EDITORIALE

UN PARADOSSO? UNA COSTITUZIONE EUROPEA SENZA RICHIAMI AL CRISTIANESIMO

Perché nella Costituzione Europea è assente il riferimento alle radici cristiane del continente? Perché non si fa neanche cenno al Cristianesimo nella futura costituzione Europea?

Forse in nome di quell'illuminismo che viene considerato come patrimonio di idee di una rinascita del pensiero e della ragione, come se prima essi non fossero stati presenti nella nostra storia? E' stato forse l'Illuminismo a fare l'Europa?

O forse perché si vuole sgomberare il campo a future incomprensioni con nazioni che vogliono entrare nella nuova Europa?

Eppure grandi uomini di pensiero hanno dato il loro contributo di idee per la nascita di una nuova comunità Europea che sappia costruire il futuro guardando al passato storico. Basti pensare a Goethe che così diceva: «La lingua materna dell'Europa è il cristianesimo». Oppure a Emmanuel Kant più esplicito sul collante che ha unito tanti popoli diversi in un unico grande sogno: «Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà».

Cosa vogliamo fare? Per facilitare la strada alle altre nazioni, di religioni diverse, che ambiscono ad entrare nel Sogno Europeo, già da ora vogliamo mettere da parte le nostre radici? La nostra memoria storica? Quel "Pensare" al passato ed al suo patrimonio di cultura e tradizione religiosa senza il quale non esiste futuro?

Vogliamo scendere a compromesso per facilitare un certo amalgama tra etnie diverse, culture diverse e popoli diversi? Fino a che punto pensiamo di essere fedeli alle linee dei padri d'Europa: i De Gasperi, gli Shumann e gli Adenauer?

Ma siamo veramente convinti che sia giusto, in nome di un dialogo presente e futuro tra culture diverse e religioni diverse, rinnegare parte del nostro patrimonio cristiano?

Come può essere possibile non inserire il riferimento ai valori cristiani nella futura Costituzione Europea?

Non dimentichiamo ciò che ha detto Papa Giovanni Paolo II ai partecipanti al convegno "Verso una Costituzione Europea", tenutosi dal 20 al 22 giugno 2002:

"...occorrerà perciò ispirarsi, con fedeltà creativa, a quelle radici cristiane che hanno segnato la storia europea. Lo esige la memoria storica, ma anche, e soprattutto, la missione dell'Europa, chiamata, ancora oggi, ad essere maestra di vero progresso, a promuovere una globalizzazione nella solidarietà e senza marginalizzazioni, a concorrere all'edificazione di una pace giusta e duratura al suo interno e nel mondo intero, ad intrecciare tradizioni culturali diverse per dar vita a un umanesimo in cui il rispetto dei diritti, la solidarietà, la creatività permettano ad ogni uomo di realizzare le sue più nobili aspirazioni".

Già un altro pontefice, prima di lui, aveva detto che l'Europa «nasce dalla croce, dal libro e dall'aratro».

Anche il Patriarcato ortodosso di Mosca ha preso posizione per la difesa dei valori cristiani in Europa. Per la prima volta a fianco della Chiesa cattolica il patriarcato ha definito la bozza di Carta
«deplorevolmente inaccurata dal punto di vista storico», criticando «i pregiudizi ideologici» di natura laicista e antropocentrica che ne sarebbero posti alla base, oltre che l’assenza di riferimenti espliciti alle radici cristiane del continente. «Escludendo le radici dell’eredità culturale, religiosa e umanistica dell'Europa, essa ignora completamente il periodo storico compreso tra il IV e il XVIII secolo, quando la Cristianità esercitò un influsso decisivo sullo sviluppo dei Paesi europei», così la nota del Patriarcato di Mosca, che aggiunge: «Questo significa riscrivere la storia sulla base di criteri ideologici. E la storia russa ci insegna fin troppo bene a cosa possa condurre l'imposizione di una singola dottrina filosofica». Lo stesso riferimento all'Illuminismo, inserito nella bozza, è una discutibile dimostrazione di «pregiudizio ideologico»".

Non dimentichiamo ciò che affermò Martin Heidegger nella sua opera Sentieri interrotti: «Il tempo della notte del mondo è il tempo della povertà, perché il mondo diventa sempre più povero. È già diventato tanto povero da non poter riconoscere la mancanza di Dio come mancanza».

Possibile che sia vero ciò che Fëdor Michajlovic Dostoevskij con veemenza gridava: «L'Europa ha rinnegato Cristo. È per questo, è solo per questo che sta morendo».

Da questo sito apolitico, dedicato a Gesù Cristo, non si può non riflettere su un'evidenza storica: il rappresentante del governo italiano Fini ed il Partito popolare europeo hanno presentato degli emendamenti volti a inserire nel preambolo della bozza della futura costituzione Ue un riferimento alle «radici giudaico-cristiane» dell’Europa.

"Un fattore qualificante dell'identità di questo continente - ha detto recentemente il Papa - è la Chiesa fondata da Gesù Cristo. "Non c'è dubbio che, nella complessa storia dell'Europa, il cristianesimo rappresenti un elemento centrale e qualificante, consolidato sul saldo fondamento dell'eredità classica e dei molteplici contributi arrecati dagli svariati flussi etnico-culturali che si sono succeduti nei secoli. La fede cristiana ha plasmato la cultura del continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia, al punto che questa non sarebbe comprensibile se non si facesse riferimento alle vicende che hanno caratterizzato prima il grande periodo dell'evangelizzazione, e poi i lunghi secoli in cui il cristianesimo, pur nella dolorosa divisione fra Oriente ed Occidente, si è affermato come la religione degli Europei stessi" (Motu Proprio, Spes aedificandi, n. 1). In questo contesto non c'è dubbio che un chiaro riferimento a Dio e alla fede cristiana nella Costituzione europea in corso di elaborazione significa il riconoscimento di una realtà storica e culturale che opera nel presente e dalla quale gli europei traggono la propria identità"(DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALL’AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA PRESSO LA SANTA SEDE - Venerdì, 13 settembre 2002)

Un Cristianesimo senza l'Europa vive, perché è poggiato sulla ROCCIA che è Gesù Cristo. Un'Europa senza Cristianesimo è come una mela marcia su un albero sano, ed è destinata ad essere mangiata dai vermi della dissoluzione morale e sociale. Come sta già avvenendo.

Donato Calabrese

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