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EDITORIALE |
A PROPOSITO DEI FATTI DI OFENA (L'AQUILA)
NON TOCCATE QUEL CROCIFISSO
“«Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa »(Col 1,24).
NON TOCCATE QUEL CROCIFISSO! E' un segno di Fede per la nostra gente e la nostra patria. Una fede che ha costruito la Civiltà cristiana. La migliore di quelle possibili. Quel Crocifisso è l'emblema ed il simbolo di un popolo tra i più tolleranti e rispettosi della diversità e della pluralità di opinioni. Quel Crocifisso è il simbolo della fede degli italiani. Toccare quel crocifisso significherebbe cancellare, in un colpo solo, il passato di fede autenticamente vissuta, di memorie storiche, di gesti sublimi ed eroici, di una fede che non cessa di donare al nostro popolo splendidi esempi di elevata umanità e di sublimazione etica. Gli italianissimi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Paolo della Croce, Gemma Galgani, padre Pio da Pietrelcina e miriadi e miriadi di altre anime innamorate di quella croce, hanno sublimato la loro esistenza per una crescita umana, religiosa, civile della nostra Italia.
NON TOCCATE QUEL CROCIFISSO! E' un segno di speranza per l'essere umano. Perché ci ricorda che quell'uomo disteso sulla croce è ritornato alla vita, ed è risorto per dirci che la morte, questa drammatica nemica del genere umano, è stata vinta per sempre. Quell'uomo disteso sulla croce non è più cadavere ma è vivo e vero. E' Risorto. Anzi egli è la primizia della nostra risurrezione.
NON TOCCATE QUEL CROCIFISSO! E' un segno di amore. Dell'amore più alto e sublime. Dell'amore di un Dio che si è lasciato distendere su un legno per dirci fino a che punto può arrivare il suo Amore per un'umanità che continua a rifiutarlo.
NON TOCCATE QUEL CROCIFISSO. E' un segno di fede per tutti coloro che gemono sotto il peso della malattia, della sofferenza, dell'abbandono dei fratelli. Per tutti coloro che sono SEGNATI DALLA CROCE.
Io ero un uomo normale, fino all'età di 7 anni. Poi il mio sviluppo fisico si è rallentato e fisicamente sono rimasto come un ragazzo. Infantilonanismo ipofisario: così si chiama la mia patologia.
Man mano che crescevo intellettivamente, avvertivo sempre più questa mia diversità. Questo essere un eterno ragazzo. Mi domandavo perché. Perché a me? Perché dovevo soffrire di un dolore morale che sfugge a tutti fuorché a me? Perché non potevo anche io essere come tutti gli altri uomini? Svilupparmi, crescere, essere adulto per fare le mie scelte di vita.
Solo il Cristianesimo, solo la mia Fede, poteva aiutarmi a trovare una risposta.
La mia Vita è stata costellata di gioie, ma anche di tante sofferenze morali. SOLO IN QUELL'UOMO DISTESO SULLA CROCE HO POTUTO TROVARE IL SENSO DEL MIO...PATIRE.
Nei momenti più difficili, quando il cuore esplode di amarezza fino alle lacrime, e sono solo nella mia cameretta, i miei occhi vagano intorno cercando una luce, un senso, un rifugio, un appiglio. Solo un punto, nell'universo del mio sguardo, attira la mia attenzione. E' lì dove c'è un CROCIFISSO. Un uomo disteso su una croce. Ed è su quel simbolo di morte e di risurrezione che si soffermano i miei occhi che brillano di pianto e di pena lacerante. E lì ritrovo la mia pace: SOLO TU, GESU' CROCIFISSO, PUOI DARE UN SENSO ALLA MIA VITA.
E il cuore riprende il ritmo normale di lavoro. E l'anima rinvigorita da quell'immagine continua a sperare. E l'uomo che è in me riprende lena e trova, in quell'immagine crocifissa di un Dio di amore la forza per essere un piccolo, umile, strumento di bene e di amore per gli altri fratelli.
NON TOCCATE, VE NE PREGO, QUEL CROCIFISSO!!!
Donato Calabrese
Per un approfondimento:
SPIRITUALITA'