|
Nella Letteratura Cristiana Antica |
||
|
Vai all'ascolto della Parola di Dio
Gesù nella Letteratura cristiana antica
Vai alle Pagine di Spiritualità
Semi di Verità e di Consolazione Visita il Sito dedicato a Maria Tenerezza di DIO Visita il Sito dedicato a Padre Pio da Pietrelcina una città dalle antiche radici cristiane |
I PADRI DELLA CHIESA
San Giovanni Crisostomo (345 circa - 14 settembre 407)
Nato ad Antiochia intorno al 345, da famiglia cristiana agiata, ed educato cristianamente dalla madre Antusa, Giovanni segue l'insegnamento del celebre Libanio, per la retorica, di Diodoro di Tarso per la formazione teologica. Vive per alcuni anni l'esperienza di anacoreta, presso Antiochia, insieme col suo condiscepolo Teodoro di Mopsuestia. Tornato in patria, Giovanni si afferma come diacono(382), come sacerdote(386), riscuotendo un sempre maggiore successo, come predicatore, tanto che dal 6° secolo in poi sarà chiamato Grisostomo, cioè Bocca d'oro. Morto Nettario, per desiderio dell'imperatore Arcadio, viene eletto patriarca di Costantinopoli. Ma dopo sei anni di attività apostolica, nella quale rifulge il suo impegno contro la corruzione della corte imperiale, Giovanni viene condannato all'esilio in Bitinia. Dopo un breve rientro, grazie al favore popolare, Giovanni è costretto a partire nuovamente per l'esilio. Muore a Comana, in Cappadocia, il 14 settembre del 407. Il suo corpo, per ironia della sorte, viene deposto accanto a quelli dei suoi più acerrimi nemici: l'imperatore Arcadio e l'imperatrice Eudosia. La Chiesa greca lo esalta considerandolo come il più grande predicatore ed un esegeta eminente. Giovanni condivide con la Scuola di Antiochia l'acutezza esegetica, ma non l'atteggiamento estremo della sua Cristologia(Cfr. K. Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 460-461). Tra le sue numerose opere eccellono soprattutto le omelie ed i discorsi, ma anche le sue lettere meritano di essere ricordate, specialmente quelle scritte dall'esilio.
Dalle
«Omelie sul vangelo di Matteo » di san Giovanni Crisostomo (Om. 65, 2-4; PG 58,
619-622).
Dalle «Omelie sul vangelo di Giovanni» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 19, 1; PG 59, 120-121). Dalle «Omelie sulla prima lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 4, 3. 4; PG 61, 34-36). Dalle «Catechesi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Catech. 3, 13-19; SC 50, 174-177). [Liturgia
bizantina, Tropario "O Monoghenis"]
Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo I due discepoli rispondono: «Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta. E Gesù risponde: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39).
Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioè, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10, 40). Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi, e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso, che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.
Dalle «Omelie sul vangelo di Giovanni» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 19, 1; PG 59, 120-121)
Dalle «Omelie sulla prima lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 4, 3. 4; PG 61, 34-36)
Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l'effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l'hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, dice una stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di uno che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: «Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l'afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.
Dalle «Catechesi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Dalla Liturgia bizantina, Tropario "O Monoghenis". "O Figlio Unigenito e Verbo di Dio, tu, che sei immortale, per la nostra salvezza ti sei degnato d'incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria; tu, che senza mutamento sei diventato uomo e sei stato crocifisso, o Cristo Dio, tu, che con la tua morte hai sconfitto la morte, tu che sei Uno della santa Trinità, glorificato con il Padre e lo Spirito Santo, salvaci!" .
|