| GESU' DI NAZARET
Io sono la Via, la Verità e la Vita (Gv. 14,6) |
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di ALTRI SITI DI Pietrelcina la cittadella natale di Padre Pio Questo sito è stato pubblicato il 20 maggio 2003 |
GESU' NELLA ARCHEOLOGIA LUOGHI CRISTIANI DI SAMARIA Il 19 maggio 2005, alcuni professori e studenti dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme, si sono recati in visita ad alcuni luoghi della regione di Samaria. Nonostante i numerosi posti di blocco, ancora presenti lungo il percorso, sono riusciti nel loro intento di arrivare fino alla antica città di
Sebaste.
Ringraziamo, pertanto, lo Studium Biblicum Franciscanum, nella persona del Segretario, Padre Rosario Pierri, per l'autorizzazione alla pubblicazione.
SILO Silo è ben
conosciuta per le gesta di Samuele raccontate vividamente dalla Santa Scrittura. Il posto fu molto visitato finché vi fu conservata l’arca dell’alleanza, ma poi decadde. Gli scavi praticati dagli archeologi danesi nel 1926 e nel 1929 hanno mostrato come il sito fosse abitato anche nei periodi ellenistico, romano, bizantino ed arabo. La chiesa. La prima notizia storica relativa al cristianesimo nel posto si ha in san Girolamo che, nella lettera a Paola ed Eustochio, datata verso il 392-393, dopo la descrizione dei luoghi santi, esce con queste parole: “Con Cristo a nostro fianco passeremo per Silo e Bethele (Bethel, n.d.r.) e per altre località dove sono state erette chiese come altrettanti vessilli delle vittorie del Signore”. Considerato che a
Betel in questo tempo vi era certamente una chiesa, come si costata da altre fonti, si può credere che san Girolamo, con questa frase un po’ enfatica, dica realmente un fatto storico. Non afferma però che la chiesa sia sorta sul posto esatto del vecchio culto giudaico.
omettendo il profilo della chiesa.
“Signore ricordati del servo Zaccaria e dello scrittore per il bene †”. L’editore J. Starr fa notare che la frase “is aghata” non è altro che la traduzione dell’aramaico “debir letab” usato ordinariamente nelle sinagoghe di Palestina. Ciò porta a considerare i rapporti esistenti fra i cristiani del IV-VI secolo, quando sembra essere scritta questa iscrizione e pavimentata la chiesa con tali mosaici, e gli ebrei. La sinagoga, ora rimessa parzialmente alla luce, con il lintello dell’anfora e con la nicchia per la thora disposta nella stanza secondo l’uso del III-IV secolo (evidentemente anche alcuni secoli dopo), ci mostra come contemporaneamente alla chiesa funzionasse anche la sinagoga ebraica. Vi erano dunque nel villaggio ebrei e cristiani che vivevano insieme. La permanenza degli ebrei nella loro zona antica verso il V secolo ci fa credere che essi vi siano restati sempre e che i cristiani in origine derivano da loro. Ciò spiega molto bene l’uso della frase aramaica. "Anche se nella relazione dello Studio Biblico Francescano non viene scritto, io credo che Gesù abbia visitato più volte, quando si è trovato in la Samaria, la località di Silo. Egli era ebreo e la sua appartenenza al ceppo, alla cultura ed alla fede ebraica non può non ricordagli i legami di Silo con alcune vicende bibliche dell'Antico Testamento, come quelle legate a Samuele, e citate all'inizio della relazione del SBF"(Donato Calabrese). TAYYIBEH
Il villaggio di Tayyibeh, a differenza degli altri, può vantare un ricordo evangelico ed una continuità di cristiani dalle origini fino a noi. Rimanendo lontano dalle vie battute, il villaggio, non fu frequentato dai pellegrini, ma visse nascostamente attraverso i secoli, restando attaccato al suo carattere cristiano. I commentari antichi del Vangelo di san Giovanni, per esempio quello del Maldonato, dicono che non si sa a che villaggio, l’Efrem del Vangelo, oggi possa corrispondere. In san Giovanni 11,54 si legge: “Gesù non si mostrava in pubblico presso i Giudei, ma andò in una regione presso il deserto, nella città chiamata Efrem, dove dimorò con i suoi discepoli”. Era il momento in cui Gesù
era ricercato e poco dopo doveva subire la Passione.
Contrariamente a molte altre località, segnando Efrem, non marca nessun edificio, forse per rendere meglio l’idea del deserto. POZZO DI GIACOBBE
IL RICORDO EVANGELICO. Gesù si fermò al tradizionale Pozzo di Giacobbe e, mentre i discepoli andavano a cercare da mangiare, una donna samaritana andò ad attingere l’acqua al pozzo. Qualunque intenzione avesse la donna nell’andare al pozzo, ella non si aspettava, certo, una conversazione come quella di Gesù e ne rimase convinta (Gv 4,5-42). Andò a esprimere la sua gioia agli abitanti del villaggio vicino che accorsero anch’essi a parlare con Gesù rimanendone parimenti entusiasti. Invitarono il Maestro ed i discepoli a trattenersi nel villaggio che da quel momento si poté considerare come cristiano e come una fondazione dello stesso Signore.
IL VILLAGGIO DI SICHAR. Il villaggio in questione nel Vangelo è chiamato Sichar e non si sa esattamente a che cosa corrisponda. Alcuni pensano a Sichem, la vecchia città ormai in rovina posta sul fianco nord, altri al villaggio di Ascar situato a nord est il quale conserva resti archeologici dei periodo. Comunque sia, la questione ha poca importanza perché si tratta di un villaggio posto non San Giustino, nativo della vicina Flavia Neapoli, l’odierna Nablus, situata a qualche chilometro dal pozzo, parlando dei cristiani ricordò anche le comunità samaritano cristiane sorte in mezzo ai samaritani e gli ebrei (PG 6,407 8), sebbene le creda meno organizzate e meno numerose di quelle dei gentili. È logico pensare che Sichar rimanesse sempre cristiana perché il pozzo divenne presto un luogo dove si conferiva il battesimo. Lo menziona espressamente l’anonimo pellegrino venuto da Bordeaux nell’anno 333: “balneus qui de eo puteo lavantur”. IL SANTUARIO. Nel Medio Evo il pozzo fu occupato da una comunità latina, dipendente dall’abbazia benedettina di Betania, che ricostruì la chiesa primitiva ormai rovinata, ma, caduto il Regno Latino, anche questa seconda chiesa andò in rovina. Il francescano p. Niccolò da Poggibonsi, che la vide nel 1347, la disse “guasta” ed il pozzo “quasi ripieno”. Il p. Quaresmi, che visitò il luogo quasi tre secoli dopo, scrisse che i greci venivano alla rovina della chiesa ogni tanto per celebrarvi delle funzioni religiose e che chiudevano la porta del recinto. Nel 1860 essi riuscirono a divenire proprietari tenendo il posto fino ai nostri giorni. Nel 1893, riuscirono a pulire il pozzo. Una chiesa iniziata avanti della guerra mondiale dei 1914 è rimasta ancora da finire. All’ingresso della proprietà greca, che custodisce il tradizionale pozzo, vi è un sarcofago assai singolare. Nel lato lungo, esso è ornato da festoni che racchiudono lo scudo delle Amazzoni e nel lato corto da una croce in rilievo. Siccome la fattura dello scudo ci riporta verso il II-III secolo, così a questa data si può riportare l’intero sarcofago e conseguentemente il rilievo della croce.
Si tratterebbe di una presenza samaritano cristiana nel periodo precostantiniano.
SEBASTE Il cristianesimo a Sebaste, l’antica capitale di Samaria, ebbe inizio subito dopo la morte di santo Stefano quando i fedeli, dice san Luca, si dispersero, “per le regioni della Giudea e della Samaria” (Atti 8,1). Continuò modestamente fino al Concilio di Nicca del 325, poi si sviluppò, nonostante la breve reazione pagana sviluppatasi sotto Giuliano l’Apostata nel 362, fino all’occupazione araba del 638. Riprese vita col regno latino nel XII secolo per poi estinguersi, piano piano, nel secolo XVIII. “Filippo, - prosegue san Luca,
- entrato nella città della Samaria predicava loro il Messia. E le folle, unanimi, prestavano orecchio alle cose dette da Filippo, all’udirlo e vedere i prodigi che faceva. Infatti da molti invasati uscivano gli spiriti, gridando a gran voce, e molti paralitici e zoppi furono guariti. Così fu grande allegrezza in quella città” (5-8). Fra la gente che si faceva battezzare vi era anche Simon Mago attratto dai prodigi. Chi restò per dirigere la chiesa nascente? Non si può immaginare che i responsabili la lasciassero senza capi. Il catalogo detto De septuaginta Discipulis, attribuito a Doroteo vescovo di Tiro, fa succedere a Filippo, come primo vescovo, il diacono Nicola, uno dei sette ordinati da san Pietro. È difficile controllare la storicità di tale notizia perché le altre fonti antiche tacciono su questo argomento, come per tutti gli altri capi fino alla pace costantiniana.
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