Vescovo di Alessandria d'Egitto, Atanasio è l'indomito assertore della fede nella divinità di Cristo, negata dagli Ariani e proclamata dal Concilio di Nicea
nel 325. Per questo soffrì persecuzioni ed esili. Narrò la vita di Sant'Antonio abate e divulgò anche in Occidente l'ideale monastico.
La maggior parte delle sue opere, pregevoli per abilità dialettica e
profondità di pensiero, ma poco curate nella forma, sono dedicate alla
difesa dell'Ortodossia e all'esposizione scientifica della dottrina
della Trinità e del Logos. Tale è soprattutto la sua principale opera
dogmatica, cioè i tre discorsi contro gli Ariani (il 4° è spurio!)
Dai «Discorsi»
di sant`Atanasio, vescovo (Disc. sull`incarnazione del Verbo, 10; PG 25,
111-114)
La risurrezione e la vita nuova
Dio, Verbo del sommo Padre, non abbandonò la natura degli
uomini che andava alla deriva, ma con l'offerta del proprio corpo
annientò la morte, in cui era incappata, fugò l'ignoranza con il suo ammaestramento, e rinnovò tutte le cose con la sua forza e la sua
potenza. Chiunque potrà trovare conferma di tutto ciò nell'autorità
di quei conoscitori di Dio che sono i discepoli del Salvatore. Hanno
infatti lasciato scritto: L'amore di Cristo ci spinge, al pensiero che
uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per
tutti perché noi non viviamo più per noi stessi, ma per chi è morto
per noi ed è risorto dai morti, per il Signore nostro Gesù Cristo (cfr.
2Cor 5,14-15). E ancora: «Colui che fu fatto di poco inferiore agli
angeli, Gesù, noi lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa
della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio esperimentasse
la morte a vantaggio di tutti» (Eb 2,9). Poi il medesimo testo
chiarisce perché non altri che il Verbo di Dio doveva farsi uomo,
osservando che «era ben giusto che colui per il quale e dal quale sono
tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse
perfetto mediante la sofferenza il capo che guida alla salvezza» (Eb
2,10). E con queste parole mostra che gli uomini dovevano essere
liberati da tutte le forze corrompitrici del mondo non da altri che dal
Verbo di Dio, dal quale all'inizio erano stati creati.
Che poi il Verbo stesso abbia preso corpo per farsi vittima
per corpi simili al suo, lo manifestano anche queste parole: «Poiché,
dunque, i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è
divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza, mediante la morte, colui
che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli
che, per timore della morte, erano tenuti in schiavitù per tutta la
vita» (Eb 2,14-15).
Appunto immolando il proprio corpo pose fine alla legge promossa contro di
noi e con la speranza della risurrezione diede un nuovo inizio alla nostra
vita.
La morte aveva ricevuto forza dagli uomini contro gli uomini.
Ma il Verbo di Dio venuto fra gli uomini annullò la morte e rinnovò la
vita. Lo dice un uomo ricolmo di Cristo: «Poiché infatti a causa di un
uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. E come tutti muoiono in Adamo così anche tutti riceveranno la
vita
in Cristo» (1Cor 15,21-22). Non moriamo come destinati alla condanna, ma
come destinati ad essere svegliati dai morti. Noi aspettiamo la
risurrezione universale, che sarà operata, a suo tempo, da Dio autore e
benefattore dell'uomo.