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IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 26 OTTOBRE 2014

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Mt 22,34-40)

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     “Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?»”. Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.  E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.  Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»”[8].

   Il testo evangelico di questa Domenica, è narrato, seppure con diverse varianti, da tutti e tre i redattori dei cosiddetti evangeli sinottici, cioè Marco, Matteo e Luca, e racchiude quello che è il più grande comandamento della Torah, la Legge di Dio, ricevuta da Israele, sul monte Sinai.

   Storicamente, possiamo affermare che all’origine dell’importanza attribuita all’«amore del prossimo» nella tradizione di Gesù e nel cristianesimo primitivo, ci sia effettivamente l’insegnamento di Gesù”[9].

   Il dialogo che avviene a Gerusalemme, e molto probabilmente tra le sacre mura del Tempio, si svolge tra il Nazzareno e “uno degli scribi”, secondo il vangelo di Marco[10], mentre secondo il vangelo di Matteo, che abbiamo ascoltato prima, l’interlocutore di Gesù è uno dei farisei. Luca, invece, parla di un dottore della Legge[11]. La sostanza non cambia: ci troviamo di fronte ad un esponente di spicco della Società religiosa ebraica, e, quindi, a un profondo conoscitore della Torah.

   Interrogandolo, per metterlo alla prova, gli domanda: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». La domanda è pertinente perché i 613 comandamenti riconosciuti dagli scribi e dai dottori della Legge, comprendono 248 precetti positivi e 365 negativi. Lecito pensare, quindi, come sia facile perdersi nell’immensa mole di norme e di divieti, ed in che modo le dispute sul più importante dei comandamenti, siano frequenti, specialmente nell’ambiente sacro del Tempio di Gerusalemme.  La domanda fornisce a Gesù l’occasione di distinguere tra i comandamenti e gli oltre seicento precetti la cui piena osservanza mette in seria difficoltà il pio ebreo, allontanandolo, paradossalmente, da quel Dio che è Padre, e non un Esattore impietoso di pie pratiche religiose, come intendono interpretarlo e poi presentarlo i farisei. Contrariamente a loro, il Maestro di Galilea riassume la Legge in due comandamenti: l’amore verso Dio e quello verso il prossimo. Gesù introduce la risposta con una frase che non fa parte del testo di Matteo, ma è storicamente verosimile in quanto è presente nel vangelo di Marco, ed appartiene di diritto al cuore, cioè alla parte più sensibile della coscienza religiosa ebraica, e, quindi, non può non essere stata citata dal Maestro di Galilea. L’espressione che introduce la risposta di Gesù sul primo comandamento, è questa: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore”[12]. Una frase che fa riferimento al libro del Deuteronomio: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo”[13].

    Gli ebrei sanno che Dio solo è Buono; Dio solo merita di essere amato in quanto Egli ha amato per primo il Popolo della Promessa. Lo ha eletto tra tanti popoli, e lo ha custodito come solo Lui sa fare, vegliandolo “come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati”[14], Solo Dio può chiedere amore completo al cuore dell’uomo. Un amore che non è chiuso in sé stesso, ma si apre verso i fratelli, come vediamo nella risposta di Gesù al dottore della Legge.

    “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.  E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.  Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”[15].

  Come ho detto prima, gli ebrei conoscono molto bene queste parole, così come le conosce Gesù, essendo presenti, anche se in forma leggermente diversa, nelle antiche Scritture Sacre, e precisamente nel libro del Deuteronomio: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze”[16], ed in quello del Levitico[17]. Il primo e più importante comandamento è inserito nello Shemà Israel, che significa: “Ascolta Israele”. È la professione di fede di ogni pio Israelita, e dice così: “Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio, il Signore è Uno. Benedetto il Nome glorioso del suo Regno in eterno e per sempre. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”. Ma, pronunciate sulle labbra di Gesù, queste antiche formule riacquistano il loro vigore e l’antica freschezza. Prima erano troppo pietrificate nei cuori di pietra di chi intendeva il culto come una raccolta incessante di frasi, di precetti, di formule da osservare ciecamente. Ma ora, sulle labbra di Gesù il duplice amore verso Dio e gli uomini, si trasforma da semplice precetto umano a mirabile comandamento divino.

   Perché questo? Perché non è il Dio trascendente, anche se sempre amorevole, di Israele a chiedere amore. Colui che chiede amore è il Dio versato interamente, integralmente, con tutta la Sua Divinità, nel Vaso Immacolato di Cristo Gesù. È il Dio Padre amorevole che Gesù, Suo Figlio prediletto, ci fa conoscere e amare come il Padre Nostro che è nei cieli, e che, nel Suo Figlio Unigenito, ci ama di un amore inesauribile.

    Nel testo originale greco la parola amare non è resa col termine eros, ma con l’altro termine che è agape, e che si addice mirabilmente al tipo di amore che Dio chiede ad ognuno di noi. L’amore che non conquista, ma che si dona, invece. È l’amore cristiano. Non una legge incisa su tavole di pietra, come quella del Sinai, ma impressa nel nostro cuore e che da questo stesso cuore trae il senso ed il significato ultimo della sua attuazione. Non è nel nostro cuore che leggiamo quanto sia bello avere questi sentimenti?

   Noi avvertiamo profondamente, dentro di noi, che non c’è un comandamento, una legge, più grande di quella dell’amore vicendevole. Un comandamento che racchiude, in poche parole, non solo  i dieci comandamenti, ma addirittura  i 613  precetti  pullulati, nella storia Biblica, ed ispirati al Decalogo che Dio ha dato a Mosè.

       Volendo unificare questa marea di precetti, Rabbi Hillel, uno dei grandi maestri contemporanei di Gesù, arriva ad esprimere una Regola d'oro: “Non fare al prossimo ciò che è odioso a te”. Ma anche la tradizione evangelica riporta una sentenza di Gesù che indica nella reciprocità dell'amore il contenuto essenziale della Legge e dei Profeti: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti”[18].

   La Legge e i Profeti stanno ad indicare tutto l’Antico Testamento. Le stesse parole Gesù utilizza in chiusura di questo brano: Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

   Nell’amore verso Dio e verso il prossimo c’è tutta la Divina rivelazione, tutto ciò che Dio ha voluto dirci in riguardo a Lui. San Paolo a tal proposito così scrive nella lettera ai cristiani di Roma:   “...il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore”[19].  Ma è  l'evangelista Giovanni, Colui che ha appoggiato il suo capo sul petto di Gesù, percependone i battiti del Cuore Divino, a sottolineare in modo mirabile l'unità dell'amore verso Dio e verso il prossimo: “Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”[20] Gesù Cristo, cari amici, non è venuto per proporci una legge diversa da quella compresa nelle Antiche Scritture, né i dieci comandamenti, a sentire dalla parola, rappresentano un comando. Essi sono un richiamo a vivere la nostra alleanza con Dio in una effettiva condotta di vita. Anche il discorso della montagna, di cui le famose Beatitudini esprimono l'insegnamento più alto e sublime, non è un codice di precetti, ma un'esortazione e un invito, a non vivere egoisticamente, pensando solo a noi stessi ed ai nostri interessi personali, ma a vivere come Gesù, con Gesù ed in Gesù. La novità portata da Lui è il Dono dello Spirito Santo che ci libera dal nostro egoismo e ci rende capaci di amare Dio e il prossimo, proprio come ha fatto Lui.


[1] http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=124456

[2] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 622.

[3] Cfr. Mc 12,28.

[4] Cfr. Lc 10,25.

[5] Mc 12,29.

[6] Dt 6,4.

[7] Dt 32,11.

[8] Mt 22,34-40.

[9] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 622.

[10] Cfr. Mc 12,28.

[11] Cfr. Lc 10,25.

[12] Mc 12,29.

[13] Dt 6,4.

[14] Dt 32,11.

[15] Mt 22,37-39.

[16] Dt 6,5.

[17] Lv 19,18.

[18] Mt 7,12.

[19] Rom 13,9

[20] 1Gv 4,20-21.

  

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