"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA 24 GIUGNO 2018

Natività di San Giovanni Battista

 (Lc 1,57-66.80)

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   “Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.

   All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui”[1].

   “Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele”[2].

    In questa domenica, la Comunità dei credenti in Cristo celebra la Natività di San Giovanni Battista. “Di nessun santo – dice Sant’Agostino - noi celebriamo solennemente il giorno natalizio; celebriamo invece quello di Giovanni e quello di Cristo. Giovanni però nasce da una donna avanzata in età e già sfiorita. Cristo nasce da una giovinetta vergine. Il padre non presta fede all'annunzio sulla nascita futura di Giovanni e diventa muto. La Vergine crede che Cristo nascerà da lei e lo concepisce nella fede”[3].

    Ma chi è Giovanni Battista? E perché la Chiesa Cattolica gli attribuisce un ruolo così importante da celebrare con un carattere particolarmente solenne la sua Natività? Giovanni è un personaggio molto importante di Israele all’inizio dell’era cristiana, in quanto è il profeta che costituisce lo spartiacque dall’antico al nuovo Popolo dell’alleanza, tra l’antico Israele ed il nuovo Popolo di Dio. Con lui l’antico testamento si chiude, e, nello stesso tempo, si apre a quella primavera del culto ebraico che è apportata dall’avvento del Messia di Israele.

   E’ importante il contributo della geografia biblica per inquadrare ancora di più la figura del Battista. La mappa musiva rinvenuta a Madaba, a sud-est di Gerico, nel 1890, ci permette di riconoscere il luogo dove, solitamente, opera Giovanni Battista. Si tratta, pressappoco, della stessa località di Bathabara, nei cui pressi[4] avvenne il passaggio degli israeliti, prima di entrare nella Terra di Israele. 

   Betabara, o Bethabara significa “casa del passaggio” o “casa di preparazione”, ed indica, lo ripetiamo, il luogo dove gli ebrei, entrando nella Terra Promessa con Giosuè alla fine dell’esperienza dell’Esodo, passarono il guado, protetti da Dio. Quindi, il sito richiama la testimonianza e la fede del Battista che si colloca nella storia di Israele come punto di “passaggio” dall’attesa al compimento, o anche, come tempo di “preparazione, preludio di quella della piena realizzazione[5].

   Di conseguenza, è nel luogo stesso di Betania al di là del Giordano, o Bethabara, o Betabara, la migliore risposta alla domanda su Giovanni Battista, perché Bethabara, cioè la “Casa del guado”, indica simbolicamente il punto di passaggio tra l’Antica e la Nuova Alleanza, tra l’antica storia biblica e la pienezza dei tempi, il tempo del Messia, quello in cui si realizzano le parole degli antichi profeti, e, quindi, il tempo in cui si realizzano le parole con cui Dio ha preannunciato la sua Presenza personale nella Storia della salvezza: “io stesso sono con gli ultimi”[6], “io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”[7], “Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare”[8].

    Giovanni Battista è, quindi, lo spartiacque tra il vecchio ed il nuovo testamento. E’ lui ad introdurre il Nuovo Popolo di Dio nella Terra Promessa nella quale il Messia, l’Inviato di Dio, anzi Dio stesso sarà pienamente rivelato in ossequio alle parole degli antichi profeti.

    Giovanni vede, ma senza comprendere pienamente, l’avvento di un Personaggio che potrebbe essere Elia, o qualche altro, o addirittura Dio o il suo Inviato. Oppure, può avere la convinzione che qualcuno molto più importante lo segua e che egli deve, quindi, battezzare in preparazione di un battesimo ben più grande[9]. Questa idea poco definita di Colui che deve venire dopo, appare nella domanda che Giovanni farà, in seguito, a Gesù, per mezzo dei suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”[10].

   È per questa sua incomprensione di Gesù e della Sua Missione, che il Nazzareno dirà in seguito: “La Legge e i Profeti fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di Dio e ognuno si sforza per entrarvi”[11].

   Ma ascoltiamo ancora l’insegnamento di Sant’Agostino: Giovanni “Rappresenta dunque in sé la parte dell'Antico e l'annunzio del Nuovo. Infatti, per quanto riguarda l’Antico, nasce da due vecchi. Per quanto riguarda il Nuovo, viene proclamato profeta già nel grembo della madre. Prima ancora di nascere, Giovanni esultò nel seno della madre all'arrivo di Maria. Già da allora aveva avuto la nomina, prima di venire alla luce. Viene indicato già di chi sarà precursore, prima ancora di essere da lui visto. Questi sono fatti divini che sorpassano i limiti della pochezza umana. Infine nasce, riceve il nome, si scioglie la lingua del padre. Basta riferire l'accaduto per spiegare l'immagine della realtà.

   Zaccaria tace e perde la voce fino alla nascita di Giovanni, precursore del Signore, e solo allora riacquista la parola.

   Che cosa significa il silenzio di Zaccaria se non la profezia non ben definita, e prima della predicazione di Cristo ancora oscura? Si fa manifesta alla sua venuta. Diventa chiara quando sta per arrivare il preannunziato. Il dischiudersi della favella di Zaccaria alla nascita di Giovanni è lo stesso che lo scindersi del velo nella passione di Cristo. Se Giovanni avesse annunziato se stesso non avrebbe aperto la bocca a Zaccaria. Si scioglie la lingua perché nasce la voce. Infatti a Giovanni, che preannunziava il Signore, fu chiesto: «Chi sei tu?»[12]. E rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto»[13]. Voce è Giovanni, mentre del Signore si dice: «In principio era il Verbo»[14]. Giovanni è voce per un po' di tempo; Cristo invece è il Verbo eterno fin dal principio”[15].

    Concludendo questa riflessione, ci domandiamo: Cosa possiamo dire a commento del testo evangelico?

   Innanzitutto che Elisabetta, la madre di Giovanni Battista, imparentata con Maria di Nazareth, si può certamente identificare come appartenente agli anawim di Jahvé, i poveri ai quali il Signore si degna di manifestarsi e di arricchire dei suoi doni. Non a caso, Giovanni, suo figlio, significa anche “Dono di Dio”.

   Come i poveri del Signore, Elisabetta si è fidata di Dio e della Sua Parola. Più del suo sposo, Zaccaria, che non ha creduto subito alle parole dell’arcangelo, Elisabetta ha creduto e, malgrado la natura non glielo consentisse, ha avuto il Dono della maternità, e di quale maternità importante e significativa, dal Dio di Israele. Davvero, il Signore ha esaltato in lei la sua misericordia[16].

   Un’altra riflessione ci proviene dal nome dato al bambino. In ossequio alle parole dette, nel tempio, dall’arcangelo Gabriele a Zaccaria, Elisabetta dice: “… si chiamerà Giovanni”[17]. È il nome che l’arcangelo  Gabriele ha dato al bambino che sarebbe nato. È il nome che ricorda ad Elisabetta, e più ancora a Zaccaria, che quel bambino è veramente un Dono di Dio. Il nome Giovanni,  Yehōchānān[18], composto da Yehō- (o Yah), abbreviazione del tetragramma sacro, e da chānān che significa “ebbe misericordia” vuol dire letteralmente “Dio ha avuto misericordia (o grazia)” oppure “Dono di Dio”.

   Giovanni Battista sarà davvero una grazia, un privilegio, un Dono di Dio, per la sua famiglia, prima infeconda e poi fruttifera, e per il Popolo di Israele, prima sterile ed impotente perché con il cuore sclerotizzato di fronte alla Parola di Dio, e poi, per mezzo della “Voce di uno che grida nel deserto”[19], pronto per l’annuncio del Regno.

   Il contatto con Dio nella preghiera e nella meditazione della Legge e dei Profeti, praticato tra le rive del Giordano e le vicine regioni desertiche, in un ambiente di estrema desolazione e solitudine, darà, a Giovanni Battista, un’impronta di solidità e radicalità, rendendolo sempre coerente con sé stesso e con la sua missione[20].

   Egli percorrerà la regione del Giordano invitando tutti al ravvedimento, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Da Gerusalemme e da tutta la regione della Giudea, la gente accorrerà da lui richiamata dalla fama della sua santità di vita e dal suo singolare carisma, confessando i propri peccati e facendosi battezzare da lui.

   Quello di Giovanni sarà un battesimo di penitenza, che preparerà Israele all’irruzione del Regno di Dio. Sarà lui stesso a dirlo: “Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”[21].

   Sul suo rapporto con Colui che verrà, Giovanni sarà subito esplicito, riconoscendo la priorità del misterioso Inviato di Dio: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo[22]”. Lo Spirito Santo allude alla forza creatrice e rinnovatrice che il Messia riverserà sui credenti per renderli uomini “nuovi”.

   Teniamoci caro questo autentico uomo di Dio, novello Elia animato da un amore senza limiti per il proprio Dio. Questo profeta che, come figlio di sacerdote Zaccaria, avrebbe avuto una vita comoda e agiata come sacerdote; ma che, fin da giovane, ha rinunciato a tutto, scegliendo una vita nuda e cruda come uomo di Dio, pur di annunciare il Vento nuovo proveniente dallo Spirito di Dio.


[1] Lc 1,57-,66.

[2] Lcf 1,80.

[3] Sant'Agostino, vescovo, «Discorsi» (Disc. 293, 1-3; PL 38, 1327-1328)

[4] A Galgala, N.d.A..

[5] Giorgio Zevini, vangelo secondo Giovanni, commenti spirituali del nuovo testamento, Città Nuova Editrice, VIII Edizione 2009, 85.

[6] Is 41,4.

[7] Ez 34,11.

[8] Ez 34,15.

[9] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 413.

[10] Mt 11,3; Lc 7,19.

[11] Lc 16,16.

[12]  Gv 1,19.

[13]  Gv 1,23.

[14]  Gv 1,1.

[15] Sant'Agostino, vescovo, «Discorsi» (Disc. 293, 1-3; PL 38, 1327-1328)

[16] Cfr. Lc 1,58.

[17] Cfr. Lc 1,60.

[18] Ebraico יהוחנן, in greco in greco Ιωάννης.

[19] Cfr. Lc 3,4.

[20] Cfr. Ugo Vanni, Giovanni il Battezzatore, In Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. 1°, 1983, pag. 128.

[21] Mc 1,8. Cfr. Mt 3,11; Lc 3,16.

[22] Mc 1,7.

 

  

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