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I PADRI APOSTOLICI
Lettera di Barnaba (96-98)
La cosiddetta Lettera di Barnaba è un trattato didascalico edificante, scritto in forma epistolare ed è attribuita a Barnaba apostolo, collaboratore di Paolo. Ma a questa attribuzione si oppone un aspro atteggiamento negativo verso l'Antico Testamento contenuto nella Lettera, che mal si concilia col modo di pensare degli apostoli: all'Antico Testamento nella sua figura storica e nel modo come lo intesero gli ebrei viene negata ogni ragione d'essere; le prescrizioni legali sul digiuno, i sacrifici, l'uso dei cibi, la circoncisione, il sabato e il tempio vengono interpretate con un'esegesi allegorica-tipologica in un senso puramente spirituale. Inoltre la Lettera è certamente di un'epoca posteriore a quella dell'apostolo Barnaba, il quale difficilmente può aver assistito alla distruzione di Gerusalemme (Barn 16,4)(Cfr. K. Bihlmeyer - H. Tuechle, Storia della Chiesa, 1-L'antichità cristiana, Ed. Morcelliana, 1973, 207-208).. E' abbastanza probabile che l'autore della Lettera di Barnaba sia stato un cristiano non ebreo, probabilmente di Alessandria d'Egitto. La lettera è stata scritta presumibilmente negli anni 96-98 (Funk), 130-1 (Harnack) o 138 (Lietzmann)
(..........)La Nuova Alleanza
Per questo il Signore sopportò di consegnare la sua carne alla distruzione perché fossimo santificati con la remissione dei peccati, vale a dire con la effusione del suo sangue. Sia per Israele sia per noi la Scrittura dice di Lui così: «Fu colpito per le nostre iniquità e fu straziato per i nostri peccati e dalla sua lividura fummo guariti; come pecora fu condotto al macello e come agnello muto davanti al tosatore». Bisogna ringraziare il Signore che ci ha fatto conoscere il passato, ci ha resi edotti del presente e siamo capaci di intuire il futuro. Dice la Scrittura: «Non ingiustamente si tendono le reti agli uccelli». Ciò significa che giustamente perirà l'uomo che, avendo conosciuto la via della giustizia, prende invece la via delle tenebre.
Ancora questo, fratelli miei: se il Signore volle patire per la nostra
anima, perché, egli che è il Signore di tutto il mondo - al quale Dio
dopo la creazione del mondo disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine
e somiglianza" - perché tollerò di patire per mano dell'uomo?
Imparate. I profeti che da lui hanno ricevuto la grazia profeteranno per
lui. Egli doveva incarnarsi e soffrire per abolire la morte e per provare
la risurrezione dei morti. Per compiere la promessa fatta ai padri,
prepararsi un popolo nuovo e dimostrare, stando sulla terra, che egli
stesso operando la risurrezione giudicherà. Poi, insegnando e compiendo
grandi miracoli e portenti, predicò a Israele che amò immensamente.
Quando scelse i suoi apostoli per propagandare il vangelo, li scelse tra
quelli che erano più gravati di ogni peccato per dimostrare che "non
era venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Allora manifestò di essere il Figlio di Dio. Se non fosse venuto nella
carne, come gli uomini si sarebbero salvati nel vederlo, se non sono
capaci nemmeno di guardare il sole, destinato a scomparire, opera delle
Sue mani, e fissare gli occhi nei suoi raggi? Dunque, per questo il Figlio
di Dio si incarnò, per il colmo dei peccati di coloro che avevano
perseguitato e ucciso i Suoi profeti. Perciò ha patito. Dio dice che la
piaga della carne di lui è colpa loro. «Quando colpiranno il proprio
pastore allora periranno le pecore del gregge». Egli stesso volle patire
così; bisognava che patisse su di un legno. Dice il profeta di lui: «Risparmia
l'anima mia dalla spada» e: «Trafiggi con chiodi le mie carni, perché
le turbe dei malvagi si sono a me ribellate». E ancora: «Ecco, ho
offerto le mie spalle ai flagelli e le mie guance agli schiaffi: ho reso
il mio volto come dura pietra ». (……….) La croce Ugualmente riparla della croce in un altro profeta: «E
quando tali cose si compiranno?». Dice il Signore: «Quando il legno sarà
steso a terra e poi risollevato, e quando dal legno il sangue stillerà».
Ecco ancora che si parla della croce e di chi doveva essere crocifisso.
(Il Signore) parla un'altra volta a Mosè, quando Israele combatteva
contro i nemici, per ammonirli, mentre erano in guerra, che per i loro
peccati erano stati consegnati alla morte. Lo Spirito parla al cuore di
Mosè di rappresentare la figura della croce e di chi avrebbe dovuto
patire (su di essa), per significare che se non crederanno in Lui saranno
in guerra eterna. Mosè in mezzo al combattimento ammucchiò armi su armi,
e postosi più in alto di tutti distese le braccia, e così Israele
vinceva nuovamente. Quando le abbassava, di nuovo venivano uccisi. Perché?
Perché sapessero che non si potevano salvare, se non sperando in Lui.
Ancora, dice in un altro profeta: «Per tutto il giorno ho steso le mie
braccia verso un popolo disubbidiente e che si oppone al mio retto cammino».
Ancora una volta mentre Israele soccombeva, Mosè rappresenta la figura di
Gesù, perché Egli doveva patire e proprio quello che credevano morto
sulla croce avrebbe dato la vita. Il Signore fece che ogni sorta di
serpenti li mordesse e morivano (invero la prevaricazione di Eva avvenne
per mezzo del serpente), per convincerli che a causa della loro
prevaricazione erano stati consegnati alla tortura della morte. Del resto
lo stesso Mosè aveva ordinato: «Nessun oggetto fuso o scolpito sarà
vostro dio», ma egli ne compose uno per mostrare la figura di Gesù. Mosè
fece un serpente di bronzo, lo innalzò solennemente e chiamò con un
bando il popolo. Quando convennero allo stesso luogo pregarono Mosè che
facesse una preghiera per la loro guarigione. Disse loro Mosè: «Quando
uno di voi viene morsicato, venga vicino al serpente che è sopra il legno
e speri credendo che, pur essendo morto, può dare la vita e subito sarà
salvato». E così fecero. Hai di nuovo anche in ciò la gloria di Gesù,
poiché ogni cosa è per lui e in lui. Che cosa dice ancora Mosè di Gesù
figlio di Nave, che era profeta, dopo che egli gli ebbe imposto il nome,
solo perché tutto il popolo ascoltasse che il Padre rivela ogni cosa
intorno al Figlio suo Gesù? Dice Mosè intorno a Gesù figlio di Nave,
appena gli diede questo nome e lo mandò quale esploratore della regione:
«Prendi un libro nelle tue mani, e scrivi ciò che il Signore dice, e cioè
che il Figlio di Dio negli ultimi giorni taglierà dalle radici tutta la
casa di Amalech». Ecco, di nuovo Gesù, non figlio dell'uomo, ma Figlio
di Dio, apparso in figura nella carne. Poiché avrebbero detto che Cristo
è figlio di David, lo stesso David temendo e prevedendo l'errore dei
peccatori, profetizza: «Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia
destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi».
Ancora Isaia dice così: «Disse il Signore al Cristo mio Signore, del
quale io presi la destra: lo ascoltino le genti, ed io distruggerò il
potere dei re». Vedi come David lo chiama Signore e non lo chiama figlio. (..........)
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