"voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui"(1Pt 1,8)

GESÙ DI NAZARETH

Io sono la Via, la Verità e la Vita(Gv. 14,6)

 

CUORE A CUORE

Dedico queste pagine web al Bambino Gesù di Praga

Donato Calabrese


La Sua Parola

Vai alla Janua Major

la Porta di bronzo 

della Cattedrale di Benevento


ALTRI SITI DI

Donato Calabrese:

Pietrelcina  la cittadella natale di Padre Pio


 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

IL VANGELO DELLA DOMENICA

DOMENICA 26 FEBBRAIO 2017

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  (Mt 6,24-34)

Condividi

Vai alla Vita di Gesù

   “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”[1].  

   Anche le parole che ascoltiamo nel Vangelo di questa VIII Domenica del tempo ordinario, fanno parte del sermone della montagna, permettendoci di cogliere sempre più che tutto quello che Gesù dice non è Legge, ma evangelo.  La Legge impone, il vangelo propone. La Legge  ordina, il vangelo chiede. La Legge invita all’ubbidienza, il vangelo chiama alla comunione. “La Legge affida l’uomo alle sue proprie forze e lo incita a impegnarsi fino all’estremo. L’evangelo, invece, pone l’uomo di fronte  al dono di Dio e lo esorta a fare, di tale inesprimibile dono, il fondamento della vita”[2]. Così, un illustre biblista come Joachim Jeremias. 

   Momento cruciale e vitale della Buona Notizia offerta da Gesù, il discorso della montagna - o del piano, secondo il vangelo di Luca - ha influenzato le culture e le lingue europee, ma soprattutto l’etica fondamentale dei popoli che sono stati toccati e rigenerati dal cristianesimo.

   Il sermone della montagna occupa un posto di primo piano tra le fonti della spiritualità cristiana, esprimendo una straordinaria fecondità in questi due millenni dell’era cristiana.

   È bene fare questa precisazione, visto che le parole che introducono il brano evangelico sono di difficile attuazione, specialmente in un mondo, come quello di oggi, dominato a dismisura dalla logica del denaro e della ricchezza.

   Se miliardi di essere umani vivono sotto la soglia della povertà, rendendo drammatico il problema della fame e della sete, non possono non venire in mente le parole del cardinale Carlo Maria Martini, in riguardo all’ingiusta ricchezza, cioè mammona: “Mammona è un idolo che potrebbe anche rappresentare la forza di satana. L’avidità non è soltanto un servire la ricchezza materiale, è un mettersi al servizio del nemico di Dio”[3].

   E allora, voglio invitarvi a prestare particolare attenzione alle prime parole del brano evangelico, perché pur essendo meno belle e poetiche delle altre, indirizzano subito l’attenzione su una scelta di fondo che tocca ogni ascoltatore attento di Gesù Cristo, Figlio di Dio Altissimo: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona[4].

   Prima di pronunciare i “detti della provvidenza”, come amo chiamarli io, Gesù invita i suoi discepoli a guardarsi dall’uso della disonesta ricchezza: Il colle delle beatitudini e il mar di Galilea “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona”[5].

   Mammona è una delle poche parole aramaiche che gli evangelisti Matteo[6] e Luca[7] hanno travasato tali e quali nei testi greci dei loro Vangeli, e, molto probabilmente, fanno parte di una fonte comune chiamata dei Detti del Signore, molto più antica della redazione di tali vangeli, e vicina, quindi, all’insegnamento originario di Gesù.

   La parola aramaica mammona nasce dalla radice mn che significa solidità. E, sapete molto bene che anche nel nostro mondo occidentale la ricchezza è considerata ciò che dà solidità alla persona e alla sua vita, per cui è difficilissimo trovare chi non affida il suo futuro al denaro. Il mondo è sempre lo stesso, come potete notare.

   Ma torniamo alle parole di Gesù che ci permettono di fare un’osservazione molto interessante sulla radice mn che è alla base del termine mammona. C’è un'altra parola che proviene dalla stessa radice mn: emunà  che è generalmente tradotta con fede. “Emerge così - scrive Paolo Giannoni - una contrapposizione basilare nella vita spirituale: o la solidità di mammona o la solidità dell’emunà, cioè della fede, che è la fonte altra e alternativa di solidità. La nostra libertà si trova a scegliere fra le due parti di un dilemma: Quale è la fonte vera della solidità umana? La forza umana deriva dalla consistente sicurezza posta nella potenza del denaro o dalla verità della fede che si affida a Dio”[8].

   Gesù ha preso posizione di fronte alla forza seduttrice della ricchezza, dicendo:  “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona”[9]. Lui ha scelto Dio, invitando ogni uomo a fare la Sua stessa opzione fondamentale di povertà.

    Nei versetti successivi Gesù invita ad avere fede in quel Dio, che si prende cura di ciascuno di noi, e secondo le nostre esigenze personali. Quel Dio che è “Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”[10], come scrive San Paolo nella epistola ai cristiani di Efeso.

   Invitando i suoi ascoltatori a non affannarsi per i bisogni materiali, Gesù aggiunge: “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”[11].  In questi bellissimi versetti, che appartengono, come quelli già citati, a una tradizione comune ai vangeli di Matteo e di Luca, Gesù esorta il popolo dei credenti  ad avere grande fiducia nella generosità del Creatore: il Padre Suo. La fiducia esclude l’ansia, sentimento espresso dal verbo affannarsi. I termini originali greci mê merimnate[12] fanno riferimento al presente del verbo merimnaô[13], che significa “essere ansioso”, preoccupato, agitato a causa di problemi,  ed è utilizzato più volte da Gesù nel corrente vangelo di Matteo[14].

   Gesù invita i suoi uditori a non angustiarsi per le difficoltà di ogni giorno, pensando anche a quelle del futuro. Essi sono chiamati ad avere fiducia in Dio, che è Padre. Fiducia nel senso di essere come bambini che di fronte alle difficoltà si affidano al papà.

   Questo insegnamento non deve, naturalmente, far pensare che Gesù voglia inculcare una spensierata indifferenza per la dura realtà, quanto, piuttosto, incoraggiare gli ascoltatori di allora, come il popolo dei credenti di oggi, ad aver fiducia nel Padre Celeste, sollecitando anche ad una considerazione delle priorità personali: la vita è più importante del cibo e degli abiti e la calma accettazione di ciò che non può essere cambiato[15].

   Sembra proprio che le sue parole siano dirette al mondo di oggi continuamente affannato nella corsa verso la ricchezza, rischiando di perdere l’attimo fuggente, quello che permette all’uomo di interrogarsi, di riflettere e di pensare al suo destino più grande. “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

   “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”[16]. Queste ultime parole riassumono, a mio parere, tutte le altre che Gesù ha detto in precedenza. Ciò che è essenziale, prima di tutto, è cercare Dio, perché chi vive con questo atteggiamento è già predisposto a vivere con serenità la sua vita, consapevole che il Padre Celeste che nutre “gli uccelli del cielo”, provvede ancora di più al nutrimento dei suoi figli creati a sua immagine e somiglianza[17], come dice la Scrittura. Cercare Dio e la Sua giustizia. Cosa significa questa espressione il cui significato può comprensibilmente sfuggire alle nostre interpretazioni?

    Il termine Giustizia di Dio, che in origine significava la fedeltà di Dio all’alleanza con il suo Popolo, successivamente diviene quasi sinonimo di misericordia, di clemenza e di salvezza[18]. Cercare il Regno di Dio e la sua giustizia potrebbe significare, allora, avere un comportamento conforme al Dio della rivelazione, che è clemente, misericordioso e fedele.

   E, soprattutto, a mio parere personale, vuol dire avere gli stessi sentimenti di Gesù, e, in modo particolare, essere fedeli al Padre nostro che è nei cieli, e abbandonarsi docilmente alla Sua volontà Divina, perché Lui opera sempre per il nostro bene. Questo nostro amore verso quel Dio che si è rivelato nel Suo Figlio Diletto, deve essere contrassegnato dal carattere della gratuità. Questo è molto importante: la gratuità. E con questo sentimento, siamo chiamati ad amare Dio e riconoscere in Lui il principio di ogni Bellezza e di ogni Amore, perché Lui ci ha amato per primo.

   Il salmo 37 esprime nitidamente questo sentimento dell’uomo giusto: “I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre. La bocca del giusto proclama la sapienza, e la sua lingua esprime la giustizia; la legge del suo Dio è nel suo cuore, i suoi passi non vacilleranno”[19].


[1] Mt 6,24-34.

[2] Joachim Jeremias, Gesù e il suo annuncio, Paideia Editrice, 1993, 93.

[3] Carlo Maria Martini, Il discorso della montagna, Mondadori, 2006, 79.

[4] Mt 6,24.

[5] Mt 6,24.

[6]    Cfr. Mt 6,24.

[7]  Cfr. Lc 16,13.

[8]  Paolo Giannoni, Gesù orante, Lectio divina sull’esperienza di Gesù, Paoline Editoriale Libri, Figlie di San Paolo, 2000, 73s..

[9] Mt 6,24.

[10] Ef 4,6.

[11] Mt 6,25-26.

[12] m¾ merimn©te

[13] merimn£w

[14] Cfr. Mt 6,25-27.28.31.34.

[15] Cfr. James D.G. Dunn, Gli albori del cristianesimo,La memoria di Gesù, 2 La missione di Gesù, Ed. Paideia, 2006, 590s..

[16] Mt 6,31-33.

[17] Cfr. Gn 1,26.

[18] Cfr. Gn 18,25; Dt 32,4.

[19] Sal 37,29-31.

 

  

Per visualizzare correttamente certi termini che potrebbero essere presenti in questa pagina, si consiglia di scaricare i fonts: Greek e Symbol, facilmente reperibili sul web

 

 

 

La vita di Gesù


 


Il Vangelo della Domenica



 

Il Dibattito su Gesù



Gesù nella Archeologia



Gesù nella Letteratura cristiana antica



Pagine di Spiritualità


GESU' NELLA MIA VITA

Gesù nella mia vita

Testimonianze


 

Semi di Verità e di Consolazione


Chi è Gesù per me?

Chi è Gesù per Te?

Esprimi un tuo parere

 


Firma il libro degli ospiti

Firma il libro degli Ospiti 

 


Cenacolo Eucaristico Mariano

Cenacolo Eucaristico Mariano


Telebene


Questo sito è curato

da

Donato Calabrese


Altri siti dello stesso autore:

VISITA IL SITO DEDICATO ALLA MADONNA

Maria, tenerezza di Dio


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Padre Pio da Pietrelcina


Padre Pio da Pietrelcina, immagine trasparente della passione di Cristo

Pietrelcina


Benevento, città dai mille volti

Benevento


Per informazioni, commenti ed altro:

scrivi a

DONATO CALABRESE, autore del Sito

DONATO CALABRESE


 

TORNA ALLA HOME PAGE