"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA  31 LUGLIO 2016

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  (Lc 12,13-21)

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   “Uno della folla gli disse:  «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro:  «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola:  «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio»”[1]

   In quest’episodio presente esclusivamente nel vangelo Luca, Gesù è interpellato da un uomo, per dirimere la questione dell'eredità di suo fratello. La sua risposta, però, è molto diversa da quella che l’uomo si aspetta, passando dall'eredità terrena a  quella di figli di Dio, e, quindi, invitando i suoi ascoltatori a volgere lo sguardo verso l'eredità che non marcisce e non si consuma: quella della beatitudine in Dio e con Dio. È il destino definitivo dell’uomo che accoglie Dio nel proprio cuore, dando colore, sapore, e valore alla vita umana.

    Mentre sta predicando alla folla, Gesù è interrotto dalla voce di un uomo che, improvvisamente, gli chiede: “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità”. 

   Una richiesta inesaudibile visto l’insegnamento di tutt’altro tenore dato da Gesù alla folla, considerato anche il suo pensiero tutto proteso all’annuncio del Regno e lontano anni luce dai calcoli umani, legati agli interessi personali, seppure spettanti di diritto. Ben altro discorso, quindi, stava facendo Gesù quando è stato interrotto. Gesù stava parlando, ai suoi discepoli, che non vanno identificati solo nei Dodici ma in tutti coloro che lo “Seguono”. Chi sono? Possiamo dire che tre tipi di discepoli vivono e ruotano attorno a Lui. I primi, li abbiamo or ora accennati, sono i Dodici: hanno lasciato tutto per Gesù, e vivono in comunità con lui. C’è, poi, una cerchia più ampia di simpatizzanti che sostiene economicamente la comunità itinerante. Tra di loro c’è, per esempio, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode; c’è Susanna, e ci sono altre persone, che con i loro beni assistono materialmente[2] la comunità itinerante. E c'è un terzo gruppo ancora più folto di persone che non hanno abbandonato la casa ed il lavoro ma continuano a vivere come prima, pur riconoscendosi nel discepolato del Maestro di Galilea. Un esempio di questi potrebbe essere la famiglia di Betania: Marta, Maria e Lazzaro,  con Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo il fariseo[3].

   Nel presente episodio evangelico non ci sono, certamente, tutti questi personaggi, ma alcuni di essi e molti altri che seguono la sua catechesi itinerante sul Vangelo del Regno.

   Tra coloro che costituiscono l’anonima folla che ascolta Gesù, ci sono i suoi ascoltatori privilegiati: i poveri, i sofferenti, gli ultimi, e gli umili. Ma ci sono anche i curiosi e coloro che cercano di investigare su di Lui, per coglierlo in fallo. È la folla ibrida composta dalle componenti più diverse e variamente disposte nei suoi confronti.

   A questa folla, ma soprattutto alla sua Comunità raccolta strettamente attorno a Lui, Gesù ha detto come comportarsi una volta messi sotto accusa e portati davanti alle sinagoghe, ai magistrati ed alle autorità, perché lo Spirito Santo avrebbe loro insegnato cosa dire.

   Evidentemente, visto che sta parlando di tribunali e magistrati, l’uomo che lo ha interpellato, ha colto l’occasione per chiedergli  di assumere un giudizio al di sopra delle parti, ovviamente a suo favore, dicendo al fratello di dividere con lui l’eredità.

   Trattandosi di problemi di carattere giuridico religioso, sottoposti normalmente ai dottori della Legge, è evidente che l’uomo considera tale Gesù di Nazareth, stimandolo imparziale nel giudizio.

   Essendo un laico, la richiesta del suo intervento dimostra il grande apprezzamento che il popolo ha verso il Rabbi di Nazareth.   Ma Gesù non accetta di fare da giudice in questa questione. Davanti ai suoi occhi e nei suoi pensieri c’è l’annuncio del Regno di Dio, mentre tutto il resto non è  necessario.

   La sua risposta è decisa: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. Poi, cogliendo l’occasione di questo intervento anonimo, si rivolge agli astanti, dicendo loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”.  Non sono i beni a decidere come può essere la nostra vita.

   Un discorso che andrebbe bene per l’uomo di tutti i tempi, ma particolarmente per la società opulenta del mondo occidentale, che fa derivare il benessere dal possesso dei beni e delle ricchezze, assolutizzando tali pseudo valori.

   E per dimostrare quanto è sbagliato questo pensare umano, logicamente diverso dal pensare divino che tutto orienta alla Provvidenza del Padre, Gesù racconta una parabola:  “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”[4].

   L’uomo ricco che pensa in questo modo è un pazzo, oppure è uno che esclude Dio dalla sua vita e crede di poterne fare a meno. Non si rende conto che la propria vita non dipende dal buon raccolto, perché proprio mentre crede di poter vivere di rendita col raccolto abbondante, riposandosi, mangiando, bevendo e dandosi alla gioia, intesa – a mio parere – come godimento egoistico ed individuale - Iddio gli dice: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”.

   È sempre Dio il padrone della vita.  Ecco perché l’uomo è stolto: egli fa i conti senza Dio. Costruisce tutto il suo futuro sulla sabbia molle ed instabile dei suoi possessi, e non sulla roccia di chi basa la sua esistenza sull’amore provvidente del Padre Celeste, Dio amorevole e provvidente che Gesù ci rivela nella sua Parola.

   “E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. Questo brano successivo sembra un aggiunta redazionale, anche perché appare molto vicino al modo di scrivere e di pensare di Luca, autore di questo vangelo.

   La pericope evangelica, quindi, si addice alla stoltezza ed alla falsa sapienza dell’uomo opulento occidentale. Sembra proprio che tale figura impersoni perfettamente l’immagine del ricco stolto della parabola.  Non si rende conto, l’uomo di oggi, che il male, la malattia e la morte possono vestire non solo i panni della fame e della debolezza, quanto piuttosto assumere i mille tentacoli della decadenza morale e spirituale di una civiltà che ha rinnegato sé stessa ed il suo fondamento etico religioso.

   Tutto il mondo occidentale ha costruito la sua casa ed intende edificare il proprio futuro  sulla falsa e stolta sapienza della ricchezza e della potenza economica. Non è solo l’uomo singolo a voler fare a meno di Dio. Sono anche le potenze economiche e finanziarie del cosiddetto “mondo libero” a voler costruire un futuro senza Dio.  Basti pensare a tutti quei governi dell’Europa cristiana che hanno collaborato nella stesura della futura Costituzione Europea, senza, tuttavia, includere ogni riferimento scritto al Cristianesimo.

   Stolti! Si crede di fare a meno di Dio.  È l’atteggiamento del giovane ricco che crede di fare a meno di Dio, basando il suo futuro sul raccolto abbondante, senza sapere che la notte stessa Dio gli chiede conto della sua vita.

   Non ci rendiamo conto che nessuna situazione e nessuna condizione ci potrà mai strappare dalla nostra condizione di debolezza e di fragilità! Neanche la potenza e la ricchezza. Secondo Martin Heidegger “Il tempo della notte del mondo è il tempo della povertà, perché diviene sempre più povero. È già diventato tanto povero da non poter riconoscere la mancanza di Dio come mancanza”[5].

   Solo Cristo Gesù, con la sua morte e risurrezione, ha saputo cambiare il nostro inesorabile destino di morte in quello della sua gloria. 

   Questo è stato compreso dal grande genio di Paolo di Tarso, il quale ha scommesso tutta la sua vita su tale annuncio. Nella lettera agli Efesini egli proclama: “…perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”[6].

   Ed in forza di questa speranza che supera e trascende ogni speranza umana, siamo chiamati, dallo stesso Paolo, a guardare in alto: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria»[7].


[1] Lc 12,13-21.

[2] Lc 8,3.

[3] Gv 3,1.

[4] Lc 12,16-21.

[5] M. Heidegger, Sentieri interrotti, La Nuova Italia, Firenze, 1968, 247

[6] Ef 1,17-18.

[7] Col 3,1-4.

“Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali  non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e  l'anticristo!”(2Gv 1,7)

 

L’ANTICRISTO è TRA NOI

  Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina.

 Donato Calabrese

   L’Anticristo è tra noi. È sempre stato in mezzo a noi, ma ora, più che mai, è presente e potente, specialmente in Italia e in occidente, laddove, cioè, il cristianesimo è più osteggiato e dove le grandi lobby politiche, economiche, finanziarie, della comunicazione sociale, svolgono ormai da anni una pressione nefasta sulle menti deboli dei popoli assoggettandole a un nuovo totalitarismo, una visione della vita in cui non c’è più posto per Dio.

   Al contrario c’è posto per Satana: il "loico", cioè il logico per antonomasia. E quindi c’è posto solo per le fredde analisi logiche delle “menti gelide” che tiranneggiano gli esseri umani deboli, fragili, come bambini. Sono evidenti, gli effetti dello svuotamento dell’uomo e della sua sostituzione con un essere senza cuore e senz’anima. Non c’è posto per il rispetto assoluto della vita umana, mentre c’è posto per gli omicidi di massa dei “non nati”, legalizzati dagli stati occidentali: gli omicidi che vanno sotto il nome di aborto. Togliere la vita in nome di una maggiore libertà della donna è ridurre la stessa a una macchina cambiamonete.  Invece del mistero della vita che nasce, c’è il mistero perverso della vita soppressa. La donna chiede e offre sesso spacciando il piacere come amore, e senza lasciare aperta quella porta della vita che la rende protagonista e cooperatrice di Dio nella creazione. Non c’è che dire: la sessualità sfrenata e bestiale, contrabbandata come amore, è uno dei segni visibili della presenza della Bestia per antonomasia: Satana, il vero e unico Anticristo.

    Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina. Quindi, proprio secondo la Legge di Dio. I bambini hanno bisogno di amore e di protezione. Amore paterno e materno. Insieme si fondono per rendere i bambini veri uomini di domani.

   Ormai anche nel linguaggio volgare e scurrile della cinematografia e delle grandi televisioni è ritenuto morale ciò che è, invece, immorale e contrario alle leggi della natura e a quelle di Dio. E purtroppo gli effetti nefasti non tardano a manifestarsi, come la mancanza assoluta dell'idea del peccato, del male e lo svuotamento delle coscienze, come appare nelle idee delle giovani generazioni, e non solo. Ci si crede liberi, ma in realtà si è assoggettati alla volontà del "Grande Fratello", di Orwelliana memoria. I veri liberi sono coloro che remano controcorrente, anche a costo di essere soli a pensarla diversamente dalla massa.

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che sta avvenendo in Italia e in occidente, specialmente per quanto attiene quelle sacre unioni fondate sull’amore e disgregate dalla logica utilitaristica e infernale del piacere dei sensi?!   Mi riferisco alla separazione dei coniugi e al divorzio.  Citando fonti del quotidiano L’Avvenire, “Ogni anno in Italia circa 360mila persone vengono travolte dal dramma della separazione (50mila divorzi e 90mila separazioni). A questo numero si devono aggiungere i cosiddetti orfani di padre vivo, cioè i minori che vivono sulla propria pelle le sconfitte – e spesso le incomprensioni e gli egoismi – degli adulti. Quanti sono? Forse più di un milione – ma non esistono statistiche aggiornate – considerando separazioni e divorzi nell’ultimo decennio. Vuol dire che negli ultimi dieci anni gli abitanti di una città ideale più grande di Roma hanno sopportato le sofferenze derivanti da una delle più brucianti delusioni che si possano vivere, la disgregazione della propria famiglia. Numeri imponenti che avrebbero dovuto suggerire interventi e politiche mirate. Invece, come ben sanno i separati, non si è fatto quasi nulla, se non rendere più agevole e più rapido lo scioglimento dei matrimoni”(http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/il-dramma-dei-padri-separati.aspx). 

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che riguarda la fecondazione assistita, l’aborto già citato, l’eutanasia e la clonazione.

   L’uomo che intende sostituirsi a Dio parafrasa la Bestia che si oppone alla Bontà Creatrice di Dio manifestando il suo orgoglioso volere. Sia nella fecondazione assistita, nell’aborto, nell’eutanasia e nella clonazione, l’uomo pretende di manipolare la vita umana disinteressandosi di Dio e del Suo Progetto di Salvezza.

   Ma cosa c’è dietro l’uomo che pretende di farsi eguale a Dio, se non la protervia dell’anticristo che pretende vincere il Creatore con la conoscenza orgogliosa dei suoi mezzi? È sempre la Bestia che influenza in modo nefasto la volontà dell’uomo, e dell’uomo che pretende di conoscere tutto con la propria intelligenza.

   Che cosa spinge le menti perverse che governano la Comunicazione di oggi con l’intenzione di manipolare le coscienze più deboli allo scopo di far sentire lecito ciò che è illecito, e normale ciò che non è normale?

   È la Bestia, ovvero l’Anticristo che opera in questi secoli bui - altro che medioevo -   per spingere le masse scristianizzate e ormai senza regole etiche e morali, a dichiarare, il cristianesimo, una favola, una religione contraria all’uomo, e addirittura nociva per l’uomo. Basta vedere tutte le polemiche legate al dibattito intorno alla legge contro l’omofobia: si spaccia per tutela dei diritti delle persone omosessuali quello che di fatto è il tentativo d impedire la libera espressione della fede e della morale cristiana. A ogni livello sociale, l’attacco al cristianesimo pare diventato un imperativo del nuovo pensiero unico dell’Occidente.

   L'Italia e l'occidente vanno verso il baratro della dissoluzione morale, e nulla sembra fermarli. Spetta a noi cristiani, uscire dalle catacombe confortevoli di una fede di comodo, vissuta troppo pigramente nei nostri gusci. Non possiamo tacere di fronte al perverso meccanismo che disintegra i millenari valori etici e cristiani del nostro popolo. è l'ora di parlare e di agire, prima che sia troppo tardi e l'Italia e l'occidente cadano nel baratro della dissoluzione morale e cristiana, prima che di quella sociale. Ricordiamo quanto Gesù ha detto: "Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti"(Mt 10,27; Lc 12,3).

 

Il Programma religioso VIVERE LA SPERANZA, che contiene la riflessione evangelica della Domenica curata da Donato Calabrese, è  in linea ogni mercoledì, fino alla Domenica di Pasqua.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea canterò le tue lodi(Ebrei 2,12)

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