"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA  3 LUGLIO 2016

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  (Lc 10,1-12.17-20)

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Vai alla Vita di Gesù

   “Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”[1].

   “I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli»”[2].

 Una via di Cafarnao: Gesù e i discepoli l'hanno percorsa sicuramente

   L’invio di settantadue discepoli in missione è una caratteristica esclusiva dell'evangelista Luca. Infatti, dei quattro redattori evangelici, egli è il solo che descrive tale episodio.  Oltre ad essere un multiplo di dodici, cifra simbolica che indica, peraltro, le tribù di Israele ed il gruppo degli apostoli di Gesù, il termine settantadue designa anche il numero delle nazioni pagane che la tradizione giudaica riconosce nel libro della Genesi[3]. Infatti se prendiamo in riferimento il testo ebraico del primo libro della Bibbia, notiamo che il numero delle nazioni pagane è settanta. Settantadue, invece, secondo il testo greco, quello detto dei Settanta, al quale fa certamente riferimento l’evangelista Luca.

   Gesù, quindi, chiama 72 discepoli e li invia a due a due avanti a sé in ogni città e luogo in cui sta per recarsi.  L’intenzione dell’evangelista è quella di dimostrare che già al tempo della sua esistenza terrena, Gesù ha voluto dare una portata universale alla sua missione di salvezza.

   Come abbiamo detto prima, il racconto dell'invio dei settantadue discepoli è solo di Luca, e questo può gettare qualche ombra sulla sua autenticità storica. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe di un'invenzione dell'evangelista. Gesù non avrebbe inviato i settantadue prima di Pasqua. Solo in pieno clima pasquale si sarebbe verificata una missione di queste proporzioni, vale a dire, un’apostolato aperto all'universalismo. Luca, quindi, avrebbe forzato gli eventi, anticipando i tempi, come pensa, per esempio, L. Wellhausen[4].

   C’è chi, invece, riconosce la storicità del mandato missionario dei settantadue discepoli partendo da alcuni punti rilevanti: Innanzitutto l’evangelista Luca riferisce una notizia che desume da una buona tradizione, ed annette molta importanza a questa seconda missione. Il fatto, poi, che la predicazione del Regno debba essere assicurata anche ai pagani, pur non essendo detto esplicitamente nel testo, è simboleggiato dal numero degli inviati, che è appunto settantadue[5].

Un suggestivo scorcio del Mar di Galilea dal monte delle beatitudini   A questo, noi vogliamo aggiungere un'altra argomentazione: nella comunità che ha seguito Gesù, dal Battesimo di Giovanni fino alla sua resurrezione, non ci sono solo i dodici apostoli, e questo ormai è risaputo, ma anche delle donne e degli uomini che hanno fatto la stessa loro stessa esperienza accanto al Rabbi di Galilea.  Tanto è vero che due di loro: Giuseppe, detto Barsabba, e Mattia, proprio per essere stati con il Maestro per tutto il tempo della vita pubblica, saranno candidati a sostituire Giuda Iscariota nel collegio apostolico, affinché si ricomponga il numero dei Dodici.  E' più che probabile, quindi, che entrambi, Barsabba e Mattia, abbiano fatto parte di una schiera più allargata di discepoli, avendo, da Gesù stesso, l'incarico di far parte dei settantadue, predicando l’annuncio del Regno di Dio, visto che hanno vissuto, anch’essi, insieme con altri discepoli anonimi, insieme con il Maestro[6]

   Insomma, come per l'elezione dei Dodici, dal cui numero si rileva l'orientamento missionario di Gesù verso le dodici tribù d'Israele, quella dei settantadue potrebbe indicare l'indirizzo missionario universale, aperto a tutta l'umanità, rappresentata dalle settantadue nazioni del testo greco della Genesi, conosciuto ed utilizzato dai redattori dei Vangeli.

   In quest'invio di Gesù, dopo quello rivolto ai Dodici apostoli, è racchiuso il suo anelito perché tutto il mondo sia evangelizzato e tutti giungano a conoscenza di Lui.

   Potremmo dire di trovare, quindi, presente già in ambito prepasquale, cioè durante la missione, l'istanza universale di salvezza, rivolta da Gesù a tutti gli uomini.  Quello stesso invio missionario che sarà ripetuto dal Risorto, in forma ancora più solenne, nella sera di Pasqua[7]

   Lo stesso Luca, nel suo vangelo, conferisce, del resto, una portata universale alla missione di Gesù, ponendo per iscritto i suoi viaggi fuori del territorio sacro di Israele: prima a Tiro ed a Sidone, in Libano, e poi nei territori pagani della decapoli, dove Gesù opera molti miracoli. 

   «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe», dice Gesù. Non è difficile riconoscere, in questo testo, una tradizione che affonda le sue radici nella stessa predicazione orale di Gesù. Siamo, quindi, alla parola viva del Maestro, e la tradizione è quella che è chiamata Q, Quelle[8]. Tutto il racconto, infatti, riflette  questa tradizione che, come sappiamo, è presente in Matteo e Luca. Ed il testo successivo, respira proprio il clima particolare dei predicatori itineranti della Galilea, coloro che hanno continuato a predicare dopo la morte e la risurrezione di Gesù.  «Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi»[9]. Gesù li manda inermi, come pecore, e dovranno affrontare anche i lupi, coloro che potrebbero rifiutarli e far loro del male. Le indicazioni pratiche che seguono indicano proprio alcune norme comportamentali di coloro che dovranno annunciare l’imminenza del Regno: «non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada». 

   Non salutare per non perdere tempo, perché, nella prassi ebraica, il saluto che avviene tra due persone che si incontrano per strada non è, per lo meno al tempo di Gesù,  breve e formale come da noi. Per Gesù l’urgenza della missione è prioritaria di fronte a tutto, come abbiamo anche potuto vedere nel commento al vangelo di domenica scorsa.

   «In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa». Il Maestro di Galilea sa, perché ne ha fatto personalmente esperienza, che non tutte le case e non tutti i villaggi accoglieranno i suoi discepoli. Essi dovranno annunciare nelle città e nei villaggi che il Regno di Dio è finalmente venuto. E coloro che sono destinatari dell’annuncio, in base alla loro disponibilità, si porranno da soli in condizione di accettare o rifiutare il Dono di Dio.

   Anche nei versetti successivi troviamo le caratteristiche peculiari dei carismatici e dei predicatori itineranti di Galilea, coloro, cioè, che hanno custodito nella loro memoria le parole e gli insegnamenti del Profeta di Nazaret. Veduta notturna del lago di Tiberiade o mar di GalileaIl ritorno dei settantadue discepoli è caratterizzato da una grande gioia. Hanno potuto rendersi conto dell’immane potenza che Gesù ha conferito loro. E Lui, quasi ad autenticare la veridicità dei loro Segni strepitosi, aggiunge: “Io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare”.

   Più che pensare all’immenso bene ricevuto da Gesù, i discepoli si compiacciono del potere ricevuto da Gesù ed esibito di fronte alla gente.  E non contemplano, invece, nel profondo del cuore, la radice di questo potere che viene da Dio stesso. Pensano alla potenza ricevuta, ma non a Colui che glie l’ha data. Non leggono nel profondo del cuore, dove albergano tutti i sentimenti, che il loro nome, il loro essere stesso, è custodito nel cuore stesso di Dio, come dice Gesù: “Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

   Oggi viviamo un mondo fatto di apparenza; un mondo non più fermentato dal nostro sale e dalla nostra luce cristiana, perché il nostro è un cristianesimo formalistico e superficiale, appiattito dal consumismo,  dai falsi e diabolici disvalori propinati dai media, specialmente dalla televisione. Un cristianesimo svuotato dal benessere e dagli agi di una vita costellata dalle comodità e dalla ricchezza oppure dall’agiatezza economica. È un cristianesimo vuoto dentro; dove tutto è formale, calcolato, non genuino, non autentico, non condivisibile con gli altri.  Il nostro è un modo di relazionarci a Dio ed agli altri condizionato dai nostri calcoli e dai nostri meschini tornaconti personali che danno priorità a tutti quegli atteggiamenti nei quali può essere riconosciuto il nostro potere ed autenticata la nostra grandezza umana. E soprattutto noi che ci diciamo cristiani, e che siamo chiamati ad annunciare il Regno di Dio al mondo, a cominciare dal nostro prossimo, a volte facciamo di questo annuncio un motivo di onore, di ambizione incontrollata e di dignità personale, di mania di grandezza, credendo di interpretare nel miglior modo la regola del Vangelo solo perché siamo impegnati nel laicato cattolico, nel sociale, nel ministero sacerdotale, religioso o nella miriade di impegni ed attività ecclesiastiche e parrocchiali. E non ci rendiamo conto che il Potere e la gestione del sacro ci possono invecchiare e, attraverso l’imborghesimento dei cuori, portare implacabilmente alla morte dello spirito, come avviene, purtroppo, per tanti sacerdoti. Crediamo di essere liberi; crediamo di essere cristiani autentici; e invece siamo morti. Morti a noi stessi e morti per gli altri. Morti a noi stessi e agli altri vuol dire soprattutto questo: la novità del Cristo, la Sua Parola, la Sua Vita, non incide per niente nella nostra esistenza, riconducendoci ad essere insignificanti per la nostra fede e per quella degli altri che guardano a noi con speranza.

   Quindi, la nostra vita di fede è nulla: non siamo testimoni autentici di quel Cristo che, pure, viene dentro di noi con la Sua Vita Divina, specialmente quando ci accostiamo al sacramento dell’eucaristia. E allora, se veramente ci teniamo ad accogliere il Cristo in noi, dobbiamo, per forza di cose, essere liberi da ogni bisaccia: borsa o zaino che appesantisce il nostro percorso esistenziale.

   Essere liberi da ogni bisaccia potrebbe significare, almeno simbolicamente, per me, sentirci semplici e poveri davanti a Dio ed al suo Cristo che anche nella Potenza della sua Risurrezione ha conservato i connotati profondamente evangelici della sua semplicità e povertà, apparendo a manifestandosi discretamente nell’intimità della sua familia Dei.

   Se vogliamo essere veramente annunciatori del Regno, dobbiamo sentire l’urgenza di un atteggiamento di nudità, semplicità, povertà «non portate borsa, né bisaccia, né sandali»[10].

   E soprattutto dobbiamo sentire in noi, provare in noi, la consapevolezza di essere umili discepoli: senza pretese, leggeri. Leggeri significa senza pesi, bastoni e bisacce alcune addosso: pesi che sono, manco a farlo apposta, tutti i titoli, le cariche, gli attributi umani, morali e spirituali, che secondo la logica umana elevano l’uomo di fronte ai propri simili; ma che secondo la sapienza Divina, appesantiscono enormemente il cammino del vero discepolo del mirabile Nazareno.

   È a Lui che dobbiamo guardare. A Gesù Cristo, il Figlio di Dio spogliato della Sua Gloria per abitare in mezzo a noi. A questo grande Maestro che per primo si è fatto umile e semplicemente povero. Povero tra  i poveri, come dimostrano queste Sue Parole: «Le volpi hanno le loro tane, e gli uccelli hanno i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha alcun luogo ove poggiare il capo e riposare»[11].


[1] Lc 10,1-12.

[2] Lc 10,17-20.

[3] cfr. Gen 10.

[4] Cfr. Carlo Ghidelli, Uno o due invii? In Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol 2, p. 594.

[5] Carlo Ghidelli, Uno o due invii? In Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol 2, p. 594.

[6] Cfr. At 1,23.

[7] Cfr. Mc 16,9-20.

[8] Con il termine Q, o Quelle, che significa fonti, gli studiosi credono di identificare una tradizione comune più arcaica, presente nei Vangeli di Matteo e Luca, oltre che nel testo apocrifo del Vangelo di Tommaso, N.d.A..

[9] Cfr Mt 10,16.

[10] Cfr. v.4.

[11] Luigi Moraldi, Vangeli apocrifi, Il Vangelo di Tommaso, Ed. Piemme, 1996, 231.

 

“Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali  non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e  l'anticristo!”(2Gv 1,7)

 

L’ANTICRISTO è TRA NOI

  Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina.

 Donato Calabrese

   L’Anticristo è tra noi. È sempre stato in mezzo a noi, ma ora, più che mai, è presente e potente, specialmente in Italia e in occidente, laddove, cioè, il cristianesimo è più osteggiato e dove le grandi lobby politiche, economiche, finanziarie, della comunicazione sociale, svolgono ormai da anni una pressione nefasta sulle menti deboli dei popoli assoggettandole a un nuovo totalitarismo, una visione della vita in cui non c’è più posto per Dio.

   Al contrario c’è posto per Satana: il "loico", cioè il logico per antonomasia. E quindi c’è posto solo per le fredde analisi logiche delle “menti gelide” che tiranneggiano gli esseri umani deboli, fragili, come bambini. Sono evidenti, gli effetti dello svuotamento dell’uomo e della sua sostituzione con un essere senza cuore e senz’anima. Non c’è posto per il rispetto assoluto della vita umana, mentre c’è posto per gli omicidi di massa dei “non nati”, legalizzati dagli stati occidentali: gli omicidi che vanno sotto il nome di aborto. Togliere la vita in nome di una maggiore libertà della donna è ridurre la stessa a una macchina cambiamonete.  Invece del mistero della vita che nasce, c’è il mistero perverso della vita soppressa. La donna chiede e offre sesso spacciando il piacere come amore, e senza lasciare aperta quella porta della vita che la rende protagonista e cooperatrice di Dio nella creazione. Non c’è che dire: la sessualità sfrenata e bestiale, contrabbandata come amore, è uno dei segni visibili della presenza della Bestia per antonomasia: Satana, il vero e unico Anticristo.

    Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina. Quindi, proprio secondo la Legge di Dio. I bambini hanno bisogno di amore e di protezione. Amore paterno e materno. Insieme si fondono per rendere i bambini veri uomini di domani.

   Ormai anche nel linguaggio volgare e scurrile della cinematografia e delle grandi televisioni è ritenuto morale ciò che è, invece, immorale e contrario alle leggi della natura e a quelle di Dio. E purtroppo gli effetti nefasti non tardano a manifestarsi, come la mancanza assoluta dell'idea del peccato, del male e lo svuotamento delle coscienze, come appare nelle idee delle giovani generazioni, e non solo. Ci si crede liberi, ma in realtà si è assoggettati alla volontà del "Grande Fratello", di Orwelliana memoria. I veri liberi sono coloro che remano controcorrente, anche a costo di essere soli a pensarla diversamente dalla massa.

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che sta avvenendo in Italia e in occidente, specialmente per quanto attiene quelle sacre unioni fondate sull’amore e disgregate dalla logica utilitaristica e infernale del piacere dei sensi?!   Mi riferisco alla separazione dei coniugi e al divorzio.  Citando fonti del quotidiano L’Avvenire, “Ogni anno in Italia circa 360mila persone vengono travolte dal dramma della separazione (50mila divorzi e 90mila separazioni). A questo numero si devono aggiungere i cosiddetti orfani di padre vivo, cioè i minori che vivono sulla propria pelle le sconfitte – e spesso le incomprensioni e gli egoismi – degli adulti. Quanti sono? Forse più di un milione – ma non esistono statistiche aggiornate – considerando separazioni e divorzi nell’ultimo decennio. Vuol dire che negli ultimi dieci anni gli abitanti di una città ideale più grande di Roma hanno sopportato le sofferenze derivanti da una delle più brucianti delusioni che si possano vivere, la disgregazione della propria famiglia. Numeri imponenti che avrebbero dovuto suggerire interventi e politiche mirate. Invece, come ben sanno i separati, non si è fatto quasi nulla, se non rendere più agevole e più rapido lo scioglimento dei matrimoni”(http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/il-dramma-dei-padri-separati.aspx). 

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che riguarda la fecondazione assistita, l’aborto già citato, l’eutanasia e la clonazione.

   L’uomo che intende sostituirsi a Dio parafrasa la Bestia che si oppone alla Bontà Creatrice di Dio manifestando il suo orgoglioso volere. Sia nella fecondazione assistita, nell’aborto, nell’eutanasia e nella clonazione, l’uomo pretende di manipolare la vita umana disinteressandosi di Dio e del Suo Progetto di Salvezza.

   Ma cosa c’è dietro l’uomo che pretende di farsi eguale a Dio, se non la protervia dell’anticristo che pretende vincere il Creatore con la conoscenza orgogliosa dei suoi mezzi? È sempre la Bestia che influenza in modo nefasto la volontà dell’uomo, e dell’uomo che pretende di conoscere tutto con la propria intelligenza.

   Che cosa spinge le menti perverse che governano la Comunicazione di oggi con l’intenzione di manipolare le coscienze più deboli allo scopo di far sentire lecito ciò che è illecito, e normale ciò che non è normale?

   È la Bestia, ovvero l’Anticristo che opera in questi secoli bui - altro che medioevo -   per spingere le masse scristianizzate e ormai senza regole etiche e morali, a dichiarare, il cristianesimo, una favola, una religione contraria all’uomo, e addirittura nociva per l’uomo. Basta vedere tutte le polemiche legate al dibattito intorno alla legge contro l’omofobia: si spaccia per tutela dei diritti delle persone omosessuali quello che di fatto è il tentativo d impedire la libera espressione della fede e della morale cristiana. A ogni livello sociale, l’attacco al cristianesimo pare diventato un imperativo del nuovo pensiero unico dell’Occidente.

   L'Italia e l'occidente vanno verso il baratro della dissoluzione morale, e nulla sembra fermarli. Spetta a noi cristiani, uscire dalle catacombe confortevoli di una fede di comodo, vissuta troppo pigramente nei nostri gusci. Non possiamo tacere di fronte al perverso meccanismo che disintegra i millenari valori etici e cristiani del nostro popolo. è l'ora di parlare e di agire, prima che sia troppo tardi e l'Italia e l'occidente cadano nel baratro della dissoluzione morale e cristiana, prima che di quella sociale. Ricordiamo quanto Gesù ha detto: "Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti"(Mt 10,27; Lc 12,3).

 

Il Programma religioso VIVERE LA SPERANZA, che contiene la riflessione evangelica della Domenica curata da Donato Calabrese, è  in linea ogni mercoledì, fino alla Domenica di Pasqua.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea canterò le tue lodi(Ebrei 2,12)

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