Noi sappiamo che
“il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato
l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel
vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e
la vita eterna” (1Gv. 5,19-20)
“Anche oggi
- ha detto il Papa - è importante per i cristiani seguire il diritto, che è il
fondamento della pace. Anche oggi è importante per i cristiani non accettare
un’ingiustizia che viene elevata a diritto – per esempio, quando si tratta
dell’uccisione di bambini innocenti non ancora nati. Proprio così serviamo
la pace e proprio così ci troviamo a seguire le orme di Gesù Cristo, di cui
san Pietro dice: “Insultato non rispondeva con insulti; maltrattato non
minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia”.
Donato
Calabrese
Come cristiano, come discepolo di Gesù di Nazareth, come uomo che cerca il
Regno di Dio, e come cittadino italiano che ama il proprio Paese, vedendolo
sempre più indirizzato verso la china della dissoluzione morale, sento il
dovere di invitare gli italiani ad ascoltare la voce di Colui che Caterina
da Siena, patrona d'Italia, chiamava “Il Dolce Cristo in Terra”.
Il primo aprile, nell'omelia tenuta durante la Santa Messa crismale, il Papa Benedetto XVI ha
detto, tra l'altro:
“Appartiene al simbolismo dell’olio anche il fatto che esso
rende forti per la lotta. Ciò non contrasta col tema della pace, ma ne è una
parte. La lotta dei cristiani consisteva e consiste non nell’uso della
violenza, ma nel fatto che essi erano e sono tuttora pronti a soffrire per
il bene, per Dio. Consiste nel fatto che i cristiani, come buoni cittadini,
rispettano il diritto e fanno ciò che è giusto e buono. Consiste nel fatto
che rifiutano di fare ciò che negli ordinamenti giuridici in vigore non è
diritto, ma ingiustizia. La lotta dei martiri consisteva nel loro “no”
concreto all’ingiustizia: respingendo la partecipazione al culto idolatrico,
all’adorazione dell’imperatore, si sono rifiutati di piegarsi davanti alla
falsità, all’adorazione di persone umane e del loro potere. Con il loro “no”
alla falsità e a tutte le sue conseguenze hanno innalzato il potere del
diritto e della verità. Così hanno servito la vera pace. Anche oggi è
importante per i cristiani seguire il diritto, che è il fondamento della
pace. Anche oggi è importante per i cristiani non accettare un’ingiustizia
che viene elevata a diritto – per esempio, quando si tratta dell’uccisione
di bambini innocenti non ancora nati. Proprio così serviamo la pace e
proprio così ci troviamo a seguire le orme di Gesù Cristo, di cui san Pietro
dice: “Insultato non rispondeva con insulti; maltrattato non minacciava
vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i
nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché non vivendo più
per il peccato, vivessimo per la giustizia” (1 Pt 2,23s).
Non aggiungo altro alle parole del Sommo Pontefice. Dico solo che come uomo,
come cristiano, come italiano, sento il dovere di difendere la vita. In ogni
modo: da prima della nascita fino alla morte. E quella di oggi è una cultura
di morte. Quello di oggi è un pensiero di morte. Un mondo di morte, dove
tutto è finalizzato all'erotismo, al divertimento sfrenato, alla sessualità
oltre le righe, all'esasperazione del proprio egoismo e del proprio
tornaconto personale.
Come uomo, come cristiano, e come cittadino italiano sono chiamato ad alzare
la mia flebile voce in difesa della vita che è concepita e poi “espulsa”
violentemente dal seno materno, cancellando, con altrettanta violenza,
quella maternità che, solo, appartiene alla donna. E questo in nome di una
sessualità sfrenata che tutto distrugge, come il trituracarne.
L'occidente, e particolarmente l'Italia, è ormai pregno di una cultura
dominante, un pensiero omologato, un linguaggio che fuoriesce sempre dagli
schemi etici e cristiani, un modo di pensare e di fare improntato ad
un relativismo etico senza alcun riferimento a quei valori morali e
cristiani che hanno fatto da collante alla Storia dell'Europa e
dell'occidente. Non è facile individuare le cause di questa grande
degradazione morale e civile. Credo, tuttavia, che il “pensiero
comune” che traspare dalla “grande – seppur mediocre – comunicazione
di massa” sia alimentato da quel caleidoscopio di linguaggi omologati
e massificati, trasmesso dalla Televisione di Stato e dai grandi Network
Televisivi, per finire a varie emittenti regionali e provinciali, che
pur rispecchiano lo stesso linguaggio e lo stesso pensiero.
Chi segue spesso la Televisione, non si rende conto della caduta verticale
del suo comunicare, perché è abituato lentamente a tale caduta. Ma chi, come
me per esempio, non la segue quasi mai, trovandosi, costretto, dopo un
po' di tempo, per un motivo o un altro,
a seguire per qualche ora i programmi televisivi, si rende subito conto
della trasformazione lenta ed inesorabile del linguaggio televisivo, giunto
a un livello bassissimo di banalizzazione e volgarizzazione. Verrebbe voglia
di ricordare il buon Riccardo Pazzaglia, quando, in una celebre trasmissione
di Arbore, indicava con la mano il mediocre livello del parlare, quasi per
dire: “Siamo terra terra”.
Ma, mi domando: C'è ancora la Censura? O c'è e non funziona?
Se vogliamo che cessi questo gioco al massacro dei nostri
valori morali e cristiani, smettiamo di vedere la televisione.
Chiudiamo quel maledetto apparecchio che Arbore definiva “il novello
focolare”. Facciamo abbassare gli indici auditel. E vedrete come qualcosa
cambierà, in quanto verrà meno il supporto pubblicitario che regge tutto il
sistema economico televisivo. Altro che “novello focolare” con la spazzatura
che trasmettono ogni giorno. E' la grande televisione che fa apparire lecito
ciò che è invece moralmente illecito. E' la grande comunicazione che
trasmette segnali negativi alla Società contemporanea. E poi ci lamentiamo
degli stupri, ci lamentiamo delle violenze subite da donne e bambini. Ci
lamentiamo dei figli che uccidono i genitori e dei genitori che uccidono i
figli. Quasi quasi vogliamo l'Eutanasia, così ci togliamo di torno le
persone anziane. Anzi, no: buttiamole giù dalla rupe Tarpea, a Roma.
Il cristianesimo è l'unica barriera tra l'uomo ed il baratro: questa è la
verità. Senza la luce di Cristo e del Vangelo siamo destinati al buio della
dissoluzione morale, e poi di quella civile e sociale.
Come salvaguardare l'unione e la felicità della coppia che vuole
fare sesso senza limiti e senza codici morali? Con la pastiglia che è facile
da inghiottire e che provoca, nell'arco di breve tempo, l'espulsione
violenta del feto generato. Ecco le risposte di chi vuol favorire la
vita di coppia. La felicità non si acquista - dicono - con l'amore vero e
gratuito: l'amore donato - ma facendo sesso senza la preoccupazione di far
nascere dei bambini. Si interpreta, così, il sesso, solo fine a sé stesso. E
non come finalizzato alla procreazione, così come richiesto da Dio
attraverso madre natura.
Si pensa che la pillola possa salvaguardare il futuro della coppia,
eliminando problemi conseguenti all'atto sessuale. Quindi, tutto è orientato
solo al bene egoistico di sé stessi. Del resto, la stessa televisione e
tutta la comunicazione di massa ci seppellisce di spot che pongono in primo
piano uomini e donne avvinghiati, a volte anche bestialmente, enfatizzando
in modo assoluto la sessualità vissuta per sé
stessi e basta.
Io non sono un esperto di morale, né sono un uomo che ha una certa
esperienza sessuale e coniugale. Seguendo quell'immenso fiume di anime che
hanno rinunciato a tale amore, allo scopo di “amare di più”, ho consacrato
tutta la mia vita a Dio ed alla causa del Vangelo. Alla scuola del mio
grande Maestro spirituale, Padre Pio da Pietrelcina, ho capito che l'amore
più grande non è l'Eros, cioè quello proiettato su sé stesso, ma l'agape,
l'amore che si dona a Dio per mezzo dei fratelli, sull'esempio
dell'amore donato da Gesù di Nazaret.
Italiani, dal profondo del mio cuore consacrato a Cristo e discepolo di
Padre Pio da Pietrelcina, vi dico: non usate la pillola che uccide la vita
che sta per nascere. E a voi donne che avete questo privilegio di poter
generare un essere umano, ripeto con forte convinzione:
Non ingerite la
pillola Ru486! E’ la pillola che uccide la vita dentro di voi. Accogliete la
vita, anche se non la desiderate. Accoglietela ed amatela. Solo così potete
“amare di più”, allo stesso modo in cui noi che abbiamo consacrato il nostro
cuore a Dio, cerchiamo di accogliere pienamente la Sua Parola, i Suoi
insegnamenti, le Sue divine ispirazioni.
Italiani, ascoltate il Papa, “Il Dolce Cristo in Terra”, Non permettete che la vita
sia così violentemente calpestata.