
“E,
usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di
Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di
Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la
febbre e subito gli parlarono di lei. Egli,
accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la
febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
Venuta la
sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti
i malati e gli indemoniati. Tutta la città era
riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano
afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni;
ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo
conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era
buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo
deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano
con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli
dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro:
«Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché
io predichi anche là; per questo infatti sono
venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando
nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”.

Le vie e le case di Cafarnao,
costruite in basalto, una roccia vulcanica dura,
vedono passare il Rabbi di Nazaret in compagnia dei
suoi primi discepoli: Giovanni e Giacomo di Zebedeo;
Simone, che chiamerà Pietro, ed Andrea suo
fratello. Con loro Gesù si reca presso l'abitazione
di Simone e Andrea, trovandovi una famiglia
abbastanza numerosa: c'è la moglie; ci sono i figli
e la suocera di Simon Pietro. E chissà quante altre
persone che fanno parte del clan. E, come se non
bastasse, ora anche Gesù viene a condividere il pane
di questa semplice e genuina famiglia di pescatori.
Egli, però, non viene a prendere, ma a dare. E per
prima cosa guarisce la suocera di Pietro che stava a
letto con la febbre.
E' certamente una delle prime
guarigioni, uno dei primi miracoli operati dal
Maestro. Ed a dimostrazione del fatto che è
perfettamente guarita, la donna si mette a servire
il pranzo.
Ma la notizia di questa guarigione
si diffonde, e, venuta la sera, dopo il tramonto del
sole, gli portano tutti i malati e gli indemoniati.
Riportando la tradizione di Pietro, l’evangelista
Marco, riferisce che tutta la città è riunita
davanti alla porta di casa. Gesù guarisce molti
malati e scaccia i demòni; ma non permette ai demòni
di parlare, perché lo conoscono.
Attenzione.
Questa fama di esorcista e guaritore, che accompagna
Gesù già dall’inizio della sua Missione, appartiene
sicuramente alla preistoria dei vangeli, e quindi è
un dato storico, se è vero che più avanti in questo
vangelo, Gesù sarà accusato, dagli scribi, di essere
“posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo
del principe dei demòni”.
Una tale infamante calunnia, nei suoi confronti,
riflette quasi sicuramente il clima creatosi attorno
al Gesù storico. Gli avversari stessi di Gesù sono
costretti a riconoscere che Lui opera esorcismi,
anche se poi attribuiscono il suo potere a una
influenza demoniaca.
L’accusa di aver praticato la magia, che sarà
rivolta a Gesù nella tradizione rabbinica,
sarà proprio una reminiscenza di questa accusa
ricordata nel vangelo di Marco. Testimonianze
esplicite di questa considerazione di Gesù come
esorcista e guaritore sono conservate anche al di
fuori della tradizione cristiana. Lo storico ebreo
Giuseppe Flavio parlerà di Gesù come “autore di
azioni straordinarie”.
Più tardi Celso, filosofo greco del II secolo ed
avversario del cristianesimo attribuirà a Gesù
«certi poteri magici» provocando, in tal modo, la
reazione di Origene
in difesa del Rabbi di Galilea.
Quindi, i
racconti delle guarigioni operate da Gesù ed i suoi
successi come esorcista non sono mai contestati in
sé stessi, ma solo per le ragioni del successo di
Gesù.
Si ripete, quindi, il divieto imposto
da Gesù ai demòni la mattina in sinagoga. Essi lo
conoscono, ma Gesù ordina loro di non parlare.
Il divieto andrebbe interpretato alla luce del
Segreto messianico, un tema tipico della
teologia di Marco. Ma io non voglio entrarci,
altrimenti il discorso richiederebbe ben altro
spazio ed approfondimento.
Esprimo una mia personale opinione, e cioè che Gesù
è il Figlio di Dio, come annuncia Marco all’inizio
del suo vangelo,
e questa Sua identità divina può essere pienamente
conosciuta solo da esseri spirituali, come gli
angeli ed i demòni. Sono loro a riconoscerlo nella
sua Persona divina. Ma ad essi Gesù ingiunge di non
rivelare la sua Persona divina. Nella loro idea
assoluta e trascendente di Dio i presenti non
avrebbero potuto, certamente, riconoscere Dio nella
semplice figura del Rabbi di
Galilea e sarebbero rimasti
scandalizzati di fronte a tale affermazione da parte
dei demòni. E’ certamente una caratteristica propria
di questo Vangelo, quella di presentare Gesù che si
disvela lentamente e gradualmente ai suoi discepoli.
Ma il pieno svelamento avverrà con la Sua Pasqua.
Solo con la piena manifestazione della Sua Divinità
che rifulgerà nella vittoria sulla morte, i
discepoli comprenderanno appieno la Persona divina
presente nel giovane Maestro di Galilea.
All'alba
di un nuovo giorno, quando è ancora buio Gesù esce
di casa, ritirandosi su un colle a pregare.
La sua è una preghiera totalmente diversa da quella
formale e ostentatrice di tanti farisei. Gesù si
ritirerà spesso a pregare in luoghi solitari,
durante i tre anni della vita pubblica,
e tutti gli avvenimenti importanti e decisivi della
sua missione saranno sempre scanditi e preceduti
dalla preghiera, da questo profondo rapporto di
amore e comunione con il Padre Celeste.
Gesù prega. Il Figlio di Dio avverte
nel profondo del suo cuore, l'urgenza di isolarsi
dal mondo, di salire su un colle appartato e
mettersi a pregare. E' forse questo l'insegnamento
più profondo del Vangelo di oggi. Proprio di fronte
al successo, al favore che incontra nelle
popolazioni di Cafarnao, in Galilea e nei dintorni,
mentre vive un tempo di straordinaria efficacia
missionaria, sente il bisogno di staccarsi da tutti
per pregare.
E'
un atteggiamento che troveremo spesso nella vita di
Gesù, quasi a prova che la sua preghiera ha una
priorità nei confronti di tutto, anche delle azioni
di salvezza e dei miracoli, molti dei quali
preceduti dalla sua singolare preghiera al Padre.
Per noi uomini di questo secolo, abbagliati dalle
false luci di una cultura, di una mentalità che
tutto giudica sulla base dell'efficienza, della
produzione del denaro e della ricchezza, alla
cultura del “fare”, dell'“agire”, del “mettersi in
evidenza”, del “farsi valere” o del “farsi vedere e
valutare bene dagli altri”, relegando la preghiera
ad un ruolo sempre più marginale della propria vita,
questo deve far riflettere. Senza la preghiera,
privi di questo profondo rapporto interpersonale con
Dio, siamo niente. Senza la preghiera
siamo come alberi senza linfa, e quindi senza vita,
con le radici piantate nel deserto. Senza la preghiera
noi perdiamo la nostra identità più profonda, quella
di sentire dentro di noi la Presenza del Padre che
ci ama e chiede di essere amato. Privi della
preghiera non siamo in grado di dare delle risposte
vere, autentiche, ai nostri simili che ci
interpellano di fronte ai “perché” fondamentali
della vita come il male, la sofferenza, la morte ed
il senso stesso della nostra esistenza. Senza la
preghiera siamo come foglie secche staccate
dall'albero della Vite e buttate via dal vento delle
passioni. Non sentiamo, quando preghiamo nel
profondo, qualcosa che erompe da noi stessi; un
fuoco che fa desiderare nel segreto dell'anima la
presenza paterna, Divina e amorevole di Dio? Non
avvertiamo noi che quando manca la preghiera, nella
nostra vita, sembra che manchi tutto?
Non è appariscente la preghiera,
non si manifesta concretamente questa relazione
amorevole con Dio, ma si sente nel profondo
dell'anima. E' come un balsamo, un olio profumato
che sale a Dio, ma nel contempo scende al centro del
cuore. E' la presenza di Dio che si fa sentire e si
manifesta con tutta la dolcezza del suo amore,
specialmente quando la nostra preghiera si fa
silenzio e quando il silenzio ci fa entrare in
preghiera. Pregare è stare in silenzio davanti al
Signore, ascoltare la sua voce, soprattutto quando
sembra che Egli non parli. Cacciamo via il rumore ed
il chiasso del mondo e facciamo esperienza di
preghiera che significa silenzio nel cuore e
ascolto. Silenzio e ascolto, ascolto e silenzio.
Simon
Pietro vede che Gesù non è in casa, e allora si
mette sulle sue tracce. Lo trova e gli dice insieme
con gli altri: “Tutti ti cercano!”. Ma Gesù a loro:
«Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché
io predichi anche là; per questo infatti sono
venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando
nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”.
Augusto
Barbi, Gli esorcismi sono racconti
storici?, in Storia di Gesù, Ed.
Rizzoli, vol. 3, pag. 783.