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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO di DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014

COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

Vangelo della terza Messa

(Mt 5,1-12)

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Il mar di Galilea dal colle delle beatitudini

   È una domenica particolare questa, in quanto la liturgia pone davanti alla nostra riflessione il mistero della morte, in quanto la Chiesa commemora i fedeli defunti. Un tema che va trattato, perché si tratta di una realtà che ci tocca profondamente, ma che alla luce della Parola di Vita racchiusa nel Vangelo, ci dischiude la realtà nuova della vita in Dio. Ecco perché nel nostro cuore la disperazione non deve trovare mai spazio. La nostra fede è radicata su un Evento storico, seppure molto lontano da noi nel tempo e nello spazio: la morte di Gesù e la Sua risurrezione. Ecco il centro della nostra fede. Ecco l’annuncio proclamato duemila anni fa dai primi discepoli del “Biondo Nazareno”[1].  Non è una favola, come ci ricorda la seconda lettera di Pietro, capitolo 1, versetto 16. Non è una storia creata ad arte per tranquillizzare gli animi sensibili degli uomini di tutti i tempi. Ma è un gioioso annuncio, sprizzato dalle labbra di coloro che hanno dato la loro stessa vita fino alla morte per non rinnegarlo. È un annuncio fondato sulla morte e risurrezione di Gesù di Nazaret. Solo guardando Lui, solo ascoltando Lui, solo vivendo Lui, possiamo veramente affrontare questo grande enigma della morte con la speranza che la nostra vita non finirà un giorno e che potremo rivedere i nostri cari, abbracciandoli finalmente nell’amore di Dio.  

   Il vangelo scelto per la riflessione di questa domenica è quello della terza Messa della Commemorazione dei defunti, ed è un brano che esprime, forse, l’insegnamento più alto e sublime di Gesù. Si tratta delle beatitudini, la Parola di Gesù che attraverso i secoli continua a raggiungere il cuore dell’uomo che soffre, per dirgli: “Coraggio, fratello, io sono sempre con Te. Sarò sempre con Te: nella vita, con la morte ed oltre la morte”.Le beatitudini: la Magna Charta di tutto l’insegnamento di Gesù. Il centro, il cuore, il punto focale di tutto il sermone della montagna.

    Il sito dove, secondo la tradizione, Gesù pronuncia questo fondamentale discorso rivolto ai suoi discepoli di tutti i tempi e di tutti i luoghi, è da identificare, secondo la tradizione corroborata dalla narrazione del primo vangelo, su un colle poco distante dalla riva occidentale del lago di Tiberiade. Un territorio dove con gli occhi e le orecchie della fede è ancora possibile udire le parole eterne del Signore della Vita, la cui persona e missione rifulge, ancora oggi, in un mondo fatto di tenebre, di odio e di peccato, di morte:  

  “Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi[2].

    Davanti a Gesù ci sono le folle di Galilea. Quelle stesse folle composte dalla gente semplice, dai poveri, dai malati, i diseredati: i cosiddetti “anawim”, coloro, cioè, che hanno poco o niente e lo seguono abbandonati completamente a Lui, così come gli agnelli seguono con fiducia il loro pastore. Davanti a Lui ci siamo anche noi, uomini di tutti i tempi.  Uomini in perenne ricerca della vera Via, della pace dei cuori, della verità, della luce e della vita, immersi come siamo, nelle tenebre fosche di questo mondo votato alla morte dell’anima, prima che a quella del corpo.   E ciò che Gesù dice, sembra apparentemente smentito dai fatti della Storia. Egli proclama: “Beati i poveri in spirito, Beati gli afflitti, Beati i miti, Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia Beati i misericordiosi, Beati i puri di cuore, Beati gli operatori di pace, Beati i perseguitati per causa della giustizia”.  

   Quando dice queste cose, il popolo soffre la tirannia di Erode; mal sopporta il potere imperante dei romani; l'avarizia e l'egoismo dei ricchi mercanti e dei latifondisti. E tutto quello che verrà dopo, in questi duemila anni, e lo sappiamo molto bene noi uomini di questo secolo, non cambierà molto esternamente. Continueranno ad esserci le guerre, i genocidi, le sofferenze e le morti ingiuste, i sorprusi, le violenze. Continueranno ad esserci il dolore, il male, la morte. Tutto come se niente fosse successo duemila anni fa in quella Terra di Galilea visitata da Dio.    Eppure qualcosa è avvenuto in questi duemila anni. Un fiume nascosto di Bene ha pervaso il mondo. È un Bene che è giunto silenziosamente, che ha attecchito sulla nuda terra, ma che deve ancora terminare appieno, perché si manifesti in tutto il Regno di Dio: la Sua Presenza che ha illuminato e fatta sua la nostra storia di morte, cambiandola nella Storia della vita, grazie alla morte e risurrezione di Cristo Gesù.   

   Con il suo messaggio d’amore rivolto agli umili ed agli ultimi, Gesù ha aperto una nuova fase nella realtà umana. E se prima i poveri, gli ultimi, gli umili, i bisognosi, i sofferenti, i muti, i sordi, i paralitici, erano disprezzati e considerati reietti, e quindi esclusi ed emarginati dalla Società, ora essi sono chiamati “Beati!”.  Beati. Ed a dirlo è quello stesso Gesù di Nazareth che lascia intravedere, attraverso le tinte e le misure dell’uomo eccezionale, una Luce Divina. La Luce sfolgorante del Figlio di Dio Unigenito. Beati gli anawim. Come per dire, beati coloro che sono umiliati. Beati coloro che soffrono. È Dio stesso a rivelare, nelle sue parole, la predilezione per gli ascoltatori delle Beatitudini, e cioè tutti coloro che hanno il cuore spezzato dal dolore, dalla malattia, dalla povertà e da ogni tipo di debolezza, fragilità e miseria umana. Tutti coloro, insomma, che mostrano limiti, difetti, insufficienze sociali, fisiche e morali. I poveri, gli affamati, gli afflitti, coloro che soffrono, coloro che sono perseguitati, i bambini, sono  dichiarati Beati da Gesù.  Si, cari amici, da questo discorso pronunciato da Gesù nel cuore della Galilea, sgorga una linfa vitale che attraversa i cuori dell'umanità  per portare un nuovo soffio, una nuova stagione che da duemila anni la sta rinnovando dal di dentro.  E' la primavera dei cuori. Quella che ha visto impegnate, nella trasformazione del mondo, anime che hanno vestito i panni laceri, eppur giovani e freschi, dell’umiltà, ma che da Dio sono state illuminate di luce superna. Creature come le altre, con gli stessi difetti e gli stessi limiti. Ma che si sono intimamente specchiate nella Parola di Cristo, nel messaggio sempreverde delle Beatitudini, trovandovi l’elisir di un’autentica giovinezza dello Spirito: un modo nuovo ed eternamente giovane di essere uomini. Quello indicato, su un colle di Galilea, da un giovane Rabbi di Nazaret, e concretamente realizzato con la sua morte, seguita dalla sua risurrezione.

   Ma tutto ha inizio qui, in Galilea, dove, pure, Lui apparirà da Risorto. Tutto ha inizio qui, dal suo messaggio di bene e di speranza. La speranza, ecco il sentimento che deve occupare pienamente lo spazio dei nostri cuori, se vogliamo veramente essere ascoltatori privilegiati del Messaggio del Regno, amici, testimoni del “Biondo Nazareno”, e, soprattutto, morti al peccato e rinati ogni giorno alla Vita di grazia, per contemplare anche noi, un giorno, e non sarà quello finale ma il giorno della nostra morte, il Volto bellissimo del Figlio di Dio, ed entrare in comunione con Lui.

   Maranatha! Vieni Signore Gesù!


[1] Così Padre Pio, in alcuni scritti, parlava di Gesù.

[2] Mt 5,1-12.

  

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