"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

GESÙ DI NAZARETH

Io sono la Via, la Verità e la Vita(Gv. 14,6)

 

CUORE A CUORE

Dedico queste pagine web al Bambino Gesù di Praga

Donato Calabrese


La Sua Parola

Vai alla Janua Major

la Porta di bronzo 

della Cattedrale di Benevento


ALTRI SITI DI

Donato Calabrese:

Pietrelcina  la cittadella natale di Padre Pio


 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 7 SETTEMBRE 2014

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Mt 18,15-20)

Condividi

   “Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”[1].

    In uno degli Studi più autorevoli sulla nascita della tradizione evangelica, quello di James D.G. Dunn, si afferma che in due celebri passi di Matteo, Gesù è ricordato per aver parlato due volte della sua “Ekklesìa”[2]. La prima volta quando, rivolto a Pietro, ha detto: “Tu sei Pietro (Petros) e su questa roccia (petra) costruirò la mia «Ekklesìa»[3] e le porte degli inferi non prevarranno su di essa”[4]. La seconda volta, quando pronuncia le parole racchiuse nel vangelo di questa Domenica: “Se poi (il tuo fratello) non ascolterà neppure costoro, dillo alla Ekklesìa[5]; e se non ascolterà neanche l’Ekklesìa»[6], sia per te come un pagano e un pubblicano”[7].

   “Entrambi i passi sono probabilmente redazionali  ed esprimono sviluppi posteriori” pensa James D.G. Dunn, ribadendo che  “il primo elabora  e va oltre la più concisa risposta di Gesù a Pietro in Mc 8,30 e il secondo è parte di quello  che sembra essere lo sviluppo di una regola di disciplina della comunità che riflette il contesto successivo, quando le singole comunità erano chiamate ekklēsia («chiesa»)[8]. Quindi, Gesù non può aver utilizzato la parola greca “Ekklēsia”, visto che parla in aramaico con la sua comunità. Lui può avere pronunciato un altro nome: l’ebraico qahàl, o più probabilmente l’aramaico qahalà.

   Ekklēsia è il termine usato regolarmente nei LII, o Settanta[9](circa cento ricorrenze) per tradurre l’ebraico qahàl, (assemblea)[10].

   Se Matteo ha utilizzato il vocabolo greco  ekklēsia, è perché questo è stato usato regolarmente nella versione greca della Bibbia dei Settanta[11] per tradurre la parola ebraica qahàl.

   Sia il termine ebraico qahal sia quello greco ekklēsia significano appunto “raduno, convocazione, assemblea”. Ekklēsia ha un rapporto etimologico col verbo greco kalein, che significa “chiamare”. Nel linguaggio semitico la parola aveva praticamente il significato di “assemblea” convocata, e nell’Antico Testamento veniva usata per designare la “comunità” del popolo eletto, specialmente nel deserto[12]. È logico, quindi, ritenere che, con la parola qahàl[13] Gesù abbia avuto in mente il “Popolo di Dio”[14], ed il “Popolo di Israele”[15], due termini molto presenti nel pensiero biblico[16].

   “Non si può escludere - afferma James D.G. Dunn  - la possibilità che Gesù abbia parlato occasionalmente dell’assemblea di Jahvé facendo così trasparire la sua speranza di raccogliere attorno a sé il nucleo di un Israele ricostituito. Forse sarebbe stata implicita anche l’idea che come coloro che si radunarono per ascoltare Mosè parlare loro da parte di Dio erano il suo qahàl, la sua ekklēsia, così coloro che si erano radunati per ascoltare Gesù che parlava da parte di Dio fossero un nuovo  qahàl, una nuova ekklēsia[17].

   E allora dobbiamo pensare che Gesù abbia parlato della sua “Familia Dei” come del piccolo seme dal quale sarebbe scaturito il nuovo “Popolo di Dio”, un popolo nuovo, formato da un “Resto” di Israele.

   Dopo aver considerato il retroterra biblico del termine “Chiesa” ed “Assemblea”, passiamo al contenuto del Vangelo di questa Domenica XXIII del tempo ordinario. Gesù dice: “Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano”[18].

    È chiaro l’insegnamento del vangelo. In caso di divisioni o di discordia, la persona che si ritiene danneggiata deve parlare prima confidenzialmente con il fratello che ha commesso la colpa. Se, questi, non ascolta, allora occorre parlargli in presenza di due persone, come testimoni, che possano giudicare con obiettività cristiana. Se neanche in loro presenza il fratello ammette la colpa, allora tutto deve essere detto davanti all’assemblea “Ekklesìa”, cioè la Chiesa.  Se neanche di fronte all’assemblea-Chiesa il fratello si pente, allora è giusto che cessi ogni contatto con lui, “sia per te come un pagano e un pubblicano”. Infatti i pii ebrei del tempo di Gesù evitano ogni tipo di contatto sia con i pagani che con i pubblicani.

    Nel dare questi consigli pratici e queste esortazioni che si riallacciano all’insegnamento di Gesù, Matteo insiste soprattutto sull’eredità spirituale del Maestro, e quindi pone l’accento sui sentimenti di tolleranza che devono animare il vero discepolo nei confronti di chi ha sbagliato, e, quindi, soprattutto la capacità di perdonare. Si comprende che sia la tolleranza che il perdono appartengono allo stile di Gesù e dovrebbero essere parte integrante della scelta di vita di ogni comunità cristiana.

    Il testo successivo intende giustificare il potere della comunità cristiana di esprimere anche un giudizio autorevole di appartenenza o di distacco da essa: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»”[19]. Già a Pietro, in precedenza, Gesù ha ripetuto al singolare la frase: “A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei ciel”[20]. Ora, invece, sembra che questo potere sia esteso a tutta la comunità apostolica.  

   Come ho già detto qualche settimana fa, dietro questa espressione c’è un originale aramaico che fa riferimento all’”infliggere e annullare una scomunica dalla sinagoga, ma ha anche un valore più magisteriale in quanto può essere inteso nel senso di un “proibire e permettere”, indicando un comportamento secondo la legge interpretata con autorità”[21].  Questa autorità non deve essere mai sopraffazione, ma guida amorevole. Il termine legare ci ricorda soprattutto ciò che è scritto nei Vangeli, e cioè la preoccupazione di Gesù di legare alla propria persona una nuova comunità di credenti unita a lui come i tralci alla vite[22]. I suoi discepoli sono chiamati, quindi, a formare un unico gregge del quale egli stesso è il buon pastore (Gv 10,1-16)[23].

   In realtà il primato di Pietro rimane, anche se Gesù vuole considerare la priorità della comunione degli apostoli, e quindi della Chiesa. È fondamentale questo sentimento. Dove c’è comunione c’è anche l’assistenza del Padre, come abbiamo ascoltato nel brano evangelico: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”. Non solo l’assistenza del Padre, ma una particolare presenza del Figlio: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.

    È la sua Promessa. Il suo essere Presente. Non una presenza esclusivamente spirituale. Egli è Presente in tutti coloro che sono stati battezzati nella Trinità. È Presente in tutti i luoghi dove due o più persone sono unite nel suo nome: Perché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. È Presente dove la Chiesa lo Proclama e lo Invoca: quindi, nelle liturgie e soprattutto nel memoriale della sua Cena: la Santa Messa. E qui la sua diviene una Presenza Sacramentale. Quasi Fisica. La Sua Viva Presenza. Cos’è la Santa Messa? È incontrare Gesù ed entrare in comunione vitale con Lui, ascoltando la Sua Parola e mangiando il Suo Corpo. Insieme con i fratelli. Non ci può essere Cristo se non c’è la comunione con i fratelli.  


[1] Mt 18,15-20.

[2] ™kklhs…v

[3] ™kklhs…v

[4] Mt 16,18.

[5] ™kklhs…v

[6] ™kklhs…v

[7] Mt 18,17.

[8] James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 552. 

[9] Quella dei LXX o Settanta è la versione della Bibbia in lingua greca che secondo la lettera di Aristea sarebbe stata tradotta direttamente dall’ebraico, da 72 saggi ad Alessandria d’Egitto, dove c’è un’importante comunità ebraica. Tale versione costituisce tuttora la versione liturgica dell'Antico Testamento per le chiese ortodosse orientali di tradizione greca.

[10] James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 553.

[11] Come detto prima, Settanta o LXX è così chiamata la traduzione greca dell’Antico Testamento. Sarebbe  stata operata in Egitto per uso dei Giudei di lingua greca. Il nome deriverebbe dal fatto che i traduttori sarebbero stati 70 o 72, e la versione sarebbe stata portata a termine in 72 giorni, N.d.A..

[12] Cfr. Dt 4, 10; At 7, 38.

[13] Tradotta dagli evangelisti con i termini Chiesa ed Assemblea, N.d.A..

[14] Q ͤehal JHWH.

[15] Q ͤehal Jiśra’el.

[16] Per il primo cfr. Nm 16,3; 20,4; Dt 23,1-3; 1Cr 28,8; Ne 13,1; Mi 2,5. Per il secondo cfr. Es 12,6; Lv 16,17; Nm 14,5; Dt 31,30; Gs 8,35; 1Re 8,14.22.55; 12,3; 1Cr 13,2; 2Cr 6,3.12-13.

[17] James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 553.

[18] Mt 18, 15-17.

[19] Mt 18,18-20.

[20] Mt 16,19.

[21] Cfr. Gianfranco Ravasi, Il primato petrino risale al Gesù storico?, in Vita Pastorale, giugno 2005, pag. 54.

[22] Gv 15,5.

[23] Chiesa, Dizionario enciclopedico della Bibbia  e del mondo biblico, Ed. Massimo, Milano, p. 158.

  

Per visualizzare correttamente certi termini che potrebbero essere presenti in questa pagina, si consiglia di scaricare i fonts: Greek e Symbol, facilmente reperibili sul web

 

La vita di Gesù


 


Il Vangelo della Domenica



 

Il Dibattito su Gesù



Gesù nella Archeologia



Gesù nella Letteratura cristiana antica



Pagine di Spiritualità


GESU' NELLA MIA VITA

Gesù nella mia vita

Testimonianze


 

Semi di Verità e di Consolazione


Chi è Gesù per me?

Chi è Gesù per Te?

Esprimi un tuo parere

 


Firma il libro degli ospiti

Firma il libro degli Ospiti 

 


Cenacolo Eucaristico Mariano

Cenacolo Eucaristico Mariano


Telebene 


Questo sito è curato

da

Donato Calabrese


Altri siti dello stesso autore:

VISITA IL SITO DEDICATO ALLA MADONNA

Maria, tenerezza di Dio


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Padre Pio da Pietrelcina


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Pietrelcina


Benevento, città dai mille volti

Benevento


Per informazioni, commenti ed altro:

scrivi a

DONATO CALABRESE, autore del Sito

DONATO CALABRESE


 

TORNA ALLA HOME PAGE