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GESÙ DI NAZARET "Io sono la Via, la Verità e la Vita"(Gv. 14,6)
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ALTRI SITI DI Pietrelcina la cittadella natale di Padre Pio Questo sito è stato pubblicato il 20 maggio 2003
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IL VANGELO DELLA DOMENICA DOMENICA 14 FEBBRAIO 2010 VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Lc 16,17.20-26)
Fin
dall’antichità l'uomo si è sempre interrogato sui grandi
perché dell’esistenza umana. E quando si è trovato solo, nel
suo dolore, nella sua povertà fisica o spirituale, nella sua fame di
pane ma anche di conforto, di pace, di giustizia, di bene, non ha
potuto trovare delle risposte esaurienti ai suoi interrogativi
esistenziali.
Ma quattromila anni fa avvenne qualcosa che cambiò la storia delle religioni e la stessa storia umana. Le Scritture Sacre ci dicono che Dio “…chiamò Abramo, per fare di lui un gran popolo[1]. Dopo i patriarchi ammaestrò questo popolo per mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscesse come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i secoli la via all'Evangelo”[2]. Dio parlò a riprese, ed in più modi, per mezzo dei profeti. Essi si fecero portavoce di Dio in difesa dei poveri e degli ultimi, e per mezzo di loro Dio stesso preannunciava il Suo intervento diretto nella storia umana. “Per l'oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, io sorgerò dice il Signore metterò in salvo chi è disprezzato”[3], così leggiamo nel salmo 11,6. I profeti tutti, in particolare Isaia, Geremia, Baruc ed Amos levarono la loro voce in difesa dei deboli, dei poveri, dei derelitti. Per mezzo di essi Dio parlava dicendo: “Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele”[4]. E ancora: “I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n'è, la loro lingua è riarsa per la sete; io, il Signore, li ascolterò; io, Dio di Israele, non li abbandonerò”[5]. “Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”[6], “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia”[7]. Fedele alla sua Promessa, Dio finalmente appare nella Storia del mondo, rendendosi presente, nella pienezza dei tempi, per mezzo del Suo Figlio, Gesù, che, spogliandosi della sua Gloria e condividendo fino in fondo la vita dei poveri e degli umili, eleva questa condizione di povertà e di debolezza, inaugurando un tempo nuovo nel quale i Poveri sono proclamati Beati:
Alzati gli occhi verso i
suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati
voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete
fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché
riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi
metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome
come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel
giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei
cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione. Guai
a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora
ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli
uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro
padri con i falsi profeti»”[8].
Nelle beatitudini proclamate da Gesù troviamo la risposta di Dio alle domande esistenziali dell’uomo di fronte al male, al dolore, alla morte. E’ Dio stesso che risponde all’uomo dicendo di essere venuto a salvarlo ed a dichiararlo beato. Nonostante tutto. Ma su questo messaggio mirabile e profondo di Gesù, ci torniamo dopo. Ora fermiamo un poco a considerare alcuni particolari, a cominciare da coloro che ci hanno tramandato le beatitudini: Matteo e Luca. Infatti, sono due i vangeli che riportano le beatitudini: Matteo[9], secondo il quale Gesù pronuncia otto beatitudini, considerate, dai credenti, come un modello per vivere secondo i suoi insegnamenti; Luca, il cui testo abbiamo ascoltato ora, e che si distingue da Matteo che riporta quattro beatitudini e quattro guai pronunciati da Gesù. Anche lo scenario è diverso da quello del primo evangelista. Qui, infatti, contrariamente al monte sul quale Matteo ambienta le beatitudini, si parla di un luogo pianeggiante. Ma non sono solo queste le differenze tra i due, i quali, presumibilmente, attingono ad un fonte comune orale: la cosiddetta fonte Q. Entrambi i testi sono importanti per noi discepoli di Gesù, anche se, personalmente credo di riconoscere una maggiore autenticità storica nelle beatitudini di Luca.
Anche se in Luca è presente solo il termine greco ptwcoˆ (ptôchoi), che significa poveri, e manca, invece, prae‹j(praeis), come ha ribadito Papa Benedetto XVI, vengono in gran parte a coincidere. Infatti, la beatitudine dei mansueti evidenzia un aspetto essenziale di ciò che significa la povertà vissuta a partire da Dio e nella prospettiva di Dio[11]. Quindi, entrambi i termini indicano i poveri in spirito, i miti, i cosiddetti “poveri di Dio”, coloro, cioè, che hanno poco o niente su cui contare per il presente ed il futuro e ripongono tutte le loro speranze nelle mani di Dio Padre provvidente e misericordioso.
A
questo popolo di poveri di Dio, Gesù dice “Eccomi, sono
venuto. Beati voi poveri, anawim di Jahvé, perché
vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché
sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati
voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e
v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a
causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso
modo infatti facevano i loro padri con i profeti”. Il termine greco Mak£rioi (traslitterato Makarioi), esprime non solo il termine beati, ma anche benedetti, felici. Ma cosa può rendere beato chi è povero, chi soffre, chi piange, chi è insultato, respinto, emarginato? Cosa può cambiare il destino degli ultimi e degli umili? Il Regno di Dio, presente in pienezza in Gesù di Nazareth. E’ la relazione con questo “Regno di Dio” che dona speranza ai poveri, poiché non li abbatte nella difficoltà, ma li sostiene, poiché si fidano di Lui. Se da una parte, povero è chi si fida e non si lascia andare al fatalismo, povero è anche chi sceglie, nel proprio tempo, di superare ingiustizie e di vivere, come gli anawim di Jahvé, con responsabilità, essenzialità ed abbandono fiducioso, a quel Dio rivelato dagli antichi, che si è reso finalmente presente nella storia di tutti, ma principalmente in quella dei poveri e degli ultimi. Riconoscersi Beati non significa illudersi che tutti i problemi e le cause di sofferenza e di emarginazione scompaiano. Sarebbe la peggiore delusione. Tutti coloro che si riconoscono nelle beatitudini, cioè coloro che soffrono, che piangono, che sono emarginati, disprezzati, sono i destinatari privilegiati del Regno di Dio. Ad essi appartiene la Potenza e la Signoria di Dio. Ognuno di essi può dire: Dio è mio Padre. Mi riscalda col fuoco del suo amore infinito. Il cuore di Dio è tutto per me. Gesù è mio fratello e mi ama immensamente, dando la sua stessa vita per me. E allora, si è Beati innanzitutto perché la debolezza e la povertà predispongono all'accoglienza della Parola di Gesù; all'incontro ed alla comunione interpersonale con Lui. Ciò che corrisponde alla piena intimità del Regno di Dio ed alla partecipazione diretta all'Amore Trinitario. Questa esperienza personale di Cristo diviene gioiosamente sconvolgente, amorevolmente trascinante e quindi divinamente trasformante. Ecco il grande messaggio, la Lieta Notizia, che Gesù comunica ai suoi discepoli di tutti i tempi con le Beatitudini evangeliche: Essere popolo nuovo, perché Gesù, Figlio di Dio, cambierà la vita fino a farne un germe per la nascita e lo sviluppo di un nuovo Popolo, La Chiesa, nel quale non esistono né poveri, né ricchi, né umiliati, né affamati, né disprezzati, ma tutti sono chiamati ad essere un cuor solo ed un'anima sola.
Molte volte la Chiesa non è riuscita a farlo. Anzi, addirittura, i suoi principi, i suoi sacerdoti, i potenti, i ricchi che si sono dichiarati membri di essa hanno rinnegato questi principi, fingendo addirittura di non conoscerli o di interpretarli a loro uso e consumo. Anche noi laici, noi popolo di Dio, noi cristiani di questo secolo e di questo millennio, che cosa abbiamo fatto per attuare nella nostra vita e nella nostra azione il messaggio delle beatitudini? Quante volte lo abbiamo disprezzato situandoci sui nostri piedistalli di creta e disprezzando, o quasi, tutti gli altri che non sono come noi o non la pensano come noi?. La Storia, nonostante tutto, si evolve e si sviluppa verso il Bene assoluto, verso il trionfo di Cristo. Spetta a noi cristiani del terzo millennio rendere più vicino questo trionfo, incarnando le Beatitudini e tutto il sermone di Gesù nei nostri cuori, nella nostra mente e nel nostro agire. E' difficile, ma i santi e parte del popolo cristiano già lo fanno fatto. Con la Grazia, la Vita stessa di Cristo che scorre dentro di noi e ci alimenta per mezzo della vita sacramentale, possiamo anche noi fare la nostra parte per la realizzazione del Regno dei Cieli già sulla terra. [1] Cfr. Gn 12,2. [2] Costituzione Dogmatica Dei Verbum sulla Divina Rivelazione, n. 3, 18 novembre 1965. [3] Sal 11,6. [4] Is 29,19. [5] Is. 29, 17 [6] Ez. 34,11. [7] Ez. 34,16. [8] Lc 6,17.20-26 [9] Mt 5,1ss.. [10] Termine ebraico che indica i poveri, N.d.A.. Probabilmente, dietro questo termine c’è l’aramaico mskn, msknʾ (meskēynā), utilizzato da Gesù. [11] Cfr. Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Ed. Rizzoli, 2007, 104.
Per ascoltare in Video le riflessioni sul Vangelo della Domenica da settembre 2009 fino alla Pasqua di Risurrezione 2010, curate da Donato Calabrese, potete andare al sito di TELEBENE e cliccare sulle Trasmissioni di VIVERE LA SPERANZA. In chiusura di ogni puntata c'è la riflessione dedicata al Vangelo della Domenica. On line dal mercoledì precedente
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