"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA  14 FEBBRAIO 2016

I DOMENICA DI QUARESIMA

  (Lc 4,1-13)

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   “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo».  Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato”[1].

   Con l’inizio della Quaresima la liturgia della Parola offre alla nostra riflessione l’episodio evangelico dell’esperienza vissuta da Gesù nel deserto, collocata dopo il battesimo nel Giordano e prima della Missione.

   Il racconto dell’esperienza di Gesù nel deserto è assente nel Vangelo di Giovanni, ma è presente in tutti i e tre i vangeli sinottici, cioè: Marco, Matteo e Luca. Gli studiosi pongono in luce un duplice aspetto nel  testo evangelico di Luca: per un verso, appare evidente un carattere parenetico, cioè esortativo, che descrive la risposta di Gesù alle tentazioni diaboliche come guida di come ogni credente debba  vivere e vincere il male. Per l’altro verso, la presentazione di Gesù come secondo Adamo, che lotta contro il demonio appare plausibile per il fatto che Luca introduca, tra il battesimo e le tentazioni, la genealogia che risale fino ad Adamo.  Il che ci fa comprendere che “Luca presti attenzione al carattere tipico del comportamento di Gesù, come nuovo Adamo, punto di partenza di una umanità rigenerata”[2], come scrive Franco Giulio Brambilla. “Queste osservazioni generali sembrano essere confermate dai ritocchi della mano di Luca: Gesù è «pieno di Spirito Santo», «ritorna dal Giordano» ed «è condotto nel deserto»: egli percorre il deserto «per quaranta giorni» sotto l’azione dello Spirito che lo mantiene in cammino; mentre è per via viene «tentato dal demonio». Il tema Lucano del ‘cammino’ trova qui nel deserto una sorta di anticipo in miniatura, dove Gesù come nuovo Adamo vince il demonio, in modo esemplare per il discepolo”[3]. iL Qebel Qarantl o monte della Quarantena:

   Così come racconta l’evangelista, l’episodio dell’esperienza umana e spirituale di Gesù nel deserto non si può certamente collocare in un unico luogo e in uno stesso momento, anche se nella zona desertica situata ad occidente di Gerico c’è una località che richiama questa vicenda. È il Jebel Qarantal, o monte della Quarantena, il cui nome ricorda già il numero quaranta, ricco di significato biblico, sulle cui pendici, peraltro, sorse, nei primi secoli, un antico cenobio, chiamato pure laura di Duka. Tuttora il sito è abitato da monaci cristiani ortodossi. Secondo la tradizione questo è il luogo dove Gesù ha vissuto la sua esperienza di preghiera nel deserto.

   L’evangelista Luca inizia il suo racconto dicendo che Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontana dal Giordano, ed è condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, è tentato dal diavolo.  I quaranta giorni, vissuti da Gesù sulle lande desertiche di Giuda, evocano la grande tradizione biblica del Popolo di Israele che per quarant’anni – vedete il simbolismo del numero quaranta –  vive il trapasso di un’intera generazione, spostandosi soprattutto nei territori della penisola Sinaitica.

  È per questo motivo che l’esperienza dell’esodo di Israele nel deserto del Sinai è stata, in seguito, ripetuta dai profeti come Elia ed altri ancora,  per arrivare a Giovanni Battista. Per il profeta Osea il deserto è il luogo in cui Dio vuol condurre la sua sposa, Israele, per parlare al suo cuore[4].    Non è errato, quindi, pensare che Gesù stesso abbia vissuto un tempo determinato nel deserto, per prepararsi alla Sua Missione. Un tempo caratterizzato dalla preghiera e dall’ascolto della Parola del Padre. Introduciamo la breve meditazione di questo testo evangelico, ponendo l’accento sul fatto che mentre Marco, nel suo vangelo, parla dell’esperienza di Gesù nel deserto accennando genericamente alle tentazioni, Luca e Matteo parlano di tre tentazioni specifiche, che appaiono come un eco di quelle provate dal popolo di Israele durante l’esodo nel deserto del Sinai.

   La prima tentazione, provocata dalla fame di Gesù, è quella della “pietra da mutare in pane”[5]; la seconda tentazione, presentata da Luca, corrisponde alla terza di Matteo e riguarda la potenza e la gloria dei regni della terra[6]; la terza tentazione[7] è quella del miracolo, e corrisponde alla seconda tentazione di Matteo. Personalmente, sono del parere che gli evangelisti abbiano unificato in un unico momento sia l’esperienza di preghiera di Gesù nel deserto, sicuramente vissuta prima che Lui cominciasse ad annunciare il Vangelo del Regno, sia le tentazioni che vive durante il corso della missione.

   Quando Gesù ha vissuto il tempo breve o lungo di preghiera nel deserto, certamente si è interrogato sull’indirizzo da dare alla sua Missione. E, forse, già nel deserto, è stato tentato dal pensiero di interpretare in maniera politica e trionfalistica il suo ruolo di Messia e Re di Israele. Quindi, le tre tentazioni, presentate dal vangelo di Luca, si possono ridurre a una sola: “«Satana suggerisce a Cristo di percorrere una via messianica conforme alle attese popolari»[8], cioè scartando la via dell’ubbidienza al Padre, la via dell’umiltà, della sofferenza e della croce, per preferire la strada del successo, dell’affermazione di sé, del potere. Conformarsi alle attese del popolo che attendeva un Messia potente e dominatore, oppure attenersi alla Parola di Dio, alla volontà del Padre: ecco la prova!”[9], come scrive   Camillo Francesco M. Pierbon, nel suo commento.  Del resto, in tutta la sua vita pubblica, Gesù si troverà spesso di fronte ad un bivio: da una parte la visione di una missione contrassegnata dalla Potenza e dalla gloria,  Dall’altra, L’opzione più umile, sublime, inconcepibile dalla logica umana: il rifiuto della potenza, dell’apparenza, della ricchezza, del trionfo, per condividere, fedele alla volontà del Padre, il destino dei poveri e degli umili, assumendo, così l’identità mirabile del Servo di Dio sofferente, adombrata dai carmi del libro di Isaia[10].

   Forse già tra le lande desolate del deserto di Giuda Gesù ha fatto la sua scelta di fondo? Non possiamo saperlo, anche se già da ora nel suo cuore non c’è posto per la Potenza, ma per la misericordia; non c’è posto per la forza bruta ma per la debolezza; non c’è posto per il giudizio ma per il perdono.  Noi possiamo, però, intuire il tempo in cui Gesù si mostrerà deciso su una missione segnata dal rifiuto e dal dolore. Incomprensione ed avversità che egli incontrerà nei suoi nemici; incomprensione e diffidenza che egli avvertirà finanche nei suoi amici e che culminerà nello scandalo del suo fallimento umano, preparazione silenziosa e misteriosa a quel trionfo Divino che avverrà con la Pasqua di risurrezione.  

   C’è un momento preciso in cui Gesù farà comprendere ai suoi discepoli la sua scelta di fondo di tutta la missione. Questo momento cadrà a Cesarea di Filippo, quando Gesù passerà il guado sul Il territorio di Cesarea di Filippo con le sorgenti del Giordanofiume della storia umana, dicendo uno dei “NO” decisivi ad una missione di potenza e di gloria, proprio quando gli stessi discepoli rifiuteranno, per bocca di Pietro, la sua identificazione con la figura del Servo di Dio sofferente.

   Mi piace immaginare simbolicamente Gesù lungo il fiume che raffigura la Storia umana. Su una riva, la più lussureggiante, ci sono i potenti della terra e gli uomini che idolatrano la potenza, i trionfi, e il denaro. Sulla riva opposta sono ammassati gli anawim, i poveri, i malati, gli oppressi, i deboli i fragili. Sulla prima riva ci sono coloro che tracciano la storia col sangue e con la sopraffazione sui deboli. Sulla seconda riva, ci sono i poveri, gli umili, i deboli, e tutti quelli che sono condannati a soccombere. Quindi, da una parte appaiono coloro che la Storia la scrivono con gesti di potenza e di clamore. Dall’altra coloro che la storia la subiscono nella propria carne e nel fondo dell’anima.

   A Cesarea di Filippo avverrà ciò che si intravede già ora nel deserto di Giuda o del Neghev. Nel nord della Palestina, come ora nel profondo sud, Gesù passerà simbolicamente il guado del fiume  della storia. Interpreterà le difficoltà della missione alla luce delle sofferenze degli antichi profeti di Israele. E allora guarderà profondamente nel suo cuore, leggendo intimamente la volontà del Padre Celeste. E deciderà il suo destino

   Con il suo sguardo innocente e puro di Maestro, di Sapiente, di Profeta di Israele, di Colui che avrà proclamato «Beati» coloro che sono poveri, coloro che soffrono, coloro che sono miti ed umili di cuore, e coloro che sono perseguitati a causa della giustizia; ricordando ancora i loro sguardi attoniti e pieni di speranza rivolti a Lui, Gesù guarderà all’altra riva del fiume, là dove sono ammassate le miserie umane.  E passerà il guado, schierandosi con gli ultimi, e andando a condividere fino in fondo, fino alla morte, il destino degli anawim: i poveri in spirito, i miti, gli uimili. Solo il Dio della rivelazione biblica e cristiana poteva fare quello che Gesù ha deciso di fare.

     E come per Gesù l'esperienza di preghiera e di prova nel deserto diviene preparatoria alla sua Missione di salvezza, così per ognuno di noi  che intende fare deserto, tale esperienza, che significa silenzio, raccoglimento, preghiera e penitenza, deve essere d'aiuto  alla nostra riscoperta di Dio e del suo Amore. Una volta che abbiamo provato questo, tutto il resto sarà relativo. E allora anche le ore della difficoltà, della prova, del dolore, saranno accettate in nome di quell’amore verso il Tutto, cioè Dio, che ci rende disponibili verso tutti. 


[1] Lc 4,1-13.

[2] Franco Giulio Brambilla, Esercizi di cristianesimo, Vita e Pensiero, 2000, 47-48.

[3] Franco Giulio Brambilla, Esercizi di cristianesimo, Vita e Pensiero, 2000, 47-48.

[4] Os 2,16.

[5] Cfr. Lc 4,3; Mt 4,3.

[6] Cfr. Lc 4,5-8; Mt 4,8-11.

[7] Cfr. Lc 4,9-12; Mt 4,6-7.

[8] Bruno Maggioni, in, Camillo Francesco M. Pierbon, Miei Cari Fratelli, Omelie Anno C per le domeniche e le feste di precetto,  Edizioni Studio Domenicano, ottobre 1997, 106.

[9] Camillo Francesco M. Pierbon, Miei Cari Fratelli, Omelie Anno C per le domeniche e le feste di precetto,  Edizioni Studio Domenicano, ottobre 1997, 106.

[10] Cfr. Is 42,1-9.; 49,1-9.; 50,4-11; 52,13-15; 53,1-12.

“Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali  non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e  l'anticristo!”(2Gv 1,7)

 

L’ANTICRISTO è TRA NOI

  Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina.

 Donato Calabrese

   L’Anticristo è tra noi. È sempre stato in mezzo a noi, ma ora, più che mai, è presente e potente, specialmente in Italia e in occidente, laddove, cioè, il cristianesimo è più osteggiato e dove le grandi lobby politiche, economiche, finanziarie, della comunicazione sociale, svolgono ormai da anni una pressione nefasta sulle menti deboli dei popoli assoggettandole a un nuovo totalitarismo, una visione della vita in cui non c’è più posto per Dio.

   Al contrario c’è posto per Satana: il "loico", cioè il logico per antonomasia. E quindi c’è posto solo per le fredde analisi logiche delle “menti gelide” che tiranneggiano gli esseri umani deboli, fragili, come bambini. Sono evidenti, gli effetti dello svuotamento dell’uomo e della sua sostituzione con un essere senza cuore e senz’anima. Non c’è posto per il rispetto assoluto della vita umana, mentre c’è posto per gli omicidi di massa dei “non nati”, legalizzati dagli stati occidentali: gli omicidi che vanno sotto il nome di aborto. Togliere la vita in nome di una maggiore libertà della donna è ridurre la stessa a una macchina cambiamonete.  Invece del mistero della vita che nasce, c’è il mistero perverso della vita soppressa. La donna chiede e offre sesso spacciando il piacere come amore, e senza lasciare aperta quella porta della vita che la rende protagonista e cooperatrice di Dio nella creazione. Non c’è che dire: la sessualità sfrenata e bestiale, contrabbandata come amore, è uno dei segni visibili della presenza della Bestia per antonomasia: Satana, il vero e unico Anticristo.

    Tutto ciò che è abominio per la morale naturale e per la Legge di Dio appare lecito per i grandi mezzi di comunicazione sociale, come le televisioni, il cinema, i giornali, le radio, etc., C’è una logica perversa anche in questo. Una logica che appartiene al logico come persona: lo spirito del male, cioè l’Anticristo, che è imparentato con la Massoneria. E allora appare chiaro come tutto ciò che è contro l’etica umana, cristiana, e biblica, venga spacciato per lecito, e questo in nome della libertà assoluta dell’uomo.  E allora si dice che il matrimonio degli omosessuali è lecito, mentre è male e abominio, sia per la natura umana che per il Dio della rivelazione. E, quello che è peggio: si intende affidare l’adozione di innocenti creature a coppie di “babbi” o “mamme”. Tutto questo in nome di una pseudo carità. I bambini sono gli esseri più indifesi. Ma se avessero la possibilità di scegliere i loro genitori adottivi, li sceglierebbero così come previsto dalla legge naturale: maschio e femmina. Quindi, proprio secondo la Legge di Dio. I bambini hanno bisogno di amore e di protezione. Amore paterno e materno. Insieme si fondono per rendere i bambini veri uomini di domani.

   Ormai anche nel linguaggio volgare e scurrile della cinematografia e delle grandi televisioni è ritenuto morale ciò che è, invece, immorale e contrario alle leggi della natura e a quelle di Dio. E purtroppo gli effetti nefasti non tardano a manifestarsi, come la mancanza assoluta dell'idea del peccato, del male e lo svuotamento delle coscienze, come appare nelle idee delle giovani generazioni, e non solo. Ci si crede liberi, ma in realtà si è assoggettati alla volontà del "Grande Fratello", di Orwelliana memoria. I veri liberi sono coloro che remano controcorrente, anche a costo di essere soli a pensarla diversamente dalla massa.

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che sta avvenendo in Italia e in occidente, specialmente per quanto attiene quelle sacre unioni fondate sull’amore e disgregate dalla logica utilitaristica e infernale del piacere dei sensi?!   Mi riferisco alla separazione dei coniugi e al divorzio.  Citando fonti del quotidiano L’Avvenire, “Ogni anno in Italia circa 360mila persone vengono travolte dal dramma della separazione (50mila divorzi e 90mila separazioni). A questo numero si devono aggiungere i cosiddetti orfani di padre vivo, cioè i minori che vivono sulla propria pelle le sconfitte – e spesso le incomprensioni e gli egoismi – degli adulti. Quanti sono? Forse più di un milione – ma non esistono statistiche aggiornate – considerando separazioni e divorzi nell’ultimo decennio. Vuol dire che negli ultimi dieci anni gli abitanti di una città ideale più grande di Roma hanno sopportato le sofferenze derivanti da una delle più brucianti delusioni che si possano vivere, la disgregazione della propria famiglia. Numeri imponenti che avrebbero dovuto suggerire interventi e politiche mirate. Invece, come ben sanno i separati, non si è fatto quasi nulla, se non rendere più agevole e più rapido lo scioglimento dei matrimoni”(http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/il-dramma-dei-padri-separati.aspx). 

   Come non vedere l’opera dell’Anticristo in tutto ciò che riguarda la fecondazione assistita, l’aborto già citato, l’eutanasia e la clonazione.

   L’uomo che intende sostituirsi a Dio parafrasa la Bestia che si oppone alla Bontà Creatrice di Dio manifestando il suo orgoglioso volere. Sia nella fecondazione assistita, nell’aborto, nell’eutanasia e nella clonazione, l’uomo pretende di manipolare la vita umana disinteressandosi di Dio e del Suo Progetto di Salvezza.

   Ma cosa c’è dietro l’uomo che pretende di farsi eguale a Dio, se non la protervia dell’anticristo che pretende vincere il Creatore con la conoscenza orgogliosa dei suoi mezzi? È sempre la Bestia che influenza in modo nefasto la volontà dell’uomo, e dell’uomo che pretende di conoscere tutto con la propria intelligenza.

   Che cosa spinge le menti perverse che governano la Comunicazione di oggi con l’intenzione di manipolare le coscienze più deboli allo scopo di far sentire lecito ciò che è illecito, e normale ciò che non è normale?

   È la Bestia, ovvero l’Anticristo che opera in questi secoli bui - altro che medioevo -   per spingere le masse scristianizzate e ormai senza regole etiche e morali, a dichiarare, il cristianesimo, una favola, una religione contraria all’uomo, e addirittura nociva per l’uomo. Basta vedere tutte le polemiche legate al dibattito intorno alla legge contro l’omofobia: si spaccia per tutela dei diritti delle persone omosessuali quello che di fatto è il tentativo d impedire la libera espressione della fede e della morale cristiana. A ogni livello sociale, l’attacco al cristianesimo pare diventato un imperativo del nuovo pensiero unico dell’Occidente.

   L'Italia e l'occidente vanno verso il baratro della dissoluzione morale, e nulla sembra fermarli. Spetta a noi cristiani, uscire dalle catacombe confortevoli di una fede di comodo, vissuta troppo pigramente nei nostri gusci. Non possiamo tacere di fronte al perverso meccanismo che disintegra i millenari valori etici e cristiani del nostro popolo. è l'ora di parlare e di agire, prima che sia troppo tardi e l'Italia e l'occidente cadano nel baratro della dissoluzione morale e cristiana, prima che di quella sociale. Ricordiamo quanto Gesù ha detto: "Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti"(Mt 10,27; Lc 12,3).

 

Il Programma religioso VIVERE LA SPERANZA, che contiene la riflessione evangelica della Domenica curata da Donato Calabrese, è  in linea ogni mercoledì, fino alla Domenica di Pasqua.

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