"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VANGELO DOMENICA 5 FEBBRAIO 2012

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

(Mc 1,29-39)

   Vai alla Vita di Gesù

   “E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

   Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».  Egli disse loro:  «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”[1]. Una via dell'antica Cafarnao

   Le vie e le case di Cafarnao, costruite in basalto, una roccia vulcanica dura, vedono passare il Rabbi di Nazaret  in compagnia dei suoi primi discepoli: Giovanni e Giacomo di Zebedeo; Simone, che chiamerà Pietro, ed Andrea suo fratello.  Con loro Gesù si reca presso l'abitazione di Simone e Andrea, trovandovi una famiglia abbastanza numerosa: c'è la moglie; ci sono i figli e la suocera di Simon Pietro. E chissà quante altre persone che fanno parte del clan. E, come se non bastasse, ora anche Gesù viene a condividere il pane di questa semplice e genuina famiglia di pescatori. Egli, però, non viene a prendere, ma a dare. E per prima cosa guarisce la suocera di Pietro che stava a letto con la febbre.

   E' certamente una delle prime guarigioni, uno dei primi miracoli operati dal Maestro. Ed a dimostrazione del fatto che è perfettamente guarita, la donna si mette a servire il pranzo.

   Ma la notizia di questa guarigione si diffonde, e, venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portano tutti i malati e gli indemoniati

    Riportando la tradizione di Pietro, l’evangelista Marco,  riferisce che tutta la città è riunita davanti alla porta di casa. Gesù guarisce molti malati e scaccia i demòni; ma non permette ai demòni di parlare, perché lo conoscono.

  Attenzione. Questa fama di esorcista e guaritore, che accompagna Gesù già dall’inizio della sua Missione, appartiene sicuramente alla preistoria dei vangeli, e quindi è un dato storico, se è vero che più avanti in questo vangelo, Gesù sarà accusato, dagli scribi, di essere “posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”[2].  Una tale infamante calunnia, nei suoi confronti, riflette quasi sicuramente il clima creatosi attorno al Gesù storico. Gli avversari stessi di Gesù sono costretti a riconoscere che Lui opera esorcismi, anche se poi attribuiscono il suo potere a una influenza demoniaca[3]. L’accusa di aver praticato la magia, che sarà rivolta a Gesù nella tradizione rabbinica[4], sarà proprio una reminiscenza di questa accusa ricordata nel vangelo di Marco. Testimonianze esplicite di questa considerazione di Gesù come esorcista e guaritore sono conservate anche al di fuori della tradizione cristiana. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio parlerà di Gesù come “autore di azioni straordinarie”[5]. Più tardi Celso, filosofo greco del II secolo ed avversario del cristianesimo attribuirà a Gesù «certi poteri magici» provocando, in tal modo, la reazione di Origene[6] in difesa del Rabbi di Galilea. Quindi, i racconti delle guarigioni operate da Gesù ed i suoi successi come esorcista non sono mai contestati in sé stessi, ma solo per le ragioni del successo di Gesù[7]. Si ripete, quindi, il divieto imposto da Gesù ai demòni la mattina in sinagoga. Essi lo conoscono, ma Gesù ordina loro di non parlare.   Il divieto andrebbe interpretato alla luce del Segreto messianico, un tema tipico della teologia di Marco. Ma io non voglio entrarci, altrimenti il discorso richiederebbe ben altro spazio ed approfondimento[8].  Esprimo una mia personale opinione, e cioè che Gesù è il Figlio di Dio, come annuncia Marco all’inizio del suo vangelo[9], e questa Sua identità divina può essere pienamente conosciuta solo da esseri spirituali, come gli angeli ed i demòni. Sono loro a riconoscerlo nella sua Persona divina. Ma ad essi Gesù ingiunge di non rivelare la sua Persona divina. Nella loro idea assoluta e trascendente di Dio i presenti non avrebbero potuto, certamente, riconoscere Dio nella semplice figura del Rabbi di Galilea  e sarebbero rimasti scandalizzati di fronte a tale affermazione da parte dei demòni. E’ certamente una caratteristica propria di questo Vangelo, quella di presentare Gesù che si disvela lentamente e gradualmente ai suoi discepoli. Ma il pieno svelamento avverrà con la Sua Pasqua. Solo con la piena manifestazione della Sua Divinità che rifulgerà nella vittoria sulla morte, i discepoli comprenderanno appieno la Persona divina presente nel giovane Maestro di Galilea. All'alba di un nuovo giorno, quando è ancora buio Gesù esce di casa, ritirandosi su un colle a pregare. La sua è una preghiera totalmente diversa da quella formale e ostentatrice di tanti farisei. Gesù si ritirerà spesso a pregare in luoghi solitari, durante i tre anni della vita pubblica[10], e tutti gli avvenimenti importanti e decisivi della sua missione saranno sempre scanditi e preceduti dalla preghiera, da questo profondo rapporto di amore e comunione con il Padre Celeste.    

  Gesù prega. Il Figlio di Dio avverte nel profondo del suo cuore, l'urgenza di isolarsi dal mondo, di salire su un colle appartato e mettersi a pregare. E' forse questo l'insegnamento più profondo del Vangelo di oggi. Proprio di fronte al successo, al favore che incontra nelle popolazioni di Cafarnao, in Galilea e nei dintorni, mentre vive un tempo di straordinaria efficacia missionaria, sente il bisogno di staccarsi da tutti per pregare. E' un atteggiamento che troveremo spesso nella vita di Gesù, quasi a prova che la sua preghiera ha una priorità nei confronti di tutto, anche delle azioni di salvezza e dei miracoli, molti dei quali preceduti dalla sua singolare preghiera al Padre. Per noi uomini di questo secolo, abbagliati dalle false luci di una cultura, di una mentalità che tutto giudica sulla base dell'efficienza, della produzione del denaro e della ricchezza, alla cultura del “fare”, dell'“agire”, del “mettersi in evidenza”, del “farsi valere” o del “farsi vedere e valutare bene dagli altri”, relegando la preghiera ad un ruolo sempre più marginale della propria vita, questo deve far riflettere. Senza la preghiera, privi di questo profondo rapporto interpersonale con Dio, siamo niente. Senza la preghiera siamo come alberi senza linfa, e quindi senza vita, con le radici piantate nel deserto. Senza la preghiera noi perdiamo la nostra identità più profonda, quella di sentire dentro di noi la Presenza del Padre che ci ama e chiede di essere amato.  Privi della preghiera non siamo in grado di dare delle risposte vere, autentiche, ai nostri simili che ci interpellano di fronte ai “perché” fondamentali della vita come il male, la sofferenza, la morte ed il senso stesso della nostra esistenza.  Senza la preghiera siamo come foglie secche staccate dall'albero della Vite e buttate via dal vento delle passioni. Non sentiamo, quando preghiamo nel profondo, qualcosa che erompe da noi stessi; un fuoco che fa desiderare nel segreto dell'anima la presenza paterna, Divina e amorevole di Dio? Non avvertiamo noi che quando manca la preghiera, nella nostra vita, sembra che manchi tutto?

   Non è appariscente la preghiera, non si manifesta concretamente questa relazione amorevole con Dio, ma si sente nel profondo dell'anima. E' come un balsamo, un olio profumato che sale a Dio, ma nel contempo scende al centro del cuore.  E' la presenza di Dio che si fa sentire e si manifesta con tutta la dolcezza del suo amore, specialmente quando la nostra preghiera si fa silenzio e quando il silenzio ci fa entrare in preghiera. Pregare è stare in silenzio davanti al Signore, ascoltare la sua voce, soprattutto quando sembra che Egli non parli. Cacciamo via il rumore ed il chiasso del mondo e facciamo esperienza di preghiera che significa silenzio nel cuore e ascolto. Silenzio e ascolto, ascolto e silenzio.

   Simon Pietro vede che Gesù non è in casa, e allora si mette sulle sue tracce. Lo trova e gli dice insieme con gli altri: “Tutti ti cercano!”.  Ma Gesù a loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”. 


[1] Mc 1,29-39.

[2] Cfr. Mc 3,22.

[3] Augusto Barbi, Gli esorcismi sono racconti storici?, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. 3, pag. 783.

[4]  bSanhedrin 43°.

[5]  Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, 18,63.

[6] Origene, Contra Celsum, 1,28-68.

[7] Per tutto questo Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 706s.. 

[8] Per questo tema molto discusso dagli studiosi cfr. Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 661ss..

[9] Cfr. Mc

[10] Cfr. Lc 5,16- 9,18.

  

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