Ecco un altro discepolo dell'apostolo Giovanni. Nato a Gerapoli
nell'anno 70 d.C., Papia, vescovo della stessa città, compose cinque
libri, intorno all'anno 130, il cui titolo era: "Spiegazioni di
detti del Signore", una raccolta di tradizioni orali riferenti
parole di Gesù.
Purtroppo quest'opera andò perduta, ad eccezione di pochi frammenti dei
quali alcuni, che si riferiscono alla composizione dei vangeli di san
Marco e di san Matteo, sono assai preziosi, mentre altri non hanno
nessun valore(Cfr. K.
Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità
cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 211-212).
I frammenti sono riportati in parte nel loro testo originale, in parte in forma riassuntiva da
Ireneo, Ippolito, Eusebio, Apollinare di Laodicea, Filippo Sidete e da altri ancora.
Questi frammenti sono importanti perché attingono, attraverso la schietta voce della tradizione, a fonti molto vicine all'epoca
di Gesù.
Come per gli altri documenti, ho scelto solo quei testi che accennano a
Gesù, alla sua predicazione ed alla sua Vita.
Da
Papia vescovo di Gerapoli. Frammenti. Frammento in Ireneo, Adversus haereses(I,
4). Frammento in Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica(III, 39,
15-16).Frammento in Anastasio sinaita, Contemplatio anagogica in Hexameron.
Frammento in Massimo il Confessore, Scholia in Dyonionysium Aeropagitam: De coelesti hierarchia, 2.
I primi Cristiani chiamavano fanciulli gli innocenti
.Frammento in Vardaro Vardapeto, Spiegazione del IV Vangelo
1. Frammento in Ireneo, Adversus haereses, V, 33,3-4.
4. Di queste cose anche Papia, discepolo di Giovanni e compagno di Policarpo, uomo antico, fornisce testimonianza per scritto, nel quarto dei suoi libri. Ne scrisse infatti cinque. E aggiunse anche questo:
Frammento in Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, III, 39,
15-16.
15. "Anche questo diceva il presbitero: Marco, interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli ricordava delle parole e delle azioni di Cristo; poiché egli non aveva udito il Signore, né aveva vissuto con Lui, ma, più tardi, come dicevo, era stato compagno di Pietro. E Pietro impartiva i suoi insegnamenti secondo l’opportunità, senza l’intenzione di fare un’esposizione ordinata dei detti del Signore. Cosicché non ebbe nessuna colpa Marco, scrivendo alcune cose così come gli venivano a mente, preoccupato solo d’una cosa, di non tralasciare nulla di quanto aveva udito e di non dire alcuna menzogna a riguardo di ciò". Questo fu raccontato da Papia intorno a Marco.
16. Di Matteo poi disse questo:
"Matteo scrisse i detti [del Signore] in lingua ebraica; e ciascuno poi li interpretava come poteva". Papia si serve di testimonianze ricavate dalla prima lettera di Giovanni e dalla prima di Pietro. Ed espone anche un altro racconto, di una donna accusata presso il Signore di molti peccati, racconto contenuto nel Vangelo degli Ebrei. Anche queste notizie, che abbiamo aggiunto alle riferite, possano non essere senza utilità.
VI. Frammento in Anastasio sinaita, Contemplatio anagogica in Hexameron
Interpretazione allegorica dell’opera dei sei giorni
Prendendo occasione da Papia, uomo illustre di Gerapoli, discepolo di colui che riposò sul petto [del Signore], e da Clemente, e da Panteno, sacerdote di Alessandria, e dal sapientissimo Ammonio, antichi interpreti anteriori ai sinodi, che riferirono tutta l’opera dei sei giorni a Cristo e alla Chiesa.
VIII. Frammento in Massimo il Confessore, Scholia in Dyonionysium Aeropagitam: De coelesti hierarchia, 2
I primi Cristiani chiamavano fanciulli gli innocenti
I primi Cristiani chiamavano fanciulli coloro che, secondo la volontà di Dio, coltivavano l’innocenza, come dichiara anche Papia nel primo libro delle spiegazioni (dei detti) del Signore e Clemente Alessandrino nel Pedagogo .
Frammento in Vardaro Vardapeto, Spiegazione del IV Vangelo
Che cos’è l’aloe
Ed essendo chiuse le porte, apparve agli undici (discepoli) e agli altri che erano con loro. L’aloe, che essi portavano, era misto, come si dice, con una metà di. olio e una metà di miele. È certo che l’aloe è una specie d’incenso, come è riferito da un geografo e da Papia, poiché vi sono nell’India quindici specie di aloe, delle quali quattro sono preziose: Nikre, Andrataratz, Ierravor, Dzakotken; di queste specie era quello che Giuseppe e Nicodemo offrivano per la sepoltura; essi infatti erano ricchi.