi, e finanche qualche vescovo. Alcuni di essi operavano per conto di quelle istituzioni ecclesiali che lui tanto amava dicendo: “La Chiesa è Madre, anche quando percuote”. Quindi, per rispetto della verità storica bisogna dirle queste cose. Scorrendo i nomi di coloro che gli hanno fatto del male, il lettore non può non provare sorpresa, se non sconcerto, trattandosi di figure eminenti della Chiesa Cattolica del tempo in cui le vicende sono avvenute. È una storia che coinvolge in negativo vari sacerdoti, religiosi, e finanche vescovi. I primi furono padre Agostino Gemelli, il vescovo Pasquale Gagliardi, alcuni canonici regolari di San Giovanni Rotondo. E, dopo qualche decennio, il vescovo di Padova Girolamo Bortignon, don Umberto Terenzi di Roma, il Visitatore apostolico mons. Maccari, e tanti altri. Ma questi non sono i protagonisti assoluti degli attacchi che convergevano su Padre Pio. Senza esserne pienamente consapevoli e per vie diverse, sono stati assoggettati al protagonista assoluto di tutta la storia  terribile che rientra nel mistero del Frate stigmatizzato di Pietrelcina. Sembra anacronistico e fuori luogo ciò che sto per dire, ma in questi casi il protagonista assoluto di quelle che vanno considerate come persecuzioni è stato un altro: Satana. Occorre una fede semplice e robusta, corroborata da una visione teologica della Storia del secolo appena trascorso per comprendere che se da una parte le sofferenze inaudite di Padre Pio erano volute da Dio per renderlo in tutto simile al Cristo Crocifisso e quindi partecipe come protagonista di primo piano nel “supremo negozio” della redenzione umana, dall’altra parte Satana ha orchestrato un piano di estrema scaltrezza ed ingegnosità, servendosi persino di chi opera nel bene ed a fin di bene per cercare di abbattere questo sacerdote “Altro Cristo”. Era troppo pernicioso, per l’angelo ribelle, il ministero sacerdotale di Padre Pio. A San Giovanni Rotondo si è ripetuto per oltre cinquant'anni il terribile scontro tra il bene ed il male, avvenuto qualche secolo prima ad Ars, dove un umile e povero curato di campagna conduceva la sua efficientissima battaglia contro il male riconciliando con il Dio della misericordia frotte e frotte di peccatori che da tutta la Francia andavano da lui. Era San Giovanni Battista Maria Vianney, meglio conosciuto come il Santo Curato d'Ars. Un nemico implacabile di Satana e del male, e per questo continuamente vessato da lui. Proprio come avverrà qualche secolo dopo  con il Santo cappuccino di Pietrelcina. Satana scatenerà tutta la sua diabolica intelligenza contro di Lui, perché colpevole solo di essere un’umile e icàstico strumento dell’amore e della misericordia di Dio.  Ma tutto rientra nel mistero di Padre Pio. Lui fa esperienza nuda e cruda della terribile lotta tra bene e male, tra Dio e Satana, tra le attese nascenti di un popolo cristiano che in lui riscopre il mistero d’amore del Creatore che vuole dare al mondo un segno forte e tangibile della sua Presenza, e l’azione dello spirito del male nel secolo degli errori e degli orrori. E Padre Pio da Pietrelcina è stato proprio al centro di questo campo di battaglia tra Dio e il male, tra la luce e le tenebre, tra il Redentore e il tentatore dell’essere umano. Una lotta che ha visto Padre Pio protagonista assoluto, come gli aveva anticipato Cristo in visione, prima di partire, a sedici anni, per il convento di Morcone, dove avrebbe iniziato la vita religiosa cappuccina.  Ecco  la chiave per interpretare il mistero che ha avvolto Padre Pio per tutto il tempo della missione. Un mistero di dolore e di amore, nel quale si è trovato pienamente coinvolto perché come “un maccherone senza sale”, ha donato tutto sé stesso, offrendosi vittima d’amore e di dolore, a quel Gesù che gli aveva anticipato già a Pietrelcina la sua vocazione oblativa: “Figlio mio, l’amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo”. Confidando di essere un mistero a sé stesso, nei primi anni della sua missione sacerdotale, Padre Pio aveva dischiuso la porta del suo cuore consacrato ed indiviso, integralmente proiettato verso Cristo Gesù, Sommo Diletto della sua anima. La luce che promanava dall’uscio appena socchiuso lasciava intravedere un barlume di speranza e di bene che si è irradiato  mirabilmente sul mondo intero.

 -  Come ti poni di fronte agli altri autori che si sono cimentati con la vita di Padre Pio?

   Ho un grande rispetto per tutti gli autori che ho citato nel  mio libro, e specialmente per Yves Chiron che ha analizzato profondamente i periodi più tormentati della vita di Padre Pio. Ma io credo che per due motivi essenziali, il mio libro vada diritto al cuore del mistero di Padre Pio. Innanzitutto perché io sono un Sannita come lui, e prima di scrivere mi sono imbevuto profondamente del suo habitat natio, sentendomi molto legato a Pietrelcina, e soprattutto, a Piana Romana. Poi ci sono due particolari della vita di Padre Pio che io credo di poter tratteggiare fedelmente più di tutti i biografi: la sua spiritualità della croce, e l'essere quasi "come un bambino". Per quanto riguarda la prima, voglio ricordare che io sono un uomo del patire e per quasi 40 anni ho fatto parte di un movimento cristiano di valorizzazione della sofferenza, come il Centro Volontari della Sofferenza, fondato dal beato mons. Luigi Novarese. Quindi ho sentito come mia la scelta oblativa del nostro Santo, trovando connaturale con lui la mia vocazione all'amore verso Dio per mezzo della croce. Una vocazione altissima, ma difficile da vivere. Io fisicamente, e anche sotto alcuni aspetti psicologici ed emotivi, sono come un ragazzo (La mia malattia si chiama infantilonanismo ipofisario) e solo le rughe tradiscono la mia vera età. Quindi, nessuno poteva inquadrare  più di me un elemento poco conosciuto della personalità di Padre Pio: la semplicità, il candore, l'innocenza, l'orrore del peccato, tanto che padre Agostino arrivava a dire di lui: "Sembra quasi un bambino". Ed è questo carattere istintivo e puro, semplice e genuino, a tratti infantile e candido, insieme con la sua risposta generosa a Dio, nel dolore, che ha trasformato Padre Pio da Pietrelcina in uno dei Santi più straordinari e amati della Cristianità.

  - Che spazio dedichi alle stigmate, nel tuo libro?

  - Molto spazio. Sulle stigmate di Padre Pio si parla molto e incautamente, dimostrando una certa superficialità di giudizio. Dal profumo che emanavano e da come fossero scomparse senza lasciare alcuna cicatrice, con la morte di Padre Pio, emerge una realtà già dimostrata a suo tempo dal dott. Giorgio Festa: le stigmate sono di origine soprannaturale.

   - Padre Pio ha operato tantissimi miracoli. Ne parli nel tuo libro?

   - Sicuro. Perciò io presento Padre Pio come un Segno di speranza e di fede  nella Presenza di Dio, nel secolo più buio della nostra storia. Due terribili guerre, i genocidi degli armeni e degli ebrei, le bombe atomiche di Hiroshim e Nakasaki, gli opposti ateismi nazisti e comunisti che hanno fatto soffrire e morire milioni di esseri umani. C’era il rischio di chiedersi: “Dov’era Dio”. Dio ha operato miracoli straordinari per mezzo di Padre Pio. Miracoli di guarigione inspiegabili secondo la ragione. Ne cito solo alcuni di quelli raccontati nel mio libro: la guarigione di Pasquale Di Chiara, di 36 anni, cancelliere della pretura di San Giovanni Rotondo. Quella di Pasquale Urbano di 62 anni, di Foggia. Una delle guarigioni più straordinarie è stata sicuramente quella di Francesco Vicio di 75 anni. Piccolo e deforme, si muoveva carponi, con il mento quasi a terra. Un giorno Padre Pio gli disse: “Alzati e cammina!”. Si alzò e da allora camminò eretto. La contemporanea bilocazione e guarigione di suor Teresa Salvadores, avvenuta nel lontano Uruguay. La religiosa soffriva di un cancro allo stomaco. E, per venire all’ultimo decennio della sua vita, quella di Wanda Poltawska, istantaneamente guarita da un cancro alla gola. Questi sono i casi di guarigione impossibile da spiegare da parte della scienza medica. Eppoi ci sono le bilocazioni, il profumo, le apparizioni soprannaturali, la preveggenza: Padre Pio già sapeva, per esempio, come sarebbe terminata la seconda guerra mondiale. E poi tante, tante meraviglie operate da Dio per mezzo dell’umile frate di Pietrelcina.

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Donato Calabrese, appassionato studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, in un suo libro, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio a Pietrelcina, dal 1909 al 1916.

 

PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 

“Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana

Donato Calabrese  

   Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina.

   Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto  un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni.

  Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI.

   Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio.

   A tale periodo storico  è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, Calabrese ha preso in considerazione tutto l’itinerario personale, spirituale e mistico percorso dall’allora giovane Frate cappuccino nella sua città natale, studiando con particolare attenzione, questi sette anni trascorsi, a Pietrelcina dal 1909 al 1916, in continua tensione tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel borgo natale.

   Memore che obbedire ai superiori fosse come obbedire a Dio, Padre Pio avrebbe voluto riprendere subito la vita conventuale. E spesso tornava alla Fraternità cappuccina, vedendosi, però, costretto a riprendere la strada per Pietrelcina, a causa della malattia che lo faceva stare male, con febbri altissime e, ovviamente, debilitanti. In uno di questi rari soggiorni conventuali, avvenuti proprio nel settennio 1909-1916, mentre era a Venafro, in preda alla febbre, Padre Pio ebbe vari fenomeni estatici, in uno dei quali, si squarciò, per un attimo, il velo che copriva la causa del suo forzato soggiorno a Pietrelcina. Riportiamo questo particolare dallo stesso libro di Donato Calabrese. Si riferisce all’estasi avvenuta, nella sua celletta conventuale, il 3 dicembre 1911: «Ah, Gesù mio, tu mi vuoi mandare a quella terra d’esilio! …Dunque mi vuoi scacciare?… non sono sacerdote di qui? … che debbo fare là?… ti vuoi glorificare in me?… e chi sono io?… »[1].

   In questa estasi nella quale parlava della terra d’esilio riferendosi a Pietrelcina, senza rendersi conto degli astanti, Padre Pio rivelò che la sua permanenza nella città natale era voluta dallo stesso Gesù. Era Gesù a volerlo in quella che lui chiamava terra d’esilio. Era Gesù che voleva glorificarsi in lui.

   Queste parole così eloquenti erano ancor più avvalorate dalle osservazioni del medico che, insieme con padre Agostino, era presente. Il dottor Nicola Lombardi non poté fare a meno di osservare, dal punto di vista medico,  che durante l’estasi il giovane frate aveva gli occhi sempre aperti, fissi in alto, verso un punto fisso davanti a sé. E quello che apparve ancora più stupefacente, era che lui non batteva mai le palpebre. Chiunque provasse ad avere gli occhi aperti per qualche minuto, senza battere le palpebre, non ci riesce in alcun modo. Dopo pochi secondi occorre chiudere gli occhi, perché hanno bisogno di una continua lubrificazione, operata dalle palpebre che si aprono e si chiudono. Altrimenti, gli occhi cominciano ad avvertire dei fastidi.

   Il fatto che Padre Pio fosse in estasi, con gli occhi fissi, e guardasse verso un punto fisso davanti a sé senza battere le palpebre, dimostrava che qualcosa o Qualcuno gli permetteva di fare ciò che nessun essere umano poteva e può fare. Ma quello che più destava meraviglia era il fatto che l’estasiato non si rendeva conto di ciò che avveniva accanto a lui. Infatti, dopo aver acceso un cerino, il dottor Lombardi lo teneva tra le dita, fermo, dinanzi alla pupilla di Padre Pio. L’estatico, però, sembrava non accorgersi di niente, continuando a guardare verso lo stesso punto di fronte a sé, in direzione del Personaggio Celeste che dialogava con lui. E’ grazie al preziosissimo Diario di padre Agostino da san Marco in Lamis che noi veniamo a conoscenza di fatti oggettivi avvenuti nel 1911, quindi 99 anni fa.

   Appassionato studioso della spiritualità cristiana, Donato Calabrese ha preso in considerazione le manifestazioni soprannaturali avvenute a Pietrelcina in questo settennio 1909-1916. Gli insoliti fenomeni mistici, come le estasi, le bilocazioni, le profezie; ma anche i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un uomo dotato dell’èthos essenziale comune con la sua gente Sannita, che si sposa magnificamente con gli eterni valori presenti nel messaggio di Cristo. Un sacerdote, un religioso cappuccino già apprezzato, stimato ed amato in questi anni  trascorsi a Pietrelcina. Qui Padre Pio ha percorso l'itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici delle stigmate, che poi riappariranno visibilmente a San Giovanni Rotondo, oltre a quelli della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine, della ferita d’amore, ed altri ancora.

   “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, contemplando, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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[1] Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, p. 39.53

    
 

Un altro prezioso libretto di Donato Calabrese

 

Il Santo Rosario con Padre Pio

     

Il Santo Rosario Eucaristico Mariano con Padre Pio

   Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore.

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Sorgerà a San Giovanni Rotondo per iniziativa di Elia Stelluto

UN GRANDE PROGETTO IN ONORE DI PADRE PIO

SACRARIO ALLA PACE E FRATELLANZA TRA I POPOLI
 

   Tra breve San Giovanni Rotondo sarà al centro di un evento unico e straordinario che farà il giro del mondo, perché il nostro Paese si arricchirà di un'opera monumentale, degna di annoverarsi tra le meraviglie del mondo. Dunque, non poteva mancare questo giusto e meritato evento the glorificasse la figura timbrica iconica e planetaria del nostro amatissimo Santo Padre Pio.
   Nel contesto di una visione biblica, che ne attestasse la giusta dimensione e grandezza spirituale, cristiana, pastorale e terrena nell'opera monumentale, alta circa mt. 30, che raffigura San Pio in uno slancio di fede apostolica e cristiana, sotto il peso simbolico della Croce, a testimonianza del suo calvario terreno, al pari di Gesù Cristo.
   Altro motivo dominante, sarà la grande opera del Cenacolo marmoreo scolpito ad alto rilievo, nelle stesse dimensioni dell' affresco di Leonardo da Vinci: di circa mt. 10x5, incastonato alla base del complesso monumentale, che renderà la piazza dell'anfiteatro scenicamente suggestiva ed un punto nevralgico di aggregazione ed adorazione e preghiera, con un ritorno di fiamma d'amore e devozione del turismo mondiale, compreso il mondo dell'arte e della cultura the ripercorrerà e rinnoverà i sentieri spirituali che portano a S. Giovanni di Padre Pio. Come una gigantesca Porta Santa di pellegrinaggio eterogeneo e globalizzato in visione al mondo e diritto al cuore nello spirito e nella mente del personaggio più discusso di tutti i tempi, nella Terra Santa dell'ospitalità e dell'accoglienza di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
                                                                    Il PRESIDENTE
                                                                 M.stro Elia Stelluto

Per contribuire a quest'Opera gigantesca in onore di Padre Pio:

COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"

CONTO CORRENTE BANCARIO:10/042139
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO IBAN: IT 04 H 0881078590 000010042139
CODICE PER VERSAMENTI DALL'ESTERO: ICRAITRRMI0
 
COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"
CONTO CORRENTE POSTALE: 95486445
IBAN: IT 09 T 07601 15700 000095486445 

  Chi non conosce Elia Stelluto? E' il fotografo di Padre Pio. Le migliaia di fotografie da lui scattate costituiscono quasi un Quinto Vangelo della conoscenza mediatica del Frate di Pietrelcina.

   Ma per conoscere meglio Elia, attraverso un episodio conosciuto per una delle foto più belle del nostro Santo, cliccate qui sotto:

ELIA STELLUTO CI PARLA DI PADRE PIO

   Per contattare direttamente Elia Stelluto, Presidente del Comitato Erigendo Monumento San Pio da Pietrelcina tel. 333-3489666.

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