"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA 22 GENNAIO 2016

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  (Mt 4,12-23)

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   “Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:  «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». 

   Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro:  «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.

   Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”[1].

   Finalmente il Vangelo ci permette di tornare all’amata regione della Galilea, la Terra di Gesù. Entriamo, così, nel vivo dell’annuncio evangelico, laddove le sue ineguagliabili Parole di Vita e di Speranza sono precedute da una simbologia che richiama ancora una volta l’intreccio delle tenebre con la luce, che esprime nitidamente il passaggio cruciale dal buio delle tenebre e del peccato alla luce della manifestazione pubblica di Cristo Gesù, il Figlio di Dio Benedetto. Doveva essere proprio così, al tempo di Gesù, lo scenario inconfondibile del mar di Galilea. Per lo meno come lo vediamo oggi quando la luce del sole comincia ad affiorare dalle vette che dominano il versante orientale di quel lago che ha conservato, quasi inalterato, lungo i secoli, il suo fascino originario. Con un intreccio di tenebre e di luci, la storia umana segue vertiginosamente i suoi ritmi e le sue vicende che alternano tempi di grandezza, di giustizia e di pace, a tanti altri che sono il prodotto del male, “poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim”[2].  Quest’intreccio reale tra luce e tenebre, grano e zizzania, tra bene e male può essere ben raffigurato dalla dissolvenza delle ombre e delle luci, delle tenebre e dei colori. Notte buia ed alba, male e bene, morte e vita, rese plasticamente percettibili dalle parole luminose del profeta Isaia[3], finalmente realizzate, come ci dice questo brano del vangelo di Matteo, nell’epifania pubblica di Gesù di Nazareth: la sua apparizione qui, proprio nel  regno delle ombre e del silenzio: la cosiddetta Galilea delle genti, o dei pagani.  Spalanchiamo gli occhi e contempliamo questo suo apparire, aprendo i nostri orecchi alla Parola di Dio che continua a salvare anche oggi, in un mondo profondamente malato come quello in cui viviamo oggi.

   In fondo, anche la Galilea del tempo di Gesù esprime le stesse domande, gli stessi interrogativi, le identiche angosce, le medesime attese di un Messia Liberatore che offra all’uomo la risposta ai suoi angoscianti perché. La risposta è in quel Regno di Dio la cui Presenza si avverte in pienezza attraverso la Persona di Gesù di Nazareth.

    A circa trent'anni, secondo la cronologia tradizionale, lascia Nazareth, la sua città, e giunge nella  Bassa Galilea, una regione caratterizzata da colline e valli  verdeggianti che a sud e a est sono lambite dalle acque del lago di Tiberiade, chiamato pure mar di Galilea.  Lo storico ebreo Giuseppe Flavio descrive questa regione come “ubertosa e ricca di pascoli e di alberi di ogni specie. (…..), affermando che vi sono pure molte città e dovunque un gran numero di villaggi densamente popolati, a motivo del benessere…”.

    Ma il popolo che abita questo territorio florido ha avuto, nel corso dei secoli prima di Gesù, un retaggio non molto positivo dal punto di vista della purezza religiosa, in quanto spesso ha subito l’influenza dalle religioni pagane, allontanandosi dal Dio di Israele.  Ed è per questo passato che la regione è chiamata con un certo disprezzo, dai Giudei, “Galilea delle genti”, come per dire “Galilea dei pagani”, in contrapposizione alla Giudea che si considera fedele al Dio della Promessa.  

   Come appare evidente nella narrazione di Matteo, il buio simbolico della Galilea è improvvisamente rischiarato dall’apparizione della Luce che irrompe, squarciando le tenebre del peccato e della morte: “Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata”[4].  Il testo di riferimento è quello del profeta messianico: Isaia[5]. Ed è appunto un versetto successivo di Isaia che sembra essere realizzato appieno con la presenza di Gesù di Nazareth nel territorio del lago: “Hai moltiplicato la gioia. Hai aumentato la letizia”[6]. Queste parole anticipano, sette secoli prima, il clima di frenesia, di gioia, di speranza che pervade il popolo di Israele nel tempo pieno in cui Gesù si manifesta pubblicamente sulle rive del mar di Galilea. 

   In questa terra di Galilea poco distante dalla sua città e dalla sua casa, Gesù comincia la sua Missione di Salvezza per tutti gli uomini.  Gesù percorre le città del lago: Cafarnao, Corazin e Betsaida. La sinagoga, la strada, la periferia delle città, le piazzette dei  centri abitati,  i luoghi alberati, le rive del lago, la barche, diventano i pulpiti improvvisati della sua predicazione, del suo annuncio di speranza, di un insegnamento originale, diverso da quello degli scribi, ma proclamato con autorità.

   Pronunciate qui, nella Galilea delle genti terra di confine tra il Giudaismo ed il paganesimo, le parole di Gesù vogliono dire che è venuto a salvare, sì, Israele, ma anche a tutti gli uomini. È venuto per “salvare[7] e per donare la vita che è in lui[8][9]. Quindi ogni uomo è invitato a mettersi in discussione ed a rispondere alla Buona Novella, per generare un'umanità nuova fondata su quel Volto di Dio che Gesù rivela personalmente, e sull’amore vicendevole che costituisce la legge essenziale del Regno dei cieli.

   “Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino”. Questo è il primo annuncio che Gesù rivolge alla gente di Galilea. “Regno dei cieli” significa Regno di Dio. “Il Regno dei cieli è vicino”. Parto da qui, perché è da questa lieta notizia che nasce l’invito alla conversione. Quella di Gesù è un’esortazione alla gioia, perché Dio è presente in pienezza nella storia del suo popolo e in quella del mondo. Nel suo commento spirituale a questo testo di Matteo, Wolfgang Trilling aggiunge: “La nostalgia del popolo di Israele, la speranza del mondo, tutto questo ora trova compimento. Dio stabilisce la sua autorità e la sua regalità, e ciò per il mondo significa benedizione, vita e felicità”[10]

   Il Regno dei cieli è venuto ed è presente in Gesù di Nazareth, anche se, fedele all’opzione fondamentale della sua spogliazione Lui non si manifesta appieno con la luce della sua Gloria divina ma col suo stile umile, semplice, e discreto, intendendo farsi riconoscere gradualmente per mezzo della Parola ineguagliabile e delle Opere straordinarie, perché ogni uomo riconosca in Lui la Presenza del Regno dei cieli. Questa è la traccia di riflessione offerta dal Vangelo di Matteo, che come gli altri vangeli di Marco e Luca, conduce lentamente il credente alla conoscenza del Messia di Israele, del Figlio di Dio, del Salvatore del genere umano. Il Vangelo di Giovanni, invece, rivela fin dal prologo la Bellezza, la Santità, la dignità divina di Gesù, Parola di Dio fatta carne, permettendoci di contemplarla fin dall'inizio nella Luce, nella Gioia, nella Pace e nell'Amore, presente in Lui.

   “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.  Nel testo originale greco, il verbo “convertitevi”, da cui deriva la parola conversione, è tradotto con “Metanoeite”[11], e vuol dire: “cambiare di mentalità”. La radice ebraica shûbh  è più pregnante, e significa “tornare indietro, cambiare strada, cambiare vita”[12].

   Un cambiare vita sia letteralmente, sia in senso figurato.  Il termine, quindi, esprime un sincero pentimento. Infatti, è ampiamente utilizzato dai profeti, nel senso di un cambiamento radicale del proprio atteggiamento verso Dio e verso il peccato[13].   

   Quella che Gesù Cristo, chiede al popolo della Galilea, e indirettamente a ognuno di noi, è una conversione che non consiste in un cambiamento apparente degli umori e dei comportamenti, ma in un autentico esame di coscienza della nostra vita. Il Maestro di Galilea chiede a ogni uomo libero, cioè a ogni uomo che non vuole più essere schiavo del peccato, di tornare sé stesso, e di fare anche scelte radicali, come quelle che lui chiede, sulle rive del mar di Galilea, ad alcuni pescatori: Simone chiamato Pietro e Andrea suo fratello.  “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”[14]. Nel testo greco del vangelo è scritto: “Deute opisô mou”[15], che alla lettera vuol dire: “Venite dietro di me”. È un invito a divenire suoi discepoli, perché in Israele i discepoli seguono sempre il Maestro. Ma è anche una chiamata a seguire la sua strada, la sua via. Seguire Lui per essere “pescatori di uomini”, secondo le stesse parole di Gesù. Lo stesso avviene con Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, anche loro pescatori. Anch’essi, come Pietro e Andrea, lasciata la barca, con il padre, seguono Gesù[16].

   La prima azione missionaria conduce Gesù in giro per la sua Galilea, girando per le città e i villaggi, e recandosi nelle sinagoghe, dove predica la buona novella del regno, “curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”[17].

   Ma torniamo al primo annuncio: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. È lo stesso invito che il Dio invisibile che è attorno  a noi e dentro di noi, rivolge a ognuno di noi per bocca di Gesù, Suo Figlio prediletto.   Convertirci perché il Regno di Dio è vicino. Andiamo oltre queste due espressioni. Anzi mettiamole insieme. Il Regno di Dio è vicino, e noi che siamo uomini creati da Dio, cosa dobbiamo fare?

   Certamente i problemi quotidiani, gli affanni, le preoccupazioni, la mancanza di libertà, di lavoro, e finanche di pane quotidiano, possono rendere inutili queste esortazioni all’orecchio e al cuore di chi soffre. È vero. Ma la sofferenza dei fratelli dipende anche da noi. Quando Gesù ha iniziato la Sua Missione, annunciando la salvezza e invitando alla conversione, lo ha fatto rivolgendosi a un popolo che era alle prese con una miriade di problemi. Così come anche noi siamo oppressi da tante preoccupazioni. Eppure il popolo di Galilea ha ascoltato Gesù. Anzi i più fedeli al suo annuncio erano quelli che noi chiamiamo il popolo degli anawim: i gli umiliati, i poveri, gli oppressi, i malati, i sofferenti. Ma c’erano anche i ricchi e i potenti, in mezzo a loro. Essi potevano trasformare il “circolo vizioso” della “disonesta ricchezza”,  cioè mammona, in un “circolo virtuoso”, così come noi che oggi accogliamo le parole di Gesù, possiamo contribuire a riequilibrare la distribuzione dei beni, permettendo la realizzazione del “Bene comune”.  Solo così possiamo costruire la Civiltà Vera, quella fondata sui valori del Vangelo, e, quindi, ereditata da quel Cristo Gesù che è sempre Vivo e Presente in mezzo a noi.

   Non è col sangue, con le rivolte e le agitazioni che si rigenera quest’umanità votata all’ingiustizia, al peccato, al male, alla morte. Ma con la Parola di Cristo che accogliamo nei nostri cuori, e con il Suo Pane spezzato che ci fa essere uno con Lui. Siano essi a sviluppare dal di dentro della nostra gente, specialmente in chi gestisce il potere, come il governo, il parlamento, le regioni, i comuni, etc…, un’etica non fondata sul guadagno, ma sul bene comune, ridando benessere a tutti, specialmente alle classi meno agiate. Ma qui il discorso sarebbe troppo lungo.

   E allora, prendiamo sul serio l'invito di Gesù: il Figlio di Dio Benedetto. Convertiamoci e accogliamo la Sua Presenza in noi, accogliendo nel nostro cuore la Sua Parola e la Sua Presenza eucaristica. 


[1] Mt 4,12-23.

[2] Is 8,23.

[3] Cfr. Is 8,23; 9,1.

[4] Mt 4,15-16.

[5] Cfr. Is 8,23; 9,1.

[6] Is 9,2.

[7]  Cfr Gv 3,17.

[8] Cfr Gv 5,26.

[9] Catechismo della Chiesa Cattolica, 679.

[10] Wolfgang Trilling, Vangelo secondo Matteo, Commenti spirituali del Nuovo Testamento, Città Nuova Editrice, I Ed. volume unico, ottobre 2002, 64.

[11] metanoe‹te.

[12] Cfr. Settimio Cipriani, Convocati dalla Parola, Anno A, Ed. Paoline, seconda Edizione 1983, 94.

[13] Cfr. Zac 1,4.

[14] Mt 4,19.

[15] Deàte Ñp…sw mou

[16] Cfr. Mt 4,22.

[17] Mt 4,23.

  

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