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Nella Letteratura Cristiana Antica |
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Gesù nella Letteratura cristiana antica
ALTRI SITI DI DONATO CALABRESE una città dalle antiche radici cristiane
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I PADRI DELLA CHIESA
(13 novembre 354 - 28 agosto 430)
SANT'AGOSTINO: Dal COMMENTO AL VANGELO DI SAN GIOVANNI (Omelia 3, 3; 15. Omelia 119, 6. Omelia 123,4): OMELIA
3 Dalla sua
pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia 15. Parlo dell'umiltà di Cristo, o miei fratelli. Che dire della maestà di Cristo, della sua divinità? Già non mi sento all'altezza di affrontare, sia pure in qualche modo, il tema dell'umiltà di Cristo. Lo affido totalmente alla vostra meditazione, non esaurisco il tema dinanzi a voi che mi ascoltate. Meditate sull'umiltà di Cristo. Mi direte: chi ce la spiegherà se tu non ce ne parli? Ve ne parli lui dentro di voi. Colui che abita dentro di voi, potrà parlarvene meglio di chi fa sentire la sua voce di fuori. Vi mostri lui la grazia della sua umiltà, lui che ha fissato la sua dimora nei vostri cuori. Che se già ci sentiamo mancare le forze nel tentativo di parlarvi della sua umiltà, chi si sentirà di parlare della sua maestà? Se già ci sgomenta il mistero del Verbo che si è fatto carne, chi si sentirà di affrontare il tema del Verbo che era in principio? Dunque, fratelli, appoggiatevi a questa solida verità. OMELIA 119 La croce una cattedra 6. Quando Gesú ebbe preso l'aceto disse: Tutto è compiuto! Che cosa era compiuto, se non ciò che la profezia tanto tempo prima aveva predetto? E siccome non rimaneva nulla che ancora si dovesse compiere prima che egli morisse, siccome aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla di nuovo (cf. Gv 10, 18), essendosi compiuto tutto ciò che aspettava si compisse, chinato il capo, rese lo spirito. Chi può addormentarsi quando vuole, cosí come Gesú è morto quando ha voluto? Chi può deporre la sua veste, cosí come egli ha deposto la carne quando ha voluto? Chi può andarsene quando vuole, cosí come egli è morto quando ha voluto? Quanta speranza, e insieme quanto timore, deve infonderci la potenza di colui che verrà per giudicarci, se tanto potente si è manifestato nella sua morte!
OMELIA 123 La triplice confessione di Pietro 4. Quand'ebbero fatto colazione, Gesù dice a Simon Pietro: Simone di Giovanni, mi ami più di questi? Gli risponde: Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene. Gli dice: Pasci i miei agnelli. Gli dice di nuovo: Simone di Giovanni, mi ami tu? Gli risponde: Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene. Gli dice: Pasci i miei agnelli. Gli dice per la terza volta: Simone figlio di Giovanni, mi vuoi bene? Pietro si rattristò che per la terza volta Gesù gli dicesse: Mi vuoi bene? E rispose: Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene. Gesù gli disse: Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi da te stesso, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vorresti. E questo gli disse indicando la morte con la quale avrebbe glorificato Dio (Gv 21, 15-19). Così chiuse la vita terrena l'apostolo che lo aveva rinnegato e lo amava. La presunzione lo aveva innalzato, il rinnegamento lo aveva umiliato, le lacrime lo avevano purificato; superò la prova della confessione, ottenne la corona del martirio. E così ottenne, nel suo perfetto amore, di poter morire per il nome del Signore, insieme al quale, con disordinata impazienza, si era ripromesso di morire. Sostenuto dalla risurrezione del Signore, egli farà quanto nella sua debolezza aveva prematuramente promesso. Bisognava infatti che prima Cristo morisse per la salvezza di Pietro, perché Pietro a sua volta potesse morire per la predicazione di Cristo. Del tutto intempestivo fu quanto aveva intrapreso l'umana presunzione, dato che questo ordine era stato stabilito dalla stessa verità. Pietro credeva di poter dare la sua vita per Cristo (cf. Gv 13, 37): colui che doveva essere liberato sperava di poter dare la sua vita per il suo liberatore, mentre Cristo era venuto per dare la sua vita per tutti i suoi, tra i quali era anche Pietro. Ed ecco che questo è avvenuto. Ora ci è consentito di affrontare per il nome del Signore anche la morte con fermezza d'animo, con quella vera che egli stesso dona, non con quella falsa che nasce dalla nostra vana presunzione. Noi non dobbiamo più temere la perdita di questa vita, dal momento che il Signore, risorgendo, ci ha offerto in se stesso la prova dell'altra vita. Ora è il momento, Pietro, in cui non devi temere più la morte, perché è vivo colui del quale piangevi la morte, colui al quale, nel tuo amore istintivo, volevi impedire di morire per noi (cf. Mt 16, 21-22). Tu hai preteso di precedere il condottiero, e hai avuto paura del suo persecutore; ora che egli ha pagato il prezzo per te, è il momento in cui puoi seguire il redentore, e seguirlo senza riserva fino alla morte di croce. Hai udito la parola di colui che ormai hai riconosciuto verace; predisse che lo avresti rinnegato, ora predice la tua passione. Dal commento al Vangelo di Giovanni ho scelto casualmente solo questi pochi brani. In effetti, tutto il documento meriterebbe di essere inserito, perché ricchissimo di riferimenti Cristologici. Per chi vuole conoscere in maniera più approfondita, segnalo questa pagina del sito ufficiale dedicato a Sant'Agostino di Ippona: http://www.augustinus.it/italiano/commento_vsg/index2.htm
COMMENTO AL VANGELO DI SAN GIOVANNI
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