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PADRE PIO

DA PIETRELCINA

 

VAI ALLA VITA DI PADRE PIO 


Padre Pio da Pietrelcina

Fra Pio


Sacerdote e vittima


Pietrelcina novella Betlemme


Le Stigmate 


La partenza per Foggia


S.Giovanni Rotondo


I Monili dello Sposo


Arrivano i medici


Il ritorno alla normalità


Cleonice Morcaldi


Mary Pyle, l'Americana


Sacerdote e Maestro di spiritualità


Miracoli strepitosi


La profonda umanità


Alcune Storielle 


Padre Pio e la Madonna


Arriva la Madonna di Fatima


La Tenerezza del Padre


La preghiera e l'amore alla Chiesa


Sulla vetta del Calvario


"Siate costanti e perseveranti"


"Gesù ti riempia il cuore di tutto sé stesso"


Bibliografia


Pietrelcina e Padre Pio


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Gesù Cristo


Maria Santissima

Madre di Gesù e Madre nostra



Per Te

Giovane

"Vieni con noi!"

Al CENACOLO EUCARISTICO MARIANO

 


 Il Duomo di Benevento

Il Duomo di Benevento dove Padre Pio è stato ordinato sacerdote


La Porta di Bronzo del Duomo di Benevento

La Janua Major

la Porta di Bronzo della Cattedrale di Benevento


  

PADRE PIO

OGGI

1910-2010: Centenario della stigmatizzazione

di Padre Pio

CENTO ANNI DALLA PRIMA CROCIFISSIONE

  

Secondo la testimonianza di don Salvatore Pannullo, arciprete di Pietrelcina, mentre il giovane Padre Pio si trovava in preghiera e per prendere fresco sotto l’Olmo di Piana Romana, a Pietrelcina, gli apparvero Gesù e la Madonna, donandogli le sacre stimmate.

 

Donato Calabrese

    C’è un luogo preciso a Piana Romana di Pietrelcina, verso il quale Padre  Pio si è sempre sentito particolarmente legato, ed è marcato dalla presenza di un grande Olmo[1] ormai plastificato.  Fin da ragazzo ha amato sempre in modo particolare quello che era, a suo tempo, un grande albero situato quasi al centro del piccolo possedimento di famiglia. Ed è qui che lui si sedeva spesso, raccogliendosi in preghiera, mentre i familiari ed i parenti erano intenti al lavoro dei campi.

   Per favorire il raccoglimento ed il riposo, gli avevano costruito una capannuccia di paglia addossata all’Olmo, permettendogli, così, di crearsi idealmente uno spazio sacro, confortevole e tranquillo, dove poteva raccogliersi nel silenzio e nella preghiera, immerso nella contemplazione di quel Dio nascosto che Lui aveva sempre incontrato e mirato, con lo stupore del fanciullo, del pastorello e del giovane religioso.

   In quello spazio sacro benedetto da Dio, Padre Pio stava notte e giorno al fresco, per respirare aria pura e salubre. Nella capanna, divenuta per lui una vera chiesetta, faceva tutte le pratiche di pietà, e le preghiere notte e giorno[2].

   La benedizione di Dio che l’aveva accompagnato in tutto il suo cammino adolescenziale, non tardò a manifestarsi in modo straordinario, allorché uno squarcio di cielo si aprì sull’Olmo dei Forgione, il 7 settembre 1910. Durante una delle sue prolungate soste consacrate alla preghiera ed al raccoglimento, Padre Pio sentì due punture in mezzo alle mani. Secondo la testimonianza di don Salvatore Pannullo, arciprete di Pietrelcina, mentre si trovava in preghiera e per prendere fresco sotto l’Olmo di Piana Romana, gli apparvero Gesù e la Madonna, donandogli le sacre stimmate.

   Al mattino, recandosi in paese per la celebrazione della santa Messa, Padre Pio raccontò tutto all’arciprete, dicendogli: “Zi’ Tore, fatemi la carità: chiediamo a Gesù che mi tolga questa confusione. Voglio soffrire, morire di sofferenza, ma tutto nel nascondimento”.

   L’arciprete gli rispose: “Figlio mio, io ti aiuto a pregare e a chiedere a Gesù che ti tolga questa confusione; però, se é volontà di Dio, devi piegarti a fare in tutto e dappertutto la sua volontà. E ricordalo, perché se ciò è per la salvezza delle anime e per il bene del mondo intero, tu devi dire a Gesù: «Fai di me ciò che vuoi»”[3].   Vai al libro PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA, di Donato Calabrese

   Don Salvatore conosceva molto bene il giovane religioso cappuccino perché lo confessava spesso. Le sue parole si stamparono profondamente nella sua anima, tanto che Lui le accolse come un programma di vita, come se fossero state pronunciate da Gesù. Nelle parole del confessore, infatti, Padre Pio vedeva sempre la volontà di Dio ed i suoi arcani Disegni su di Lui. Proprio per questo, rafforzato da quelle parole, si consolidò, in Lui, l’opzione fondamentale della sua vita religiosa e mistica: abbandonarsi totalmente alla volontà di Dio, offrendo tutta la sua esistenza come un unico atto d’amore e di abbandono, sentendosi chiamato a soffrire ed amare il Figlio di Dio crocifisso. 

   Come rileggere, a distanza di cento anni, questo episodio tanto significativo da ripetersi, in modo più clamoroso, otto anni dopo a San Giovanni Rotondo?

   Come la risposta di Dio all’offerta dell’umile frate di Pietrelcina, vivamente modellata su quella del Suo Figlio crocifisso.  Prima ancora di divenire figlio spirituale di Francesco d’Assisi e mistico tutto proteso alla contemplazione viva della passione di Cristo; prima ancora di essere Padre Pio da Pietrelcina, Francesco Forgione aveva donato tutto sé stesso a Dio nel solitario incontro con Gesù avvenuto all’età di cinque o sei anni nell’allora chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli[4], su al Castello. Vai al Sito dedicato a Gesù di Nazareth

   In quel primo incontro con Gesù, Francesco comprese che tutta la sua vita sarebbe stata offerta a Lui. Da allora, le vicende cruciali della passione di Cristo forgiarono il tempo dell'infanzia, dell'adolescenza e della giovinezza, formando il futuro santo alla suprema scuola dell'Amore di Dio rivelato nel Figlio suo prediletto, mentre, per effetto di questa sublime catechesi divina, il Crocifisso troneggiava sempre più nel suo cuore casto ed oblato alla suprema causa della redenzione umana.  Più di una volta la mamma lo aveva trovato nella sua cameretta mentre si batteva sulle spalle con uno strumento di penitenza. Alle sue parole: “Figlio mio, perché fai questo?”, lui rispondeva: “Mi devo battere come i giudei battevano Gesù e gli facevano uscire il sangue sulle spalle”.

   Spirito di emulazione e di eroica sostituzione della vittima pasquale. Anche quando metteva una pietra al posto del comodo guanciale, Francesco Forgione amava rivivere, nelle sue carni fanciullesche, l’amore totale, oblativo e sofferto per il Dio rivelato mirabilmente attraverso il Figlio suo crocifisso.

   Di fronte all’eroismo nascosto e discreto di certi gesti, non si può non riconoscere l’autenticità dell’uomo che cerca di rispondere nel modo più alto, sublime, generoso ed eroico, all’amore di Dio.

   E allora, per rileggere, a distanza di cento anni, la stigmatizzazione di Padre Pio, non possiamo non ripensare alla mirabile catechesi divina connessa con questo evento. Crocifisso senza croce, Padre Pio ricorda, all’uomo inquieto di oggi, che Dio non è lontano da ciascuno di noi, e specialmente da coloro che gemono nella prova e nel dolore. La risposta di Dio agli atroci interrogativi dell’uomo non si traduce in una vana illusione di una felicità irraggiungibile, almeno in questa vita, ma nell’amorevole solidarietà manifestata con la suprema oblazione di Gesù crocifisso. 

   Vai alla Vita di Padre PioL’immagine del primo sacerdote stigmatizzato ha ripresentato, lungo tutto il percorso storico della sua tormentata vicenda personale, l’emblema stesso della suprema manifestazione d’amore di Dio per l’uomo.  Non poteva un semplice uomo testimoniare, seppure invisibilmente, questo amore divino. Solo un’anima mistica, tra le più grandi ed eroiche in assoluto, poteva trasmettere tale annuncio.

   Come primo sacerdote stigmatizzato della storia umana, Padre Pio da Pietrelcina ha vissuto, per tutta la sua vita, la passione di Cristo. Possiamo dire che Gesù si è reso sempre plasticamente presente, dolorosamente presente, vividamente presente nel suo corpo martoriato. Non un fenomeno interpretabile alla luce della ragione, che valuta con ben altri giudizi tali realtà che pure sfuggono, almeno in parte, al mondo sperimentale; ma un mistero d’amore, nient’altro che d’amore tra un uomo semplice e piagato di Pietrelcina ed il Suo Dio infinito, rivelato col suo amore infinito nell’immagine più mirabile che possa raggiungere e trasformare il cuore dell’uomo di ogni tempo: Gesù crocifisso.

    A Padre Giovanni da Baggio che gli chiese, nel 1942, cosa fa l’anima quando vive nell’orazione mentale e nella contemplazione, Padre Pio rispose: “Si scioglie, si perde nell’amore”.         

    “L’anima si scioglie, si perde nell’amore”. Possiamo dire che questa frase di Padre Pio esprima limpidamente il suo sentire profondo, il suo “sciogliersi”, come cera al fuoco, davanti a quel Dio che lo ha reso totalmente partecipe del grande mistero della redenzione umana.

    Le stigmate, i cosiddetti “Monili dello Sposo”, erano l’immagine viva del fuoco che bruciava nel corpo di Padre Pio. Per tutta la sua vita, è stato malato d’amore per il suo Dio. Consumato d’amore e vittima d’amore. Un fuoco che bruciava e non consumava, come il roveto ardente sull’Oreb, pieno della Presenza di Dio.

   Nessuno più dei mistici percepisce la grandezza smisurata dell’amore infinito rivelato in Gesù di Nazareth. Nessuno più di Padre Pio è stato malato d’amore per questo Dio che merita amore, e solo amore. Nessuno più di lui ha saputo rispondere appieno a questa sete d’amore, espressa mirabilmente sulla stessa scena del Calvario, quando Gesù, prima di morire, disse: “Ho sete”[5]

   Cento anni sono trascorsi da quell’evento consumato nascostamente a Piana Romana di Pietrelcina. Un secolo di storia. Una Storia da meditare, contemplare e ricordare.

   Ci riguarda da vicino, perché “Tutto è avvenuto a Pietrelcina. Lì c’è stato Gesù”[6].


[1] Purtroppo di questo albero, danneggiato probabilmente da una malattia detta grafiosi, non è rimasto che il tronco, sottoposto, negli anni scorsi, ad un intervento di conservazione, N.d.A..

[2] Cfr. R. da S. Elia a Pianisi, Appunti su Padre Pio da Pietrelcina in riguardo

 all’origine delle stimmate, ms., f. 3 in APG, in Fernando da Riese Pio X,

Padre Pio da Pietrelcina,  Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, Ed. 1996, 78. 

[3] Cfr. Iadanza Lucia, Deposizione, datt pp 3-4, in Lino da Prata e

Alessandro da Ripabottoni, Beata te Pietrelcina, Frati Cappuccini di

Pietrelcina, giugno 1994, 210.

[4] Attualmente chiesa di Sant’Anna.

[5] Gv 19,28.

[6] Parole di Padre Pio alla nipote Pia Forgione.

Donato Calabrese, appassionato studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, in un suo libro, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio a Pietrelcina, dal 1909 al 1916.

 

PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 

“Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana

Donato Calabrese  

   Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina.

   Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto  un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni.

  Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI.

   Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio.

   A tale periodo storico  è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, Calabrese ha preso in considerazione tutto l’itinerario personale, spirituale e mistico percorso dall’allora giovane Frate cappuccino nella sua città natale, studiando con particolare attenzione, questi sette anni trascorsi, a Pietrelcina dal 1909 al 1916, in continua tensione tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel borgo natale.

   Memore che obbedire ai superiori fosse come obbedire a Dio, Padre Pio avrebbe voluto riprendere subito la vita conventuale. E spesso tornava alla Fraternità cappuccina, vedendosi, però, costretto a riprendere la strada per Pietrelcina, a causa della malattia che lo faceva stare male, con febbri altissime e, ovviamente, debilitanti. In uno di questi rari soggiorni conventuali, avvenuti proprio nel settennio 1909-1916, mentre era a Venafro, in preda alla febbre, Padre Pio ebbe vari fenomeni estatici, in uno dei quali, si squarciò, per un attimo, il velo che copriva la causa del suo forzato soggiorno a Pietrelcina. Riportiamo questo particolare dallo stesso libro di Donato Calabrese. Si riferisce all’estasi avvenuta, nella sua celletta conventuale, il 3 dicembre 1911: «Ah, Gesù mio, tu mi vuoi mandare a quella terra d’esilio! …Dunque mi vuoi scacciare?… non sono sacerdote di qui? … che debbo fare là?… ti vuoi glorificare in me?… e chi sono io?… »[1].

   In questa estasi nella quale parlava della terra d’esilio riferendosi a Pietrelcina, senza rendersi conto degli astanti, Padre Pio rivelò che la sua permanenza nella città natale era voluta dallo stesso Gesù. Era Gesù a volerlo in quella che lui chiamava terra d’esilio. Era Gesù che voleva glorificarsi in lui.

   Queste parole così eloquenti erano ancor più avvalorate dalle osservazioni del medico che, insieme con padre Agostino, era presente. Il dottor Nicola Lombardi non poté fare a meno di osservare, dal punto di vista medico,  che durante l’estasi il giovane frate aveva gli occhi sempre aperti, fissi in alto, verso un punto fisso davanti a sé. E quello che apparve ancora più stupefacente, era che lui non batteva mai le palpebre. Chiunque provasse ad avere gli occhi aperti per qualche minuto, senza battere le palpebre, non ci riesce in alcun modo. Dopo pochi secondi occorre chiudere gli occhi, perché hanno bisogno di una continua lubrificazione, operata dalle palpebre che si aprono e si chiudono. Altrimenti, gli occhi cominciano ad avvertire dei fastidi.

   Il fatto che Padre Pio fosse in estasi, con gli occhi fissi, e guardasse verso un punto fisso davanti a sé senza battere le palpebre, dimostrava che qualcosa o Qualcuno gli permetteva di fare ciò che nessun essere umano poteva e può fare. Ma quello che più destava meraviglia era il fatto che l’estasiato non si rendeva conto di ciò che avveniva accanto a lui. Infatti, dopo aver acceso un cerino, il dottor Lombardi lo teneva tra le dita, fermo, dinanzi alla pupilla di Padre Pio. L’estatico, però, sembrava non accorgersi di niente, continuando a guardare verso lo stesso punto di fronte a sé, in direzione del Personaggio Celeste che dialogava con lui. E’ grazie al preziosissimo Diario di padre Agostino da san Marco in Lamis che noi veniamo a conoscenza di fatti oggettivi avvenuti nel 1911, quindi 99 anni fa.

   Appassionato studioso della spiritualità cristiana, Donato Calabrese ha preso in considerazione le manifestazioni soprannaturali avvenute a Pietrelcina in questo settennio 1909-1916. Gli insoliti fenomeni mistici, come le estasi, le bilocazioni, le profezie; ma anche i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un uomo dotato dell’èthos essenziale comune con la sua gente Sannita, che si sposa magnificamente con gli eterni valori presenti nel messaggio di Cristo. Un sacerdote, un religioso cappuccino già apprezzato, stimato ed amato in questi anni  trascorsi a Pietrelcina. Qui Padre Pio ha percorso l'itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici delle stigmate, che poi riappariranno visibilmente a San Giovanni Rotondo, oltre a quelli della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine, della ferita d’amore, ed altri ancora.

   “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, contemplando, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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[1] Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, p. 39.53

    
 

ATTENZIONE

MESSAGGIO DIRETTO AI RESPONSABILI DEI GRUPPI DI PREGHIERA, DELLE AGENZIE DI VIAGGIO E DEI TOUR OPERATOR

   Ricevo spesso delle richieste, provenienti da ogni parte d’Italia, da parte di persone singole che si rivolgono ai miei siti per sapere se dalla loro località vengono organizzati pellegrinaggi diretti ai luoghi di Padre Pio.

   Pertanto, allo scopo di aiutare queste singole persone desiderose di compiere tali pellegrinaggi, ho deciso di aprire una pagina DIARIO, esclusivamente dedicata a tutti coloro che organizzano i pellegrinaggi, in modo che possano comunicare, direttamente su di essa, le date, le città di provenienza, le tariffe, i numeri di prenotazione telefonica, ed altre caratteristiche dei loro pellegrinaggi. In tal modo i singoli fedeli che intendono recarsi in visita a Pietrelcina ed a San Giovanni Rotondo, potranno contattare direttamente le Agenzie, i gruppi di preghiera ed i Tour Operator.

   Questo il link per segnalare i vari tipi di viaggi e pellegrinaggi diretti a PIETRELCINA ED A SAN GIOVANNI ROTONDO.

DIARIO VIAGGI AI LUOGHI DI PADRE PIO

Un itinerario suggestivo e spirituale: da Pietrelcina a Piana Romana, passando per la Via del Rosario, sempre percorsa da Padre Pio

 

PIANA ROMANA A PIETRELCINA

Luogo di preghiera e di pace

 

Donato Calabrese

   Piana Romana è distante una manciata di chilometri da Pietrelcina, ed è raggiungibile sia attraverso due comode strade asfaltate (a causa di una frana, la seconda è attualmente vietata ai pullman), sia  lungo il silenzioso, tranquillo, suggestivo sentiero di campagna che, fin da quando viveva l'età dell'infanzia, Padre Pio percorreva per raggiungere il terreno e la masseria di famiglia ubicati proprio in questa contrada. Ed è proprio perché la stradina, che in alcune parti si fa più stretta e scomoda, è stata sempre percorsa dal Frate stigmatizzato, e molte volte pregando con il santo rosario, è stata successivamente chaiamata Via del Rosario.

   E’ un itinerario suggestivo che, a causa della lunghezza, non molti riescono a percorrere, ma che non sfugge certamente ai tanti gruppi di preghiera ed ai pellegrinaggi squisitamente religiosi  che non vengono a Pietrelcina con le ore contate. Essi sanno che la Via del Rosario è la sola ed autentica Via Crucis percorsa da Padre Pio in tutti gli anni della sua vita trascorsa a Pietrelcina, e quindi, dagli anni successivi alla nascita, avvenuta il 1887, fino al 1903; e poi dal 1909 al 1916, allorché, tra Pietrelcina e Piana Romana ha vissuto quello che è, forse, il tempo più importante del suo itinerario spirituale e mistico.

Piana Romana

I viali di Piana Romana accolgono e donano pace all'uomo che cerca Dio nella preghiera

   E allora, non si può venire a Pietrelcina con le ore contate. Altrimenti si corre il rischio di restare con un pugno di mosche in mano, perdendo, così, una vitale e duplice opportunità: riscoprire l'essenzialità e la semplicità della bellezza di Dio per mezzo del creato, e conoscere profondamente il Mistico che, come ebbe a dire Papa Benedetto XV, “E’ uno di quei santi che Dio ogni tanto manda sulla terra, per ricordare all’uomo che Lui esiste”.

   Quando ho il piacere di guidare un pellegrinaggio a Pietrelcina, non solo sento in me l'esigenza di aiutare le anime affidatemi dalla Provvidenza in quel momento, a conoscere meglio e più profondamente la vita e l’itinerario spirituale e mistico di Padre Pio, ma anche far sì che ognuno, ogni persona, possa compiere un percorso vitale e rigenerante, soprattutto per il suo spirito. Tutto nasce dal di dentro, e quando ognuno comincia a riscoprire il valore ed il sapore delle cose semplici - e Pietrelcina e Piana Romana in questo sanno trasmettere tali valori - allora inizia un percorso che lo porta a rivivere la sua adolescenza e giovinezza, e soprattutto una primavera della fede e della comunione con Dio per mezzo di Gesù. In tal caso, Pietrelcina e Piana Romana soprattutto, aiutano moltissimo ogni anima predisposta, e quindi non assalitaLucia, una donna Russa devotissima di Padre Pio dalla fretta, a guardarsi attorno, a cercare l'essenzialità e la semplicità, scoprendo il profumo dell'erba bagnata dalla pioggia, il colore semplice ed affascinante dei fiori di campo, che non sono coltivati, ma offrono una meraviglia non toccata dalla mano dell'uomo; le ombre ristoratrici degli alberi che evocano il rifugio preferito dal nostro Santo: il vecchio Olmo sotto il quale amava rifugiarsi per pregare, leggere e contemplare; i sentieri irti e sassosi che rivelano appena appena la presenza dell'uomo, e che, pure, permettono di scoprire, nella loro semplicità, la nudità dell'essere umano e di quel Dio che è solo semplicità ed invita alla semplicità ed alla essenzialità.

   Percorrere la Via del rosario ed i vialetti di Piana Romana mirando e pregando, con la corona del rosario in mano, vuol dire abbandonare, per un tempo “Non perso”, ma pienamente valorizzato, il vecchio uomo, il vecchio mondo, i vecchi schemi, per ritrovare, nel silenzio interrotto dal cinguettio degli uccelli, nel panorama che si allarga a 360 gradi, nello spettacolo variopinto e continuamente rinnovato della natura, il silenzio del cuore, la pace dell'anima, l'abbandono fiducioso nelle braccia del Padre Celeste che ha fatto grandi cose per mezzo di un uomo, un frate, che qui, tra Pietrelcina e Piana Romana, ha vissuto la stagione forte dell'innamoramento verso il Figlio Suo Crocifisso che lo ha riempito di sensazionali doni mistici.    E’ Lui ad dire alla nipote, Pia Forgione: “Vai a Pietrelcina e metti tutto a posto. Perché tutto è avvenuto lì. Lì c’è stato Gesù”. 

Un altro prezioso libretto di Donato Calabrese

 

Il Santo Rosario con Padre Pio

     

Il Santo Rosario Eucaristico Mariano con Padre Pio

   Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore.

Potete prenotare il libro Cliccando Qui

Sorgerà a San Giovanni Rotondo per iniziativa di Elia Stelluto

UN GRANDE PROGETTO IN ONORE DI PADRE PIO

SACRARIO ALLA PACE E FRATELLANZA TRA I POPOLI
 

   Tra breve San Giovanni Rotondo sarà al centro di un evento unico e straordinario che farà il giro del mondo, perché il nostro Paese si arricchirà di un'opera monumentale, degna di annoverarsi tra le meraviglie del mondo. Dunque, non poteva mancare questo giusto e meritato evento the glorificasse la figura timbrica iconica e planetaria del nostro amatissimo Santo Padre Pio.
   Nel contesto di una visione biblica, che ne attestasse la giusta dimensione e grandezza spirituale, cristiana, pastorale e terrena nell'opera monumentale, alta circa mt. 30, che raffigura San Pio in uno slancio di fede apostolica e cristiana, sotto il peso simbolico della Croce, a testimonianza del suo calvario terreno, al pari di Gesù Cristo.
   Altro motivo dominante, sarà la grande opera del Cenacolo marmoreo scolpito ad alto rilievo, nelle stesse dimensioni dell' affresco di Leonardo da Vinci: di circa mt. 10x5, incastonato alla base del complesso monumentale, che renderà la piazza dell'anfiteatro scenicamente suggestiva ed un punto nevralgico di aggregazione ed adorazione e preghiera, con un ritorno di fiamma d'amore e devozione del turismo mondiale, compreso il mondo dell'arte e della cultura the ripercorrerà e rinnoverà i sentieri spirituali che portano a S. Giovanni di Padre Pio. Come una gigantesca Porta Santa di pellegrinaggio eterogeneo e globalizzato in visione al mondo e diritto al cuore nello spirito e nella mente del personaggio più discusso di tutti i tempi, nella Terra Santa dell'ospitalità e dell'accoglienza di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
                                                                    Il PRESIDENTE
                                                                 M.stro Elia Stelluto

Per contribuire a quest'Opera gigantesca in onore di Padre Pio:

COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"

CONTO CORRENTE BANCARIO:10/042139
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO IBAN: IT 04 H 0881078590 000010042139
CODICE PER VERSAMENTI DALL'ESTERO: ICRAITRRMI0
 
COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"
CONTO CORRENTE POSTALE: 95486445
IBAN: IT 09 T 07601 15700 000095486445 

  Chi non conosce Elia Stelluto? E' il fotografo di Padre Pio. Le migliaia di fotografie da lui scattate costituiscono quasi un Quinto Vangelo della conoscenza mediatica del Frate di Pietrelcina.

   Ma per conoscere meglio Elia, attraverso un episodio conosciuto per una delle foto più belle del nostro Santo, cliccate qui sotto:

ELIA STELLUTO CI PARLA DI PADRE PIO

   Per contattare direttamente Elia Stelluto, Presidente del Comitato Erigendo Monumento San Pio da Pietrelcina tel. 333-3489666.

PADRE PIO OGGI

Padre Pio Santo

HANNO DETTO DI PADREPIO

Hanno detto di

Padre Pio

PIETRELCINA E PADRE PIO

Pietrelcina   e  

 Padre Pio

 

IL FASCINO DISCRETO DI PIANA ROMANA

Il fascino discreto di Piana Romana

Confidenzialmente da Donato Calabrese

Confidenzialmente

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I LUOGHI DI PADRE PIO A PIANA ROMANA

I luoghi di Padre Pio a Piana Romana

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