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I PADRI APOSTOLICI
Sant'Ignazio di Antiochia (107 circa)
Ignazio, detto il Teoforo, vescovo di Antiochia, è considerato il primo, per importanza, dei Padri apostolici. Si tratta di una personalità di grandissimo ingegno, tutta pervasa del mondo teologico di Paolo e di Giovanni, animata di vivissima fede in Cristo e di mistico ardore. Sarà condannato sotto l'imperatore Traiano e dato in pasto alle belve a Roma. Lungo la strada verso Roma, quella che lo avrebbe portato al martirio, scrisse, o dettò, sette lettere, quattro a Smirne e dirette alle comunità di Efeso, Magnesia, Tralli, Roma; tre a Troade, inviate alle comunità di Filadelfia e Smirne ed a Policarpo, vescovo della stessa Smirne. In tali epistole dettate da un grande coraggio ed una fede straordinaria, troviamo espressioni di un ardente e mistico amore per Cristo e per la Chiesa, oltre che sentimenti animati dalla scelta deliberata di affrontare coraggiosamente il martirio che lo aspetta a Roma, e che egli troverà nell'anno 107. Ormai gli studiosi sono concordi sull'autenticità delle lettere attribuite ad Ignazio di Antiochia.(Cfr. K. Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 209-210).
Lettera agli Efesini L'amore nell'unità
III.
Non vi comanderò come se fossi qualcuno. Se pur sono incatenato nel Suo
nome, non ancora ho raggiunto la perfezione in Gesù Cristo. Solo ora
incomincio a istruirmi e parlo a voi come miei condiscepoli. Bisogna che
da voi sia unto di fede, di esortazione, di pazienza e di magnanimità. Ma
poiché la carità non mi lascia tacere con voi, voglio esortarvi a
comunicare in armonia con la mente di Dio. E Gesù Cristo, nostra vita
inseparabile, è il pensiero del Padre, come anche i vescovi posti sino ai
confini della terra sono nel pensiero di Gesù Cristo.
Lettera
ai cristiani di Talle Con Gesù Cristo la vera vitaIX,1. Siate sordi se qualcuno vi parla senza Gesù Cristo, della stirpe di David, figlio di Maria, che realmente nacque, mangiò e bevve. Egli realmente fu perseguitato sotto Ponzio, realmente fu crocifisso e morì alla presenza del cielo, della terra e degli inferi. 2. Egli realmente risuscitò dai morti poiché lo risuscitò il Padre suo e similmente il Padre suo risusciterà in Gesù Cristo anche noi che crediamo in Lui, e senza di Lui non abbiamo la vera vita.
Lettera ai cristiani di Smirne Inchiodati nel corpo e nell'anima alla croce di Cristo I, 1. Gloria a Gesù Cristo Dio che vi ha resi così saggi. Ho constatato che siete perfetti nella fede che non muta, come inchiodati nel corpo e nell'anima alla croce di Gesù Cristo e confermati nella carità del Suo sangue. Siete pienamente convinti del Signore nostro, che è veramente della stirpe di David secondo la carne, Figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, nato realmente dalla vergine, battezzato da Giovanni, perché ogni giustizia fosse compiuta da lui. Egli, sotto Ponzio Pilato e il tetrarca Erode, per noi fu veramente inchiodato nella carne, e dal frutto di ciò e dalla sua divina e beata passione noi <siamo nati> per innalzare per sempre, con la sua resurrezione, uno stendardo sui suoi santi e i suoi fedeli, giudei e pagani, nell'unico corpo della sua Chiesa.
Il Signore soffrì realmente e risuscitò realmente II. Tutto questo soffrì il Signore perché fossimo salvi. E soffrì realmente come realmente risuscitò se stesso, non come dicono alcuni infedeli, essi che sono apparenza, che soffrì in apparenza. Come pensano, avverrà loro di essere incorporei e simili ai demoni.
La risurrezione nella carne III, 1. Sono convinto e credo che dopo la risurrezione egli era nella carne. 2. Quando andò da quelli che erano intorno a Pietro disse: "Prendete, toccatemi e vedete che non sono un demone senza corpo". E subito lo toccarono e credettero, al contatto della sua carne e del suo sangue. Per questo disprezzarono la morte e ne furono superiori. 3. Dopo la risurrezione mangiò e bevve con loro come nella carne, sebbene spiritualmente unito al Padre. RITORNA ALLA LETTERA AI ROMANI
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