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PADRE PIO

OGGI

 

 

7 settembre 1910 - 7 settembre 2016: Le stigmate di Padre Pio

 

I MONILI DI CRISTO GESù

 

   “Nel pomeriggio del 7 settembre 1910, stando padre Pio sotto l'olmo di Piana Romana in preghiera e per prendere fresco, si presentarono Gesù e la Madonna e gli donarono le sacre stimmate”

 

 Donato Calabrese

   Il 7 settembre ricorre l’anniversario della stigmatizzazione di Padre Pio, avvenuta, per la prima volta, ai primi di settembre del 1910, poco più di un mese dopo la sua ordinazione sacerdotale.

   Solo nell’anno successivo, e precisamente l’8 settembre 1911, Padre  Pio descrive per la prima volta, al suo direttore spirituale padre Benedetto da san Marco in Lamis, il misterioso fenomeno dei dolori alle mani, ai piedi, ed anche al costato: “Ieri sera poi mi è successo una cosa che io non so né spiegare né comprendere. In mezzo alla palma delle mani è apparso un po’ di rosso quasi quanto la forma di un centesimo, accompagnato anche da un forte e acuto dolore in mezzo a quel po’ di rosso. Questo dolore era più sensibile in mezzo alla mano sinistra, tanto che dura ancora. Anche sotto i piedi avverto un po’ di dolore. Questo fenomeno è quasi da un anno che si va ripetendo, però adesso per la prima volta glielo dico; perché mi sono fatto vincere sempre da quella maledetta vergogna. Anche adesso se sapesse quanta violenza ho dovuto farmi per dirglielo! Molte cose avrei da dirle, ma mi viene meno la parola; solo le dico che i battiti del cuore, allorché mi trovo con Gesù sacramentato, sono molto forti”[1].

   Può sembrare inspiegabile l’enorme ritardo della straordinaria comunicazione del frate al suo direttore spirituale, nonché superiore provinciale, ma va interpretato alla luce del suo carattere timido e riservato. Chissà quante volte si è trovato con la penna in mano e, tutto a un tratto, non ha sentito la forza di continuare, di comunicare la gioia e nel medesimo tempo il turbamento provocato da quelle macchie misteriose presenti sul suo corpo consacrato. La cappellina di Piana Romana custodisce lo spazio sacro della stigmatizzazione di Padre Pio

    È molto probabile che la stigmatizzazione di Padre Pio sia avvenuta in uno dei luoghi più cari alla sua memoria Pietrelcinese: sotto la capanna di paglia costruita dai fratelli e dai parenti all’ombra di un grande Olmo situato al centro del piccolo podere dei Forgione. Il luogo è stato sempre frequentato dal giovane frate cappuccino, fin da quando era pastorello a Piana Romana.

   Tornato a Pietrelcina per motivi di salute, verso la metà del mese di maggio 1909, fra Pio si reca spesso a Piana Romana, dove l’aria salutare della bassa collina giova non poco ai suoi polmoni malati. Si rifugia all’interno della capanna di paglia all’ombra dell’Olmo, o nella masseria di famiglia, oppure si siede su due spuntoni di roccia che emergono dal terreno di famiglia, raccogliendosi in preghiera, nella lettura dei testi di teologia e di spiritualità, oltre che delle vite dei santi, in modo particolare di Gemma Galgani, una santa la cui esistenza e l’itinerario mistico mostrano non pochi punti di contatto con il frate di Pietrelcina.

   Ed è durante una di queste soste prolungate sotto l’Olmo di Piana Romana, che il giovane Padre Pio riceve quelle che lui chiamerà sempre I Monili dello Sposo. L’arciprete di Pietrelcina confiderà, in seguito, alla nipote Graziella: “Nel pomeriggio del 7 settembre 1910, stando padre Pio sotto l'olmo di Piana Romana in preghiera e per prendere fresco, si presentarono Gesù e la Madonna e gli donarono le sacre stimmate”[2].

   Le stigmate scompariranno per riapparire il 20 settembre del 1918. Per 58 anni, fino alla sua morte, il suo corpo traforato soffrirà in maniera indicibile, perdendo sangue dalle ferite: notte e giorno. Scompariranno a poche ore dalla sua morte, senza lasciare alcuna traccia di cicatrice nella sua carne nivea, quasi come se non le avesse mai avute. La scomparsa graduale delle stigmate rivela la compiutezza di una missione portata a termine: essere vittima con Cristo, disteso sulla stessa croce del “Biondo Nazareno”[3].  

   È doveroso, in quest’occasione, soffermarci sui caratteri che rendono veramente soprannaturale questo fenomeno mistico. Innanzitutto, bisogna dire che le stigmate sono  una specie d’impressione delle sacre piaghe del Salvatore sui piedi, sulle mani, sul costato e sulla fronte. Compaiono spontaneamente senza essere provocate da esterna ferita ed emettono periodicamente vivo sangue"[4].  Sono precedute ed accompagnate da intensi patimenti fisici e morali. Alcuni segni ne garantiscono l’autenticità, come il fatto che appaiano istantaneamente, spontaneamente e in persone dedite alle più eroiche virtù. Inoltre, non fanno suppurazione e non si cicatrizzano facendo ricorso ai metodi usuali[5].  Proprio com’è avvenuto a Padre Pio in punto di morte, o nelle ore precedenti. Le stigmate sono completamente scomparse, senza lasciare nessuna cicatrice e nessun segno neanche minimo nel suo corpo.

  Le lesioni presenti sul corpo di Padre Pio per circa 58 anni, avrebbero dovuto, certamente, procurargli danni più gravi, come infezioni e necrosi, con conseguenti sensazioni sgradevoli, a livello olfattivo, specialmente in coloro che sono stati a contatto con Lui.  In tutta la sua esistenza Padre Pio è stato sempre circondato da confratelli, figli spirituali e folle di fedeli, e nessuno ha mai avvertito queste sensazioni sgradevoli.  Invece, è riconosciuto da tutti che Padre Pio emanava un profumo indecifrabile, non raro nelle vite dei santi, come nel caso di Francesco d’Assisi e Teresa d’Avila.

   Vari medici hanno avuto modo di incontrare Padre Pio e di esaminare le sue misteriose lesioni. Il primo di questa schiera è il suo conoscente ed amico, il dott. Andrea Cardone di Pietrelcina: “Quando io interrogavo padre Pio sulle stimmate e mi permettevo di toccare quelle sue mani per saggiarne la consistenza, io arrivavo a congiungere attraverso le stimmate il mio pollice con il mio indice. Padre Pio avvertiva un grandissimo dolore. E qualche volta mi diceva: Vuoi fare il san Tommaso?”. Oltre a questa testimonianza, il dott. Cardone ne rilascerà un’altra, ancora più preziosa in quanto presentata in forma di dichiarazione scritta: “Dichiaro io qui dott. Andrea Cardone, di aver avuto in cura padre Pio da Pietrelcina e di avergli riscontrato in ambedue le mani fori del diametro di circa cm 1/2 che attraversavano il palmo delle mani da una parte all’altra, tanto da vedere la luce filtrare ed alla pressione il polpastrello del mio indice e pollice si toccavano”[6].

   Gli altri medici che hanno potuto visitare Padre Pio ed esaminare da vicino le “misteriose lesioni”, sono stati: il prof. Luigi Romanelli, il medico positivista Amico Bignami, e soprattutto il dott. Giorgio Festa, ha avuto l’opportunità di osservarle in maniera approfondita, non solo durante le varie visite a Padre Pio, ma anche durante un intervento di ernia eseguito senza anestesia nel 1925, allorché il Padre svenne per il dolore. 

   In seguito all’esame minuzioso delle lesioni sul corpo di Padre Pio, il dott. Festa dichiarò successivamente: “La pressione diretta su tutte le lesioni, tanto delle mani che dei piedi, per quanto dolcemente esercitata, riesce dolorosissima… Più intense ancora, per quanto egli si studi di nasconderle, sono le sofferenze che gli procurano, nel camminare, le lesioni dei piedi: di qui la difficoltà di rimanere per lungo tempo in stazione eretta, di qui la sua andatura lenta e talora incerta”

   Fa riflettere, infine, quanto il dott. Festa scrive in riguardo alla ferita al costato che si manifesta: come “in forma di croce capovolta. L’asta longitudinale, di questa, misura all’incirca sette centimetri di lunghezza, parte dalla linea ascellare anteriore a livello del quinto spazio intercostale, e discende obliquamente fin verso il bordo cartilagineo delle costole, solcando la cute… L’asta trasversale della croce è lunga circa quattro centimetri, interseca non ad angolo retto, ma in modo obliquo, e pressappoco a cinque centimetri dal suo punto di partenza l’asta longitudinale e si presenta più espansa e rotondeggiante alla sua estremità inferiore”.

   Se poi confrontiamo queste osservazioni del dott. Festa con quanto dichiarato per iscritto da Padre Paolino da Casacalenda, troviamo delle corrispondenze interessanti che ci conducono sulla soglia del mistero.  In qualità di superiore dei cappuccini di san Giovanni Rotondo, Padre Paolino era presente agli esami delle stigmate di Padre Pio da parte del dottor Bignami, lasciando successivamente questa interessante testimonianza scritta: “A titolo di cronaca debbo dire qui che quello che mi ha colpito di più nella visione delle piaghe è stata la forma della piaga del costato, che si rileva proprio dalla parte del cuore e non già dall’altra parte del costato, come ho sentito dire da molti. Ha la forma quasi di un X, dal che si deduce che sono due le ferite e ciò si riconnette col fatto che ho sentito dire, ma che non posso provare per mancanza di documenti sicuri, che molto prima delle stimmate il padre Pio fu ferito con una spada da un angelo dalla parte del cuore. E infine l’altra cosa che mi fece impressione è che questa piaga ha le apparenze di una forte bruciatura che non è superficiale ma si sprofonda nel costato”[7].

   E’ interessante considerare le conclusioni del dott. Festa sul caso Padre Pio. Le lesioni alle mani, ai piedi ed al costato “hanno un’origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della scienza umana è la ragione del loro essere”.

   In tutti gli anni della Sua stigmatizzazione, pur perdendo sangue in continuazione, Padre Pio non è stato, certamente, circonfuso da odori sgradevoli del sangue decomposto, o dell’acido fenico, o di disinfettanti naturali. Tutt’altro: profumi di ogni tipo di fiore, specialmente di rose, mammole, violette ed altro ancora. Questa è la realtà vera di un uomo Segnato e Benedetto da Dio col Sigillo delle stigmate. Ed il profumo non lo ha sentito solo gente semplice, credulona. Il profumo è stato percepito, anche lontano da San Giovanni Rotondo, da medici e professionisti, oltre che scienziati.   

   Chi è Padre Pio da Pietrelcina? Un Santo, un mistico, un uomo di Dio contrassegnato da quelle stesse stigmate del Crocifisso. Proprio Lui che prima di morire aveva detto: “Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”[8].


[1] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, san Giovanni Rotondo, 1992, 233s.

[2] Cfr. Lino da Prata e Alessandro da Ripabottoni, Beata te Pietrelcina, Frati Cappuccini di Pietrelcina, giugno 1994,

    210.

[3] Così qualche volta Padre Pio parla di Gesù nel suo epistolario.

[4] Adolfo Tanquerey, Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, versione italiana di Filippo Trucco e del

     Canonico Luigi Giunta, Ed. Società di S. Giovanni Evangelista,  931.

[5] Pietro Schiavone, Stimmate, in in La Mistica parola per parola, a cura di Luigi Borriello, Maria R. Del

    Genio, Tomáš špidlík, Ed. Áncora, 2007, 339.

[6]  Per tutto questo Cfr. Lino da Prata e Alessandro da Ripabottoni, Beata Te Pietrelcina, Frati cappuccini Pietrelcina,

    novembre 1975, 2559.

[7] Paolino da Casacalenda, Le mie memorie intorno al padre Pio da Pietrelcina, ms., p.131-133, in Padre Pio da

   Pietrelcina, Epistolario I, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, san Giovanni Rotondo, 1992, 151s..

[8] Gv 15,20.

Ecco il vero volto di Padre Pio da Pietrelcina. Ce lo rivela Donato Calabrese, biografo del Santo e appassionato di spiritualità e di mistica cristiana

 

 IL MIO LIBRO: PADRE PIO

“Sono un Mistero a me stesso”

“Credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina”.

Donato Calabrese

   Donato Calabrese, hai voluto scrivere questo lavoro (206 pagine) che è il seguito del precedente: Padre Pio Sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline. Cosa può averti mosso a scrivere questo nuovo libro su Padre Pio da Pietrelcina?

    Credo di essere partito da un’ispirazione, nel senso che non potevo non notare, in tutti questi anni, quanto fosse stata deformata l’immagine di Padre Pio dai mezzi di comunicazione sociale. Si parla di lui sempre in modo sbagliato, perché Padre Pio fa sempre notizia, anche quando si dicono cose inesatte, e a volte ingiuste, sul suo conto. Quindi credo di essere partito da un’ispirazione, un desiderio profondo, di portare alla luce il vero volto, la dimensione spirituale e mistica, la purezza di cuore, e il candore di Padre Pio da Pietrelcina, recuperandone l’autentico  afflato spirituale, mistico, e oblativo, per porgerlo con tutta la variegata bellezza e ricchezza della sua anima e dei suoi carismi, a ogni uomo che cerca la verità di Dio rivelato in Gesù Cristo e presente “quasi in trasparenza” nelle cose straordinarie avvenute sul Gargano nei 52 anni ivi trascorsi da Padre Pio da Pietrelcina.

    -  Nella sua stesura definitiva, il libro appare formato da 206 pagine. Sono molte o sono poche per un personaggio come Padre Pio?

    La bozza originale superava le 480 pagine. Un po' troppe, anche se Padre Pio meritava molto di più. Allora ho pensato di offrire ai lettori unopera divulgativa, accessibile a tutti, perché ogni uomo di buona volontà possa scoprire la Presenza di Dio in un secolo buio, come quello trascorso. Quindi, ho cercato innanzitutto di far emergere l’autentico volto di Padre Pio, con la Sua genuina personalità umana, religiosa e mistica, non tralasciando un aspetto abbastanza trascurato nelle biografie, ma che appartiene tipicamente al suo carattere più autentico: le radici sannitiche e cristiane armoniosamente fuse in uno dei fiori più belli e profumati della creazione. Ho voluto prendere in esame colui che può essere considerato l’alpinista, o meglio ancora, il sestogradista delle grandi vette dell’ascesi e della mistica cristiana, il martire di Dio che all’abbondanza di doni divini ricevuti, ha risposto con il suo nudo patire e il nudo amare, l’Alter Christus trasverberato e stigmatizzato, e quindi l’anima riparatrice, l’uomo di Dio contrassegnato da una grande varietà di carismi che ha messo sempre disposizione delle anime, e appunto l’apostolo del confessionale. E poi, il taumaturgo per mezzo del quale Dio ha operato eventi sensazionali, grazie senza numero, e miracoli strepitosi sul Gargano e nel mondo.

    -  Hai parlato di martire di Dio. In che termini hai considerato le grandi prove vissute da Padre Pio negli anni venti e trenta, e poi ripetute nel decennio precedente la sua morte?

   -  Quelle che ho chiamato persecuzioni appartengono a due tempi molto importanti della vita di Padre Pio sul Gargano. Io sono un umile figlio della Chiesa Cattolica, ma non posso chiudere gli occhi davanti all'evidenza della verità storica. Per tutta la sua esistenza Padre Pio non ha sofferto solo vessazioni diaboliche, malattie e infermità, ma anche calunnie, percosse morali, e umiliazioni da parte di prelati, religiosi, e finanche qualche vescovo. Alcuni di essi operavano per conto di quelle istituzioni ecclesiali che lui tanto amava dicendo: “La Chiesa è Madre, anche quando percuote”. Quindi, per rispetto della verità storica bisogna dirle queste cose. Scorrendo i nomi di coloro che gli hanno fatto del male, il lettore non può non provare sorpresa, se non sconcerto, trattandosi di figure eminenti della Chiesa Cattolica del tempo in cui le vicende sono avvenute. È una storia che coinvolge in negativo vari sacerdoti, religiosi, e finanche vescovi. I primi furono padre Agostino Gemelli, il vescovo Pasquale Gagliardi, alcuni canonici regolari di San Giovanni Rotondo. E, dopo qualche decennio, il vescovo di Padova Girolamo Bortignon, don Umberto Terenzi di Roma, il Visitatore apostolico mons. Maccari, e tanti altri. Ma questi non sono i protagonisti assoluti degli attacchi che convergevano su Padre Pio. Senza esserne pienamente consapevoli e per vie diverse, sono stati assoggettati al protagonista assoluto di tutta la storia  terribile che rientra nel mistero del Frate stigmatizzato di Pietrelcina. Sembra anacronistico e fuori luogo ciò che sto per dire, ma in questi casi il protagonista assoluto di quelle che vanno considerate come persecuzioni è stato un altro: Satana. Occorre una fede semplice e robusta, corroborata da una visione teologica della Storia del secolo appena trascorso per comprendere che se da una parte le sofferenze inaudite di Padre Pio erano volute da Dio per renderlo in tutto simile al Cristo Crocifisso e quindi partecipe come protagonista di primo piano nel “supremo negozio” della redenzione umana, dall’altra parte Satana ha orchestrato un piano di estrema scaltrezza ed ingegnosità, servendosi persino di chi opera nel bene ed a fin di bene per cercare di abbattere questo sacerdote “Altro Cristo”. Era troppo pernicioso, per l’angelo ribelle, il ministero sacerdotale di Padre Pio. A San Giovanni Rotondo si è ripetuto per oltre cinquant'anni il terribile scontro tra il bene ed il male, avvenuto qualche secolo prima ad Ars, dove un umile e povero curato di campagna conduceva la sua efficientissima battaglia contro il male riconciliando con il Dio della misericordia frotte e frotte di peccatori che da tutta la Francia andavano da lui. Era San Giovanni Battista Maria Vianney, meglio conosciuto come il Santo Curato d'Ars. Un nemico implacabile di Satana e del male, e per questo continuamente vessato da lui. Proprio come avverrà qualche secolo dopo  con il Santo cappuccino di Pietrelcina. Satana scatenerà tutta la sua diabolica intelligenza contro di Lui, perché colpevole solo di essere un’umile e icàstico strumento dell’amore e della misericordia di Dio.  Ma tutto rientra nel mistero di Padre Pio. Lui fa esperienza nuda e cruda della terribile lotta tra bene e male, tra Dio e Satana, tra le attese nascenti di un popolo cristiano che in lui riscopre il mistero d’amore del Creatore che vuole dare al mondo un segno forte e tangibile della sua Presenza, e l’azione dello spirito del male nel secolo degli errori e degli orrori. E Padre Pio da Pietrelcina è stato proprio al centro di questo campo di battaglia tra Dio e il male, tra la luce e le tenebre, tra il Redentore e il tentatore dell’essere umano. Una lotta che ha visto Padre Pio protagonista assoluto, come gli aveva anticipato Cristo in visione, prima di partire, a sedici anni, per il convento di Morcone, dove avrebbe iniziato la vita religiosa cappuccina.  Ecco  la chiave per interpretare il mistero che ha avvolto Padre Pio per tutto il tempo della missione. Un mistero di dolore e di amore, nel quale si è trovato pienamente coinvolto perché come “un maccherone senza sale”, ha donato tutto sé stesso, offrendosi vittima d’amore e di dolore, a quel Gesù che gli aveva anticipato già a Pietrelcina la sua vocazione oblativa: “Figlio mio, l’amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo”. Confidando di essere un mistero a sé stesso, nei primi anni della sua missione sacerdotale, Padre Pio aveva dischiuso la porta del suo cuore consacrato ed indiviso, integralmente proiettato verso Cristo Gesù, Sommo Diletto della sua anima. La luce che promanava dall’uscio appena socchiuso lasciava intravedere un barlume di speranza e di bene che si è irradiato  mirabilmente sul mondo intero.

 -  Come ti poni di fronte agli altri autori che si sono cimentati con la vita di Padre Pio?

   Ho un grande rispetto per tutti gli autori che ho citato nel  mio libro, e specialmente per Yves Chiron che ha analizzato profondamente i periodi più tormentati della vita di Padre Pio. Ma io credo che per due motivi essenziali, il mio libro vada diritto al cuore del mistero di Padre Pio. Innanzitutto perché io sono un Sannita come lui, e prima di scrivere mi sono imbevuto profondamente del suo habitat natio, sentendomi molto legato a Pietrelcina, e soprattutto, a Piana Romana. Poi ci sono due particolari della vita di Padre Pio che io credo di poter tratteggiare fedelmente più di tutti i biografi: la sua spiritualità della croce, e l'essere quasi "come un bambino". Per quanto riguarda la prima, voglio ricordare che io sono un uomo del patire e per quasi 40 anni ho fatto parte di un movimento cristiano di valorizzazione della sofferenza, come il Centro Volontari della Sofferenza, fondato dal beato mons. Luigi Novarese. Quindi ho sentito come mia la scelta oblativa del nostro Santo, trovando connaturale con lui la mia vocazione all'amore verso Dio per mezzo della croce. Una vocazione altissima, ma difficile da vivere. Io fisicamente, e anche sotto alcuni aspetti psicologici ed emotivi, sono come un ragazzo (La mia malattia si chiama infantilonanismo ipofisario) e solo le rughe tradiscono la mia vera età. Quindi, nessuno poteva inquadrare  più di me un elemento poco conosciuto della personalità di Padre Pio: la semplicità, il candore, l'innocenza, l'orrore del peccato, tanto che padre Agostino arrivava a dire di lui: "Sembra quasi un bambino". Ed è questo carattere istintivo e puro, semplice e genuino, a tratti infantile e candido, insieme con la sua risposta generosa a Dio, nel dolore, che ha trasformato Padre Pio da Pietrelcina in uno dei Santi più straordinari e amati della Cristianità.

  - Che spazio dedichi alle stigmate, nel tuo libro?

  - Molto spazio. Sulle stigmate di Padre Pio si parla molto e incautamente, dimostrando una certa superficialità di giudizio. Dal profumo che emanavano e da come fossero scomparse senza lasciare alcuna cicatrice, con la morte di Padre Pio, emerge una realtà già dimostrata a suo tempo dal dott. Giorgio Festa: le stigmate sono di origine soprannaturale.

   - Padre Pio ha operato tantissimi miracoli. Ne parli nel tuo libro?

   - Sicuro. Perciò io presento Padre Pio come un Segno di speranza e di fede  nella Presenza di Dio, nel secolo più buio della nostra storia. Due terribili guerre, i genocidi degli armeni e degli ebrei, le bombe atomiche di Hiroshim e Nakasaki, gli opposti ateismi nazisti e comunisti che hanno fatto soffrire e morire milioni di esseri umani. C’era il rischio di chiedersi: “Dov’era Dio”. Dio ha operato miracoli straordinari per mezzo di Padre Pio. Miracoli di guarigione inspiegabili secondo la ragione. Ne cito solo alcuni di quelli raccontati nel mio libro: la guarigione di Pasquale Di Chiara, di 36 anni, cancelliere della pretura di San Giovanni Rotondo. Quella di Pasquale Urbano di 62 anni, di Foggia. Una delle guarigioni più straordinarie è stata sicuramente quella di Francesco Vicio di 75 anni. Piccolo e deforme, si muoveva carponi, con il mento quasi a terra. Un giorno Padre Pio gli disse: “Alzati e cammina!”. Si alzò e da allora camminò eretto. La contemporanea bilocazione e guarigione di suor Teresa Salvadores, avvenuta nel lontano Uruguay. La religiosa soffriva di un cancro allo stomaco. E, per venire all’ultimo decennio della sua vita, quella di Wanda Poltawska, istantaneamente guarita da un cancro alla gola. Questi sono i casi di guarigione impossibile da spiegare da parte della scienza medica. Eppoi ci sono le bilocazioni, il profumo, le apparizioni soprannaturali, la preveggenza: Padre Pio già sapeva, per esempio, come sarebbe terminata la seconda guerra mondiale. E poi tante, tante meraviglie operate da Dio per mezzo dell’umile frate di Pietrelcina.

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Donato Calabrese, appassionato studioso di spiritualità cristiana e conterraneo di Padre Pio, rivela, in un suo libro, gli anni sconosciuti vissuti da Padre Pio a Pietrelcina, dal 1909 al 1916.

 

PADRE PIO, SETTE ANNI DI MISTERO A PIETRELCINA

 

“Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana

Donato Calabrese  

   Grazie al libro di Donato Calabrese: Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, edito dalle Paoline Editoriale Libri di Milano, i fedeli cristiani ed i devoti di Padre Pio possono conoscere, finalmente, uno dei tempi meno noti, ma più densi di significato, della vita del Frate stigmatizzato di Pietrelcina.

   Il periodo è racchiuso nei sette anni trascorsi a Pietrelcina dal 1909 al 1916, durante i quali Padre Pio ha vissuto  un’esistenza nascosta ma feconda, semplice e ordinaria, ma anche contrassegnata da molte sofferenze fisiche, morali e spirituali, oltre che intessuta da singolari doni mistici, in alcuni dei quali non sono mancati quei Segni di credibilità che dimostrano, ancora oggi, l’autenticità di tali fenomeni.

  Pochi uomini hanno catalizzato tanta attenzione, come Padre Pio. Si può dire che le cose straordinarie, avvenute in Lui ed attorno a Lui, nonché l’influsso esercitato sulle grandi masse di fedeli che lo hanno seguito da vicino e finanche dalle più località più remote del pianeta, hanno radunato attorno a lui una “clientela mondiale”, come ebbe a dire Papa Paolo VI.

   Le innumerevoli pubblicazioni dedicate al frate di Pietrelcina hanno considerato tutta la sua vita, ma in modo particolare la sua missione sul Gargano, lasciando, purtroppo, inesplorato un tempo ben definito, eppure importante, del suo divenire umano, religioso e mistico. E’ il periodo di sette anni, trascorsi a Pietrelcina dal 1909 fino al 17 febbraio 1916, ed esprime certamente la fase più alta, spirituale, profonda e mistica della vita di Padre Pio.

   A tale periodo storico  è dedicato questo libro che si propone, appunto, di colmare un certo spazio vuoto lasciato dai biografi, ridando valore al tempo vissuto da Padre Pio nella sua Pietrelcina, prima di tornare definitivamente alla vita conventuale.

   Conterraneo e devoto di Padre Pio, avendolo incontrato più volte da giovane, Calabrese ha preso in considerazione tutto l’itinerario personale, spirituale e mistico percorso dall’allora giovane Frate cappuccino nella sua città natale, studiando con particolare attenzione, questi sette anni trascorsi, a Pietrelcina dal 1909 al 1916, in continua tensione tra la volontà dei superiori che lo invitavano a tornare alla fraternità cappuccina e la misteriosa malattia che lo teneva inchiodato nel borgo natale.

   Memore che obbedire ai superiori fosse come obbedire a Dio, Padre Pio avrebbe voluto riprendere subito la vita conventuale. E spesso tornava alla Fraternità cappuccina, vedendosi, però, costretto a riprendere la strada per Pietrelcina, a causa della malattia che lo faceva stare male, con febbri altissime e, ovviamente, debilitanti. In uno di questi rari soggiorni conventuali, avvenuti proprio nel settennio 1909-1916, mentre era a Venafro, in preda alla febbre, Padre Pio ebbe vari fenomeni estatici, in uno dei quali, si squarciò, per un attimo, il velo che copriva la causa del suo forzato soggiorno a Pietrelcina. Riportiamo questo particolare dallo stesso libro di Donato Calabrese. Si riferisce all’estasi avvenuta, nella sua celletta conventuale, il 3 dicembre 1911: «Ah, Gesù mio, tu mi vuoi mandare a quella terra d’esilio! …Dunque mi vuoi scacciare?… non sono sacerdote di qui? … che debbo fare là?… ti vuoi glorificare in me?… e chi sono io?… »[1].

   In questa estasi nella quale parlava della terra d’esilio riferendosi a Pietrelcina, senza rendersi conto degli astanti, Padre Pio rivelò che la sua permanenza nella città natale era voluta dallo stesso Gesù. Era Gesù a volerlo in quella che lui chiamava terra d’esilio. Era Gesù che voleva glorificarsi in lui.

   Queste parole così eloquenti erano ancor più avvalorate dalle osservazioni del medico che, insieme con padre Agostino, era presente. Il dottor Nicola Lombardi non poté fare a meno di osservare, dal punto di vista medico,  che durante l’estasi il giovane frate aveva gli occhi sempre aperti, fissi in alto, verso un punto fisso davanti a sé. E quello che apparve ancora più stupefacente, era che lui non batteva mai le palpebre. Chiunque provasse ad avere gli occhi aperti per qualche minuto, senza battere le palpebre, non ci riesce in alcun modo. Dopo pochi secondi occorre chiudere gli occhi, perché hanno bisogno di una continua lubrificazione, operata dalle palpebre che si aprono e si chiudono. Altrimenti, gli occhi cominciano ad avvertire dei fastidi.

   Il fatto che Padre Pio fosse in estasi, con gli occhi fissi, e guardasse verso un punto fisso davanti a sé senza battere le palpebre, dimostrava che qualcosa o Qualcuno gli permetteva di fare ciò che nessun essere umano poteva e può fare. Ma quello che più destava meraviglia era il fatto che l’estasiato non si rendeva conto di ciò che avveniva accanto a lui. Infatti, dopo aver acceso un cerino, il dottor Lombardi lo teneva tra le dita, fermo, dinanzi alla pupilla di Padre Pio. L’estatico, però, sembrava non accorgersi di niente, continuando a guardare verso lo stesso punto di fronte a sé, in direzione del Personaggio Celeste che dialogava con lui. E’ grazie al preziosissimo Diario di padre Agostino da san Marco in Lamis che noi veniamo a conoscenza di fatti oggettivi avvenuti nel 1911, quindi 99 anni fa.

   Appassionato studioso della spiritualità cristiana, Donato Calabrese ha preso in considerazione le manifestazioni soprannaturali avvenute a Pietrelcina in questo settennio 1909-1916. Gli insoliti fenomeni mistici, come le estasi, le bilocazioni, le profezie; ma anche i tormenti personali e familiari del Frate di Pietrelcina. Un uomo dotato dell’èthos essenziale comune con la sua gente Sannita, che si sposa magnificamente con gli eterni valori presenti nel messaggio di Cristo. Un sacerdote, un religioso cappuccino già apprezzato, stimato ed amato in questi anni  trascorsi a Pietrelcina. Qui Padre Pio ha percorso l'itinerario doloroso della Passione di Cristo, vivendo nel proprio corpo i fenomeni mistici delle stigmate, che poi riappariranno visibilmente a San Giovanni Rotondo, oltre a quelli della trasverberazione, della flagellazione e coronazione di spine, della ferita d’amore, ed altri ancora.

   “Questo libro mi sta particolarmente a cuore – ha confidato l’autore – perché credo che descriva abbastanza fedelmente il periodo più significativo dell'intera esistenza di Padre Pio. E’ da circa un ventennio che frequento la sua Terra, con il desiderio di respirare l’atmosfera pura e genuina dei vicoli e delle corti del Borgo Castello a Pietrelcina, e quella rigogliosa e naturale di Piana Romana. In fondo il mio è un lungo cammino che non si ferma qui, ma continua, con gli occhi trasognati del credente che ha fatto l’esperienza viva della santità di Padre Pio nella quale si rispecchia l’eterna primavera del Vangelo, contemplando, proprio qui, a Pietrelcina, le tracce semplici, umili, ma fresche ed inimitabili, del passaggio esistenziale di questo grande Figlio del Sannio e della Chiesa.

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[1] Padre Agostino da San Marco in Lamis, Diario, p. 39.53

    
 

Un altro prezioso libretto di Donato Calabrese

 

Il Santo Rosario con Padre Pio

     

Il Santo Rosario Eucaristico Mariano con Padre Pio

   Il Rosario Eucaristico Mariano offre una traccia di preghiera profondamente cristocentrica, eucaristica e mariana, arricchita da pensieri e sentimenti di Padre Pio da Pietrelcina, una delle anime mistiche più grandi della cristianità.

  Questi, in ordine cronologico, i misteri, o meglio, i temi enunciati: la gioia, le beatitudini, la luce, il dolore, la gloria.

  Tutta la vita di Gesù e di Maria santissima è attraversata da questi sentimenti che appartengono anche all’esperienza esistenziale di ogni cristiano.

  E’ una preghiera profondamente biblica, in quanto stimola un rapporto affettivo e spirituale di totale confidenza con il Cuore di Cristo.

  Auspico che questa semplice traccia di preghiera eucaristica e mariana possa guidare ogni anima verso la piena intimità Divina così bene espressa da San Pio da Pietrelcina: “L’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Si, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

  Nessuno più di Maria può condurci a Cristo Gesù. Lui solo può dare pace, ristoro, vita divina ai nostri cuori assetati d’amore.

Potete prenotare il libro Cliccando Qui

Sorgerà a San Giovanni Rotondo per iniziativa di Elia Stelluto

UN GRANDE PROGETTO IN ONORE DI PADRE PIO

SACRARIO ALLA PACE E FRATELLANZA TRA I POPOLI
 

   Tra breve San Giovanni Rotondo sarà al centro di un evento unico e straordinario che farà il giro del mondo, perché il nostro Paese si arricchirà di un'opera monumentale, degna di annoverarsi tra le meraviglie del mondo. Dunque, non poteva mancare questo giusto e meritato evento the glorificasse la figura timbrica iconica e planetaria del nostro amatissimo Santo Padre Pio.
   Nel contesto di una visione biblica, che ne attestasse la giusta dimensione e grandezza spirituale, cristiana, pastorale e terrena nell'opera monumentale, alta circa mt. 30, che raffigura San Pio in uno slancio di fede apostolica e cristiana, sotto il peso simbolico della Croce, a testimonianza del suo calvario terreno, al pari di Gesù Cristo.
   Altro motivo dominante, sarà la grande opera del Cenacolo marmoreo scolpito ad alto rilievo, nelle stesse dimensioni dell' affresco di Leonardo da Vinci: di circa mt. 10x5, incastonato alla base del complesso monumentale, che renderà la piazza dell'anfiteatro scenicamente suggestiva ed un punto nevralgico di aggregazione ed adorazione e preghiera, con un ritorno di fiamma d'amore e devozione del turismo mondiale, compreso il mondo dell'arte e della cultura the ripercorrerà e rinnoverà i sentieri spirituali che portano a S. Giovanni di Padre Pio. Come una gigantesca Porta Santa di pellegrinaggio eterogeneo e globalizzato in visione al mondo e diritto al cuore nello spirito e nella mente del personaggio più discusso di tutti i tempi, nella Terra Santa dell'ospitalità e dell'accoglienza di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
                                                                    Il PRESIDENTE
                                                                 M.stro Elia Stelluto

Per contribuire a quest'Opera gigantesca in onore di Padre Pio:

COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"

CONTO CORRENTE BANCARIO:10/042139
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SAN GIOVANNI ROTONDO IBAN: IT 04 H 0881078590 000010042139
CODICE PER VERSAMENTI DALL'ESTERO: ICRAITRRMI0
 
COMITATO PER L'ERIGENDO MONUMENTO A "SAN PIO DA PIETRALCINA"
CONTO CORRENTE POSTALE: 95486445
IBAN: IT 09 T 07601 15700 000095486445 

  Chi non conosce Elia Stelluto? E' il fotografo di Padre Pio. Le migliaia di fotografie da lui scattate costituiscono quasi un Quinto Vangelo della conoscenza mediatica del Frate di Pietrelcina.

   Ma per conoscere meglio Elia, attraverso un episodio conosciuto per una delle foto più belle del nostro Santo, cliccate qui sotto:

ELIA STELLUTO CI PARLA DI PADRE PIO

   Per contattare direttamente Elia Stelluto, Presidente del Comitato Erigendo Monumento San Pio da Pietrelcina tel. 333-3489666.

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Padre Pio Santo

HANNO DETTO DI PADREPIO

Hanno detto di

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PIETRELCINA E PADRE PIO

Pietrelcina   e  

 Padre Pio

 

IL FASCINO DISCRETO DI PIANA ROMANA

Il fascino discreto di Piana Romana

Confidenzialmente da Donato Calabrese

Confidenzialmente

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I LUOGHI DI PADRE PIO A PIANA ROMANA

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