"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

GESÙ DI NAZARETH

Io sono la Via, la Verità e la Vita(Gv. 14,6)

 

CUORE A CUORE

Dedico queste pagine web al Bambino Gesù di Praga

Donato Calabrese


La Sua Parola

Vai alla Janua Major

la Porta di bronzo 

della Cattedrale di Benevento


ALTRI SITI DI

Donato Calabrese:

Pietrelcina  la cittadella natale di Padre Pio


 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 1 MARZO 2015

II DOMENICA DI QUARESIMA

(Mc 9,2-10)

Condividi

Vai alla Vita di Gesù

   “Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù:  «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!».  Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti”[1].

   In tutti e tre i vangeli sinottici[2], l’episodio della trasfigurazione è inserito nella fase cruciale del ministero pubblico di Gesù, e precisamente tra la confessione di Pietro e la rivelazione del Messia sofferente a Cesarea di Filippo, e l’inizio dell’ultimo pellegrinaggio  a Gerusalemme. Nel vangelo di Giovanni, invece, tale brano è assente, ma in tutto il testo è resa manifesta la Gloria di Cristo Gesù, come annuncia così l’autore sacro  nel prologo del suo Vangelo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”[3].   E allora, possiamo dire che l’episodio della trasfigurazione di Gesù sia la piena rivelazione della Sua Bellezza divina, nel quadro della rivelazione della Bellezza Trinitaria. “Il Padre conferma in Gesù la rivelazione fatta al battesimo[4]. Lo splendore della trasfigurazione rivela la divinità di Gesù. È, come dice padre Raniero Cantalamessa, l’improvvisa trasparenza all’esterno di questa realtà profonda di Gesù. È come se il velo della sua umanità si sia assottigliato sotto l’effetto della luce interna, fino a far trasparire il volto nascosto, quello che San Paolo chiama «la gloria divina che rifulge sul volto di Cristo»[5][6].

   Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni in un luogo in disparte. Li porta sopra un monte. Secondo la tradizione, risalente a Cirillo di Alessandria, si tratta del Tabor, una collina alta 588 metri che si eleva col suo originale profilo conico sulla verdeggiante pianura di Esdrelon, chiamata pure Izreel. Siamo nel cuore della Galilea”[7]. Da questo monte lo sguardo spazia su un ampio scenario di colli e di valli, offrendo uno sguardo panoramico suggestivo ed incantevole della Galilea. Il colle del Tabor Il piccolo gruppo torna dal territorio di Cesarea di Filippo dove Gesù ha detto esplicitamente quale sarebbe stato il suo destino, insegnando loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi; essere ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Ora, dopo aver preannunciato le ore della passione, morte e risurrezione, Gesù conduce Pietro ed i due figli di Zebedeo, cioè Giacomo e Giovanni, su un monte che la tradizione cristiana identifica nel Tabor, un luogo pregno di silenzio e di pace, dove la relativa lontananza dal mondo predispone al raccoglimento ed alla preghiera.

   Con il suo tipo di narrazione semplice e concreta, l’evangelista Marco ci dice che dopo essere stato, con i suoi discepoli nel territorio di Cesarea di Filippo, quindi a nord della Terra di Israele, “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche”[8]. Raffaello: Gesù trasfigurato Marco indica la trasfigurazione di Gesù con l’utilizzo della parola greca metemorfôthê[9], di cui conosciamo il termine italiano metamorfosi, che significa, appunto, cambiamento, trasfigurazione.  

   Gesù si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, e le sue vesti diventano splendenti, bianchissime: “nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche”[10], commenta, da par suo, Marco evangelista, lasciando intendere che la gloria di Dio appare visibilmente in Gesù. C’è un parallelo, infatti,  tra questa scena ed un passo presente nel libro dell’Esodo, reso ancora più evidente dall’espressione “sei giorni” che introduce il brano evangelico di Marco.  Anche in quel lontano episodio biblico, relativo alla salita di Mosè sul monte di Dio, è riportata questa frase:  “La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube”[11].

   “Quando Mosè scese dal monte Sinai le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui”[12]. Lui è il Dio della rivelazione biblica, manifestato a Mosè sull’Oreb. La differenza tra quell’episodio e la trasfigurazione di Gesù è, però, fondamentale nelle due scene. Infatti, mentre Mosè appariva raggiante dopo la manifestazione di Dio, qui, sul colle della trasfigurazione, Gesù è pure luminoso e splendente, ma, diversamente da Mosè, perché la Gloria di Dio è presente in Lui. Come ha scritto il Papa emerito Benedetto XVI, Gesù “risplende dall’interno, non riceve solo luce, ma è Egli stesso Luce da Luce”[13].

   Al centro della scena c’è lui, mentre ai suoi lati ci sono Mosè ed Elia: esprimono la Legge ed i Profeti di Israele, cioè, in sintesi, quella che per gli ebrei è la Scrittura Sacra, il Tanàkh[14] la prima parte della Bibbia, che è, più o meno quella che noi definiamo Antico Testamento. Elia e Mosè hanno parlato con Dio sul monte Sinai, e sono i personaggi più importanti dei Libri Sacri. Testimoniano, quindi, che tutta la storia di Israele converge verso Gesù, «Il Figlio prediletto» del Padre, la Bellezza di Dio che salva il mondo. E qui vi invito a fermarvi un poco, perché ognuno di noi è alla alla continua ricerca della bellezza. Ed ora ci troviamo di fronte alla rivelazione della Bellezza Divina. “Quanto è bello il suo volto e dolci i suoi occhi - scriveva Padre Pio - e quanto buona cosa è lo stare accanto a lui sul monte della sua gloria! Ivi  dobbiamo collocare  i  nostri  desideri  e  le nostre affezioni”[15].

   Gesù trasfigurato è Bello. La Sua è una Bellezza tutta pura, tutta santa, tutta innocenza, tutta amore. Ma è anche una Bellezza tutta bontà, tutta dedizione, tutta sacrificio, tutta donata. Per noi.

   E’ Lui il Messia, il centro ed il vertice più alto della Storia biblica e di quella umana. È in Lui che si realizzano le antiche profezie della Bibbia, ed è a Lui che si indirizza tutta la Storia sacra.

   Di fronte a questa immagine del Maestro sfolgorante di luce, Pietro, Giacomo e Giovanni restano estasiati. Ma si percepisce, nelle parole di Pietro, il desiderio di fissare per sempre questa sensazione di gioia intensa, profonda, di contemplazione della Gloria Divina di Gesù. Lui e gli altri discepoli non si sono ancora resi conto del fatto che la piena rivelazione di Dio e del suo progetto si salvezza  passano per la via dolorosa della croce.

   È un momento di timore, ma anche di grande gioia e consolazione per Pietro. E mentre lui contempla Gesù avvolto nella luce, IL Padre Celeste fa sentire la sua voce: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!»”.  Finalmente: il Padre Celeste ha parlato. Ha dichiarato l’identità vera del giovane Nazareno. Ed è sostanzialmente la stessa dichiarazione di quella del battesimo[16]. Al battesimo la voce del Padre era diretta a Gesù, investendolo della sua missione. Ora, invece, è diretta ai discepoli ed a tutti coloro che incontrano il Mirabile Messaggio del Figlio di Dio.

   “Ascoltatelo!”. È un invito rivolto ad ognuno di noi. Solo se ascoltiamo la Voce del Figlio Suo Diletto, Dio può intervenire nella nostra Storia. Altrimenti rispetta la nostra libertà, con tutte le conseguenze possibili ed immaginabili per la nostra storia.

   Ma come possiamo ascoltare la voce di Dio se nel nostro cuore non c'è neanche un briciolo di spazio per Lui?!

   Come possiamo ascoltare la voce di Dio se il nostro cuore ha messo le radici nel deserto arido del mondo? Come possiamo ascoltare la voce di Dio se la nostra mente è deturpata dai mille rivoli del fiume inquinato dal male e dal peccato? Come possiamo pensare a Dio e guardare in alto, se il nostro sguardo è continuamente rivolto a questa terra ed alle sue false attrattive che ci allontanano dal nostro Sommo Bene. Come possiamo pensare a Dio, ascoltare la sua parola se nel nostro cuore albergano l'inquietudine, il tormento,  l'odio, il male? 

   Dobbiamo essere come i fiori di loto, che nascono nel fango, per risollevarsi e sbocciare nella loro bellezza. Noi siamo immersi nel fango del male che sembra sommergere il mondo intero. Ma siamo stati salvati da Dio e immessi in un grande fiume di bene e di amore. E allora, come i fiori di loto, risolleviamoci e sbocciamo anche noi: non guardando in basso ed emulando le brutture del mondo, ma alzando lo sguardo verso la Bellezza di Dio, rivelata in Gesù trasfigurato.

    Dobbiamo avere il coraggio di staccarci dal fango e lasciare che Cristo costruisca una tenda nel nostro cuore, per abitarla. Ricordate le parole di Pietro: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo delle tende...”. Noi cristiani siamo chiamati a vivere nel mondo e, nel contempo fuori dal mondo. È nel mondo che annunciamo Cristo, “La Bellezza che salva il mondo”, secondo il pensiero di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Ma è fuori del mondo che deve essere rivolto il nostro sguardo, lasciando nelle nostre giornate, lo spazio a piccoli o grandi momenti di preghiera e di ascolto della Parola di Dio, e, soprattutto, testimoniando la nostra fedeltà e il nostro amore a Dio ed al Suo Figlio Diletto, insieme con la sollecitudine verso i nostri fratelli, specialmente i più bisognosi di un sorriso, di aiuto e solidarietà. 

   La Quaresima è cominciata. Il nostro cammino di conversione ci conduca spiritualmente a vivere la gioia piena della Pasqua di Cristo, pegno della nostra Pasqua: passaggio dalla morte alla vita eterna, nell'intimità gioiosa con  Dio Amore.

 

[1] Mc 9,2-10.

[2] Cfr. Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36.

[3] Gv 1,14.

[4] Cfr Mc 1,11.

[5] 2Cor 4,6.

[6] Cfr. Raniero Cantalamessa, La Parola e la Vita, Riflessioni sulla Parola di Dio delle Domeniche e delle Feste dell’anno, Anno A, Città Nuova Editrice, XXII edizione, giugno 2004, 314s..

[8] Mc 9,2-3

[9] Metemorfèqh.

[10] Cfr. Mc 9,2-3.

[11] Es 24,16.

[12] Es 34,29.

[13] Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Ed. Rizzoli, 2007, 358.

[14] Il termine Tanakh è l’acronimo di Torah (Legge), Nevi'im, (Profeti), Ketuvim, (Scritti).

[15] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, III, Ed.Padre Pio da Pietrelcina, convento S. Maria delle Grazie, San Giovanni Rotondo, 1994, 405. 

[16] Cfr. Mc 1,11.

  

Per visualizzare correttamente certi termini che potrebbero essere presenti in questa pagina, si consiglia di scaricare i fonts: Greek e Symbol, facilmente reperibili sul web

 

 

contadores de visitas eharmony
contatori per blog

 

La vita di Gesù


 


Il Vangelo della Domenica



 

Il Dibattito su Gesù



Gesù nella Archeologia



Gesù nella Letteratura cristiana antica



Pagine di Spiritualità


GESU' NELLA MIA VITA

Gesù nella mia vita

Testimonianze


 

Semi di Verità e di Consolazione


Chi è Gesù per me?

Chi è Gesù per Te?

Esprimi un tuo parere

 


Firma il libro degli ospiti

Firma il libro degli Ospiti 

 


Cenacolo Eucaristico Mariano

Cenacolo Eucaristico Mariano


Telebene 


Questo sito è curato

da

Donato Calabrese


Altri siti dello stesso autore:

VISITA IL SITO DEDICATO ALLA MADONNA

Maria, tenerezza di Dio


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Padre Pio da Pietrelcina


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Pietrelcina


Benevento, città dai mille volti

Benevento


Per informazioni, commenti ed altro:

scrivi a

DONATO CALABRESE, autore del Sito

DONATO CALABRESE


 

TORNA ALLA HOME PAGE