"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA  29 MAGGIO 2016

DOMENICA DOPO LA TRINITà

santissimo corpo e sangue di cristo

  (Lc 9,11-17)

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   La Festa del Corpus Domini è nata nel tredicesimo secolo grazie al contributo nascosto, silenzioso e fecondo della mistica cristiana. Secondo la Beata Giuliana[1], monaca agostiniana di Mont-Cornillon presso Liegi, nell’attuale Belgio, al pieno splendore della liturgia cattolica del suo tempo, mancava un elemento essenziale: una Festa che onorasse il Corpo di Cristo sacrificato per l’umanità.

   Giuliana intendeva sviluppare il culto eucaristico sia al di fuori, che durante la Santa Messa. Insieme ad altre persone si mise in contatto con i vescovi di Cambrai e di Liegi, chiedendo, a quest’ultimo, di istituire subito in diocesi la festa del Corpus Domini.  

   Nonostante i pareri contrari, Giuliana continuò a portare avanti la sua idea, animata da un ardente amore per l’Eucaristia, e facendo preparare l’Ufficio  per la nuova celebrazione. 

   Tutti ne furono entusiasti fino al punto che nel 1246 il vescovo di Liegi istituì la festa diocesana del Corpus Domini.

   Nel 1264, il Papa Urbano IV, già arcidiacono di Liegi e quindi profondo conoscitore sia della Festa che dell’ondata benefica di spiritualità scaturita dalla stessa, estese la Festa a tutta la Chiesa Cattolica.

   A conferma della decisione del Papa, giunse, pressoché inaspettata, la risposta del Cielo. A Bolsena, nel 1263 (o 1264), mentre stava celebrando la Santa Messa, un sacerdote ebbe il dubbio sulla presenza di Gesù nell’ostia consacrata. E mentre era assillato da questa inquietudine, nel momento stesso della consacrazione, elevando l'ostia sopra il calice, la vide arrossata di sangue. Subito dopo constatò che alcune gocce di sangue erano cadute sul corporale, il telo di lino inamidato sul quale sono deposti la patena contenente l’ostia ed il calice contenente il vino.

   Ma quello di Bolsena non era che uno dei tantissimi Segni del cieli, a conferma della Presenza di Gesù nel Pane e nel Vino consacrato.  

   Al colmo della gioia, ma anche sinceramente pentito per aver dubitato sulla presenza di Gesù nell’ostia, il sacerdote avvolse le specie eucaristiche nel corporale, dirigendosi verso la sagrestia. Durante il percorso alcune gocce di sangue caddero anche sui marmi del pavimento e su gradini dell'altare.

   Subito dopo, accompagnato dai canonici di Santa Cristina, la Chiesa dove era avvenuto il miracolo, il sacerdote prese la strada di Orvieto, dove soggiornava, con la sua corte, il Papa Urbano IV. Davanti al Pontefice, il sacerdote confessò nuovamente la sua mancanza di fede verso Gesù Eucaristico, chiedendo il perdono e l'assoluzione.

   Comprovata l’autenticità del miracolo, Urbano IV depose il corporale nel sacrario del Duomo di Orvieto, dove tuttora è conservato ed esposto alla devozione dei fedeli. Così, con la Bolla Transiturus[2], Papa Urbano IV istituì la Festa del Corpus Domini (Festum SS. Corporis Christi), affidando la preparazione dei relativi testi liturgici a San Tommaso d’Aquino, il più grande teologo del tempo[3]. Ma sarà più tardi, con Papa Clemente V, che la Festa del Corpo e Sangue di Cristo assumerà tutta la sua rilevanza, conservandola tuttora nel mondo cattolico.

   E veniamo, finalmente, al brano evangelico che la liturgia propone alla nostra attenzione in questa Festa del Corpo e Sangue del Signore Gesù. È il celeberrimo miracolo della moltiplicazione dei pani, uno dei più conosciuti della vita del Rabbi di Galilea.  

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   “Gesù prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo:  «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». 

   Gesù disse loro:  «Dategli voi stessi da mangiare».  Ma essi risposero:  «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».  C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli:  «Fateli sedere per gruppi di cinquanta».  Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste”[4].

    Dopo aver predicato annunciando il Regno di Dio, Gesù vuole dare un Segno alle folle. Vuole dire, con i suoi gesti, quello che sta proclamando con le sue parole, in modo che i gesti confermino le stesse parole. E qual è il cuore del suo messaggio? Che il Regno di Dio è ormai in mezzo a loro. Gesù offre da mangiare, soddisfacendo il bisogno essenziale dell’essere umano.

   Il giorno sta declinando ed i Dodici si avvicinano a Gesù: “Congeda la folla,  - gli dicono - perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta”. 

   Ma Gesù dice loro:  “Dategli voi stessi da mangiare”. Essi rispondono:  “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”.  Eppure sanno, i suoi amici, che Egli può fare miracoli strepitosi. Ma non vanno oltre i loro occhi, per comprendere  ciò che Egli vuol fare. Vuole rendersi presente, con un segno, a tanta gente. Una presenza che indichi chiaramente la presenza di Dio, e dello stesso Dio che nel deserto aveva provveduto a dar da mangiare al suo popolo: Israele. Ed il popolo aveva riconosciuto l’amore di questo Dio grande, provvidente e misericordioso.

   Gesù dice ai discepoli: “Fateli sedere per gruppi di cinquanta”.  Così avviene. Seguiamo attentamente le parole successive, anche se sono state già presentate prima, perché possiamo leggere, in esse, la stessa Presenza grande, provvidente e misericordiosa del Dio di Israele manifestato nelle steppe del Sinai.

   “Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla”.

   Come un buon padre di famiglia ebreo, prima di mangiare prende i pani ed i pesci, leva gli occhi al cielo, li spezza e li dona ai suoi amici perché vangano distribuiti tra la folla. Tutti ne mangiano a sazietà.

   Nell’ultima Cena, quella dell’addio, Gesù ripete il gesto di spezzare il pane. Stavolta, però, lo fa per i suoi amici più intimi. In tale occasione essi ricevono il mandato di distribuire il Suo Pane spezzato, non solo alle folle di Galilea, ma alle folle di discepoli e di figli che ascoltano la Sua Parola di Vita in tutti i tempi e in tutti i luoghi. In fondo, Il Pane e la Parola vogliono indicare il medesimo contenuto: la Persona stessa di Gesù. Gesù è il Figlio di Dio, disceso dal cielo come la manna nel deserto, pane che sostiene il nuovo popolo di Dio: viandante nel deserto di questo mondo e in cammino verso il Regno dei cieli.   C’è un passaggio preciso, da quel pane spezzato al pane spezzato di tutte le Messe cristiane. Il passaggio iniziato nella Cena dell’addio con la quale Gesù ha voluto essere sempre Presente, in mezzo ai suoi. Per realizzare questa Sua Divina Presenza, Gesù ha donato l’Eucaristia. Per Gesù, con Gesù ed in Gesù, Dio è presente nella Pasqua di ogni tempo: passaggio pieno, forte, eucaristico, dell’amorevole Divinità, attraverso il pane spezzato diviso e moltiplicato per il suo popolo. In tal modo anche il miracolo, o i miracoli, della moltiplicazione dei pani  possono essere interpretati come la Presenza di Gesù che attraverso il suo unico, medesimo pane, dà da mangiare a tanta gente e, col tempo, a tanti popoli che prolungano, nel tempo e nello spazio, la sua Pasqua.

   Occorre riscoprire una vera e autentica spiritualità eucaristica, cari amici. Questa Festa del Corpo e Sangue del Signore è l’occasione buona e giusta per farlo. E per riscoprire l’immenso Dono della Sua Presenza, è necessaria una nuova catechesi che aiuti i credenti credere che Egli è Presente in corpo, sangue, anima e divinità: in ogni tabernacolo del mondo.

   Non solo, ma dobbiamo sentirci partecipi di questo immenso Dono che Egli ha elargito all’umanità intera. L’Eucaristia è uno dei Segni supremi dell’Amore di Dio per noi. Ed è sommamente pregnante il tempo in cui Gesù ce l’ha lasciata: alla vigilia della sua Passione e morte sulla croce. Ha voluto darci il Memoriale della sua Presenza, il Segno che quel Giovedì Santo già anticipò il segreto della sua risurrezione. E da quel giorno il Segno è ancora lì, visibile in tutte le Chiese del mondo, sia che si tratti delle meravigliose cattedrali innalzate dalla Civiltà cristiana europea, sia delle grandi e moderne chiese d’America, d’Australia, dell’Africa e dell’Asia, sia delle miriadi di chiese, chiesine, cappelle che la povertà umana ha innalzato, pur nelle condizioni più miserabili, al Dio con noi, l’Emmanuele. Ma è lo stesso Gesù, Dio vivo e vero, ad abitare nelle solenni cattedrali romaniche e gotiche d’Europa, le moderne Chiese in cemento del continente americano e le povere chiesette impastate di paglia e fango dei popoli poveri del terzo mondo.

   È lo stesso Gesù che si presenta a tutti gli uomini, ma particolarmente ai deboli, ai poveri, agli umili, per donare loro la sua stessa vita.

   L’Eucaristia è il centro della vita cristiana. Non si può parlare di Cristo, Figlio di Dio rivelato, senza considerare  questa sublime Presenza. Non si può amare Cristo, senza amare questo Pane che è il Suo Corpo, non si può essere cristiani, senza mangiare queste Carni Immacolate, come diceva Padre Pio da Pietrelcina.

   Ho cominciato con un riferimento mistico e chiudo con un altro riferimento mistico. Perché, grazie alla loro particolare Sapientia cordis che è dono di Dio, le anime mistiche  sono quelle che colgono in modo particolare  la Grandezza, la Bellezza, e la preziosità dei Tesori elargiti da Dio e, come insegna la parabola della perla preziosa, esse li custodiscono e li valorizzano nella purezza del proprio cuore. Una di queste anime, un’anima profondamente Eucaristica, è proprio San Pio da Pietrelcina, che ho citato prima. E allora, voglio proporre alla vostra riflessione i testi tratti da due lettere inviate al suo carissimo confratello padre Agostino da San Marco in Lamis:    “Ieri festività di San Giuseppe, Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo la messa, tanto che le sento ancora in me. La testa e il cuore mi bruciavano; ma era un fuoco che mi faceva bene. La bocca sentiva tutta la dolcezza di quelle carni Immacolate del Figlio di Dio

   [...] Quanto mi rende allegro Gesù! Quanto è soave il suo spirito! Ma io mi confondo e non riesco a fare altro se non che piangere e ripetere: Gesù, cibo mio!

   [...] Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato tutto a te; se vuoi più amore, prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò; anzi te ne prego di farlo, io lo desidero”[5].

    “…….Vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosa­mente vi ha aperto in questo mio cuore! Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa più inasprirlo... […]  Ed allorché gli domando che cosa ho fatto per meritare tante consolazioni, lui mi sorride e mi va ripetendo che a tanto inter­cessore nulla si nega. Mi chiede in ricompensa solo amore; ma non lo debbo a lui forse questo per gratitudine?.

   Egli si è talmente invaghito del mio cuore, che mi fa ardere tutto del suo fuoco divino, del suo fuoco d'amore. Che cos'è questo fuoco che mi investe tutto? Padre mio, se Gesù ci rende così felici in terra, che sarà nel cielo?! 

   Mi vado alle volte domandando se vi siano delle anime che non si sentono bruciare il petto dal fuoco divino, specialmente allorché si trovino dinanzi a lui in sacramento. A me sembra ciò impossibile, massimamente se ciò riguarda un sacerdote, un religioso. Forse quelle anime che dicono di non sentire questo fuoco, non l'avvertono a causa del loro cuore più grande. […] Ho tanta confidenza in Gesù, che se anche vedessi l'inferno aperto dinanzi a me, mi trovassi sull'orlo dell'abisso, non diffiderei, non dispererei, confiderei in lui”[6].

    Voglio concludere questa riflessione con una mia preghiera, tratta dal mio libretto Il Santo Rosario con Padre Pio. Non è che una goccia d’amore, un lamento, un singhiozzo, Il Santo Rosario con Padre Pio di Donato Calabrese di fronte all’amore infinito dell’adorabile Dio che si è rivelato a noi in Gesù, Figlio Suo Diletto: “Sono qui, Signore, alla tua Presenza. Sono qui per benedirti, per lodarti, per cantarti il mio Amore, il mio sentimento, la mia lode, tutto il mio bene. Ma sono qui anche per affidarti tutto me stesso. Sono qui alla tua Presenza, come fossi in terra di Palestina. Sono qui a chiederti, come ti chiederei a Gerico: “Signore, che io veda!”. Sono qui ad implorarti, come ti implorerei a Cafarnao: “Signore, che io cammini!”. Sono qui a pregarti, come ti pregherei vicino al Giordano: “Signore, permettimi di seguirti”. Sono qui ad invocarti, come ti invocherei nella casa di Simone il fariseo, piangendo i miei tanti peccati ai tuoi piedi: “Signore, perdonami”. Sono qui, Signore, alla tua presenza, a chiamarti come ti avrei chiamato a Cana: “Signore, partecipa alla mia gioia”. Sono qui alla tua presenza per domandarti, come ti avrei domandato nella sinagoga di Cafarnao: “Signore, dammi, dammi da mangiare il tuo pane; dammi da bere il tuo sangue, perché io possa divenire tuo consanguineo nell’Amore”. Sono qui, Signore, a desiderare, con lo stesso sentimento che nutrirei nel Tuo Paese: “Signore, mondami dalla lebbra del peccato!”. Sono qui, Signore, ai tuoi piedi a domandarti, come avrei fatto personalmente: “Signore, aumenta la mia fede”. Sono qui, Signore, perché Tu lo vuoi. Io so che tu non ti stancheresti mai della mia presenza. Tu mi terresti sempre con Te, avvolto nelle spire tenerissime del Tuo Amore, docilmente, ai tuoi piedi, come Maria di Betania. Sono qui, Signore, a respirare la tua Presenza. Una Presenza di Vita, di pace, di Amore, di perdono. Una Presenza Divina, la tua: Si, Signore, sono qui. Tacciano le mie labbra e parli il mio cuore! Anzi no! Sii tu a parlare al mio cuore, ai miei sentimenti, alla mia anima[7].


[1] Nata il 1191 o 1192 – morta il 5 aprile 1258.

[2] Del 1264.

[3] Cfr. K. Bihlmeyer – H. Tuechle, Storia della Chiesa, 2 – Il medioevo, Ed. Morcelliana, VI Ed. Italiana, 1979, 349.

[4] Lc 9,11-17.

[5] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario I, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, san Giovanni Rotondo, 1992, 265.

[6] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario I, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, san Giovanni Rotondo, 1992, 316ss..

 [7] Donato Calabrese, Il Santo Rosario con Padre Pio, 2013, 13-18.

“Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali  non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e  l'anticristo!”(2Gv 1,7)

 

L’ANTICRISTO è TRA NOI

  Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina.

 Donato Calabrese

   L’Anticristo è tra noi. È sempre stato in mezzo a noi, ma ora, più che mai, è presente e potente, specialmente in Italia e in occidente, laddove, cioè, il cristianesimo è più osteggiato e dove le grandi lobby politiche, economiche, finanziarie, della comunicazione sociale, svolgono ormai da anni una pressione nefasta sulle menti deboli dei popoli assoggettandole a un nuovo totalitarismo, una visione della vita in cui non c’è più posto per Dio.

   Al contrario c’è posto per Satana: il "loico", cioè il logico per antonomasia. E quindi c’è posto solo per le fredde analisi logiche delle “menti gelide” che tiranneggiano gli esseri umani deboli, fragili, come bambini. Sono evidenti, gli effetti dello svuotamento dell’uomo e della sua sostituzione con un essere senza cuore e senz’anima. Non c’è posto per il rispetto assoluto della vita umana, mentre c’è posto per gli omicidi di massa dei “non nati”, legalizzati dagli stati occidentali: gli omicidi che vanno sotto il nome di aborto. Togliere la vita in nome di una maggiore libertà della donna è ridurre la stessa a una macchina cambiamonete.  Invece del mistero della vita che nasce, c’è il mistero perverso della vita soppressa. La donna chiede e offre sesso spacciando il piacere come amore, e senza lasciare aperta quella porta della vita che la rende protagonista e cooperatrice di Dio nella creazione. Non c’è che dire: la sessualità sfrenata e bestiale, contrabbandata come amore, è uno dei segni visibili della presenza della Bestia per antonomasia: Satana, il vero e unico Anticristo.

    Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina. Quindi, proprio secondo la Legge di Dio. I bambini hanno bisogno di amore e di protezione. Amore paterno e materno. Insieme si fondono per rendere i bambini veri uomini di domani.

   Ormai anche nel linguaggio volgare e scurrile della cinematografia e delle grandi televisioni è ritenuto morale ciò che è, invece, immorale e contrario alle leggi della natura e a quelle di Dio. E purtroppo gli effetti nefasti non tardano a manifestarsi, come la mancanza assoluta dell'idea del peccato, del male e lo svuotamento delle coscienze, come appare nelle idee delle giovani generazioni, e non solo. Ci si crede liberi, ma in realtà si è assoggettati alla volontà del "Grande Fratello", di Orwelliana memoria. I veri liberi sono coloro che remano controcorrente, anche a costo di essere soli a pensarla diversamente dalla massa.

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che sta avvenendo in Italia e in occidente, specialmente per quanto attiene quelle sacre unioni fondate sull’amore e disgregate dalla logica utilitaristica e infernale del piacere dei sensi?!   Mi riferisco alla separazione dei coniugi e al divorzio.  Citando fonti del quotidiano L’Avvenire, “Ogni anno in Italia circa 360mila persone vengono travolte dal dramma della separazione (50mila divorzi e 90mila separazioni). A questo numero si devono aggiungere i cosiddetti orfani di padre vivo, cioè i minori che vivono sulla propria pelle le sconfitte – e spesso le incomprensioni e gli egoismi – degli adulti. Quanti sono? Forse più di un milione – ma non esistono statistiche aggiornate – considerando separazioni e divorzi nell’ultimo decennio. Vuol dire che negli ultimi dieci anni gli abitanti di una città ideale più grande di Roma hanno sopportato le sofferenze derivanti da una delle più brucianti delusioni che si possano vivere, la disgregazione della propria famiglia. Numeri imponenti che avrebbero dovuto suggerire interventi e politiche mirate. Invece, come ben sanno i separati, non si è fatto quasi nulla, se non rendere più agevole e più rapido lo scioglimento dei matrimoni”(http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/il-dramma-dei-padri-separati.aspx). 

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che riguarda la fecondazione assistita, l’aborto già citato, l’eutanasia e la clonazione.

   L’uomo che intende sostituirsi a Dio parafrasa la Bestia che si oppone alla Bontà Creatrice di Dio manifestando il suo orgoglioso volere. Sia nella fecondazione assistita, nell’aborto, nell’eutanasia e nella clonazione, l’uomo pretende di manipolare la vita umana disinteressandosi di Dio e del Suo Progetto di Salvezza.

   Ma cosa c’è dietro l’uomo che pretende di farsi eguale a Dio, se non la protervia dell’anticristo che pretende vincere il Creatore con la conoscenza orgogliosa dei suoi mezzi? È sempre la Bestia che influenza in modo nefasto la volontà dell’uomo, e dell’uomo che pretende di conoscere tutto con la propria intelligenza.

   Che cosa spinge le menti perverse che governano la Comunicazione di oggi con l’intenzione di manipolare le coscienze più deboli allo scopo di far sentire lecito ciò che è illecito, e normale ciò che non è normale?

   È la Bestia, ovvero l’Anticristo che opera in questi secoli bui - altro che medioevo -   per spingere le masse scristianizzate e ormai senza regole etiche e morali, a dichiarare, il cristianesimo, una favola, una religione contraria all’uomo, e addirittura nociva per l’uomo. Basta vedere tutte le polemiche legate al dibattito intorno alla legge contro l’omofobia: si spaccia per tutela dei diritti delle persone omosessuali quello che di fatto è il tentativo d impedire la libera espressione della fede e della morale cristiana. A ogni livello sociale, l’attacco al cristianesimo pare diventato un imperativo del nuovo pensiero unico dell’Occidente.

   L'Italia e l'occidente vanno verso il baratro della dissoluzione morale, e nulla sembra fermarli. Spetta a noi cristiani, uscire dalle catacombe confortevoli di una fede di comodo, vissuta troppo pigramente nei nostri gusci. Non possiamo tacere di fronte al perverso meccanismo che disintegra i millenari valori etici e cristiani del nostro popolo. è l'ora di parlare e di agire, prima che sia troppo tardi e l'Italia e l'occidente cadano nel baratro della dissoluzione morale e cristiana, prima che di quella sociale. Ricordiamo quanto Gesù ha detto: "Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti"(Mt 10,27; Lc 12,3).

 

Il Programma religioso VIVERE LA SPERANZA, che contiene la riflessione evangelica della Domenica curata da Donato Calabrese, è  in linea ogni mercoledì, fino alla Domenica di Pasqua.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea canterò le tue lodi(Ebrei 2,12)

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