EDITORIALE

LA VUOTA CULTURA E MODA DELL'EFFIMERO

GESU' BAMBINO E BABBO NATALE

   “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2,10-11).

   Quando frequentavo i banchi di scuola, c'èra un principio di economia che si era fissato nella mia mente perché mi sembrava così illogico: "La moneta cattiva scaccia la moneta buona". Non se la prendano coloro che si intendono di queste cose, anche perché la materia che contemplava questo principio non apparteneva, certamente, alle mie discipline preferite. 

   Vedendo cosa sta accadendo in questi anni nelle tradizioni, negli usi e costumi relativi all'immaginario collettivo che accompagna le nostre Feste, mi rendo conto che quel principio è ancora in uso. E ciò è ancora più illogico e, consentitemi il termine, immorale.  E vengo al dunque. 

   Pur essendo, dal punto di vista cristiano meno importante della Pasqua, il Santo Natale è la Festa più cara a tutta la Cristianità, al mondo occidentale e perfino a quell'oriente particolarmente sensibile verso determinate Feste dell'occidente cristiano.

   Una Festa cristiana, quindi. Una Festa che ricorda e celebra, guardando anche all'etimologia del nome, il Natale di Gesù Cristo; il Natale di Colui che è, per i due polmoni del Cristianesimo: quello occidentale e quello orientale, il Figlio di Dio che si è "fatto  carne" per condividere fino alla morte la nostra debolezza, la nostra fragilità, la nostra solitudine in questo universo nel quale la nostra presenza sembra insignificante. Anche se non lo è. Come diceva Blaise Pascal: "L'uomo è una canna. Ma una canna pensante".

   Ebbene, noi celebriamo, o "facciamo finta di celebrare"(è  bene mettere il dito nella piaga, n.d.a.), la nascita di Gesù Cristo, Figlio di Dio. E, nel contempo, grazie alle vuote mode propinateci dalla RAI Radiotelevisione Italiana, e dai grandi Network Nazionali, oltre che dagli altri Media, stiamo lentamente sostituendo il sublime, mirabile, insegnamento, di un Dio che nasce povero tra i poveri, accolto solo da uno sparuto gruppo di pastori, con una figura inutile, effimera, inesistente, frutto della fantasia, che nulla di concreto può fare e dare ai bambini di oggi, che saranno gli uomini di domani. Stiamo sostituendo la figura storica, salvifica, sempre presente del Bambino di Gesù di Betlemme, con l'immagine fuggevole, transitoria, labile, fugace di un personaggio che fa comodo ai grandi interessi commerciali. Un personaggio al quale sono dedicati ben 32.939 siti web, così come sono censiti nel motore di ricerca Virgilio. Un personaggio inesistente al quale, per dare una certa credibilità storica, è stato cercato di affibbiare un nome reale concreto, come quello, per esempio di San Nicola di Myra. Se è così, caro Gesù Bambino, mi dispiace ma San Nicola ti ha letteralmente strapazzato negli indici di ascolto e in quelli delle preferenze. Ma la mia è una semplice ed amara constatazione. San Nicola non ha niente a che fare con Babbo Natale. San Nicola era un fedele discepolo di Gesù Cristo che con la sua ricchezza, ereditata dai genitori, fece tanto bene, dispensando denaro a delle giovani povere che ne avevano bisogno per la loro dote. 

   Nacque così la leggenda di San Nicola "portatore di doni".  Ma Nicola non avrebbe mai pensato di sostituirsi a Gesù Bambino. 

   La fama di Babbo Natale - è bene dirlo - la dobbiamo ad una grande multinazionale Americana: la Coca Cola.  Ecco perché prima ho accennato a questa figura che fa comodo soprattutto ai grandi interessi commerciali. Infatti fu grazie ad una grande campagna pubblicitaria orchestrata da questa multinazionale Americana che Babbo Natale è divenuto il personaggio che noi conosciamo.

   Ma si tratta pur sempre di una figura vacua, futile, immaginaria, inesistente, non storica, non reale, non concreta. Parlare di Babbo Natale ai bambini significa educarli in una credenza effimera, che non ha senso. Significa indirizzarli male nella vita. Significa dare spazio, nella loro immaginazione, a personaggi inesistenti, che nulla, proprio nulla possono dare od insegnare a loro, e tantomeno a noi. E neanche un po' di poesia, visto che Babbo Natale è nato e si è diffuso in tutto il mondo solo perché  fa comodo ai grandi pubblicitari, ai grandi supermercati ed a tutti coloro che si servono di questa figura per dare un po' di colore ad una Festa che è stata svuotata di ogni valore etico, spirituale e parenetico. Babbo Natale non può neanche dare qualche temporanea distrazione, perché non esiste; ovvero esiste solo negli spot pubblicitari oppure in tutte quelle iniziative nelle quali può servire a qualcosa, come nel caso di quel giovane che qualche giorno fa si è presentato davanti all'uscio di casa mia, vestito da Babbo Natale, per chiedere qualche soldo. Sarebbe stato lo stesso se fosse venuto senza quell'abito bianco e rosso e senza quella barba fittizia. Sarebbe stato meglio se quei soldi li avesse utilizzati per altri motivi. 

   Non mi si venga a dire che voglio distruggere la poesia del Babbo Natale e voglio eliminare quel poco di bello e di poetico che tuttora rimane di certe Feste, di momenti privilegiati della vita di un bambino che è sempre più inscatolato nella prigione dorata di un mondo virtuale, fatto da playstation, da computer, e di storie inesistenti, come quella di Babbo Natale, nelle quale la fantasia si sovrappone alla realtà. Tutto questo perché i genitori cercano di integrare quel bisogno di affetto, di cui ogni bambino ha esigenza assoluta,  con surrogati impersonali che non potranno mai colmare il cuore dell'uomo di domani. Ci vuole ben altro. E' solo con l'amore, la tenerezza e l'accensione della riflessione e della parte migliore che c'è in ognuno di noi, che possiamo dare tanta serenità, tanta gioia e pace ai bambini di oggi ed agli uomini di domani.

   Parliamo di Gesù Bambino ai nostri bambini!!! 

   Diciamo loro che già nella sua nascita l'Emmanuele, il Dio con noi, ha toccato con mano il rifiuto degli uomini, avendo come primo giaciglio una mangiatoia di animali, "perché non c'era posto per loro nell'albergo"(Lc 2,7).  

   Abituiamoli a pensare che nella vita c'è posto anche per il dolore. Ma è un dolore che dà vita.

   Culliamo nel loro cuore la mirabile poesia del Natale e non l'effimero messaggio di una figura, frutto solo di fantasia e di inventiva di agenti pubblicitari. Diciamo loro, ma soprattutto diciamolo e ricordiamolo ai nostri cuori di pietra che dall'immensità del Cielo e delle Galassie un Dio che governa l'universo ha scelto il modo più umile, sublime, toccante, inimmaginabile, per dirci che ci vuol bene e ci vuol salvare.

    E, VI PREGO, SE VOLETE BENE ALLE VOSTRE FAMIGLIE, SPEGNETE QUEL MALEDETTO TELEVISORE!!!!

   E VIVETE INSIEME, ANCHE APRENDO E CONFIDANDO I VOSTRI PROBLEMI, L'INTIMITA' DI UNA FESTA CHE APPARTIENE SOPRATTUTTO ALLA FAMIGLIA ED ALLA FAMIGLIA DI DIO. TUTTO IL RESTO E' FARSA. TUTTO IL RESTO E' INTRUSIONE CHE FA MALE.

Donato Calabrese

Per un approfondimento:

LA STORICITA' DI GESU

BETLEMME

SPIRITUALITA'

Vigilia di Natale 1997

 

 

 

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