"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA 2 OTTOBRE 2016

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  (Lc 17,5 - 10)

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   “Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»”[1]

    La sènape, o senapa, è una pianta erbacea delle Crocifere, i cui semi sono utilizzati nella preparazione di un condimento piccante, che conosciamo come senape, ma che sono anche adoperati nella farmacopea  Sono minuscoli semi, quasi irriconoscibili, grandi pressappoco quanto una capocchia di spillo.

   Gesù utilizza l’immagine del granello di senape per le grandi potenzialità biologiche racchiuse in esso: uno dei semi più piccoli, presenti in natura, anche se ce ne sono anche di più piccoli, ma anche capace di dar vita ad un grande albero. Tanto grande che perfino gli uccelli possono trovare rifugio tra i suoi rami. Ed in realtà gli uccelli sono molto attratti proprio dai semi di quest’albero. Vediamo, allora, in che modo Gesù utilizza l’immagine del granello di senapa nel suo insegnamento:  Gli apostoli hanno visto miracoli strepitosi e prodigi inauditi. Ma allora perché dicono a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”[2]?  

   Perché stando insieme a Gesù sono rimasti colpiti dalla sua totale fiducia nel Padre Celeste. Essi hanno notato che Gesù non ha mai dubitato della presenza e dell’aiuto del Padre. E neanche nelle ore più difficili e tormentate che precederanno la sua morte dubiterà dell’assistenza del Padre. Quindi, gli apostoli sono così affascinati che vogliono credere nella stessa misura di Gesù.

    Come risponde, Gesù, alla loro richiesta?

   Sembra proprio che la sua non sia una risposta, ma un allargamento di orizzonte, visto che la fede dei suoi discepoli non è cresciuta con i suoi miracoli. Gesù vuole che essi vivano nella fede che hanno, senza aspettare che Dio gliene mandi dell’altra. 

   “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”[3]. Con queste parole Gesù vuol dire ai suoi discepoli che "la fede non è questione di quantità ma di qualità. Alla fede in senso quantitativo, fondata su segni ed effetti esteriori, Gesù contrappone una fede fondata sul profondo cambiamento della mente e del cuore. Gesù chiede un aumento di fede consistente nella confidenza totale in Dio, in una radicale fiducia ed abbandono filiale nel suo amore di Padre, tale da sintonizzare la mente e il cuore degli apostoli con la mente e il cuore di Dio fino a fare dei loro progetti una cosa sola con il progetto di Dio"(Gino Rocca, seguendo Gesù con Luca, commento al Vangelo della domenica e delle feste, Anno C, Città Nuova Editrice, 2006, XXVII domenica del tempo ordinario).

   Essendo testimoni privilegiati delle Parole e dei Segni compiuti da Lui, i suoi amici avrebbero dovuto fare un crescente e operoso  cammino di fede, mentre, invece, dopo un lungo periodo di esperienza comune con Lui, gli domandano ancora: “Aumenta la nostra fede!”.

   Come l'albero di senape che nei territori caldi del mare di Galilea raggiunge un’altezza di tre metri, così i discepoli avrebbero dovuto crescere di molto, nel rapporto con Lui e nella fede in Lui, grazie al calore, all’energia e alla speranza, alimentati dalla sua Parola e dai suoi Segni straordinari. Ma essi, che hanno abbandonato tutto pur di seguirlo, forse non hanno ancora recepito un pensiero molto importante legato alla dimensione della fede: la gratuità. I loro interessi si sono identificati con ambiziose prospettive di lontani trionfi, di remote conquiste, di cariche di prestigio, di cose straordinarie da fare insieme con Lui. Gesù, invece, vuole ricondurli a un atteggiamento di fede non legato a nessun vantaggio, a nessun interesse personale, ad alcun profitto personale. Ma ad un sentimento che significhi  soprattutto accoglienza del suo messaggio e condivisione del suo annuncio di salvezza. Una vita di sacrifici, ma anche di comunione vicendevole, di disponibilità a seguirlo, anche fino alla morte. Un atteggiamento di gratuità nel servizio, senza pretendere niente. Un abbandono fiducioso alla Sua guida divina.

   Anche noi che siamo stati redenti dal Suo sangue divino e che viviamo in questo tempo difficile caratterizzato dalla secolarizzazione e dallo svuotamento dei valori etici, morali, e cristiani, siamo chiamati a fare esplodere la nostra fede in Gesù Cristo. Quello stesso Dio che permette al seme di senape di aprirsi alla vita e divenire un albero, può manifestare la sua potenza, e far sì che la nostra povera fede sia capace di sradicare il male dal cuore di ogni uomo. È la logica cristiana espressa dall’apostolo Paolo: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte”[4]

    Se noi cerchiamo di vivere nel nostro cuore e nella nostra vita il Messaggio di Gesù, le beatitudini, di conseguenza anche un fede che sembra piccola, povera, umile, che non appare, ma viene vissuta con discrezione ed intimità spirituale, ci metterà in condizione di spostare le montagne dell'egoismo, di trascinare gli  alberi possenti del nostro Io, in mezzo al mare dell'Amore di Dio; di esplodere, con un dinamismo prodigioso il nostro essere per gli altri,  il nostro essere Amici di Cristo, suoi discepoli annunciandolo, con la Parola e l'Amore, a tutti, ma particolarmente a chi è nel bisogno.

    Nella seconda parte del brano evangelico, Gesù sottolinea come la gratuità debba essere il sentimento di fondo della nostra vita cristiana. Fare tutto senza calcoli, senza interessi personali, ma solo ed unicamente per quell'Amore indiviso che ci deve condurre ad avere gli stessi suoi sentimenti. La rileggiamo insieme:   “Chi di voi – dice Gesù - se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?  Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?  Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”[5].

   E’ evidente che Gesù voglia invitare i suoi ascoltatori a umilmente ad ogni autogiustificazione.

   Il nostro atteggiamento di fronte a Dio ed ai fratelli deve essere questo: “Noi non abbiamo meritato la lode di Dio, e tutte le nostre buone opere non giustificano alcuna pretesa dinanzi a Lui”[6].  Quando ero ragazzo, ciò che mi stimolava ad essere buono e rispettoso dei comandamenti di Dio, era la prospettiva del Paradiso. C’èra, quindi, in me un’idea utilitaristica del mio rapporto con Dio. Un’immagine che ho superato abbondantemente con la mia esperienza personale di Cristo  e della Sua vita in me, permettendomi di scoprire, grazie a Gesù che me lo ha fatto conoscere come Padre, che Lui è presente in tutto il Bene che c’è nel mondo. Dio è Padre, è Madre, è Fratello, è Amico, è Sposo dell’anima. E allora, non posso non vivere per questo Bene Sommo che “Dando” il Figlio Suo Unigenito per la vita del mondo[7], mi chiama alla Sua intimità, al Suo Bene Infinito, al Suo Amore Beato.

   E allora, l’immagine del granello di senape che esplode di vita fino a divenire un arbusto, mi invita ad accogliere questa Presenza di Dio nel mio cuore, secondo le parole dell’Apocalisse di Giovanni: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”[8].

   Un incontro e una comunione fondata sull’amore, secondo la promessa di Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”[9].


[1] Lc 17,5-10.

[2] Lc 17,6.

[3] Lc 17,6.

[4] 2Cor 12,9-10.

[5] Lc 17,7-10.

[6] Joachim Jeremias, Le Parabole di Gesù, Biblioteca di cultura religiosa, Paideia Editrice, 1965, 236. 

[7] Cfr. Gv 3,16.

[8] Ap 3,20.

[9] Gv 14,23.

  

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