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Il suo "pane"

   La moltiplicazione dei pani, così come narrata ed attestata da tutti e quattro gli evangelisti, è uno degli episodi più celebri della vita di Gesù.

   Trattandosi di una vicenda avvenuta in prossimità della festa della Pasqua (Cfr Gv 6,4), il miracolo può provocare facilmente una "risonanza messianica" nelle folle esaltate dalla vicinanza della festa, tanto che secondo qualche studioso esso è paragonabile all'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme (Giuseppe Segalla, Il pane di vita, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. 2, pag. 747).

   Noi non possiamo valutare appieno quanto significhi la Pasqua per gli ebrei, il popolo della "memoria", del "ricordo". Lo stesso termine Pesah, Pasqua, che significa passaggio dalla schiavitù d'Egitto alla libertà, evoca, nella festa della Pasqua, gli antichi vaticini profetici dell'attesa di un Mashiah, un Messia, un Liberatore, un re giusto, vittorioso e misericordioso che metterà fine ad ogni sofferenza e ingiustizia e stabilirà il regno universale della pace, della pace, della santità e dell'abbondanza (Is 7,11; Mi 5; Ger 33; Zac 9,9s.) (Messia, in Nuovo Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico, Ed. Massimo, pag.493). 

   Si comprende, allora, in che modo un miracolo straordinario, come quello della moltiplicazione dei pani, possa acquistare in occasione della Pasqua una risonanza ed un valore messianico. Ed è per questo che Gesù cerca in ogni modo di fugare questi entusiasmi, come vedremo fra poco.

   Dopo aver saputo che Erode ha fatto decapitare Giovanni Battista, Gesù invita i suoi discepoli a seguirlo, in un luogo in disparte. Forse c'è, in lui, il timore di incappare nella stessa fine del Battista, come lascia intuire Matteo (Mt 14,12-13), o forse semplicemente perché egli vuol riposarsi e far riposare anche i suoi amici dopo l'apostolato incessante della missione. Ma facciamo parlare il testo evangelico più antico, quello di Marco:

   "Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: <<Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò>>. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.

   Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

   Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: <<Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare>>. Ma egli rispose: <<Voi stessi date loro da mangiare>>. Gli dissero: <<Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?>>. Ma egli replicò loro: <<Quanti pani avete? Andate a vedere>>. E accertatisi, riferirono: <<Cinque pani e due pesci>>. Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare" (Mc 6,30-46).

   Noi abbiamo preferito il testo di Marco. Ma nel Vangelo redatto da Giovanni ci sono delle aggiunte significative. In seguito al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la gente, "visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: <<Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!>>. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo" (Gv 6,14-15).

   E' un testo di indubbio valore storico in quanto nessuno, nelle antiche comunità cristiane, avrebbe potuto inventare questa aggiunta, quando la messianicità è ormai considerata di carattere spirituale (Giuseppe Segalla, Il pane di vita, in Storia di Gesù, Ed. Rizzoli, vol. 2, pag. 747). L'episodio stesso della moltiplicazione dei pani, attestato, come abbiamo detto, da Matteo, Marco Luca e Giovanni, ha un valido fondamento storico e fin dal primo secolo è localizzato, dalla tradizione cristiana, in una zona della riva occidentale del lago di Tiberiade, precisamente in una località chiamata el-Tabga, deformazione araba del greco Heptapegon che significa: le sette fonti. Un luogo ricco di acqua e di vegetazione, e adatto, quindi, ad accogliere una grande folla. Ed è qui, a pochi metri dalla riva del lago che Gesù compie uno dei miracoli più strepitosi, dando da mangiare a tantissima gente.

   E' emblematico l'atteggiamento di Gesù dopo il miracolo. Proprio nel momento in cui la folla vuole farlo re, decide di separare i suoi discepoli dalla stessa. Egli sa che i suoi amici possono essere facilmente suggestionati da questa idea trionfalistica, contrariamente a lui che ha già fatto la sua scelta di fondo. E se da una parte Gesù invia i suoi amici in barca, al largo della gente entusiasta di Galilea, dall'altro si isola in preghiera per ritrovare nel suo contatto silenzioso col Padre, la radice profonda della sua scelta umile e discreta, mite e misericordiosa di Messia di Israele.

   Ormai quasi tutti gli esegeti sono d'accordo sulla storicità dell'episodio, confermata, peraltro, dalla concordanza della tradizione attestata da tutti gli evangelisti.

   Ma a testimoniare storicamente l'episodio ci sono anche l'archeologia e la tradizione. La prima testimonianza scritta del sito risale alla monaca Egeria, venuta in pellegrinaggio in Palestina verso la fine del IV secolo: "Presso le sette fonti, Tabgha, esisteva una chiesa dedicata al ricordo della moltiplicazione dei pani e dei pesci".

   Nell'attuale chiesa, costruita sulla pianta dell'antica basilica, fanno bella mostra gli antichi splendidi mosaici del pavimento, che appartengono all'antico tempio e raffigurano la flora e la fauna Palestinese. Il più celebre di questi risale al quinto-sesto secolo e rappresenta una cesta piena di pani con due pesci ai lati. Come non pensare al prodigio operato da Gesù.  

 

ALLA SCOPERTA DI GESU' DI NAZARETH

 

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