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 Il Duomo di Benevento

Il Duomo di Benevento dove Padre Pio è stato ordinato sacerdote


La Porta di Bronzo del Duomo di Benevento

La Janua Major

la Porta di Bronzo della Cattedrale di Benevento


  

PADRE PIO

OGGI

 

La Cappella di Piana Romana: custodisce l'olmo delle stigmtate

 

Il borgo natale, con le sue casette di pietra bianca, le rampe ripide e tortuose, le piccole scalinate, la roccia che spunta un po' dovunque nei vicoli e nelle corti, i volti scavati dalla fatica, del popolo di Pietrelcina, e lo scenario dolce e rigoglioso della sua campagna, raffigurano, nel pensiero di Padre Pio, la cornice ideale di quel presepe spirituale idealizzato, già da bambino, nell'intimo della sua anima ed intravisto dall’alto del suo Spirito, sulle ali della fantasia. 

 

PADRE PIO E LA POESIA DEL NATALE

   “Accolga, il nascituro bambinello le mie povere e fiacche preghiere che a lui innalzerò con più viva fede in questi santi giorni per voi, per tutti i superiori, pel mondo intero! Piaccia ancora accogliere, questo celeste infante i miei desideri, che sono quelli di amarlo quanto ne è capace una creatura di amarlo qui in terra e vederlo del pari amato da tutti!”

 

Donato Calabrese

   Il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza lascia nel cuore di ogni uomo un dolce bagaglio di memorie incancellabili che appartengono al nostalgico ricordo del passato che affiora impercettibilmente, ma dolcemente, per tutta l’esistenza umana. E se per ogni uomo l’età aurea riemerge ogni tanto nei ricordi, per chi ha avuto il privilegio di viverla tra il paese e la campagna di una serena e tranquilla terra del Sannio, riaffiora ancora più vivida e bella, anche cadenzata dai ritmi semplici e naturali delle stagioni e delle feste, tramandate lungo i secoli, dalla quella civiltà profondamente radicata nei valori morali e cristiani della nostra gente. È il caso di Padre Pio da Pietrelcina. L’uomo, prima che il santo; il ragazzo prima che il frate; l’esplosione vitale e lo stupore del pastorello di Piana Romana prima che il sacerdote. Il giovane e semplice contadino prima che l’ardito scalatore delle vette dello Spirito.

   Nell’ambiente tranquillo ed agreste della sua Terra, fin da bambino Padre Pio ha cullato, nel suo cuore, la mirabile poesia del Natale. Non una fiaba infantile, fine a sé stessa, ma il poema vero ed unico, gioioso e positivo, sprigionato come un fiore di primavera a Betlemme di Giudea.

   Con questo prezioso carico di fantasie infantili accarezzate dalla lieta notizia della Nascita di Gesù, il giovane Padre Pio ha sempre vissuto l’età aurea della sua vita con le esperienze mai sopite di deliziose intimità divine e con la partecipazione emotiva e spirituale alla tradizione religiosa della Festa, plasticamente espressa con i presepi interamente costruiti a mano nella masseria di Piana Romana con l’aiuto dell’inseparabile amico Mercurio Scocca. Ma le esperienze e le intimità divine sono solo appannaggio dello Spirito e della particolare discrezione e modestia del giovane Forgione. A noi non resta che aggrapparci alle briciole di tali momenti, e quindi ai ricordi tramandati a Pietrelcina. Ripensare, quindi, allo sguardo attento e profondo con cui il futuro religioso francescano plasma i pastori del presepe con la cruda argilla della contrada, lavorando i cartoni inutilizzati, per fare le case, e svuotando, infine, i gusci delle lumache per  provvedere alle piccole lucerne! E mentre pian piano il presepe prende forma in un incavo della casetta di pietra di Piana Romana, il suo sguardo corre alla piccola grotta di Greccio riscaldata dall’amore del Santo di Assisi. L’attenzione rivolta alla rappresentazione plastica del Natale, esprime la motivazione più profonda del suo cuore: creare un contorno, una cornice, una collocazione geografica, seppure piccola e modesta, a tale Evento ed alla realtà Divina che esso raffigura. Quel bambinello Divino che sta per nascere nel presepe di Piana Romana, è già nato e vive nel cuore del futuro Padre Pio.    

   Passano gli anni ed alla fantasia e creatività del piccolo Francesco Forgione, si sono uniti altri sentimenti ancora più profondi del giovane francescano cappuccino: l’amore e lo stupore di fronte al Natale, la sensibilità, la delicatezza e la completa dedizione al Cristo fattosi povero e nato povero.

   Il giovane Padre Pio custodisce intimamente, nel suo cuore consacrato, la lieta novella del Natale, arricchendola con la gioia e l’amore al Divino Bambino: “Infine venne il pargoletto Gesù al quale dissi di voler fare solo la sua volontà. Mi consolò e mi rinfrancò le sofferenze della notte. Oh Dio, come batteva il mio cuoricino, come ardevano le mie guance presso questo celeste Bambino”[1]. Ha 25 anni, Padre Pio, quando descrive questi sentimenti deliziosi provati verso il Bambinello Gesù. Il suo è un affetto ardente ed incondizionato che provoca celestiali incontri tra le mura della sua casa, come lui stesso confida al suo direttore spirituale:  “Questa notte scorsa poi l'ho passata tutta intiera con Gesù appassionato”.

   La dimensione mistica del suo cuore riesce a cogliere, per quanto umanamente è possibile, il senso profondo del messaggio d'amore che erompe dalla greppia di Betlemme, lasciandosi andare a sentimenti di gioia e d'amore inaudito verso il Dio incarnato: “Accolga, il nascituro bambinello le mie povere e fiacche preghiere che a lui innalzerò con più viva fede in questi santi giorni per voi, per tutti i superiori, pel mondo intero! Piaccia ancora accogliere, questo celeste infante i miei desideri, che sono quelli di amarlo quanto ne è capace una creatura di amarlo qui in terra e vederlo del pari amato da tutti!”[2] .

   Scrivendo a Raffaelina Cerase, una delle sue prime figlie spirituali, Padre Pio confessa i sentimenti di gioia e di tenerezza per l'imminenza del Natale: “Al cominciarsi della sacra novena in onore del santo Bambino Gesù il mio spirito si è sentito come rinascere a novella vita; il cuore si sente come abbastanza piccino per contenere i beni celesti; l'anima sente tutta disfarsi alla presenza di questo nostro Dio per noi fatto carne.  Come fare a resistere a non amarlo sempre con ardore?!  Oh appressiamoci al Bambino Gesù con cuore immacolato di colpa, che ne gusteremo quanto sia dolce e soave l'amarlo. Non mancherò giammai, e molto più in questi santi giorni, di pregare il divin Pargoletto per tutti gli uomini, specie per voi e per tutte quelle persone che a voi tanto a cuore vi stanno. Lo pregherò affinché vi voglia far partecipe di tutti quei carismi che sì largamente ha diffuso e va sempre più diffondendo nel mio spirito”.                                                                       

   Contemplando il Dio che nasce nella notte di Betlemme, Padre Pio assapora momenti di mistica letizia ed angelico stupore connaturale tra la sua originale attività di pastorello di Piana Romana con i sentimenti gioiosi dei pastori visitatori di Betlemme. Il suo cuore vibra di tenerezza, di felicità e di fervente preghiera: “Il Celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte quelle sante emozioni che fece sentire a me nella beata notte, allorché venne deposto nella povera capannuccia! Oh Dio, padre mio, non saprei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore vero il nostro Dio umanato. Le notte nello spirito durò anche allora, ma, lo dico pure, in mezzo a un sì buio pesto, feci una fortissima indigestione spirituale”.

   La Betlemme della notte di Natale non è lontana da Pietrelcina, negli occhi e nell’immaginazione di Padre Pio. È lì, viva, semplice, naturale, resa presente dal Borgo antico del Castello, che con le sue casette di pietra, le rampe ripide e tortuose, le minuscole o lunghe scalinate, la roccia aspra del Morgione che spunta un po’ dovunque nei vicoli e nelle corti, racconta, senza parlare, la storia vera e salvifica dell’Evento avvenuto nel presepe nativo di Gesù. I pastori sono sempre lì, tra quelle case e quelle vie antiche e sempre nuove. Sono i volti scavati dalla fatica artigianale e dai lavoro dei campi del popolo di Pietrelcina. Gente semplice e genuina, come dirà anni dopo, con nostalgici ricordi, lo stesso Padre Pio: “Ah se quella gente di un tempo tornasse”.

   Lo scenario del presepe di Pietrelcina è quello dolce e rigoglioso della sua campagna, arricchito dalla varietà di piante e di alberi. Tutto il quadro offre al pensiero, ai sentimenti profondi dell’anima mistica di Padre Pio, la cornice ideale di quel presepe spirituale idealizzato, già da bambino, nell'intimo della sua anima ed intravisto dall’alto del suo Spirito. Immagini che resteranno sempre fissate nel suo cuore, anche quando sarà lontano da Pietrelcina, e serberà sempre con sé il ricordo amabile della sua gente, delle tradizioni civili e religiose, dell’autenticità un popolo  erede spirituale dei primi pastori di Betlemme.

   “Quali e quanti non sono, o cristiani, gl’insegnamenti che si partono dalla grotta di Betlemme! Oh come deve sentirsi acceso il cuore di amore per colui che tutto tenerezza si è fatto per noi! Oh come dovremmo ardere dal desiderio di condurre il mondo tutto a quest’umile grotta, asilo del re dei rei, più grande di ogni reggia umana, perché trono e dimora di Dio!

   Chiediamo a questo divino  Bambino di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare questo mistero ripieno di divine tenerezze”[3].


[1] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, p. 292.

[2] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, p. 439.

[3] Padre Pio da Pietrelcina 

 

Uno squarcio dell’infinito in Piana Romana di Pietrelcina

LA CAPPELLINA  DELLE STIGMATE

   Situata nel cuore verde di Piana  Romana a Pietrelcina, in provincia di Benevento, La cappella che custodisce l’olmo delle stigmate, a Piana Romana è, sicuramente, uno dei luoghi più importanti e significativi della vita di Padre Pio.

 

 Donato Calabrese

   Sono trascorsi 101 anni da quando Padre Pio ha lasciato definitivamente l’amata città natale. Il tempo è passato, ma la sua presenza non si cancella: Pietrelcina è tutta piena di lui. La cappella che custodisce l’olmo delle stigmate, a Piana Romana è, sicuramente, uno dei luoghi più importanti e significativi della sua vita.

   Fin dalla sua infanzia ed adolescenza, Padre Pio si è sempre sentito particolarmente attratto dal fresco ed ombreggiato olmo situato nel cuore del piccolo possedimento di famiglia, a Piana Romana. «Nella stagione estiva – raccontava Padre  Pio a padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi – stavo sempre in campagna a Piana Romana ed i miei, zii e cugini, mi costruirono una capanna o pagliaio ai piedi di quest’albero, anzi poggiata proprio all’albero. E’ là che io stavo notte e giorno al fresco, per respirare aria pura e salubre. In quella capanna, per me divenuta una vera chiesetta, io facevo tutte le pratiche di pietà, e le mie preghiere notte e giorno»[1].

    Nella biografia ufficiale curata da padre Fernando da Riese Pio X, è scritto che “La capanna sotto l'Olmo, come le case di Pietrelcina, è anche testimone taciturna delle vessazioni diaboliche che senza tregua hanno fatto soffrire molto il frate di Pietrelcina: "Nessuno sa quello che avveniva là di notte", ha confidato una volta, Padre Pio[2].

   Il giovane Padre Pio amava stare seduto sotto quest’albero verdeggiante e ricco di ombra. Qui leggeva le opere di spiritualità cristiana, particolarmente la vita e le estasi di santa Gemma Galgani, le opere di Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce. Qui pregava, quieto e solitario, respirando, a pieni polmoni, la pace, il silenzio, i pochi gradevoli rumori agresti  generati dalla tranquilla vita contadina, ed interrotti solo dal cinguettio degli uccelli e dalla brezza che apporta beneficio ai suoi polmoni malati. Soprattutto, qui faceva i suoi esercizi spirituali, tenendo come riferimento un testo di padre Gaetano da Bergamo: Il Cappuccino ritirato.

   È per questo legame con il suo Olmo, olmo  che i familiari ed i cugini costruirono una cappella di paglia addossata all’albero, onde permettere un maggiore isolamento per il tempo che il giovane religioso cappuccino trascorreva a Piana Romana.  E fu proprio in questa semplice capannuccia di paglia, addossata all’olmo, che Gesù e la Madre Sua Maria, si degnarono di apparire a Padre Pio, donandogli le stigmate. Era il 7 settembre del 1910.  Sei anni dopo, il 17 febbraio 1916, Padre Pio lasciò Pietrelcina per tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Quarantadue anni dopo, precisamente nel 1958, Mercurio Scocca, fedele amico d’infanzia di Padre Pio, si fece promotore della costruzione di una cappellina dedicata a san Francesco d'Assisi, il primo stigmatizzato della storia cristiana. Abbattendo  la vecchia e fatiscente capanna di paglia, e preservando l’olmo di Padre Pio, con non pochi sacrifici, Mercurio cominciò a raccogliere soldi per la costruzione della cappella, trovando aiuto anche negli altri abitanti della contrada.

   La cappella è situata proprio al centro di un incantevole boschetto di giovani pini. La parte anteriore é lunga 8 metri e larga 4,50. La parte posteriore é semicircolare e custodisce il tronco ormai secco e plastificato del vecchio olmo.

   Alla cappella si accede attraverso un vialetto alberato. Il 23 aprile 1961 la campanella cominciò ad echeggiare i suoi rintocchi festosi, invitando i fedeli dei dintorni alla Messa officiata dai Frati cappuccini di Pietrelcina.

   Negli anni successivi, con l’incremento dei pellegrini e dei fedeli, tra cui molti provenienti dalla vicina Benevento, la liturgia domenicale cominciò ad essere celebrata all’aperto in estate, ed in un capannone prefabbricato d’inverno. Ma era così affollata, e particolarmente raccolta, che molti erano costretti ad affrontare il vento gelido dei mesi invernali, pur di  partecipare alla celebrazione della santa Messa, officiata dai Frati cappuccini di Pietrelcina, da sempre zelanti nel custodire amorevolmente i luoghi della memoria di Padre Pio.

   Da alcuni anni finalmente, la santa Messa è celebrata, nella confortevole Aula liturgica costruita in un luogo poco lontano dai ricordi di Padre Pio.  La cappellina dell’olmo resta sempre il luogo preferito e toccati da tutti i pellegrinaggi che giungono a Pietrelcina. Non si può venire qui e non sostare in silenziosa preghiera, ripensando alle “grandi cose” operate da Dio in questo spazio ormai sacro, a favore dell’umile religioso cappuccino di Pietrelcina.

   A Piana Romana, Padre Pio è nato Santo; è cresciuto Santo; è vissuto Santo. E qui, a Piana Romana, ha effuso quella santità che tuttora riscalda i cuori di milioni di credenti che si riconoscono nel suo inimitabile magistero di dolore e di amore.

   E' triste vedere come migliaia di persone vengono a Piana Romana: visitano; si girano attorno; guardano; se ne vanno. Non hanno colto appieno la ricchezza mistica di Piana Romana, né quella di Pietrelcina. Chi è avaro con Dio non può scoprire le sue meraviglie. Solo a chi dona generosamente, soprattutto il suo tempo e il suo cuore, Dio dona generosamente il Suo Amore Divino.


[1] R. da S. Elia a Pianisi, Appunti su Padre Pio da Pietrelcina in riguardo all’origine delle stimmate, ms., f. 3 in APG, in Fernando da Riese Pio X,

Padre Pio da Pietrelcina,  Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, Ed. 1996, 78. 

[2] Fernando da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina, pag. 78.

Ecco il vero volto di Padre Pio da Pietrelcina. Ce lo rivela Donato Calabrese, biografo del Santo e appassionato di spiritualità e di mistica cristiana

 

 IL MIO LIBRO: PADRE PIO

“Sono un Mistero a me stesso”

“Credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina”.

Donato Calabrese

   Donato Calabrese, hai voluto scrivere questo lavoro (206 pagine) che è il seguito del precedente: Padre Pio Sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline. Cosa può averti mosso a scrivere questo nuovo libro su Padre Pio da Pietrelcina?

    Credo di essere partito da un’ispirazione, nel senso che non potevo non notare, in tutti questi anni, quanto fosse stata deformata l’immagine di Padre Pio dai mezzi di comunicazione sociale. Si parla di lui sempre in modo sbagliato, perché Padre Pio fa sempre notizia, anche quando si dicono cose inesatte, e a volte ingiuste, sul suo conto. Quindi credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina.

    -  Nella sua stesura definitiva, il libro appare formato da 206 pagine. Sono molte o sono poche per un personaggio come Padre Pio?

    La bozza originale superava le 480 pagine. Un po' troppe, anche se Padre Pio meritava molto di più. Allora ho pensato di offrire ai lettori unopera divulgativa, accessibile a tutti, perché ogni uomo di buona volontà possa scoprire la Presenza di Dio in un secolo buio, come quello trascorso. Quindi, ho cercato innanzitutto di far emergere l’autentico volto di Padre Pio, con la Sua genuina personalità umana, religiosa e mistica, non tralasciando un aspetto abbastanza trascurato nelle biografie, ma che appartiene tipicamente al suo carattere più autentico: le radici sannitiche e cristiane armoniosamente fuse in uno dei fiori più belli e profumati della creazione. Ho voluto prendere in esame colui che può essere considerato l’alpinista, o meglio ancora, il sestogradista delle grandi vette dell’ascesi e della mistica cristiana, il martire di Dio che all’abbondanza di doni divini ricevuti, ha risposto con il suo nudo patire e il nudo amare, l’Alter Christus trasverberato e stigmatizzato, e quindi l’anima riparatrice, l’uomo di Dio contrassegnato da una grande varietà di carismi che ha messo sempre disposizione delle anime, e appunto l’apostolo del confessionale. E poi, il taumaturgo per mezzo del quale Dio ha operato eventi sensazionali, grazie senza numero, e miracoli strepitosi sul Gargano e nel mondo.

    -  Hai parlato di martire di Dio. In che termini hai considerato le grandi prove vissute da Padre Pio negli anni venti e trenta, e poi ripetute nel decennio precedente la sua morte?

   -  Quelle che ho chiamato persecuzioni appartengono a due tempi molto importanti della vita di Padre Pio sul Gargano. Io sono un umile figlio della Chiesa Cattolica, ma non posso chiudere gli occhi davanti all'evidenza della verità storica. Per tutta la sua esistenza Padre Pio non ha sofferto solo vessazioni diaboliche, malattie e infermità, ma anche calunnie, percosse morali, e umiliazioni da parte di prelati, religiosi, e finanche qualche vescovo. Alcuni di essi operavano per conto di quelle istituzioni ecclesiali che lui tanto amava dicendo: “La Chiesa è Madre, anche quando percuote”. Quindi, per rispetto della verità storica bisogna dirle queste cose. Scorrendo i nomi di coloro che gli hanno fatto del male, il lettore non può non provare sorpresa, se non sconcerto, trattandosi di figure eminenti della Chiesa Cattolica del tempo in cui le vicende sono avvenute. È una storia che coinvolge in negativo vari sacerdoti, religiosi, e finanche vescovi. I primi furono padre Agostino Gemelli, il vescovo Pasquale Gagliardi, alcuni canonici regolari di San Giovanni Rotondo. E, dopo qualche decennio, il vescovo di Padova Girolamo Bortignon, don Umberto Terenzi di Roma, il Visitatore apostolico mons. Maccari, e tanti altri. Ma questi non sono i protagonisti assoluti degli attacchi che convergevano su Padre Pio. Senza esserne pienamente consapevoli e per vie diverse, sono stati assoggettati al protagonista assoluto di tutta la storia  terribile che rientra nel mistero del Frate stigmatizzato di Pietrelcina. Sembra anacronistico e fuori luogo ciò che sto per dire, ma in questi casi il protagonista assoluto di quelle che vanno considerate come persecuzioni è stato un altro: Satana. Occorre una fede semplice e robusta, corroborata da una visione teologica della Storia del secolo appena trascorso per comprendere che se da una parte le sofferenze inaudite di Padre Pio erano volute da Dio per renderlo in tutto simile al Cristo Crocifisso e quindi partecipe come protagonista di primo piano nel “supremo negozio” della redenzione umana, dall’altra parte Satana ha orchestrato un piano di estrema scaltrezza ed ingegnosità, servendosi persino di chi opera nel bene ed a fin di bene per cercare di abbattere questo sacerdote “Altro Cristo”. Era troppo pernicioso, per l’angelo ribelle, il ministero sacerdotale di Padre Pio. A San Giovanni Rotondo si è ripetuto per oltre cinquant'anni il terribile scontro tra il bene ed il male, avvenuto qualche secolo prima ad Ars, dove un umile e povero curato di campagna conduceva la sua efficientissima battaglia contro il male riconciliando con il Dio della misericordia frotte e frotte di peccatori che da tutta la Francia andavano da lui. Era San Giovanni Battista Maria Vianney, meglio conosciuto come il Santo Curato d'Ars. Un nemico implacabile di Satana e del male, e per questo continuamente vessato da lui. Proprio come avverrà qualche secolo dopo  con il Santo cappuccino di Pietrelcina. Satana scatenerà tutta la sua diabolica intelligenza contro di Lui, perché colpevole solo di essere un’umile e icàstico strumento dell’amore e della misericordia di Dio.  Ma tutto rientra nel mistero di Padre Pio. Lui fa esperienza nuda e cruda della terribile lotta tra bene e male, tra Dio e Satana, tra le attese nascenti di un popolo cristiano che in lui riscopre il mistero d’amore del Creatore che vuole dare al mondo un segno forte e tangibile della sua Presenza, e l’azione dello spirito del male nel secolo degli errori e degli orrori. E Padre Pio da Pietrelcina è stato proprio al centro di questo campo di battaglia tra Dio e il male, tra la luce e le tenebre, tra il Redentore e il tentatore dell’essere umano. Una lotta che ha visto Padre Pio protagonista assoluto, come gli aveva anticipato Cristo in visione, prima di partire, a sedici anni, per il convento di Morcone, dove avrebbe iniziato la vita religiosa cappuccina.  Ecco  la chiave per interpretare il mistero che ha avvolto Padre Pio per tutto il tempo della missione. Un mistero di dolore e di amore, nel quale si è trovato pienamente coinvolto perché come “un maccherone senza sale”, ha donato tutto sé stesso, offrendosi vittima d’amore e di dolore, a quel Gesù che gli aveva anticipato già a Pietrelcina la sua vocazione oblativa: “Figlio mio, l’amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo”. Confidando di essere un mistero a sé stesso, nei primi anni della sua missione sacerdotale, Padre Pio aveva dischiuso la porta del suo cuore consacrato ed indiviso, integralmente proiettato verso Cristo Gesù, Sommo Diletto della sua anima. La luce che promanava dall’uscio appena socchiuso lasciava intravedere un barlume di speranza e di bene che si è irradiato  mirabilmente sul mondo intero.

 -  Come ti poni di fronte agli altri autori che si sono cimentati con la vita di Padre Pio?

   Ho un grande rispetto per tutti gli autori che ho citato nel  mio libro, e specialmente per Yves Chiron che ha analizzato profondamente i periodi più tormentati della vita di Padre Pio. Ma io credo che per due motivi essenziali, il mio libro vada diritto al cuore del mistero di Padre Pio. Innanzitutto perché io sono un Sannita come lui, e prima di scrivere mi sono imbevuto profondamente del suo habitat natio, sentendomi molto legato a Pietrelcina, e soprattutto, a Piana Romana. Poi ci sono due particolari della vita di Padre Pio che io credo di poter tratteggiare fedelmente più di tutti i biografi: la sua spiritualità della croce, e l'essere quasi "come un bambino". Per quanto riguarda la prima, voglio ricordare che io sono un uomo del patire e per quasi 40 anni ho fatto parte di un movimento cristiano di valorizzazione della sofferenza, come il Centro Volontari della Sofferenza, fondato dal beato mons. Luigi Novarese. Quindi ho sentito come mia la scelta oblativa del nostro Santo, trovando connaturale con lui la mia vocazione all'amore verso Dio per mezzo della croce. Una vocazione altissima, ma difficile da vivere. Io fisicamente, e anche sotto alcuni aspetti psicologici ed emotivi, sono come un ragazzo (La mia malattia si chiama infantilonanismo ipofisario) e solo le rughe tradiscono la mia vera età. Quindi, nessuno poteva inquadrare  più di me un elemento poco conosciuto della personalità di Padre Pio: la semplicità, il candore, l'innocenza, l'orrore del peccato, tanto che padre Agostino arrivava a dire di lui: "Sembra quasi un bambino". Ed è questo carattere istintivo e puro, semplice e genuino, a tratti infantile e candido, insieme con la sua risposta generosa a Dio, nel dolore, che ha trasformato Padre Pio da Pietrelcina in uno dei Santi più straordinari e amati della Cristianità.

  - Che spazio dedichi alle stigmate, nel tuo libro?

  - Molto spazio. Sulle stigmate di Padre Pio si parla molto e incautamente, dimostrando una certa superficialità di giudizio. Dal profumo che emanavano e da come fossero scomparse senza lasciare alcuna cicatrice, con la morte di Padre Pio, emerge una realtà già dimostrata a suo tempo dal dott. Giorgio Festa: le stigmate sono di origine soprannaturale.

   - Padre Pio ha operato tantissimi miracoli. Ne parli nel tuo libro?

   - Sicuro. Perciò io presento Padre Pio come un Segno di speranza e di fede  nella Presenza di Dio, nel secolo più buio della nostra storia. Due terribili guerre, i genocidi degli armeni e degli ebrei, le bombe atomiche di Hiroshim e Nakasaki, gli opposti ateismi nazisti e comunisti che hanno fatto soffrire e morire milioni di esseri umani. C’era il rischio di chiedersi: “Dov’era Dio”. Dio ha operato miracoli straordinari per mezzo di Padre Pio. Miracoli di guarigione inspiegabili secondo la ragione. Ne cito solo alcuni di quelli raccontati nel mio libro: la guarigione di Pasquale Di Chiara, di 36 anni, cancelliere della pretura di San Giovanni Rotondo. Quella di Pasquale Urbano di 62 anni, di Foggia. Una delle guarigioni più straordinarie è stata sicuramente quella di Francesco Vicio di 75 anni. Piccolo e deforme, si muoveva carponi, con il mento quasi a terra. Un giorno Padre Pio gli disse: “Alzati e cammina!”. Si alzò e da allora camminò eretto. La contemporanea bilocazione e guarigione di suor Teresa Salvadores, avvenuta nel lontano Uruguay. La religiosa soffriva di un cancro allo stomaco. E, per venire all’ultimo decennio della sua vita, quella di Wanda Poltawska, istantaneamente guarita da un cancro alla gola. Questi sono i casi di guarigione impossibile da spiegare da parte della scienza medica. Eppoi ci sono le bilocazioni, il profumo, le apparizioni soprannaturali, la preveggenza: Padre Pio già sapeva, per esempio, come sarebbe terminata la seconda guerra mondiale. E poi tante, tante meraviglie operate da Dio per mezzo dell’umile frate di Pietrelcina.

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 TELEBENE la Televisione spirituale

Donato Calabrese, appassionato studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, in un suo libro, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio a Pietrelcina, dal 1909 al 1916.

 

PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 

“Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana

Donato Calabrese  

   Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina.

   Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto  un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni.

  Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI.

   Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio.

   A tale periodo storico  è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, Calabrese ha preso in considerazione tutto l’itinerario personale, spirituale e mistico percorso dall’allora giovane Frate cappuccino nella sua città natale, studiando con particolare attenzione, questi sette anni trascorsi, a Pietrelcina dal 1909 al 1916, in continua tensione tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel borgo natale.

   Memore che obbedire ai superiori fosse come obbedire a Dio, Padre Pio avrebbe voluto riprendere subito la vita conventuale. E spesso tornava alla Fraternità cappuccina, vedendosi, però, costretto a riprendere la strada per Pietrelcina, a causa della malattia che lo faceva stare male, con febbri altissime e, ovviamente, debilitanti. In uno di questi rari soggiorni conventuali, avvenuti proprio nel settennio 1909-1916, mentre era a Venafro, in preda alla febbre, Padre Pio ebbe vari fenomeni estatici, in uno dei quali, si squarciò, per un attimo, il velo che copriva la causa del suo forzato soggiorno a Pietrelcina. Riportiamo questo particolare dallo stesso libro di Donato Calabrese. Si riferisce all’estasi avvenuta, nella sua celletta conventuale, il 3 dicembre 1911: «Ah, Gesù mio, tu mi vuoi mandare a quella terra d’esilio! …Dunque mi vuoi scacciare?… non sono sacerdote di qui? … che debbo fare là?… ti vuoi glorificare in me?… e chi sono io?… »[1].

   In questa estasi nella quale parlava della terra d’esilio riferendosi a Pietrelcina, senza rendersi conto degli astanti, Padre Pio rivelò che la sua permanenza nella città natale era voluta dallo stesso Gesù. Era Gesù a volerlo in quella che lui chiamava terra d’esilio. Era Gesù che voleva glorificarsi in lui.

   Queste parole così eloquenti erano ancor più avvalorate dalle osservazioni del medico che, insieme con padre Agostino, era presente. Il dottor Nicola Lombardi non poté fare a meno di osservare, dal punto di vista medico,  che durante l’estasi il giovane frate aveva gli occhi sempre aperti, fissi in alto, verso un punto fisso davanti a sé. E quello che apparve ancora più stupefacente, era che lui non batteva mai le palpebre. Chiunque provasse ad avere gli occhi aperti per qualche minuto, senza battere le palpebre, non ci riesce in alcun modo. Dopo pochi secondi occorre chiudere gli occhi, perché hanno bisogno di una continua lubrificazione, operata dalle palpebre che si aprono e si chiudono. Altrimenti, gli occhi cominciano ad avvertire dei fastidi.

   Il fatto che Padre Pio fosse in estasi, con gli occhi fissi, e guardasse verso un punto fisso davanti a sé senza battere le palpebre, dimostrava che qualcosa o Qualcuno gli permetteva di fare ciò che nessun essere umano poteva e può fare. Ma quello che più destava meraviglia era il fatto che l’estasiato non si rendeva conto di ciò che avveniva accanto a lui. Infatti, dopo aver acceso un cerino, il dottor Lombardi lo teneva tra le dita, fermo, dinanzi alla pupilla di Padre Pio. L’estatico, però, sembrava non accorgersi di niente, continuando a guardare verso lo stesso punto di fronte a sé, in direzione del Personaggio Celeste che dialogava con lui. E’ grazie al preziosissimo Diario di padre Agostino da san Marco in Lamis che noi veniamo a conoscenza di fatti oggettivi avvenuti nel 1911, quindi 99 anni fa.

   Appassionato studioso della spiritualità cristiana, Donato Calabrese ha preso in considerazione le manifestazioni soprannaturali avvenute a Pietrelcina in questo settennio 1909-1916. Gli insoliti fenomeni mistici, come le estasi, le bilocazioni, le profezie; ma anche i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un uomo dotato dell’èthos essenziale comune con la sua gente Sannita, che si sposa magnificamente con gli eterni valori presenti nel messaggio di Cristo. Un sacerdote, un religioso cappuccino già apprezzato, stimato ed amato in questi anni  trascorsi a Pietrelcina. Qui Padre Pio ha percorso l'itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici delle stigmate, che poi riappariranno visibilmente a San Giovanni Rotondo, oltre a quelli della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine, della ferita d’amore, ed altri ancora.

   “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, contemplando, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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[1] Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, p. 39.53

    
 

Un altro prezioso libretto di Donato Calabrese

 

Il Santo Rosario con Padre Pio

     

Il Santo Rosario Eucaristico Mariano con Padre Pio

   Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore.

Potete prenotare il libro Cliccando Qui

Sorgerà a San Giovanni Rotondo per iniziativa di Elia Stelluto

UN GRANDE PROGETTO IN ONORE DI PADRE PIO

SACRARIO ALLA PACE E FRATELLANZA TRA I POPOLI
 

   Tra breve San Giovanni Rotondo sarà al centro di un evento unico e straordinario che farà il giro del mondo, perché il nostro Paese si arricchirà di un'opera monumentale, degna di annoverarsi tra le meraviglie del mondo. Dunque, non poteva mancare questo giusto e meritato evento the glorificasse la figura timbrica iconica e planetaria del nostro amatissimo Santo Padre Pio.
   Nel contesto di una visione biblica, che ne attestasse la giusta dimensione e grandezza spirituale, cristiana, pastorale e terrena nell'opera monumentale, alta circa mt. 30, che raffigura San Pio in uno slancio di fede apostolica e cristiana, sotto il peso simbolico della Croce, a testimonianza del suo calvario terreno, al pari di Gesù Cristo.
   Altro motivo dominante, sarà la grande opera del Cenacolo marmoreo scolpito ad alto rilievo, nelle stesse dimensioni dell' affresco di Leonardo da Vinci: di circa mt. 10x5, incastonato alla base del complesso monumentale, che renderà la piazza dell'anfiteatro scenicamente suggestiva ed un punto nevralgico di aggregazione ed adorazione e preghiera, con un ritorno di fiamma d'amore e devozione del turismo mondiale, compreso il mondo dell'arte e della cultura the ripercorrerà e rinnoverà i sentieri spirituali che portano a S. Giovanni di Padre Pio. Come una gigantesca Porta Santa di pellegrinaggio eterogeneo e globalizzato in visione al mondo e diritto al cuore nello spirito e nella mente del personaggio più discusso di tutti i tempi, nella Terra Santa dell'ospitalità e dell'accoglienza di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
                                                                    Il PRESIDENTE
                                                                 M.stro Elia Stelluto

Per contribuire a quest'Opera gigantesca in onore di Padre Pio:

COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"

CONTO CORRENTE BANCARIO:10/042139
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO IBAN: IT 04 H 0881078590 000010042139
CODICE PER VERSAMENTI DALL'ESTERO: ICRAITRRMI0
 
COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"
CONTO CORRENTE POSTALE: 95486445
IBAN: IT 09 T 07601 15700 000095486445 

  Chi non conosce Elia Stelluto? E' il fotografo di Padre Pio. Le migliaia di fotografie da lui scattate costituiscono quasi un Quinto Vangelo della conoscenza mediatica del Frate di Pietrelcina.

   Ma per conoscere meglio Elia, attraverso un episodio conosciuto per una delle foto più belle del nostro Santo, cliccate qui sotto:

ELIA STELLUTO CI PARLA DI PADRE PIO

   Per contattare direttamente Elia Stelluto, Presidente del Comitato Erigendo Monumento San Pio da Pietrelcina tel. 333-3489666.

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