"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 3 AGOSTO 2014

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

(Mt 14,13-21)

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   “Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

   Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». 

   Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse:  «Portatemeli qua». E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”[1].

    Dopo la decapitazione di Giovanni, i suoi discepoli si sono recati da Gesù, informandolo sulla sua morte, avvenuta ad opera di Erode Antipa, ma provocata da Erodiade, la moglie del fratello.

   In seguito a questo truce e doloroso avvenimento che lo ha toccato profondamente nell’animo, Gesù assume un atteggiamento di maggior prudenza nelle sue peregrinazioni, decidendo di ritirarsi, in questo periodo, in un luogo deserto, anche per evitare un confronto diretto con il potere di Erode[2]. Tabgha, sulla riva occidentale mar di Galilea. Qui è avvenuto il miracolo dei pani e dei pesci Avendo a disposizione la barca di Pietro e di suo fratello Andrea, oltre a quella di Giovanni e Giacomo di Zebedeo, Gesù si ritira in disparte, in un luogo segreto. 

   Ma la folla di Galilea lo viene a sapere. E allora lo precede per via terra, facendosi trovare pronta ad accoglierlo nei pressi della riva del lago. È la gente semplice, umile e povera, che è assetata della sua parola e dei suoi gesti di salvezza.

   C’è un sentimento irresistibile, che parte dal cuore di ognuno e trascina all’incontro con il Rabbi di Galilea. Qualcosa nel cuore che smuove dentro di ognuno ed esorta, prima in forma appena percettibile nella propria interiorità, e poi in modo sempre irresistibile, spingendo ogni anima a muoversi verso di Lui. Sono sentimenti che hanno in comune tutti coloro che hanno fatto esperienza di Cristo, e che possono essere decifrati da queste parole che albergano nell’animo e di ogni pecorella smarrita, ogni uomo che si sente  un sopravvissuto nelle tempeste della vita: “Corri! Vai Lui! Vai da Gesù!”. Non vedi che hai bisogno di Lui, della Sua Parola, dei suoi miracoli che attestino la realtà dell’irruzione del Regno di Dio”.

   Tutti corrono, corrono, percorrendo a piedi le rive del lago, per incontrar nuovamente Gesù nei pressi dell’approdo nascosto scelto da Lui. Gesù arriva e vede la folla che lo sta aspettando. Il suo primo sentimento è di tenerezza per tutta questa gente che lo cerca. Amore che lo muove all’azione, guarendo i malati presenti in mezzo a tutta questa gente. La frase greca kai esplagchnisthê ep' autois[3], esprime l’espressione ebraica: “e si commosse nelle viscere per loro”. Difatti, secondo il pensiero semitico, l’amore e la pietà vengono dalle viscere. È evidente, quindi, che c’è un profondo sentimento di amore e compassione nelle viscere, ovvero, nel cuore di Gesù, come diremmo noi, secondo il pensiero occidentale.

   Gesù trascorre delle ore insegnando e risanando. E, venuta la sera, continua a predicare ed a guarire i malati. Il suo pensiero e la sua attenzione sono rivolti ad ogni persona di questa anonima folla di Galilea che appare tanto bisognosa di Lui, dei suoi segni e della sua Parola di Vita.

   Sono i discepoli ad accorgersi che il giorno sta tramontando e che bisogna pur congedare tutta questa gente. E allora gli dicono con una certa preoccupazione: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.

   Non si aspettano, certamente, ciò che sta per dire il Maestro: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”.Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”, gli rispondono. Non hanno ancora capito. Non si sono ancora resi conto della Potenza di Dio che è in mezzo a loro.

   Gesù riprende a parlare dicendo: “Portatemeli qua”. E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prende i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza i pani e li dà ai discepoli, ed essi li distribuiscono alla folla.

   Tutti mangiano, e sono saziati. A chiusura del miracolo, l’evangelista commenta che si portano via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che hanno mangiato sono circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

   Secondo Matteo, Gesù avrebbe operato più di un miracolo della moltiplicazione dei pani. Anche Marco, con il quale mostra molte affinità seguendone spesso la tradizione scritta, riporta due miracoli[4]. Luca[5] e Giovanni[6], invece, conoscono un solo miracolo della moltiplicazione dei pani.

   Al di là del possibile doppione nella tradizione narrativa, il miracolo della moltiplicazione dei pani è operato da Gesù in un clima di semplicità ed ordinarietà.

   Sicuramente, nessuno gli ha chiesto di dare da mangiare a tutta la gente presente.

   L’impulso è partito spontaneamente da Lui, e lo miracolo dei pani moltiplicati non è per niente appariscente. Tutto avviene nella semplicità e nella normalità dei gesti compiuti da Lui.

   Con tale Evento miracoloso Gesù di Nazareth vuole dare una risposta messianica alle folle di Israele. Vuole dimostrare che è venuto veramente l’Atteso dalle Genti. È giunto il Regno di Dio. Lo stesso evangelista Matteo che ama interpretare la storia di Gesù alla luce dell’Antico Testamento e mostrare come le antiche profezie siano attuate e realizzate in Lui, indica in filigrana Gesù come il nuovo Mosè che guida il suo popolo nel «deserto» e lo sfama con un miracolo ancora più grande di quelli operati da Mosè.

    Gli esegeti vedono, in questo miracolo, una prefigurazione del supremo dono di sé che Gesù darà nell’Eucaristia. Rileggiamo, insieme, il momento preciso in cui Gesù sta per moltiplicare i pochi e semplici alimenti a sua disposizione: “prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla”.

    Come potete intuire leggendo questo testo, non è certamente esagerato affermare che, in esso, la comunità cristiana primitiva ha visto la prefigurazione del sacramento eucaristico. Il gesto di Gesù che sfama la moltitudine, assume, così, un chiaro significato simbolico: la salvezza finale, prefigurata dalla manna e spesso collegata con l’abbondanza di cibo, viene ora messa a disposizione di tutti. Letta in questa prospettiva, la moltiplicazione dei pani si ricollega spontaneamente all’ultima cena di Gesù, alla quale alludono anche i gesti compiuti da Gesù prima di distribuire i pani alla gente. In realtà…l’evangelista vuole far comprendere che il vero pane, l’unico che i discepoli avevano portato con sé nella barca[7], è Gesù”[8].


[1] Mt 14,13-21.

[2] Cfr. S. Freyne (Galilee [1988], 139s.) in  Gerd Theissen, Annette Merz, Il Gesù storico, Ed. Queriniana, 1999,230.

[3]kaˆ ™splagcn…sqh ™p' aÙto‹j”.

[4] Cfr Mc 6,30-34; 8,1-10.

[5] Lc 9,10-17.

[6] Gv 6,1-13.

[7] Cfr. Mc 8,14.

[8] Cfr A. Sacchi, Cibo, in Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Ed. Paoline, 1988, pag. 279.

  

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