"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 21 DICEMBRE 2014

IV DOMENICA DI AVVENTO

(Lc 1,26-38)

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   “Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse:  «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse:  «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 

   Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse:  «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».  E l'angelo partì da lei”[1].

   Nazaret, dove il silenzio di Dio si fa Parola. Oggi è una città di circa 70 mila abitanti, ma duemila anni fa era un piccola ed insignificante borgata della Galilea. Se sappiamo leggere tra le righe della Storia Biblica, riusciamo a comprendere ancora di più le meraviglie operate da quel Dio d’amore infinito che si manifesta all’uomo di tutti i tempi nel segno della semplicità e dell’umiltà.

   Anche la geografia biblica ha una sua teologia, e noi crediamo di leggere, attraverso le località presenti nella narrazione evangelica, lo stile incomparabile dell’Eterno, che sceglie sempre ciò che è piccolo e debole per gli uomini, per manifestare, rivelare, e realizzare i Suoi arcani Disegni di salvezza.

   Pensando alla relativa importanza ed alla diversa morfologia dei luoghi segnati dagli Eventi culminanti della Storia della Salvezza, restiamo stupiti dal primo messaggio che ci viene dal Dio della Rivelazione biblica. L’incarnazione del Figlio di Dio non avviene nella città detta Santa di Gerusalemme, centro e cuore del culto ebraico, situata su, in alto, a più di 800 metri sul livello del mare, ma in un’umile casetta di Nazareth, sconosciuta borgata della Galilea, situata al centro di una piccola valle che si trova a 320 metri sopra il livello del mare. In questo piccolo e insignificante villaggio di Galilea, avviene qualcosa di sublime, straordinario ed irripetibile: grazie al Sì di una donna: Myriam di Nazaret, nella pienezza dei tempi l’Amore di Dio per l’essere umano, creato a “sua immagine e somiglianza”[2] si realizza con l’incarnazione del Figlio Unigenito.

   Qui, a Nazareth di Galilea, ha luogo l’incontro tra la potenza divina e un’umile e semplice Donna. Questi fatti restano in gran parte, avvolti nel mistero. Ma Il credente sa che molte cose si sono svolte nel segreto incontro tra Dio e le creature da lui prescelte[3].

   A noi che siamo i destinatari privilegiati dell’annuncio di salvezza non resta che ascoltare con amore e stupore le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto in questa Donna “Alta sopra le stelle”. Come sono lineari e poetiche queste parole che noi conosciamo molto bene. Ci parlano di Maria Santissima e del Mistero d’amore nel quale è avvolta.

   Luca evangelista ci racconta qualcosa di molto intimo e discreto che è avvenuto nella quiete feriale di una piccola borgata della Galilea, il cui nome già preannuncia il grande Segno Promesso da Dio, a Israele e a tutti gli uomini di buona volontà.

   Quindi, è molto probabile che Luca abbia incontrato Maria, o qualche persona del suo ambiente familiare di Nazaret o Gerusalemme. E se rivela tanti particolari della giovane donna di Nazaret, vuol dire, a mio parere, che l’ha conosciuta personalmente. A Luca, e a tutti noi, Maria racconta l’Evento meraviglioso avvenuto in Lei.

   L’angelo Gabriele Mandato da Dio in una città della verde Galilea, chiamata Nazaret, ad una vergine promessa sposa al più santo e giusto degli uomini: Giuseppe il carpentiere. Il nome di questa giovane donna è Maria, forma greco latina del nome ebraico Mariam, scritto, più tardi, Miriam. Ma il nome più bello gli è attribuito da Dio, per mezzo di Gabriele arcangelo. È termine di cui noi conosciamo l’originale greco del vangelo di Luca: Kecharitomène.

   “Ti saluto”, o “Esulta”, o “Rallegrati” o “gioisci”. Queste sono le prime parole dell’angelo a Maria. Noi scegliamo la versione ufficiale della Chiesa Italiana e completiamo il pensiero per esprimere il senso profondo del saluto angelico:  “Ti saluto o Piena di grazia”. 

   Piena di grazia sarebbe la traduzione della parola greca Kecharitomène, un termine che può avere varie accezioni. Può, infatti, significare: privilegiata, favorita, gratificata, o meglio, “tu sei che oggetto, - nel senso di termine - dell’amore divino”. 

   “Il Signore è con te”. Ma tra poco il Signore sarà in Te, Maria, realizzando la più grande, la più piena, la più mirabile delle Presenze di Dio in mezzo agli uomini.

   L’autore di questo vangelo, cioè Luca, ci accompagna gradualmente a scoprire il senso arcano delle parole dell’angelo, e alla luce dei testi e delle immagini bibliche dell’Antico Testamento, dimostra la grandezza della rivelazione e dell’incarnazione di Dio. Infatti, dopo aver salutato Maria invitandola alla gioia perché ha trovato grazia, in modo unico ed irripetibile  presso Dio, l’angelo Gabriele annuncia che concepirà un figlio, lo darà alla luce e, lei stessa lo chiamerà Gesù. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide e regnerà senza fine. 

   Sappiamo bene qual è la risposta di Maria di fronte alle parole angeliche: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Una frase che non solo indica la mancanza di qualsiasi rapporto con un uomo, ma la volontà di Maria di continuare ad essere tutta di Dio.  E non è errato pensare che lo stesso Giuseppe, a cui è promessa sposa, abbia fatto anche lui una scelta del genere. Il teologo Jean Daniélou ha scritto: “Una giovane donna che decideva di rimanere vergine non poteva vivere sola. Il fatto di essere sposa le conferiva la condizione giuridica che le avrebbe concesso di realizzare la sua volontà”[4].  E se Giuseppe ha deciso di prendere in sposa Maria, avendo quest’ultima deciso di restare vergine, bisogna per forza dedurre che anch’egli ha già preso la stessa decisione e lo ha fatto al momento di sposarsi con lei[5], come pensa lo studioso spagnolo José Miguel García.

   Di fronte alla domanda di Maria, l’angelo risponde con un’espressione ricca di significato biblico: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.  Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Parole a cui siamo abituati, ma che rivestono un grande significato. La potenza creatrice divina crea la vita di questo bambino unico e su Maria “stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo”. Una frase che ci riporta a certe immagini bibliche dell’Antico Testamento e si collega alla Presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Infatti, c'è un parallelismo tra questo racconto di Luca ed un testo della Bibbia presente nel libro dell’Esodo: 40,34-35. E come in quell'antico libro, la nube che avvolge la tenda del convegno, dov’è custodita l’arca dell’alleanza, significa che l'interno della dimora è riempito dalla Gloria di Dio, così la potenza dello Spirito  che scende e adombra Maria fa sì che il grembo di lei sia riempito dalla presenza di un essere che sarà Santo: il Figlio di Dio.   E come l’Arca contiene le tavole della Legge, così Maria, nuova Arca dell’Alleanza, contiene, nel suo cuore prima che nel suo seno, come ci insegna sant’Agostino, Colui che è la Legge stessa: il Figlio di Dio incarnato.  Il “Si” di Maria ci ricollega a quelle parole rivolte da Dio all'angelo ribelle, agli albori della creazione: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra il tuo seme ed il suo seme”.  Al “Si” della Mamma corrisponde il Fiat del Figlio che  si incarna in quel preciso momento nel suo Seno Immacolato. “A Maria - scrive Sant'Anselmo - Dio diede il Figlio suo che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo Figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio che aveva creato ogni cosa, si fece Lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria. Dio dunque è il padre delle cose create. Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene. Davvero o Maria Immacolata con te è il Signore che volle tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te”.

       Che  tutti noi, cari amici,  possiamo  accogliere degnamente Gesù che nasce: accoglierlo nel nostro cuore soprattutto, per accoglierlo nei fratelli. Se il nostro Natale non ci conduce ad essere in pace con i nostri fratelli, gli amici, i nemici; se il nostro cuore è indurito per un amore limitato, non condiviso, non aperto a tutti, non disponibile per tutti, come potremmo pensare di essere destinatari, come Maria, della benevolenza di Dio, e quindi nella gioia. Se siamo chiusi a chi è nel bisogno, riservando il bene, i sentimenti e le azioni più belle solo a chi ci interessa,  dove sarà andata a finire la nostra pace e la nostra gioia in questa festa Santa?

   La notte di Natale deve essere come una nuova aurora che si leva sulla nostra vita.  Spianiamo al Signore i nostri sentieri, apriamogli le nostre porte, accogliamolo nel nostro cuore e viviamo con gioia intensa questa Divina  intimità. 


 

[1] Lc 1,26-38.

[2] Gn 1,26.

[3] Cfr. Alviero Niccacci, Nazaret nella Storia, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, 1983, volume 1, 73-74.

[4] J. Daniélou, I vangeli dell’Infanzia, Brescia, 1968, 21, in José Miguel García, La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli, Biblioteca Universale Rizzoli, Quarta edizione 2005, 30.

[5] Cfr. José Miguel García, La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli, Biblioteca Universale Rizzoli, Quarta edizione 2005, 30.

  

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