"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA 21 GENNAIO 2018

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 (Mc 1,14-20)

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   “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». 

   Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

   Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”[1].

    Il breve ma significativo brano evangelico di Marco, inserito nella liturgia della Parola di questa III Domenica del tempo ordinario, parte da una precisazione che incornicia l’inizio della predicazione di Gesù nel tempo successivo all’arresto di Giovanni Battista, inquadrando, come in una dissolvenza incrociata, l’inizio della predicazione di Gesù con la scomparsa di Giovanni Battista dalla scena religiosa di Israele.

   Con l’arresto e la morte del Battista si conclude una fase della Storia della salvezza e ne inizia un’altra. E se finora sono stati in vigore la Legge ed i Profeti, adesso, nella pienezza dei tempi, comincia il Regno di Dio. “All’ordine antico del precetto e del giudizio succede, ora, l’ordine nuovo della grazia e del perdono.  È il tempo del Vangelo del Regno[2], come scrive Olegario Gonzales de Cardedal.

   Inserito nella liturgia della Parola della III domenica del tempo ordinario, Il brano evangelico di Marco designa con particolare solennità l’inizio del Regno di Dio. Il Dio inaccessibile  ed impercettibile, “… che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti”[3], mostra finalmente il Suo Volto, parlando a noi per mezzo del Figlio, “che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza”[4], com’è scritto nell’epistola agli Ebrei. 

E quali sono le prime parole di Gesù? “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”[5] Una frase che conosciamo molto bene, perché forse l’abbiamo sentita migliaia di volte. Eppure non dovremmo mai stancarci di ripensare al suo significato. Dio è venuto in mezzo a noi, e dopo una lunga fase della sua vita, trascorsa nel buio simbolico di un anonimato che lo ha reso simile a noi, nel tempo successivo all’unzione nello Spirito nel Giordano ed in seguito all’arresto di Giovanni Battista, rompe ogni indugio, rivelandosi alle genti di Galilea. È in questo preciso momento storico che Dio parla ad ognuno di noi.

   “Il tempo è compiuto”, in altre parole: il tempo trascorso finora, è stato completato, (riempito fino all’orlo). L’attesa è stata realizzata. È giunto il tempo dei tempi, la pienezza dei tempi. Si apre, quindi, un tempo nuovo. Non il tempo inteso come cronos[7], che indica solo la monotona successione cronologica della storia umana; ma il tempo di Dio, il kairòs[8], il tempo in cui Dio entra in azione, e, quindi, il tempo della vicinanza del regno di Dio. Ed è a questo tempo di grazia che è collegata la vicinanza del Regno di Dio, come proclama Gesù con le parole: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”[9]. Questo versetto inserito nel sommario di Marco, proclama l’arrivo di un tempo cruciale, di una stagione attesa. Il tempo dell’irruzione del Regno di Dio nel mondo. La parola greca kairòs  non indica semplicemente un evento, una data nel tempo, ma un periodo di tempo. Questo significato concorda con il suo uso ordinario e con l’uso dei termini soggiacenti, l’ebraico ‘et  e l’aramaico z ͤman, che denotano l’inizio di un periodo di tempo di benedizione o di giudizio[10], come scrive James D.G. Dunn.

   “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”[12]. Non è certo il giudizio, quello che Gesù inaugura con questa solenne proclamazione. È , piuttosto, il tempo della benedizione, della misericordia di Dio, della pazienza di Dio. Il tempo in cui Dio si rivela in pienezza agli uomini da Lui creati.

   “Il regno di Dio è vicino”. Con queste parole Gesù vuole orientare l’attenzione di Israele sulla Sua Persona, cercando di far comprendere che Dio non è più presente spiritualmente in mezzo al suo popolo, ma si è fatto uomo. È un Dio che è passato da una Presenza invisibile alla Presenza visibile. È qui. Si è fatto uomo, tra gli uomini. Siamo nel cuore della Lieta Novella.

   La conferma  di questa mirabile realtà ci viene dal Papa emerito Benedetto XVI: “Il Regno   non è una cosa, non è uno spazio di dominio come i regni del mondo. È una persona: Gesù di Nazaret.  È lui che conduce gli uomini all’enormità del fatto che in Lui è presente Dio stesso in mezzo agli uomini, che Egli è la presenza di Dio[13].

   A queste pregnanti parole oserei aggiungere un mio pensiero: Il Regno si rende vicino, anzi entra nel cuore di ogni uomo che accoglie l’annuncio di Gesù.

   È un Regno silenzioso, invisibile, ma trasformante, rigenerante, splendidamente espresso dalle mirabili parabole del Regno che saranno annunciate d’ora in avanti dal Maestro di Galilea, e di cui ora viene in mente quella del seminatore[14], o quella dell’agricoltore paziente[15], o quella più conosciuta del chicco di senape[16], probabilmente proclamate proprio in questa piccola insenatura poco lontana da Cafarnao, chiamata appunto Baia del Seminatore baia del seminatore.

   E allora questo Regno di Dio, o Regno dei cieli come preferisce chiamarlo Matteo nel suo vangelo, si può identificare nella persona di Gesù di Nazareth  e si può quindi descrivere come la Signoria di Dio nel cuore degli uomini che accolgono il suo Figlio attraverso l’ascolto della sua Parola e l’accoglienza del Pane del Suo corpo, lasciandosi mutare, trasformare, fermentare da questa Presenza viva, ed abbandonandosi all'intimità Divina che è Gioia, pace e amore.  Ricordate questi tre termini: si riferiscono ai sentimenti che sono sempre presenti nel nostro cuore quando il Regno di Dio è dentro di noi. Ma è un’iniziativa che richiede esplicitamente la risposta dell’uomo a quel Dio che lo ha sempre amato. E allora, dopo aver proclamato l’irruzione del Regno di Dio nel mondo, Gesù aggiunge: “convertitevi e credete al vangelo”[17].  Il termine greco utilizzato, metanoête[18], significa ravvedersi, cambiare idea. Molto probabilmente, perfettamente in linea con il linguaggio dei profeti, ed in modo particolare di Osea 14,3 e Gioele 2,13, significa “tornare indietro, ritornare al Signore”[19], lacerando il cuore e non le vesti. Un vero pentimento deve partire dal cuore, per raggiungere tutta la persona. Quindi, Gesù richiama, i suoi ascoltatori, ad un “ritorno al Signore” che riguarda ognuno, affinché cambi radicalmente i modi e la direzione di tutta la sua vita: nelle motivazioni, negli atteggiamenti e negli obiettivi fondamentali. Ma, nello stesso tempo implica tutta la società, affinché riformi, radicalmente, i suoi fini e valori comunitari[20].

   “Credere al Vangelo” è credere a Colui che annuncia. Quindi è credere a Gesù, ascoltare la Sua Parola, ed entrare in comunione con Lui.

   Il territorio che fa da sfondo al primo annuncio di Gesù è la Galilea delle Genti, terra settentrionale della Palestina, La riva occidentale del Mar di Galilea fa da sfondo alla predicazione di Gesù ondulata e fertile, situata ad ovest del Giordano e del lago di Genesaret e guardata quasi con disprezzo dagli abitanti della Giudea.

  A Cafarnao, o nelle sue vicinanze, Gesù vede Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettano le reti. Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”[21], dice Gesù. E Lui saprà rendere capace, questo pugno di pescatori di Galilea, di pescare, cioè conquistare, al Dio che viene ed al Suo Regno, gli uomini e le donne che saranno docili a tale annuncio.

   La risposta di Andrea e Pietro, e poi dei due figli di Zebedèo, Giacomo e Giovanni, non implica un semplice seguire, cioè un seguire fisico il giovane Maestro di Galilea, quanto, piuttosto, una scelta radicale bene espressa dai due verbi che distinguono l’azione dei quattro pescatori: “lasciate le reti, lo seguirono”[22]; “lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”[23].

   Lasciare e seguire. Due verbi che indicano innanzitutto un distacco radicale: da una certa stabilità raggiunta con il lavoro di pescatori e quello di una famiglia benedetta ed amata da Dio.

  Seguire Gesù comporta proprio questo: abbandonare tutto per abbracciare quel Regno di Dio che i quattro pescatori, forse, non conoscono ancora. Eppure sanno che nel Giordano è avvenuto qualcosa di molto importante e significativo, perché Andrea e Giovanni sono stati presenti. L’unzione dello Spirito su Gesù è inevitabilmente il momento in cui l’Unto di Dio si rivela a Israele ed al mondo.

   La proclamazione del Regno, avvenuta successivamente qui, nel cuore della verde Galilea, non  è che l’annuncio di quell’unzione nello Spirito: la proclamazione della manifestazione piena del Regno di Dio nella storia umana. 

   La chiamata degli apostoli da parte di Gesù non è qualcosa che non ci appartiene. Anzi in essi anche noi siamo stati chiamati; siamo stati invitati da lui. A fare cosa? A rispondere, come hanno risposto i suoi primi amici, al suo invito. Anche a noi Gesù rivolge un invito. Siamo deboli, fragili, incapaci? E allora il suo messaggio è diretto proprio a noi. Gesù ci chiede di lasciarci avvolgere dal Suo Regno di pace, di gioia, di speranza cristiana. Se vivremo con Lui, saremo capaci anche di amare, come Lui ed in Lui.


[1] Mc 1,14-20.

[2] Cfr. Olegario Gonzales de Cardedal, Cristologia, Ed. San Paolo, 2004, 60.

[3] Eb 1,1.

[4] Eb 1,3.

[5] Mc 1,15.

[7] Χρόνος.

[8] kairÕj.

[9] Mc 1,15.

[10] James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 478s..

[12] Mc 1,15.

[13] Cfr. Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Ed. Rizzoli, 2007, 72.

[14] Mc 4,1-20.

[15] Mc 4,26-29.

[16] Mc 4,30-32; Cfr. Mt 13,31s.; Lc 13,38s..

[17] Mc 1,15.

[18] metanoÁte.

[19] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 539.

[20] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 539.

[21] Mc 1,17.

[22] Mc 1,18.

[23] Mc 1,20.

  

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