"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

GESÙ DI NAZARETH

Io sono la Via, la Verità e la Vita(Gv. 14,6)

 

CUORE A CUORE

Dedico queste pagine web al Bambino Gesù di Praga

Donato Calabrese


La Sua Parola

Vai alla Janua Major

la Porta di bronzo 

della Cattedrale di Benevento


ALTRI SITI DI

Donato Calabrese:

Pietrelcina  la cittadella natale di Padre Pio


 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 1 FEBBRAIO 2015

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Mc 1,21-28)

Condividi

Vai alla Vita di Gesù

   “Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo».  E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea”[1].

    Chi si reca in pellegrinaggio nella Terra Santa non può non essere incantato da una delle località più affascinanti di quella che è, pur sempre, la Terra di Dio. È il territorio che circonda le placide acque del lago di Tiberiade: il lago di Gesù. In questo territorio di Galilea così caro a tutti noi  che abbiamo incontrato Cristo e il Suo inimitabile annunzio vitale del Regno, si respira tuttora l’atmosfera vibrante e confortante della Sua Presenza. Una struggente nostalgia di Lui e di ciò che ha fatto proprio qui, sulle rive di questo bacino chiamato anche mar di Galilea. Ma non possiamo soffermarci a fissare intensamente queste acque e Colui che le ha navigate, donandoci la Sua Parola che non passa. Dobbiamo andare oltre, per condurvi più avanti, verso nord, lungo la riva occidentale, fino a  Cafarnao. Uno scorcio suggestivo notturno del Mar di Galilea

    È il villaggio di Gesù; la città della missione. Piena di vita al tempo del Signore. Ci passava la via Maris, la via del Mare, e c’era anche un posto di dogana. Per effetto di un terremoto, Cafarnao scomparirà dalle carte geografiche nell’anno 665, facendo perdere ogni traccia finanche sulla sua ubicazione.

   Solo in seguito agli scavi, condotti in epoche successive dagli archeologi Francescani di Terra Santa, è stato possibile identificarla. Di essa non restano che alcune vestigia immerse nella campagna variamente ondulata che si affaccia sulle rive del lago di Kinneret, o meglio ancora, mar di Galilea. I Francescani di Terra Santa stanno valorizzando molto bene questa località così cara a tutti noi. E questa era la Sinagoga di Cafarnao, costruita proprio su quella originaria nella quale Gesù ha predicato tante volte.  Ed è proprio qui, su questo sacro suolo che Gesù ha dato vita alla scena presente nel vangelo di Marco. Gesù ed i suoi discepoli entrano nella sinagoga di Cafarnao. È lo Shabbat, il sabato,  giorno di festa per gli ebrei, e tutte le attività lavorative si interrompono. È il giorno del Signore, come la nostra domenica. Il popolo ebreo si raduna nella sinagoga, il luogo dell’assemblea e della preghiera, dove il sabato si prega insieme e si legge la Scrittura Sacra. Durante l’assemblea dello Shabbat, chiunque può prendere la parola. Entrato, quindi, nella sinagoga di Cafarnao, Gesù si mette ad insegnare, sorprendendo i suoi ascoltatori per il suo insegnamento, in quanto insegna loro “come uno che ha autorità e non come gli scribi”.

    Nel suo scrivere semplice e vivace, l'evangelista Marco non riporta il contenuto dell’insegnamento di Gesù nella sinagoga, ma si sofferma a osservare attentamente l’impressione e la meraviglia dei presenti di fronte al suo insegnamento.   Come in un film, l’obiettivo di Marco non pare rivolto al protagonista assoluto della vicenda, ma a coloro che lo ascoltano, per  poi risalire lentamente verso di Lui. Ma dall'attenzione e dalla meraviglia con cui i partecipanti ascoltano la Sua Parola, si percepisce il loro stupore, perché, insegna loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

   Questo passaggio dell’evangelista Marco è molto importante, perché in Israele gli scribi sono i maestri della legge. Sono, cioè, i teologi e i giuristi che si avvalgono del titolo di rabbi, che significa Maestro. A Gesù è riconosciuta, invece, un’autorità superiore, come annota Marco nel suo vangelo, e che ripeto ora: Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”[2].

   Seguite attentamente questo testo, perché di cogliere qualcosa di molto importante, in riguardo a Colui che sta insegnando nella sinagoga: Gesù di Nazareth. Marco pone l’accento su un elemento che potrebbe apparire insignificante, ma non lo è. Anzi si tratta di un’espressione di particolare significato: Gesù insegna con potenza e autorità, come traspare dal termine greco exusia[3]. Il che significa che Gesù insegna con un’autorità mai vista finora. E se i gli scribi stanno sotto l’autorità della legge che essi spiegano, Gesù appare come al di sopra della stessa legge. Quindi, Egli ha un modo di predicare e di insegnare molto più autorevole rispetto a quello degli scribi, i dottori della legge. E chi è che può avere un’autorità superiore a quella di coloro che sono considerati i più profondi studiosi e conoscitori della Legge e dei Profeti?

   La risposta la lascio a voi, anche se, poi, ci arriveremo.

   Il popolo raccolto nella Sinagoga di Cafarnao è come stupito dalle parole di questo Rabbi di nome Gesù.  Meravigliato, e non solo per le Sue Parole, ma per l’autorità con la quale annuncia l’irruzione del Regno di Dio. Ma le sue parole sono suffragate da un’azione straordinaria che conferma l’autorità e la potenza del Giovane Maestro di Galilea.

   Ad un certo punto, infatti, la tranquilla adunanza religiosa del Sabato, è interrotta da un fatto clamoroso. Dietro l'involontaria, sapiente regia narrativa di Marco, l'obiettivo si volge nuovamente verso il protagonista: Gesù di Nazareth. Un uomo che è nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, comincia a gridare: “Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù a lui: “Taci! Esci da quell'uomo”. Gli impone con la Sua autorità, riconosciuta dal popolo in preghiera, di stare zitto e di non dire niente di Lui.  Sembra veramente misterioso questo Gesù che non vuole rivelare la Sua identità. Ma Marco, o la sua fonte che è Pietro, lo dice già all’inizio, conducendoci, poi, lentamente, nel corso di tutto il Vangelo, alla scoperta di Gesù che dice “Stai zitto!” allo Spirito immondo, e subito dopo gli ordina con la sua autorità: “Esci da quell’uomo!”.

   A questo punto, lo spirito immondo esce da colui che aveva reso schiavo del suo possesso, lasciandolo finalmente libero.

   Un gesto simbolico e reale, molto importante, direi fondamentale nella Storia umana, quello compiuto da Gesù. Con la liberazione dell'uomo posseduto dal demonio, Egli finalmente annuncia di essere venuto a liberare ogni uomo dal male, dalle tenebre dell’errore e della morte.

   L’intervento liberatorio di Gesù nella sinagoga di Cafarnao ci dice che è finalmente sconfitto quel Regno delle tenebre che aveva offuscato l'intelligenza e la libertà dell'uomo, impedendogli di essere protagonista di quel progetto di salvezza a cui era stato chiamato dal Creatore sin dall'inizio della Storia, ma che ha ripreso vigore in modo particolare circa quattromila anni fa con l’elezione di Abramo. Ecco perché in questi duemila anni, nonostante i suoi innumerevoli errori ed orrori, l’umanità ha fatto un poderoso salto in avanti. Ecco perché è riuscita a fare in questo breve periodo della storia umana, ciò che non le è riuscito in epoche molto più lunghe. Ecco perché la liberazione dell'uomo indemoniato nella sinagoga di Cafarnao è preceduta da quel grido che anticipa la disfatta definitiva del male: “Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”.

    “Taci! Esci da quell'uomo”, ha gridato Gesù. È la sua parola di salvezza. E' l'ordine perpetuo che riecheggia in tutti i secoli. E’ l’anticipo di quella liberazione dell'uomo che, seppure realizzata in pienezza duemila anni fa, non è ancora completata, anche perché è l’uomo stesso a voler essere ancora schiavo di sé stesso e del male.

   A questo punto tutti sono presi da timore, chiedendosi a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea».

   È un interrogativo, questo, che troviamo proprio nel Vangelo di Marco. E solo con l’evolversi della predicazione, con l'esperienza della vita in comune col Maestro, con l'ascolto della sua Parola straordinaria, con il vedere ed il toccare per mano i miracoli strepitosi che Egli farà, con il Segno dei segni della sua morte e risurrezione, solo allora i suoi amici capiranno che quel segreto appena svelato parzialmente, si rivelerà in tutto il suo fulgore, manifestando, nella gioia della Pasqua, il Signore della Vita, il Figlio di Dio, il Principe della Pace, Dio stesso. 

    Non crediate, cari amici, che quel Gesù che entra nella Sinagoga di Cafarnao e libera l’uomo posseduto dal demonio, sia lontano da noi, o che sia assente e sordo di fronte alle nostre invocazioni. È la nostra fede che ha bisogno di renderlo presente.  Se noi crediamo veramente che Gesù è vivo, è vero, è operante nel suo popolo, specialmente la dove ci sono coloro che si sentono bisognosi di lui. Se noi gridiamo fortemente a lui, dicendo: “Vieni Gesù! Toccami, Gesù! Guariscimi! Mondami! Liberami! Egli viene, tocca, guarisce, monda, libera.

   Cari amici, chi pensa di importunarlo o di dargli fastidio invocandolo, non ha capito niente del suo amore, della sua tenerezza, della sua solidarietà con tutti gli uomini, ma specialmente con coloro che si riconoscono bisognosi del suo perdono e, soprattutto, con quelli che vede più vicini a lui, nella sua immagine di uomo del patire.

   Invochiamolo, importuniamolo, tendiamogli la mano e le braccia, dicendogli: Vieni, Signore! Non ho paura di chiamarti, perché so chi sei tu. E mentre allo spirito immondo, dopo averti riconosciuto, Tu hai impedito di parlare, perché avrebbe certamente manifestato la tua Vera Identità di Figlio di Dio; a noi, Signore, non impedisci di parlare. Non impedisci di gridare verso Te. Non vieti l’invocazione che noi ti rivolgiamo, anche se diciamo: Vieni, Signore! Vieni Dio nostro e nostro Salvatore!


[1] Mc 1,21-28.

[2] Mc 1,22.

[3] ἐξουσία.

  

Per visualizzare correttamente certi termini che potrebbero essere presenti in questa pagina, si consiglia di scaricare i fonts: Greek e Symbol, facilmente reperibili sul web

 

 

contadores de visitas eharmony
contatori per blog

 

La vita di Gesù


 


Il Vangelo della Domenica



 

Il Dibattito su Gesù



Gesù nella Archeologia



Gesù nella Letteratura cristiana antica



Pagine di Spiritualità


GESU' NELLA MIA VITA

Gesù nella mia vita

Testimonianze


 

Semi di Verità e di Consolazione


Chi è Gesù per me?

Chi è Gesù per Te?

Esprimi un tuo parere

 


Firma il libro degli ospiti

Firma il libro degli Ospiti 

 


Cenacolo Eucaristico Mariano

Cenacolo Eucaristico Mariano


Telebene 


Questo sito è curato

da

Donato Calabrese


Altri siti dello stesso autore:

VISITA IL SITO DEDICATO ALLA MADONNA

Maria, tenerezza di Dio


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Padre Pio da Pietrelcina


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Pietrelcina


Benevento, città dai mille volti

Benevento


Per informazioni, commenti ed altro:

scrivi a

DONATO CALABRESE, autore del Sito

DONATO CALABRESE


 

TORNA ALLA HOME PAGE