S. GIOVANNI ROTONDO
Il 30 maggio 1918 padre Pio riceve uno
dei "tocchi sostanziali" più rilevanti, con la "ferita d'amore" che
ha effetti meravigliosi. Sono doni che si alternano a periodi di grande aridità
spirituale. il Signore lo prova con una grande desolazione interiore. Lo attestano,
tra l'altro, queste parole indirizzate a padre Benedetto il 19 giugno del 1918: "O
cielo!....o vita!....quale affaccio mi ritiri?!...e non sai che senza di te, mi è priva
la stessa mia esistenza, e vivere più non posso senza il morire?! O padre mio, solo
tenendo a freno, rinchiuso in silenzio la mia anima a chicchessia, solo occultandomi alle
creature riesco in qualche modo a non almanaccare sul mio interno martirio...." Ma a
grandi pene fanno da contrappeso grandi grazie. E' la logica di Dio che si attua
pienamente in Padre Pio. Il suo itinerario mistico non conosce soste ed è costellato di
doni straordinari come le "ferite d'amore" e i "tocchi mistici",
sentimenti deliziosi impressi soprannaturalmente da Dio, attraverso un contatto spirituale
nel "fondo o punta dell'anima". Ecco come testimonia, nella sua lettera a padre
Benedetto, l'esperienza mistica vissuta il 30 maggio, festa del Corpus Domini: "
Rammento che il mattino di detto giorno all'offertorio della santa messa mi si porgesse un
alito di vita; non saprei dire nemmeno lontanamente ciò che avvenne in quel fugace
momento nel mio
interno, mi sentii tutto scuotere, fui ripieno di estremo terrore e poco
mancò che non venissi a mancar di vita; poi subentrò una calma completa da me non mai
esperimentata per l'addietro. Tutto questo terrore, scuotimento e calma che l'una
succedette all'altro fu causato non dalla vista, ma da una cosa che mi sentii toccare
dalla parte più secreta ed intima dell'anima. Io non riesco a dire altrodi questo
avvenimento. Piaccia a Dio farvi intendere la cosa come avvenne nella sua realtà. Padre
Benedetto conferma nella risposta a padre Pio che "Dio aderì all'anima e la scosse
infondendole un fiotto di vita, quasi elisir a sostenere il patibolo seguente". E'
l'anticipo ad un altro fenomeno ben più importante: quello della transverberazione, che
padre Pio
così descrive, sempre a padre Benedetto, il 21 agosto: "Me ne stavo
confessando i nostri ragazzi la sera del cinque, quando tutto ad un tratto fui riempito di
un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presenta dinanzi
all'occhio dell'intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una
lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata, e che sembrava da essa punta che
uscisse fuoco. Vedere tutto questo ed osservare detto personaggio scagliare con tutta
violenza il suddetto arnese nell'anima, fu tutto una cosa sola. A stento emisi un lamento,
mi sentivo morire..." Da alcuni chiamata "assalto del Serafino", la Transverberazione è una grazia santificatrice. Secondo la dottrina mistica l'anima,
infuocata di amore di Dio è "interiormente assalita da un Serafino il quale
bruciandola la trafigge fino in fondo con un dardo di fuoco" e l'anima, così ferita,
è pervasa da soavità deliziosissime.
Le tappe della Vita di Padre Pio da Pietrelcina
Pietrelcina, la città natale di Padre Pio
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