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EDITORIALE |
Ora bisogna fare gli Europei,.....o bisognava farli prima!
LA COSTITUZIONE EUROPEA E' FATTA
Una Costituzione senza richiami alla Fede cristiana: una scelta assurda. Il Papa: Non si tagliano le radici dalle quali si e' nati".
Parafrasando Giuseppe Garibaldi che diceva, dopo l'unità d'Italia: "Ora dobbiamo fare gli italiani", mi domando se la coscienza Europea è viva in tutte le 25 nazioni che compongono quello che appare ancora...un sogno Europeo. Un sogno con la esse minuscola, perché tantissimi interrogativi accompagnano i passi incerti di coloro che sono chiamati a costruire il futuro della Casa Europea.
"Fare gli Europei". E' molto difficile, perché quello che vediamo ora è un ammasso ibrido di nazioni accomunate nel sogno di un'Europa unita, ma divise da tanti interessi nazionali, e soprattutto, attraverso i leader politici, da un pragmatismo politico che ha fatto passare all'ultimo posto quella che è la radice comune di tutti questi popoli: la civiltà ebraico-cristiana, e, diciamolo apertamente, la fede giudaico-cristiana.
Si sono rinnegate le radici comuni della storia del continente, quelle che hanno costituito l'humus vitale per lo sviluppo del grande albero dell'Europa, a favore delle solite logiche politiche nazionali. Si è detto che l'Illuminismo ha contribuito al pari del Cristianesimo nell'idea Europea di libertà, uguaglianza, tolleranza, etc. Idiozia più grande di questa non poteva essere ribadita, dimenticando, forse, che in nome della fede cristiana è iniziato il grande sogno con Carlo Magno, ed in nome della stessa fede è avvenuta la più pacifica rivoluzione Europea, quella costruita da uno dei più grandi Pontefici di tutti i tempi, Giovanni Paolo II, e realizzata con la caduta del muro di Berlino e con l'abbattimento della cortina di ferro.
Le nazioni fondatrici del sogno Europeo: Italia, Francia, Germania e Benelux: sono loro, ovvero i loro governanti, ad avere la coscienza coperta da una patina di pietra. Loro che sono eredi dei padri fondatori dell'Europa, i De Gasperi, gli Shumann e gli Adenauer; loro che hanno iniziato a portare avanti questo grande Sogno, avrebbero dovuto tener ben presente il collante comune che tiene uniti quei popoli del vecchio continente che nel corso dei secoli si sono affrontati con guerre e lotte di ogni specie.
Non lo hanno fatto. A discapito di quanto hanno detto e scritto i grandi filosofi e
pensatori che hanno fatto
la storia e la cultura del continente, a cominciare
da Fëdor Michajlovic
Dostoevskij che gridava: «L'Europa ha rinnegato
Cristo. È per questo, è solo per questo che sta morendo». O al grande
scrittore e scienziato tedesco Johann Wolfgang Goethe che
ribadiva: «La lingua materna dell'Europa
è il cristianesimo». O all'altro grande pensatore tedesco Immanuel
Kant, che sul ruolo della fede cristiana nell'Europa dei
popoli non ha esitato a dire: «Il Vangelo
è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà».
Ma tutto questo non conta per i pragmatici che vogliono fare la storia futura del continente europeo, senza pensare che è sempre valido il principio: "E' guardando al passato che si costruisce il futuro". Ma molte nazioni non hanno voluto guardare al passato. Molti governanti, influenzati da quell'Illuminismo che, sin dalle sue origini, pur portando direttamente o indirettamente - e questo lo riconosciamo noi cristiani - notevoli progressi alla cultura umana, ha sempre avuto il fine, implicito od esplicito, di emarginare, se non proprio eliminare, la religione cristiana, hanno voluto passare un colpo di spugna su un passato millenario che ha veramente illuminato, con l'anima cristiana che lo ha sostenuto, tutta la Storia del mondo.
Senza Cristianesimo non c'è futuro e l'Europa del futuro, l'Europa del sogno Europeo, ha cominciato a fare i primi passi falsi, partendo proprio da quella Carta fondamentale che è la Costituzione Europea nella quale non c'è nessun accenno, nessuna parola, per la fede che ha cementato la Storia del vecchio continente..
Un'Europa
che non guarda al passato, che dimentica il suo passato, che Europa è? E' UN'EUROPA
DALLA MEMORIA SBIADITA,
come afferma l'OSSERVATORE ROMANO di sabato 19 giugno 2004: ''un' Europa dalla memoria
sbiadita'' quella che non ha voluto inserire nella sua Costituzione un richiamo alle radici cristiane del continente.....
L'adozione del nuovo Trattato costituzionale, cinquanta giorni dopo l'allargamento a 25
Nazioni, - scrive il giornale vaticano - consente all'Unione Europea di considerare il 2004 come un anno di traguardi fondamentali raggiunti. Tuttavia, non mancano
perplessità a venare la soddisfazione: nelle luci di un accordo senza precedenti, ci sono ombre per il modo in cui l'intesa e' stata raggiunta e soprattutto per i contenuti non del tutto all'altezza delle speranze e degli auspici di
molti.....
L'Europa che, doverosamente, guarda al futuro e intende gettare basi solide e importanti per dare uno slancio nuovo al cammino comunitario
sembra essersi voluta privare di un caposaldo della sua memoria storica.
Certo, - continua l'Osservatore Romano - la Costituzione è arrivata e questo è
di per sè destinato ad offrire all'Europa nuove speranze di crescere in fretta e trovare una sua
identità più definita per poter affrontare le sfide di inizio secolo. Ma proprio tale
necessità di un'identità ancorata alla storia e ai valori autentici del continente rende deludente la mancata accoglienza della richiesta, da
più parti reiterata fino all'ultimo momento, di inserire nel preambolo della Costituzione un riferimento esplicito alle radici cristiane dell'Europa''.
Alla voce autorevole dell'Organo della Santa Sede ha fatto eco quella ancora più autorevole del Papa, che nell'Angelus di domenica 20 giugno 2004, alla folla di fedeli presente in piazza san Pietro, ha dichiarato: ''Non si tagliano le radici dalle quali si è nati'', ringraziando, poi, pubblicamente la sua nazione Polacca: ''Ringrazio la Polonia che nelle istituzioni europee ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dalle quali è cresciuta la cultura e il progresso civile dei nostri tempi''. ''Non si tagliano le radici dalle quali si e' nati'', ha concluso nuovamente, il Papa, dando un tono particolare a queste parole.
Ed è proprio alle parole del Papa che voglio fare riferimento. La Polonia fu evangelizzata mille anni fa da una missione guidata dal religioso Benedetto da Benevento. Una missione partita dall'Italia. Dopo mille anni, quell'Italia cristiana è assente nel supremo consesso della futura Europa. E' assente nella capacità deliberativa. E' assente nell'influenza sulla redazione della Carta costituzionale europea. E' assente nei suoi governanti che non si sono fatti sentire abbastanza perché l'idea cristiana, pensiero fondante dell'Europa e del suo futuro, fosse presente almeno in preambolo. E' stata invece quella Polonia, evangelizzata mille anni fa da missionari provenienti dall'Italia, a rappresentare la voce dei cristiani d'Europa, mentre l'Italia è stata assente. Al pari della Francia, che vanta tuttora il titolo di figlia prediletta della Chiesa. Al pari della Spagna, del Portogallo e di altre nazioni che pure debbono tanto a quel sublime messaggio di Cristo al quale tutti i popoli del mondo guardano come ideale di un mondo buono e giusto da costruire già qui sulla Terra.
Le parole del Papa, Ringrazio la Polonia che nelle istituzioni europee ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dovrebbero far riflettere i nostri governanti, la cui voce non si è sentita laddove avrebbe dovuto essere una voce alta e forte; la voce proveniente da uno dei Paesi fondatori della Comunità Europea.
Le parole del Papa dovrebbero far riflettere anche e soprattutto il nostro popolo, se è rimasto, in esso, qualcosa di quella religione Cristiana che lo ha reso vicino, tanto vicino alla Società ideale agognata dall'umanità intera.
Riflettere e decidere se vale veramente la pena di dare il nostro assenso ad un progetto d'Europa asservito alle logiche pragmatiche ed oligarchiche di quei governanti dei Paesi Europei (Inghilterra, Germania e Francia) che intendono dare un unico indirizzo, un unico principio costituzionale, senza alcun riferimento al Cristianesimo, all'Europa dei popoli.
Il ministro Frattini ha detto che noi italiani dovremo decidere, tramite referendum, se dare il nostro assenso a questo tipo d'Europa. Ebbene, già da ora riflettiamo seriamente e serenamente su quale dovrà essere la nostra risposta.
Donato Calabrese
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