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I PADRI APOSTOLICI
San Clemente di Romano Papa (95-96 circa)
Molto apprezzata, sin dall'antichità, la lunga lettera di papa Clemente di Roma, terzo successore di san Pietro. Dal tenore della lettera si evince quanta autorità avesse Clemente nell'antichità cristiana. Da Origene, da Eusebio e da Girolamo, Egli è identificato con il "collaboratore" di S.Paolo, nominato nell'epistola ai Filippesi: (Fil 4,3). L'epistola, di cui è sicura l'autenticità, è stata scritta in nome della Chiesa Romana alla comunità cristiana di Corinto. L'autore scrive verso la fine della persecuzione dei cristiani da parte di Domiziano o poco dopo. Nella lettera, Papa Clemente ha inserito proprie disposizioni dottrinali e si presenta con la consapevolezza di coprire nella Chiesa un posizione autoritaria. Nella chiusa della lettera (c. 59-61) è presente una bellissima preghiera con lodi a Dio e una serie di invocazioni, che secondo ogni probabilità è un brano dell'antica liturgia romana. Oltre che nella lingua originale greca, la lettera di Clemente è conservata anche in un'antica traduzione latina, in una siriaca e in una copta. La cosiddetta seconda lettera di Clemente ai Corinti non è autentica. Si tratta, infatti, di un'omelia scritta a Corinto negli anni 140-150(Cfr. K. Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 208-209).
Umiltà
di Cristo
XVI, 1. Cristo è degli umili, non di chi si eleva sul suo gregge. 2. Lo
scettro della maestà di Dio, il Signore Gesù Cristo, non venne nel
fragore della spavalderia e dell'orgoglio - e l'avrebbe potuto - ma
nell'umiltà di cuore, come lo Spirito Santo ebbe a dire di lui: 3.
"Signore, chi credette alla nostra voce? e il braccio del Signore a
chi fu rivelato? Noi l'annunciammo alla sua presenza: egli è come un
fanciullo, come una radice nella terra assetata; non ha apparenza nè
gloria. Noi lo vedemmo, non aveva una bella apparenza, ma l'aspetto suo
era spregevole, lontano dall'aspetto degli uomini. Come l'uomo che è nel
dolore e nel travaglio e che sa sopportare l'afflizione perché nasconde
il suo volto, non fu onorato e tenuto in considerazione. 4. Egli porta i
nostri peccati e soffre per noi, e noi l'abbiamo considerato punito,
castigato da Dio e umiliato. 5. Egli fu ferito per i nostri peccati e
tribolato per le nostre malvagità. I1 castigo che ci dà salvezza è su
di lui; fummo risanati per le sue lividure.6. Tutti come pecore eravamo
sbandati; l'uomo si era sviato dal suo cammino. 7. E il Signore diede lui
per i nostri peccati, e lui per essere stato maltrattato, non apre bocca.
Come pecora fu condotto al macello e come l'agnello muto davanti a chi lo
tosa, così egli non apre la sua bocca. Nell'umiliazione fu tolta la sua
condanna. 8. Chi spiegherà la sua generazione? La sua vita è presa dalla
terra. 9. Per le malvagità del mio popolo è giunto alla morte. 10. E darò
i malvagi in cambio della sua sepoltura e i ricchi in cambio della sua
morte. 11. Se fate sacrifici per il peccato, la vostra anima vedrà una
lunga posterità. 12. E il Signore vuole liberarlo dall'afflizione della
sua anima, mostrargli la luce e plasmarlo con l'intelligenza e
giustificare il giusto che si fa servo di molti; ed egli porterà i loro
peccati. 13. Per questo egli erediterà molti e dividerà le spoglie dei
forti come ricompensa, poiché fu consegnata alla morte la sua anima, e fu
considerato tra i malvagi. 14. Egli portò i peccati di molti e fu tradito
per i loro peccati". 15. E di nuovo egli dice: "Io sono un verme
e non un uomo, obbrobrio degli uomini e disprezzo del popolo. 16. Tutti
quelli che mi vedono mi scherniscono, parlano tra le labbra e scuotono il
capo: ha sperato nel Signore, Lui lo liberi, lo salvi se lo vuole".
17. Vedete, carissimi, quale modello ci è dato! Se il Signore si è
umiliato a tal punto, che cosa faremo noi che, per mezzo suo, siamo venuti
sotto il giogo della sua grazia? Gesù
Cristo, la salvezza
XXXVI, 1. Questa la strada, o beneamati, nella quale troviamo salvezza:
Gesù Cristo il sommo sacerdote delle nostre offerte, il protettore e
l'aiuto della nostra debolezza. 2. Per mezzo suo fissiamo lo sguardo sulle
altezze dei cieli, per mezzo suo osserviamo come in uno specchio la sua
faccia immacolata e sublime, per mezzo suo si sono aperti gli occhi del
cuore, per mezzo suo la nostra mente ottusa e ottenebrata rifiorisce alla
luce, per mezzo suo il Signore ha voluto farci gustare la scienza
immortale. "Egli, splendore della maestà divina, di tanto è
superiore agli angeli di quanto il nome che ebbe in eredita è più
eccellente". 3. E' scritto così: "Egli ha fatto dei venti i
suoi messaggeri e delle vampe di fuoco i suoi ministri". 4. Di suo
figlio così disse il Signore: "Tu sei mio figlio, oggi ti ho
generato. Chiedi a me e ti darò le genti in tua eredità e tuoi saranno i
confini della terra". 5. E di nuovo gli dice: "Siedi alla mia
destra finchè io ponga i nemici a sgabello dei tuoi piedi". 6. Chi
sono i nemici? I malvagi e quelli che si oppongono alla sua volontà. Cristo,
la nostra guida
XXXVII, 1. Militiamo, fratelli, con ogni nostra prontezza sotto i suoi
ordini irreprensibili. 2. Consideriamo i soldati sotto gli ufficiali, con
quale ordine, disciplina e sottomissione eseguono i comandi. 3. Non tutti
sono proconsoli, nè capi di mille, cento, nè di cinquanta e così di
seguito, ma ciascuno nel proprio ordine esegue i comandi dei re o dei
governanti. 4. I grandi non possono stare senza i piccoli e i piccoli
senza i grandi; in tutte le cose c'è qualche collegamento e in questo la
utilità. 5. Prendiamo il nostro corpo. La testa non può stare senza i
piedi, nè i piedi senza la testa. Le più piccole parti del nostro corpo
sono necessarie ed utili a tutto il corpo; ma tutte convivono ed hanno una
sola subordinazione per salvare tutto il corpo.
La
grande preghiera
LIX, 1. Quelli che disubbidiscono alle parole di Dio, ripetute per mezzo
nostro, sappiano che incorrono in una colpa e in un pericolo non lievi. 2.
Noi saremo innocenti di questo peccato e chiederemo, con preghiera assidua
e supplica, che il creatore dell'universo conservi intatto il numero dei
suoi eletti che si conta in tutto il mondo per mezzo dell'amatissimo suo
figlio Gesù Cristo Signore nostro, col quale ci chiamò dalle tenebre
alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza del suo nome glorioso, 3. a
sperare nel tuo nome, principio di ogni creatura: Tu apristi gli occhi del nostro cuore perché conoscessimo te, il solo altissimo nell'altissimo dei cieli, il santo che riposi tra i santi, che umilii la violenza dei superbi, che sciogli i disegni dei popoli, che esalti gli umili e abbassi i superbi. Tu che arricchisci e impoverisci, che uccidi e dai la vita, il solo benefattore degli spiriti e Dio di ogni carne, che scruti gli abissi, che osservi le opere umane, che soccorri quelli che sono in pericolo e salvi i disperati, creatore e custode di ogni spirito che moltiplichi i popoli sulla terra, e che fra tutti scegliesti quelli che ti amano per mezzo di Gesù Cristo, l'amatissimo tuo figlio mediante il quale ci hai educato, ci hai santificato e ci hai onorato. 4. Ti preghiamo, Signore, sii il nostro soccorso e sostegno. Salva i nostri che sono in tribolazione, rialza i caduti, mostrati ai bisognosi, guarisci gli infermi, riconduci quelli che dal tuo popolo si sono allontanati, sazia gli affamati, libera i nostri prigionieri, solleva i deboli, consola i vili. Conoscano tutte le genti che tu sei l'unico Dio e che Gesù Cristo è tuo figlio e "noi tuo popolo e pecore del tuo pascolo". LX, 1. Con le tue opere hai reso visibile l'eterna costituzione del mondo. Tu, Signore, creasti la terra. Tu, fedele in tutte le generazioni, giusto nei tuoi giudizi, mirabile nella forza e nella magnificenza, saggio nel creare, intelligente nello stabilire le cose create, buono nelle cose visibili, benevolo verso quelli che confidano in te, misericordioso e compassionevole, perdona le nostre iniquità e ingiustizie, le cadute e le negligenze. Non contare ogni peccato dei tuoi servi e delle tue serve ma purificaci nella purificazione della tua verità e dirigi i nostri passi per camminare nella santità del cuore e fare ciò che è buono e gradito al cospetto tuo e dei nostri capi. 3. Sì, o Signore, fa' splendere il tuo volto su di noi per il bene, nella pace, per proteggerci con la tua mano potente e scamparci da ogni peccato col tuo braccio altissimo, e salvarci da coloro che ci odiano ingiustamente. 4. Dona concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della terra, come la desti ai padri nostri quando ti invocavano santamente nella fede e nella verità; rendici sottomessi al tuo nome onnipotente e pieno di virtù e a quelli che ci comandano e ci guidano sulla terra.
LXI, 1. Tu, Signore, desti loro il potere della regalità per la tua
magnifica e ineffabile forza, perché noi, conoscendo la gloria e l'onore
loro dati, ubbidissimo ad essi senza opporci alla tua volontà. Dona ad
essi, Signore, sanità, pace, concordia e costanza, per esercitare al
sicuro la sovranità data da te. 2. Tu, Signore, re celeste dei secoli,
concedi ai figli degli uomini gloria, onore e potere sulle cose della
terra. Signore, porta a buon fine il loro volere, secondo ciò che è
buono e gradito alla tua presenza, per esercitare con pietà, nella pace e
nella dolcezza, il potere che tu hai loro dato e ti trovino
misericordioso. 3. Te, il solo capace di compiere questi beni ed altri più
grandi per noi, ringraziamo per mezzo del gran Sacerdote e protettore
delle anime nostre Gesù Cristo, per il quale ora a te sia la gloria e la
magnificenza e di generazione in generazione e nei secoli dei secoli.
Amen.
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