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VANGELO di DOMENICA 30 NOVEMBRE 2014

I DOMENICA DI AVVENTO

(Mc 13,33-37)

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Vai alla Vita di Gesù  “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E’ come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!”[1].

    L’Avvento è il tempo dell’attesa e della speranza, perché ci prepara all’Evento storico connesso con la venuta discreta e silenziosa dell’Eterno. Un Dio che viene a visitarci, facendosi uomo per noi, vivendo al nostro fianco, rivelando la Sua più intima essenza: l’Amore. È l’Amore increato che ama e richiede amore da coloro che Egli ha creato  a Sua Immagine e somiglianza[2].

    Il passo del vangelo di Marco, proposto alla nostra riflessione in questa prima domenica di Avvento, è presente anche nei testi di Luca[3] e Matteo[4], anche se mostra delle notevoli diversità tra le varie redazioni evangeliche, nelle quali, però, è comune il tema della Parusia, cioè il ritorno di Cristo, nella Gloria, alla fine del mondo. Infatti, come già ripetuto nelle scorse settimane, nelle comunità cristiane delle origini, era molto sentita l’attesa di un ritorno di Gesù che ponesse fine all’ordine naturale degli uomini e delle cose, per ricreare cieli nuovi e terra nuova, nei quali avesse stabile dimora la giustizia[5]. Il brano evangelico di Marco si mostrerebbe, però, più originale rispetto a Luca e Matteo, anche perché il comando di vigilare è dato soltanto al portiere, o custode: “State attenti, vegliate – dice Gesù ai suoi ascoltatori - perché non sapete quando sarà il momento preciso.  È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare”[6].  “Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!”[7].

   Come avete potuto notare, è abbastanza breve il vangelo di questa prima Domenica di Avvento. Ma, se ci avete fatto caso, per ben quattro volte è ripetuta l’esortazione alla vigilanza. Vegliare e vigilare, infatti, sono sinonimi, e vogliono dire essere desti, svegli, non dormire, specialmente durante i periodi di tempo normalmente destinati al sonno.

   Le parole “vegliate e vigilate” stimolano ognuno di noi ad andare oltre il tempo, chiamato dai greci, chrónos, che scandisce meccanicamente gli istanti della vita umana, per cogliere l’altra dimensione del tempo: kairós  che è il tempo giusto, il tempo di Dio, il tempo che permette ad ognuno di dare un senso al suo esistere, che permette ad ognuno di essere artefice del suo destino.

   Incarnando nel nostro tempo le parole di Gesù, pronunciate duemila anni fa, voglio invitarvi tutti, cari amici, a mettere da parte le difficoltà, i problemi, i patemi personali e familiari, ed apprestarci a vivere questo tempo di Dio, questo tempo forte di Dio, per prepararci a un Santo Natale che segni un profondo cambiamento nella nostra coscienza, prima ancora che nella nostra vita. Vai alle Pagine di Spiritualità Lo sappiamo che le cose vanno male, a cominciare dai nostri governanti Europei e italiani, per finire agli amministratori locali. Per non parlare dei problemi e dei drammi quasi insoluti presente nelle nostre famiglie che a volte sono anche lacerate e divise. Ma il nostro è un malessere che parte da molto lontano: da una scristianizzazione e da un impoverimento  dei millenari valori morali e cristiani europei e italiani. E allora questo è il momento perché torniamo in noi stessi, raccogliendo tutte le nostre energie fisiche, morali, spirituali, per uscire fuori da una crisi che sembra senza ritorno. Sempre, ma specialmente nei momenti di difficoltà e di sofferenza, abbiamo una potenza nel nostro cuore e sulle nostre labbra: la preghiera. Gesù ci ha detto: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”[8], come ci ricorda Marco nel suo Vangelo.

    Il tempo di Avvento sia per noi un’occasione da non perdere. Partendo proprio dall’invito alla vigilanza, da parte di Gesù, cerchiamo innanzitutto di ripensare innanzitutto alla Festa che avremo modo, Dio piacendo, di rivivere tra qualche settimana: il Santo Natale. Un Evento da ricordare, da custodire, da amare, e da riamare, perché si tratta di una Festa cristiana, la più cara delle Feste, perché ci vede tutti insieme, riuniti, nel celebrare quello squarcio di luce che Dio ha portato, con la Sua incarnazione, nel buio della Storia umana. A riscoprire, nel nostro cuore, quella che è la venuta intermedia del Figlio di Dio. Gesù continua a nascere nel mondo. Continua a visitare il nostro popolo. Continua a venire nei nostri cuori.

   Natale è sempre Natale. Spetta a noi lasciare spazio al Figlio di Dio, perché vange in noi, secondo le Sue parole: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”[9]  In tal caso la Sua è la Presenza più intima, nascosta, discreta, feconda. Ed è quella che trasforma il mondo: “Occulta è la venuta intermedia - ci dice San Bernardo da Chiaravalle - , in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli [Gesù] venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell'ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all'ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell'ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione[10]. Ed è proprio in questa fase intermedia, della continua venuta del Cristo in noi che cade lo spazio temporale collegato al viaggio di colui che, nella parabola, è definito come un uomo e che, nel versetto successivo, è, invece, qualificato in greco come “ho kurios”[11], cioè “il Signore”.  

   E allora, possiamo dire che nell’accogliere l’invito a vegliare e vigilare, da parte di Gesù, siamo sollecitati a vivere non freddamente, non passivamente, non aspettando fatalisticamente lo scorrere delle ore, come chrónos, il tempo a nostra disposizione; quanto, piuttosto, a viverlo come kairós, cioè come tempo di grazia, tempo dell’attesa del Dio che viene a nascere, anche se è già nato. Ma torna a nascere, nei nostri cuori. È la venuta intermedia del Figlio di Dio, contemplata da san Bernardo. E questa continua incarnazione di Cristo, in noi, ogni momento è una nascita, ed una rinascita.

    La vigilanza cristiana è un atteggiamento ed un sentimento che ci deve proiettare in un clima di gioia, di speranza, di amore, in preparazione alla notte di Natale in cui rivivremo ancora una volta l’Evento sublime e gioioso della “Venuta di Dio” in mezzo a noi. Un evento che non sia fossilizzato nei soliti cliché, e nelle immagini stereotipe che, purtroppo, accompagnano da anni il Natale di Gesù, ma sia da noi accolto con novità di vita, con novità di cuore, con novità di spirito, con maggiore attenzione a ciò che è già avvenuto duemila anni fa e tuttora fermenta la storia, nonostante la millenaria sclerosi del cuore e dell’animo umano.

   Ogni nostro giorno deve essere Avvento, attesa, preparazione per l’arrivo del Padrone di casa, di Colui che è “ho kurios”[12], il Signore, il “Dio che viene”.


[1] Mc 13,33-37.

[2] Cfr. Gn 1,26.

[3] Cfr. Lc 12,35-38.

[4] Cfr. Mt 24,42.

[5] Cfr. 2 Pt 3,13.

[6] Mc 13,33-34.

[7] Mc 13,35-37.

[8] Mc 17,24.

[9] Ap 3,20

[10] San Bernardo da Chiaravalle, Discorsi, Disc. 5 sull'Avvento, 1-3; Opera omnia, Edit. cisterc. 4 [1966], 188-190.

[11] o kurios.

[12] o kurios.

  

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