Spiritualità Eucaristica

Vigilia di Natale

 

     oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore

                                                                                              (Lc 2,11)

 

   Oggi è la vigilia di Natale 1997. Ho accompagnato mia madre da mia sorella per preparare il Cenone di stasera. Io ho preferito tornare a casa e gustarmi un po’ di silenzio.

    C’è troppo rumore per le strade, nei negozi e finanche nelle Chiese che si preparano alla grande liturgia della notte. La città è illuminata a festa per prepararsi a questa solennità così sentita dalla gente. Eppure, Signore, questa festa non mi dice più niente.  Non ce l'ho con Te, Signore, non mi riferisco al tuo Natale, ma ad altro.

   Ieri sera ho visto per televisione un gruppo di musica leggera che cantava TU SCENDI DALLE STELLE con un ritmo moderno, mentre accompagnava la melodia con una danza.

   Com’è diverso, questo, dal tuo Natale!

   Sei venuto silenziosamente, discretamente duemila anni fa, scegliendo una grotta che faceva da stalla per gli animali. Betlemme era molto chiassosa in quei giorni. Proprio come le nostre città di questi giorni. C’era il censimento di Augusto e molte famiglie erano tornate nella cittadina di Efrate per farsi registrare. Gli alberghi erano pieni. La gente si riversava per le strade a chiacchierare, urlare, fare compere, incontrarsi, rivedersi dopo tanto tempo. Chiasso, rumore, baldoria che ha fatto corona ad un avvenimento troppo silenzioso per essere percepito, accettato, solennizzato subito.

   Tu eri nato e nessuno, ad eccezione di alcuni umili e semplici pastori, si era accorto di niente. Troppo chiasso distraeva la gente. Troppo rumore per nulla.

   Anche oggi è così, Signore. Anche oggi la gente è presa dalla voglia di fare confusione, di festeggiare il Natale con grandi Cenoni, stare insieme. Mangiare, bere, celebrare la festa sì da memorizzarne il ricordo.

   Sono qui, Signore. Sono solo, davanti a Te. Questa notte verremo tutti da te, con la pancia piena e forse un po’ sbronzi, dopo aver anche giocato, a “festeggiare” religiosamente questo tuo Natale.

   Sono solo, Signore. Tu lo sai che ho una piccola “croce”, un piccolo “handicap” che mi ha impedito di farmi una famiglia. Ma non te ne faccio una colpa. Anzi, tutt’altro, ho imparato a leggere, in questa mia condizione, la tua volontà, il tuo desiderio di volermi su una strada diversa dalle altre. Una via non facile, ma che predispone alla serenità ed alla gioia. Basta volerla accettare con un “abbandono” filiale a Te, Signore.

   Sì, è vero, è più facile essere soli quando non si è sposati. Ma la mia non è una vera solitudine.

   CI SEI TU, Signore, a dare senso alla mia vita.

   Si, è vero, nel profondo del mio cuore sento un senso di amarezza. Ma è balsamo che mi circonda della Tua Presenza.

   Si, è vero, mamma avrebbe voluto che stessi con Lei da mia sorella, per mangiare insieme le zeppole e scambiare parole con i nipoti, il cognato, la sorella. Ma ho preferito tornare a casa per stare un poco solo e parlare con Te. Ho voluto assaporare un po’ di pace nella tranquillità della mia casa. Voglio che questo tempo venga scandito non secondo i ritmi rumorosi del mondo ma  attraverso la tua cadenza. Voglio pregare, voglio leggere, voglio pensare a Te, Signore. Ci sarà tempo per stare con i miei, questa sera. Ma ora il mio cuore cerca pace, tenerezza, Amore, che solo Tu puoi dare.

   Ho bisogno della mia debolezza perché tu mi faccia sentire la tua Forza.

   Ho bisogno della mia stanchezza, perché tu mi ridoni la freschezza del Tuo Amore.

   Ho bisogno del mio sonno, perché tu mi tenga sveglio per la Gioia del Natale.

   Ho bisogno della mia quiete, perché tu mi pervada con l’energia della Tua Parola che sta per nascere.

   Ho bisogno della mia pace, perché tu mi metta nel cuore la sana inquietudine di Annunciarti nel mondo.

   Ho bisogno della mia serenità, perché tu mi “turbi” con il messaggio col quale annunciasti a Maria la nascita del Verbo. Un turbamento che significa “Stupore” per quello che hai “combinato” per noi, Signore.

   Ho bisogno di Te, Signore. Perché so che nella coscienza della mia povertà, tu mi doni il Tuo Spirito.

   Ho cercato, Te, Signore. E ti costringo ad essere con me, nel mio cuore.

   E allora veramente Natale è Natale.  

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