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pubblicato il 20 maggio 2003

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GESU'
NELLA
ARCHEOLOGIA

IL NOTO PAPIROLOGO THIEDE INTERVIENE SULLA SCOPERTA DELL'OSSARIO CON LA
SCRITTA "GIACOMO FIGLIO DI GIUSEPPE FRATELLO DI GESU"
CRISTO: UN FALSO QUELL'URNA
Di
Carsten Peter Thiede
Le scoperte
archeologiche sul periodo della prima cristianità ci affascinano
sempre. L'impressione mondiale suscitata dall'ossario (un'urna per
ossa) di «Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù» potrebbe
dimostrarsi essere, appunto, solo un'emozione. Alcuni commentatori
hanno già affermato che si tratterebbe della più antica prova
archeologica dell'esistenza di Gesù. Ma se anche l'ossario dovesse
rivelarsi autentico, sarebbe, comunque, soltanto il secondo pezzo di
prova. Il più antico, e di gran lunga, è il frammento del «Titulus»,
l'iscrizione collocata sulla croce di Cristo da Ponzio Pilato, il 7
aprile dell'anno 30. Il frammento è conservato nella chiesa di Santa
Croce in Gerusalemme a Roma (l'ex palazzo dell'imperatrice Elena,
madre di Costantino il Grande), ed è stato autenticato da una mia
ricerca recente («La vera croce. Da Gerusalemme a Roma alla ricerca
del simbolo del cristianesimo 7;, Mondadori, 2001).
Nel caso sia autentico, l'ossario di Giacomo dev'essere datato
all'anno 63: Giacomo fu ucciso nel 62, e occorre circa un anno (o
anche meno) perché in un cadavere sepolto le ossa siano liberate
dalla carne - il momento cioè nel quale le ossa sono raccolte e
ricomposte in un'urna, per attendere la risurrezione del credente
negli ultimi giorni (si veda il capitolo 37 di Ezechiele).
Ma il reperto è autentico? Molte sono le domande che restano senza
risposta. Teoricamente, l'iscrizione incisa sull'urna potrebbe
riferirsi a quel Giacomo chiamato «fratello del Signore» da san
Paolo (Galati 1,19). Persino se Giacomo fosse solo cugino di Gesù,
sarebbe stato chiamato «fratello». Ma anche lo studioso che per
primo ha identificato l'iscrizione (il professor Lemaire della
Sorbona di Parigi) ammette che Giacomo, Giuseppe e Gesù erano i tre
nomi più popolari in Galilea, Giudea e Samaria in età
neotestamentaria. E anche a Gerusalemme, come lo stesso Lemaire
ammette, c'erano - statisticamente - almeno 20 famiglie nelle quali
era possibile la combinazione di questi tre nomi. Sicché non sarà
mai conoscibile con sicurezza chi fosse il «Giacomo» i cui resti
erano raccolti nell'ossario. Va detto che, al tempo della sua morte,
Giacomo era una persona molto importante. Dopo la partenza di san
Pietro, era l'autentico leader della Chiesa di Gerusalemme. Alcuni
studiosi lo chiamano «il Vescovo», altri, come il tedesco Martin
Hengel dell'Università di Tubinga, sottolineano la sua importanza
chiamandolo «il primo Papa». Sarebbe dunque stata tranquillamente
evitabile la sua identificazione riferendolo a «Gesù». E se un
riferimento a suo fratello era necessario, sarebbe stato usato
l'epiteto aggiuntivo «il Signore» (si veda, anche, Galati 1,19), o
«il Messia», o «il Figlio di Dio». Inoltre, «Yeoshua» inciso
sull'ossario è sospetto per un'altra ragione: Giacomo e Gesù
provenivano dalla Galilea, e nell'aramaico galileo «Gesù» era «Yeshu»,
senza la «a» finale.
A maggior ragione l'ossario non è stato trovato «in situ» (in una
tomba precedentemente non aperta) ma sul mercato antiquario. Tutti
gli archeologi perciò dubiteranno della sua autenticità.
L'iscrizione aramaica è molto chiara e leggibile; può essere
compresa da chiunque (!) conosca l'ebraico moderno. È perciò
molto difficile che nessuno sapesse cosa vi fosse scritto prima
che la vedesse il professor Lemaire.
La chiarissima, curata scansione delle lettere sull'ossario suscita
un'altra domanda: nelle urne per ossa di questo periodo l'iscrizione
era aggiunta all'ultimo momento, quando essa era già stata posta
nella tomba. Perciò lo scrivente cominciava dal lato destro
continuando verso sinistra ed era impossibile finire un'iscrizione
con tutte le lettere equidistanti. Verso la fine le lettere
sarebbero state condensate, curvando verso il basso (chiunque può
provarlo per via di esperimento!). Un ottimo esempio è l'autentico
ossario di «Joseph Bar Kaiaphas», il sommo sacerdote, scoperto nella
tomba della famiglia di Caifa nella parte sud-est di Gerusalemme. Le
lettere sono incise in maniera affrettata, e pendono verso il basso.
Gli archeologi israeliani che hanno espresso commenti sull'ossario
di «Giacomo» hanno sottolineato che la stessa urna per ossa
probabilmente è del primo secolo, ma che ci sono centinaia di tali
ossari senza iscrizioni. Resta il sospetto che la troppo curata
iscrizione sia stata aggiunta più tardi da un falsario. E non è
difficile «invecchiare» un'iscrizione aggiungendo una p atina
artificiale.
Questi sono i principali aspetti che gettano il dubbio su questo
ossario. È un falso? E se non lo è, si riferisce realmente a Giacomo,
figlio di Giuseppe di Nazareth, «il fratello del Signore» (in
italiano nel testo ndt) o a qualcun altro con lo stesso nome?
Possono esserci risposte. Ma non sono state date e può essere che
sia impossibile darle. Per tutti coloro che siano interessati a un
ossario senza dubbio autentico di una persona menzionata nel Nuovo
Testamento, l'Università Ebraica di Gerusalemme possiede quello di
«Alessandro, figlio di Simone di Cirene». Tutti gli studiosi
concordano sul fatto che sia la persona di cui si parla nel Vangelo
di Marco 15, 21!
DALL'AVVENIRE DI MERCOLEDI' 12 DICEMBRE 2002
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