| GESU' DI NAZARET
Io sono la Via, la Verità e la Vita (Gv. 14,6) |
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di ALTRI SITI DI Pietrelcina la cittadella natale di Padre Pio Questo sito è stato pubblicato il 20 maggio 2003 |
GESU' NELLA ARCHEOLOGIA IL BIBLISTA GILBERT: «L'ARCHEOLOGIA PUO' AIUTARCI A CHIARIRE CERTI NODI DEL VANGELO, MA NON BISOGNA OPPORRE IL GESU' STORICO AL CRISTO DELLA FEDE COSI' SI SCAVA NELLA BIBBIA Per Gentile Concessione Del Quotidiano «La Croix» (Traduzione Di Anna Maria Brogi) Di Nicolas Seneze
La scoperta
dell'ossario sul quale compare la scritta «Giacomo, figlio
di Giuseppe, fratello di Gesù» ha messo in agitazione nei
mesi scorsi gli studiosi della Bibbia e dei Vangeli. Se
venisse provato che quella scritta pone in rapporto questo
Giacomo con il Gesù dei Vangeli, se ne avrebbero conseguenze
rilevanti nella nostra comprensione delle vicende
evangeliche. L'archeologia, dunque, può dare agli esegeti
nuovi elementi di comprensione storica di ciò che nei
Vangeli è sfumato o sottinteso. Il teologo e biblista
gesuita Pierre Gibert ha appena scritto a quattro mani con
Christoph Theobald il volume edito da Bayard «Le Cas
Jésus-Christ» (pagine 476, 29 euro), un saggio che cerca di
trarre un bilancio dagli studi storici dedicati alla figura
di Gesù. Nell'intervista che qui pubblichiamo, lo studioso
gesuita mette in evidenza l'utilità che gli studi
archeologici e storici possono avere per gli esegeti biblici
e la comprensione più oggettiva dei Vangeli.
Se la scoperta si dimostrasse esatta, non creerebbe qualche
difficoltà ad alcuni dati di fede?
«In effetti, chi mette tutto sullo stesso piano potrebbe
restarne turbato, o arrivare addirittura a negare la
scoperta. Ma se l'ossario appartenesse davvero a quel
Giacomo, ne risulterebbe turbato non il cuore della fede
bensì, al massimo, certo modo di intendere la verginità di
Maria. Bisogna chiedersi infatti qual è il fondamento dei
dogmi cristiani: è la Resurrezione. I Vangeli di Marco e di
Giovanni non si interessano alla genealogia di Gesù.
L'importante, per loro, è sapere chi è davvero Gesù: è il
Figlio di Dio. Occorre, dunque, gerarchizzare gli elementi
di fede e, in questo, l'archeologia si pone al nostro
servizio senza aggiungere nulla di suo».
«Il Gesù della storia è necessario al Cristo della fede come
l'aria per respirare. Credendo che Gesù è il Figlio di Dio,
ossia credendo che Dio si è incarnato, non si può
prescindere dal Gesù storico. Al tempo stesso permane una
tensione, perché l'affermazione che Dio si è fatto uomo è
inaudita e contraddittoria. Restando ferma la distinzione
tra il Gesù della storia e il Cristo della fede, il modo più
intelligente di affermare questa realtà evita di porre una
contrapposizione di principio. Il Gesù della storia non può
esistere senza il Cristo della fede, e viceversa. Se li si
contrappone viene meno il dogma cristiano, poiché in tal
caso si finirebbe per negare sia l'umanità, sia la divinità
del Cristo».
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