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PADRE PIO

OGGI

 

Una suggestiva immagina autunnale del Borgo Castello a Pietrelcina

 

“L’autunno tutto ridente, il suo odore stesso è gioia”

LA STAGIONE AUTUNNALE NEGLI SCRITTI

DI PADRE PIO

 

   “L’autunno tutto ridente, il suo odore stesso è gioia. Tutti lo rammentano, tutti brillano del suo ritorno. L’autunno col suo modesto ammanto è assai più caro che quello della sterile primavera. Esso col suo apparire rallegra tutti, allenisce i sospiri ed il sudore del povero campagnuolo, perché vede effettuarsi il frutto delle sue fatiche”.

  Donato Calabrese

   Siamo giunti ormai nella pienezza della stagione autunnale, con il suo carico abbondante di prelibatissima uva, se è vero che dall’albero della vite, non solo si ricava ottimo vino di ogni tipo e qualità, quanto un frutto tra i più gustosi e prelibati per il palato, oltre che ricco  di  valori nutritivi per il corpo, grazie alla presenza di zuccheri solubili in percentuali elevate, oltre che vitamina C, quantità minime di proteine e grassi, ma soprattutto potassio.

   Ma è specialmente la produzione di vino ed olio a monopolizzare  l’attività agricola dei Pietrelcinesi, in questa stagione. Le campagne sono un fermento di vita agreste, ed i frantoi ricevono le olive raccolte sui colli e nei campi.

   Figlio di contadini, con un’infanzia di dolci ricordi di pastorello nella dolce campagna ondulata di Piana Romana, Padre Pio sapeva benissimo quanto fosse ricca di frutti la stagione autunnale.

   C’è un componimento, molto bello, che risale alla sua attività scolastica, probabilmente nel mese di ottobre del 1902, all’età di 15 anni, prima che Francesco Forgione entrasse in convento. Si tratterebbe, quindi, di un componimento scritto alla scuola del maestro Angelo Caccavo di Pietrelcina:

   “Eccoci in autunno, la stagione della frutta. Il cielo è quasi sempre sereno, non più grandine, non vento, non acquazzoni. Già il giorno comincia ad accorciarsi, e il temperato ottobre rizza la piovigginosa fronte…..

   Gli alberi in questo mese sono tutti adorni di frutta: mele, pere, pesche, albicocche, uva e tante altri che rapiscono i viandanti. Gli uccelli colle loro melodie rallegrano il creato”[1].

   Si nota, in questo scritto breve, ed incompleto, tutta l’esperienza della sua partecipazione attenta, vitale e riflessiva, oltre che laboriosa, alla vita agreste della sua famiglia a Piana Romana. Una conoscenza bella, positiva, che lo ha reso sensibile ed attento osservatore, non solo della bellezza della natura variegata di Pietrelcina, ma anche del difficile e duro lavoro dei campi.

   In quest’altro componimento, posto per iscritto due anni dopo, forse verso la fine di novembre del 1905, a san Marco La Catola, il giovane fra Pio da Pietrelcina torna a scrivere sull’autunno, con l’attenzione sempre rivolta all’amata Terra natia: “L’autunno reclina. Il giorno si è accorciato abbastanza. Il temperato novembre stacca dagli alberi la pampinosa fron­da; il prato incomincia ad impoverirsi d’erbette, il verde del monte ad impallidire, e frequente i viandanti già si sentono stridere sotto dei loro piedi l’aride foglie staccatesi dalle piante……

   L’autunno tutto ridente, il suo odore stesso è gioia. Tutti lo rammentano, tutti brillano del suo ritorno. L’autunno col suo modesto ammanto è assai più caro che quello della sterile primavera. Esso col suo apparire rallegra tutti, allenisce i sospiri ed il sudore del povero campagnuolo, perché vede effettuarsi il frutto delle sue fatiche. Nessuno nell’autunno sa più tenersi in pace; tutti, ricchi e poveri, signori e contadini allegramente si portano di buon’ora nelle vigne per cogliere chi i rossi grappoli e chi le mature frutte”[2].

   Non credo di sbagliare se dico che, tra tutte le stagioni, col suo bagaglio variopinto di sfumature straordinarie di colori e di intonazioni, con l’abbondante produzione di frutta, ed in particolare di olive e uva, l’autunno è la stagione più cara al Frate di Pietrelcina.

   Una stagione che invita l’uomo a guardarsi attorno, stupito, attento, con l’occhio profondo e vivace, nell’estasi delle luci e dei colori che abbracciano una grande varietà di gradazioni; con l’olfatto teso a sentire le dolci fragranze della frutta autunnale, di cui l’uva è certamente la “Regina”, con l’udito sempre predisposto a cogliere ed intendere le allegre voci dei campi, o la lenta caduta delle foglie dagli alberi.

   Pietrelcina e Piana Romana sanno offrire uno spettacolo di silenzio e di pace, di armonia e di equità, di serenità e di gioia. Ma tutto, proprio tutto, è valorizzato e ingigantito, nonché dimensionato tra terra e cielo, a causa dell’uomo e del Santo, del poeta e del contadino, del pastorello e del Frate, che qui ha vissuto le sue ore più belle, i suoi momenti più suggestivi, la sua dimensione mistica più autentica. La nipote del suo carissimo amico d’infanzia Mercurio Scocca, mi ha confidato che proprio davanti al celeberrimo olmo delle stigmate c’era una vigna ricca di pregiata uva moscatella: un’autentica delizia per il palato. E Padre Pio non rinunciava a gustare gli abbondanti grappoli di uva. Anche quando stava a San Giovanni Rotondo, il suo carissimo Mercurio, che curava il terreno dei Forgione, non  faceva perdere l’occasione di portargliela appena matura. E Padre Pio apprezzava molto il gesto del vecchi amico d’infanzia, così come mangiava l’uva del terreno avito andando coi ricordi agli anni dolcissimi trascorsi tra Pietrelcina e Piana Romana.

   Venire a Pietrelcina e respirare tutto, con il pensiero rivolto a Lui, a Padre Pio. E allora tutto diviene bello, amorevole, meraviglioso. L’importante è orientare sempre lo sguardo a quel Dio amore che si è rivelato in bellezza nel Figlio Suo Prediletto: Gesù.


[1] Padre Pio da Pietrelcina, Lavori Scolastici, a cura di padre Gerardo Di Flumeri, Edizioni “Padre Pio da Pietrelcina”, convento Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Rotondo, marzo 1983, 80.

[2] Padre Pio da Pietrelcina, Lavori Scolastici, a cura di padre Gerardo Di Flumeri, Edizioni “Padre Pio da Pietrelcina”, convento Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Rotondo, marzo 1983, 180s.. 

Pregare il Santo Rosario

alla Scuola spirituale di Padre Pio

 Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore. 

Potete prenotare il libro Cliccando Qui

Donato Calabrese, appassionato studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, in un suo libro, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio a Pietrelcina, dal 1909 al 1916.

 

PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 

“Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana

Donato Calabrese  

   Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina.

   Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto  un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni.

  Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI.

   Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio.

   A tale periodo storico  è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, Calabrese ha preso in considerazione tutto l’itinerario personale, spirituale e mistico percorso dall’allora giovane Frate cappuccino nella sua città natale, studiando con particolare attenzione, questi sette anni trascorsi, a Pietrelcina dal 1909 al 1916, in continua tensione tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel borgo natale.

   Memore che obbedire ai superiori fosse come obbedire a Dio, Padre Pio avrebbe voluto riprendere subito la vita conventuale. E spesso tornava alla Fraternità cappuccina, vedendosi, però, costretto a riprendere la strada per Pietrelcina, a causa della malattia che lo faceva stare male, con febbri altissime e, ovviamente, debilitanti. In uno di questi rari soggiorni conventuali, avvenuti proprio nel settennio 1909-1916, mentre era a Venafro, in preda alla febbre, Padre Pio ebbe vari fenomeni estatici, in uno dei quali, si squarciò, per un attimo, il velo che copriva la causa del suo forzato soggiorno a Pietrelcina. Riportiamo questo particolare dallo stesso libro di Donato Calabrese. Si riferisce all’estasi avvenuta, nella sua celletta conventuale, il 3 dicembre 1911: «Ah, Gesù mio, tu mi vuoi mandare a quella terra d’esilio! …Dunque mi vuoi scacciare?… non sono sacerdote di qui? … che debbo fare là?… ti vuoi glorificare in me?… e chi sono io?… »[1].

   In questa estasi nella quale parlava della terra d’esilio riferendosi a Pietrelcina, senza rendersi conto degli astanti, Padre Pio rivelò che la sua permanenza nella città natale era voluta dallo stesso Gesù. Era Gesù a volerlo in quella che lui chiamava terra d’esilio. Era Gesù che voleva glorificarsi in lui.

   Queste parole così eloquenti erano ancor più avvalorate dalle osservazioni del medico che, insieme con padre Agostino, era presente. Il dottor Nicola Lombardi non poté fare a meno di osservare, dal punto di vista medico,  che durante l’estasi il giovane frate aveva gli occhi sempre aperti, fissi in alto, verso un punto fisso davanti a sé. E quello che apparve ancora più stupefacente, era che lui non batteva mai le palpebre. Chiunque provasse ad avere gli occhi aperti per qualche minuto, senza battere le palpebre, non ci riesce in alcun modo. Dopo pochi secondi occorre chiudere gli occhi, perché hanno bisogno di una continua lubrificazione, operata dalle palpebre che si aprono e si chiudono. Altrimenti, gli occhi cominciano ad avvertire dei fastidi.

   Il fatto che Padre Pio fosse in estasi, con gli occhi fissi, e guardasse verso un punto fisso davanti a sé senza battere le palpebre, dimostrava che qualcosa o Qualcuno gli permetteva di fare ciò che nessun essere umano poteva e può fare. Ma quello che più destava meraviglia era il fatto che l’estasiato non si rendeva conto di ciò che avveniva accanto a lui. Infatti, dopo aver acceso un cerino, il dottor Lombardi lo teneva tra le dita, fermo, dinanzi alla pupilla di Padre Pio. L’estatico, però, sembrava non accorgersi di niente, continuando a guardare verso lo stesso punto di fronte a sé, in direzione del Personaggio Celeste che dialogava con lui. E’ grazie al preziosissimo Diario di padre Agostino da san Marco in Lamis che noi veniamo a conoscenza di fatti oggettivi avvenuti nel 1911, quindi 99 anni fa.

   Appassionato studioso della spiritualità cristiana, Donato Calabrese ha preso in considerazione le manifestazioni soprannaturali avvenute a Pietrelcina in questo settennio 1909-1916. Gli insoliti fenomeni mistici, come le estasi, le bilocazioni, le profezie; ma anche i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un uomo dotato dell’èthos essenziale comune con la sua gente Sannita, che si sposa magnificamente con gli eterni valori presenti nel messaggio di Cristo. Un sacerdote, un religioso cappuccino già apprezzato, stimato ed amato in questi anni  trascorsi a Pietrelcina. Qui Padre Pio ha percorso l'itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici delle stigmate, che poi riappariranno visibilmente a San Giovanni Rotondo, oltre a quelli della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine, della ferita d’amore, ed altri ancora.

   “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, contemplando, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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[1] Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, p. 39.53

    
 

E’ la via del Rosario, e congiunge l’abitato antico del Castello, a Pietrelcina, con la zona rurale di piana Romana.

IL QUIETO SENTIERO DI VIA DEL ROSARIO

 Ogni mattina, dopo la consueta celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di santa Maria degli Angeli, o in quella di Sant’Anna al Castello, Padre Pio si avviava per piana Romana, scendendo le rampe di scale che menano, ancora oggi, verso l’antico rione Pantaniello, e proseguendo verso il fondo alla valle, per cominciare a percorrere la dolce salita del sentiero di campagna.

 

Donato Calabrese

   E’ una stradina di campagna lunga e sinuosa, semplice e naturale, autentica e riposante; sconosciuta ai più, ma molto cara a tutti coloro che sanno cogliere l’arcano mistero di Dio attraverso i segni più piccoli, umili e semplici offerti dalla natura.

   E’ l’unica vera, genuina, via Crucis percorsa da Padre Pio. E’ la via del Rosario, e congiunge l’abitato antico del Castello, a Pietrelcina, con la zona rurale di piana Romana.

   E’ chiamata via del Rosario perché percorsa più volte al giorno da Padre Pio. Dalla sua infanzia ed adolescenza, fino alla partenza per il convento di Morcone. E poi, dal 1909 al 1916,  nell’età aurea della sua piena conformazione al mirabile modello Divino: Cristo crocifisso. Il tempo forte della sua dimensione mistica.  Ed il sentiero per Piana Romana doveva assomigliare veramente al Calvario, se il giovane sacerdote di Pietrelcina lo percorreva perlomeno due volte al giorno, andando e tornando da piana Romana, non solo per il fatto che la famiglia era al lavoro a piana Roman, ma anche perché il dott. Andrea Cardone di Pietrelcina, medico di famiglia, gli consigliava di respirare aria buona nel piccolo podere di famiglia, su in collina. Con il venticello fresco che spirava d’estate, Piana Romana era il luogo ideale per dare sollievo ai suoi polmoni malati.

   Ogni mattina, dopo la consueta celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di santa Maria degli Angeli, o in quella di Sant’Anna al Castello, Padre Pio si avviava per piana Romana, scendendo le rampe di scale che menano, ancora oggi, verso l’antico rione Pantaniello, e proseguendo verso il fondo alla valle, per cominciare a percorrere la dolce salita del sentiero di campagna. Quante volte, per questo viottolo lungo e comodo, almeno nella parte iniziale, egli si immergeva nella preghiera sua preferita, con la corona del rosario in mano.  Si può dire che la corona del rosario fosse l’amica inseparabile del Frate di Pietrelcina, la sua inscindibile  compagnia, l’arma privilegiata per vincere le insidie diaboliche e lo strumento umile e nascosto col quale Egli chiedeva ed otteneva da Dio, per  mezzo di Maria santissima, le grazie più “impossibili”.

   Il suo mirabile apprendistato di anima orante, del resto, lo aveva misteriosamente vissuto proprio qui, tra il sentiero di campagna ed il territorio di piana Romana. Tra i conoscenti del papà di Padre Pio ce n’era uno che ricordava il futuro Santo nella sua infanzia, con la corona del rosario in mano, come quando nel suo piccolo lavoro di pastorello portava al pascolo il minuscolo gregge di famiglia. Le pianure ondulate di Piana Romana offrvano ai suoi occhi il panorama incantevole incorniciato dai profili montuosi del Matese, del Taburno e del Partenio. Spesso Francesco si sedeva all'ombra di un albero, sfilava la corona del rosario dalla tasca e comincia ad inanellare le ave Maria, mentre il suo sguardo innocente e puro si perdeva nella sinfonia di colori della natura circostante. E' così che lo vide il conoscente di papà Grazio e, restando incantato dal suo esemplare contegno, lasciò questa testimonianza: “Io passavo e vedevo questo ragazzo che aveva la corona in mano e recitava il rosario. Chiamai il padre e gli dissi: «'Razio, tieni nu santariello a pasculare le pecure». Il padre sorrise e non disse niente". L'unico libro che rivela il mistero nascosto nei sette anni trascorsi a Pietrelcina da Padre Pio

   Percorrendo il sentiero di campagna,  il giovane sacerdote Padre Pio da Pietrelcina, arrivava sul ponte di legno posto sulle placide e povere acque del torrente Quadrielli.  Qui incontrava spesso il pastore Giacomo Franciosi, fermandosi a scambiare qualche parola con lui e prendendo un po’ di fiato prima dell’erta finale. A volte, di ritorno dalla Piana, si fa dare anche una quartarella di latte, portandosela a casa

   Da questo ponte inizia il tratto più scomodo del sentiero, che si fa sempre più solitario, irto e selvaggio. E’ un erto pendio che sale lungo il costone occidentale di un basso rilievo collinare. Qui, dove il silenzio è sempre sovrano, seppur interrotto dal cinguettio degli uccelli, Padre Pio pregava e soffriva, avvertendo profondamente, nelle palme dei piedi, il taglio aguzzo dei sassi conficcati per caso nel terreno. Ecco la via Crucis che si coniuga con la via del Rosario. Il rosario diviene ancora più pregnante e fecondo, in quanto la preghiera è elevata a Dio dalle pene del duro cammino e della salita ripida che conduce alla piana.

    A piana Romana c’era la famiglia Forgione. E soprattutto c’era mamma Peppa.

    Qui la via Crucis ed il Rosario di Padre Pio terminavano, lasciando lo spazio ad altri momenti pure graditi ed amati, vissuti sotto un albero ricco di ombra e di verde: il celebre Olmo delle stigmate, situato quasi al centro del podere dei Forgione. Qui, dove il fratello ed i parenti gli avevano costruito un pagliaio per difendersi dal sole, il Frate di Pietrelcina amava sprofondarsi solitario nella preghiera, nella lettura e nella meditazione.      

    Nel pomeriggio, Padre Pio riprendeva la via del ritorno, percorrendo sempre la via del Rosario.  

   Oggi sono ben due le strade comode ed asfaltate che conducono a piana Romana. La prima è quella solita e conosciuta, da sempre percorsa dalle auto e dai pullman dei fedeli e dei devoti.  La seconda è stata costruita alcuni anni fa, ed è molto più corta, sebbene, per un brevissimo, tratto, sia stata erosa a metà da  una frana. Due strade comode e percorribili. Ma i fedeli ed i devoti di Padre Pio cercano sempre l’altra strada: quella semplice ed umile, nascosta tra le colline e quasi invisibile, sassosa ed immersa nel verde: è la via del Rosario. E’ il sentiero percorso da Padre Pio, a Pietrelcina. E’ il luogo amato e venerato dove è ancora possibile camminare e pregare, mirare e lodare, vivere e benedire quel Dio che si è manifestato nell’umile Frate di Pietrelcina.

   Con gli occhi della fede non è impossibile, percorrendo questo sentiero, incontrare ancora Padre Pio ed assaporare quel suo sorriso bonario e giocoso, ma anche benedicente. Perché è nel suo nome che noi percorriamo la Via del Rosario, ed è guardando a Lui che percorriamo l’altro sentiero, più difficile e coinvolgente: quello della nostra vita. E’ un sentiero come questo di Pietrelcina, ma ci porta diritto in cielo. 

Un altro prezioso libretto di Donato Calabrese

 

Il Santo Rosario con Padre Pio

     

Il Santo Rosario Eucaristico Mariano con Padre Pio

   Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore.

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Sorgerà a San Giovanni Rotondo per iniziativa di Elia Stelluto

UN GRANDE PROGETTO IN ONORE DI PADRE PIO

SACRARIO ALLA PACE E FRATELLANZA TRA I POPOLI
 

   Tra breve San Giovanni Rotondo sarà al centro di un evento unico e straordinario che farà il giro del mondo, perché il nostro Paese si arricchirà di un'opera monumentale, degna di annoverarsi tra le meraviglie del mondo. Dunque, non poteva mancare questo giusto e meritato evento the glorificasse la figura timbrica iconica e planetaria del nostro amatissimo Santo Padre Pio.
   Nel contesto di una visione biblica, che ne attestasse la giusta dimensione e grandezza spirituale, cristiana, pastorale e terrena nell'opera monumentale, alta circa mt. 30, che raffigura San Pio in uno slancio di fede apostolica e cristiana, sotto il peso simbolico della Croce, a testimonianza del suo calvario terreno, al pari di Gesù Cristo.
   Altro motivo dominante, sarà la grande opera del Cenacolo marmoreo scolpito ad alto rilievo, nelle stesse dimensioni dell' affresco di Leonardo da Vinci: di circa mt. 10x5, incastonato alla base del complesso monumentale, che renderà la piazza dell'anfiteatro scenicamente suggestiva ed un punto nevralgico di aggregazione ed adorazione e preghiera, con un ritorno di fiamma d'amore e devozione del turismo mondiale, compreso il mondo dell'arte e della cultura the ripercorrerà e rinnoverà i sentieri spirituali che portano a S. Giovanni di Padre Pio. Come una gigantesca Porta Santa di pellegrinaggio eterogeneo e globalizzato in visione al mondo e diritto al cuore nello spirito e nella mente del personaggio più discusso di tutti i tempi, nella Terra Santa dell'ospitalità e dell'accoglienza di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
                                                                    Il PRESIDENTE
                                                                 M.stro Elia Stelluto

Per contribuire a quest'Opera gigantesca in onore di Padre Pio:

COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"

CONTO CORRENTE BANCARIO:10/042139
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO IBAN: IT 04 H 0881078590 000010042139
CODICE PER VERSAMENTI DALL'ESTERO: ICRAITRRMI0
 
COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"
CONTO CORRENTE POSTALE: 95486445
IBAN: IT 09 T 07601 15700 000095486445 

  Chi non conosce Elia Stelluto? E' il fotografo di Padre Pio. Le migliaia di fotografie da lui scattate costituiscono quasi un Quinto Vangelo della conoscenza mediatica del Frate di Pietrelcina.

   Ma per conoscere meglio Elia, attraverso un episodio conosciuto per una delle foto più belle del nostro Santo, cliccate qui sotto:

ELIA STELLUTO CI PARLA DI PADRE PIO

   Per contattare direttamente Elia Stelluto, Presidente del Comitato Erigendo Monumento San Pio da Pietrelcina tel. 333-3489666.

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Hanno detto di

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Pietrelcina   e  

 Padre Pio

 

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Confidenzialmente

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