"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

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DOMENICA 22 APRILE 2018

IV DOMENICA DI PASQUA

 (Gv 10,11-18)

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   “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio”[1].

    La Bibbia è ricca  di immagini attinte all'ambiente ed alla natura Palestinese. Infatti, mentre noi occidentali, figli della cultura ellenistica, siamo abituati a pensare ed immaginare i pensieri ed i sentimenti in modo astratto, senza ricorrere ad immagini concrete, vive e palpabili, gli ebrei, che sono semiti, hanno bisogno di ricorrere a figure concrete, a paragoni, per  immaginare i sentimenti umani e ancora di più l'amore di Dio per il suo popolo e viceversa. Ecco perché, nella Bibbia, questa tenerezza di Dio verso il suo popolo è presentata come la cura e l'affetto materno di “un'aquila che veglia i suoi piccoli”, perché nessuno faccia loro del male. Per indicare come l'anima ha sete di Dio ed aspira a Lui, il salmista attinge poeticamente all’immagine della cerva che va ad abbeverarsi alla fonte: “Come la cerva anela ai corsi delle acque, così la mia anima ha sete del Dio vivente”[2].

   L’amore di Dio per il suo popolo Israele, tema essenziale della rivelazione biblica, è presentato moltissime volte attraverso l’immagine bucolica del Pastore che custodisce e protegge, con affetto e tenerezza, le sue pecore. Attraverso le profezie contenute nei Testi Sacri dell’Antico Testamento, Dio si presenta come il Pastore di Israele, Colui che lo guida nei tempi  difficili  ed impedisce che i lupi lo sbranino.  Sono soprattutto i profeti Geremia ed Ezechiele e ricorrere spesso all'immagine di Dio, Pastore del suo popolo, non cessando di inveire contro i falsi pastori di Israele: i capi del popolo,  che sfruttano a loro profitto il gregge di Dio. E sono i vaticini  di questi  profeti che preannunciano l’Evento degli eventi: Dio non abbandonerà alla rovina totale il suo popolo, ma lo guiderà e lo pascerà Personalmente nella pienezza dei tempi: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno”[3], “Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”[4]. Anche nel salmo 94[95], Dio appare come il Pastore del popolo di Israele: “Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce”[5].

   Nei vangeli di Marco e Matteo, Gesù appare nelle vesti del buon pastore, senza definirsi tale. Si commuove, infatti, per la folla che lo segue: “perché erano come pecore senza pastore”[6], e dona, poi, il nutrimento del corpo, con il primo miracolo della moltiplicazione dei pani, e quello dell’anima, con la Sua Parola che dà vita.  

  C’è un’espressione presente nel vangelo di Marco, che può sfuggire ai più, ed è questa: “Si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore”[7]. Nel vangelo di Matteo, invece, è scritto: “Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”[8]. Quindi, la compassione e la tenerezza sono i sentimenti che prova Gesù di fronte alle folle che lo seguono. Esse esprimono la particolarità del vero Pastore d’Israele, del Buon Pastore, secondo la tradizione rabbinica[9]

   Il termine greco originale greco splagchnizomai[10], ha un’ampia varietà di accezioni. Può significare avere pietà, commuovere, compassionare. Ma se vogliamo essere più vicini al pensiero originale di Gesù, dobbiamo interpretare il suo sentimento con queste parole: “si commosse nelle viscere”. Nel mondo ebraico si pensava, infatti, che l'amore e la pietà venissero dalle viscere.

    Nel Vangelo di Giovanni Gesù Cristo si dichiara esplicitamente Buon Pastore, come abbiamo visto nel testo evangelico che la liturgia ci propone in questa quarta domenica di Pasqua.

   Diversamente dal mercenario, che ha ben altri interessi, Gesù si presenta come il Buon Pastore che offre la propria vita per le sue pecorelle. Un’immagine ben diversa, a dire la verità, da quella abituale dei pastori palestinesi. Essi, infatti, raramente danno la vita per le proprie pecore. Al contrario vivono di esse: le mungono, le tosano, per ricavare la lana, le uccidono per il loro sostentamento e per quello di altri, o per il culto del Tempio. Va pure detto che ci sono attenzioni che il pastore rivolge al proprio gregge, come quella di contare, nei momenti culminanti della giornata, il numero delle pecore, dei capri e degli agnelli, ed andare, magari, alla ricerca della pecora o dell’agnello smarrito, cosa non rara nel mondo Palestinese, specialmente nelle zone adatte alla pastorizia, che sono ricche di anfratti e di grotte, e dove facilmente un agnellino può disperdersi.

   Quindi quest’immagine del Buon Pastore  che dà la vita per le sue pecore indica, una realtà più profonda ed elevata: quella  di Dio che si prende cura del suo popolo Israele.

   Dicendo: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, Gesù si appella ancora all’ambiente della pastorizia Palestinese, per indicare il rapporto di mutua conoscenza tra il Pastore e le pecore. E Lui vuole portare questo rapporto di mutua conoscenza su un livello ancora più alto di cui il primo rappresenta solo un’immagine figurata: Gesù-Pastore, per indicare Dio-Pastore, e il gregge-Popolo di Dio, che siamo noi. E noi sappiamo che, nel mondo Biblico, la conoscenza, l’essere chiamato per nome, indica l’attenzione, la tenerezza, il possesso, l’amore. In Isaia è scritto: “Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele:  «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni”[11].

   Il Pastore chiama le pecore per nome, ed esse riconoscono la sua voce.  C'è un'intesa profonda tra le pecore ed il Pastore, tra il popolo di Israele ed il suo Dio. Tra noi ed il Dio rivelato: Gesù Cristo Buon Pastore. Proprio quel vincolo che ci fa sentire il desiderio nostalgico di Cristo; l'anelito di ascoltare la sua voce di Pastore, di sentirlo presente nella nostra vita.

   Gesù di Nazareth è il vero ed autentico Pastore di Israele e del nuovo Popolo di Dio,  dando la suprema prova dell'Amore che si Dona ed immolandosi per la Salvezza del  mondo. Così Egli, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei, salva il suo popolo “in virtù del sangue di un'alleanza eterna”[12].

   E' Cristo vivo e palpitante d’amore per noi, a darci l'Amore, la tenerezza, i consigli, la fiducia e l'acqua viva che rinfresca e rigenera a nuova vita, nello Spirito. 

   Gesù Buon Pastore ha dato la Sua vita per noi. Ha dato il suo sangue. E ognuno di noi sa che può fidarsi, come agnelletto, totalmente di Lui. Ognuno di noi sa che, abbandonandosi con tutta la propria anima a Lui, può Sperare  contro ogni Speranza[13].

   Gesù è il Pastore buono che ci guida per il giusto cammino, come leggiamo nel salmo 23: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.”[14].


[1] Gv 10,11-18.

[2] Sal 42,2.

[3] Ger 23,3.

[4] Ez 34,11.

[5] Salmo 94,6-7.

[6] Mc 6,34; Cfr Mt 9,36.

[7] Mc 6,34.

[8] Mt 9,36..

[9] Cfr. Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni, Ed. Queriniana, 2005, 408.

[10] splagcn…zomai.

[11] Is 43,1.

[12] Eb:13,20.

[13] Cfr. Rm 4,18.

[14] Sal 23,1-4 [22].

  

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