SCOPERTA, FORSE, UNA BIBLIOTECA
PALEOCRISTIANA?

Un beduino con
cittadinanza israeliana potrebbe essere in possesso di un vero
tesoro. Non parliamo di oro o pietre preziose, ma, forse, di
documenti antichissimi e di grande rilievo per la storia del
cristianesimo. Per ora gli studiosi guardano a questi reperti con
molta, e doverosa, circospezione. Occorrerebbe poterli esaminare e
vagliarli attentamente per accertarsi che non siano dei falsi.
Se la loro autenticità risultasse comprovata,
rappresenterebbero una scoperta d’importanza paragonabile ai rotoli
di Qumran (le pergamene rinvenute causalmente nell’omonima località
sulla sponda occidentale del Mar Morto alla fine degli anni Quaranta
del secolo scorso).
Si tratta di 70
piccoli volumi composti da lamine metalliche rilegate con un laccio
e riportanti varie incisioni. Il possessore, Hassan Saeed, afferma
di averli ereditati dai suoi avi e che fan parte del patrimonio
familiare da circa un secolo.
Secondo quanto
riferisce la stampa internazionale, nel 2009 il beduino ne portò
alcuni esemplari a Londra per farli esaminare dallo studioso inglese
David Elkington, che ottenne di poterli fotografare e di farne
esaminare dei frammenti ad alcuni laboratori. Gli esiti di quelle
prime indagini avrebbero convinto Elkington di aver a che fare con
testi risalenti al primo secolo dell’era cristiana. Una convinzione
rafforzata in lui dai soggetti raffigurati sulle copertine: una
croce, le mura di una città (Gerusalemme?), una stella, una
menorah (il candelabro ebraico a sette braccia). Motivi
iconografici che, secondo Elkington, andrebbero attribuiti alle
primissime comunità di discepoli del Nazareno. Se così fosse, questi
volumi rappresenterebbero probabilmente la più antica raccolta di
letteratura cristiana mai riportata alla luce. Ma a riguardo i
pareri si dividono e molti studiosi sono pronti a scommettere che si
tratti dell’ennesimo falso. Convinte dell’autenticità dei reperti
sembrano essere invece le autorità della Giordania, entrate in gioco
dopo che Elkington ha raccontato di aver appreso che sarebbero stati
rinvenuti in una grotta in territorio giordano. Stando a quanto
riportava giorni fa il quotidiano The Jordan Times, il
direttore generale del Dipartimento delle antichità del regno
hascemita, Ziad Saad, ha dichiarato che il governo di Amman si è
mosso per ottenere da quello israeliano la restituzione di un simile
patrimonio.
In una conferenza
stampa convocata il 3 aprile, Saad ha detto: «Tutte le indicazioni
di cui siamo in possesso ci fanno concludere che questi testi
provengono da scavi effettuati illegalmente negli ultimi anni in
Giordania e che sono poi stati contrabbandati oltre confine».
Se autentici, i
testi avrebbero attraversato il fiume Giordano verso oriente nel
bagaglio dei membri delle comunità cristiane delle origini, in fuga
dalle prime persecuzioni religiose.
Nuove indagini di
laboratorio sarebbero in corso sui reperti, ma le autorità
archeologiche giordane hanno deciso di rompere gli indugi e
dichiarare pubblicamente le loro rivendicazioni quando hanno appreso
che Hassan Saeed intenderebbe mettere in vendita i codici.
Fonte: Terrasanta.net
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