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 Questo sito è stato pubblicato   il 20 maggio 2003



 

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NELLA ARCHEOLOGIA

Il papirologo risponde a nuove tesi sui presunti versetti del Vangelo rinvenuti a Qumran: «L'identificazione è evidente ed ogni tentativo per trovarne altre è fallito. Chi lo nega lo fa solo per ideologia»

THIEDE: QUEL PAPIRO E' DAVVERO  MARCO

«Il 7Q5 è stato trovato in una grotta con alcuni frammenti di una lettera di Timoteo Ciò dimostra che gli antichi testi cristiani erano studiati e conservati dagli Esseni»

 

Di Carsten Peter Thiede

 

  frammento papiro 7Q5 rinvenuto a Qumran I due frammenti di papiro greco dalla Grotta 7 di Qumran che sono stati identificati come passi dal Nuovo Testamento (7Q4 = 1 Timoteo 3,16-4,3; 7Q5 = Marco 6,52-53) restano controversi. Tuttavia gli studiosi che hanno analizzato il problema del 7Q4 e del 7Q5 da una posizione neutrale sono d'accordo su un punto: tutti i tentativi di trovare una «nuova» identificazione del frammento 7Q5 sono miseramente falliti.
   Anche le ricerche al computer, utilizzando ogni possibile lettera variante (per esempio «My» invece di «Ny») non sono riuscite ad individuare alcun testo diverso da quello di Marco 6, 52-53. Se questo frammento dalla Grotta 7 di Qumran significa qualcosa, questo è certamente un frammento del Vangelo di Marco. Il confronto paleografico e le più recenti analisi al microscopio (utilizzando un microscopio a scansione laser a vera confocale) hanno mostrato che la discussa lettera è un «Ny» preceduto da un Omega. Di conseguenza, il suggerimento di leggere «My» invece di «Ny» proposto da Aristide Malnati resta interessante e può forse animare un ulteriore dibattito, ma non è necessario per la corretta identificazione del frammento 7Q5 come di Marco 6,52-53.
   Il caso è diverso e più sorprendente se prendiamo in considerazione la discussione su un altro frammento del papiro greco dalla Grotta 7 di Qumran, il 7Q4. Questo è composto di due parti, una più lunga e una molto breve. Per un papirologo professionista ha sempre aiutato il fatto che il frammento più lungo conserva la parte in alto a destra della fine di una pagina. Ciò significa che si sa come finiscono le righe e ciò rende assai più facile la ricostruzione degli inizi, poiché l'inizio e la fine di ogni riga deve riportare il testo in sequenza. Quindi anche i papirologi che inizialmente avevano dubitato che il frammento 7Q5 sia di Marco, hanno accettato che il 7Q4 è di Timoteo 3,16. Si tratta di una identificazione evidente. Che cosa dunque ha fatto sorgere i dubbi recenti?
   Alcuni studiosi, soprattutto Ernest A. Munro e Emile Puech, sono convinti che i testi del Nuovo Testamento non avrebbero potuto essere preservati a Qumran. Si tratta di una decisione ideologica basata su assunzioni errate. Come storici, non dobbiamo dimenticare che non esisteva un Nuovo Testamento quando sono stati scritti la prima lettera di Timoteo e il Vangelo di Marco. Quando Marco scriveva, non esisteva un genere letterario chiamato «Vangelo» e non esisteva una Chiesa cristiana con una raccolta stabilita di lettere quando Paolo inviò le sue missive alle Chiese e alle persone. Tutto ciò è avvenuto più tardi. Paolo, Marco e gli altri autori degli scritti che noi ora chiamiamo Nuovo Testamento erano degli ebrei che scrivevano su un ebreo - Gesù, il Messia - e i loro primi lettori erano ebrei, con alcuni non ebrei come ulteriore e più ampio pubblico di lettori.
   Gli ebrei scrivevano per gli ebrei su un ebreo: è certo che gli ebrei leggevano tali testi ed è un'ovvia conclusione che gli ebrei di Qumran, gli Esseni, fossero particolarmente interessati a questi documenti. Dopo tutto essi stessi stavano aspettando l'arrivo del Messia e l'avvento degli ultimi giorni. Essi dovevano aver studiato questi documenti di un movimento messianico rivale - un movimento, in seguito chiamato dei cristiani, che affermava che il Messia era giunto e che era Gesù di Nazareth.
   È un fatto evidente che la Grotta 7 era situata oltre i quartieri residenziali di Qumran. Chiunque voleva raggiungere questa grotta doveva passare davanti agli uffici della comunità. La Grotta 7 era sorvegliata e soltanto le persone con buone credenziali, i pii Esseni, vi avevano accesso. Dopo tutto questa grotta era una sorta di «contenitore di veleno»: conservava testi «pericolosi» di un movimento messianico rivale che proclamavano Gesù come il Messia da lungo tempo atteso.
   Per questo vi sono esperti ebrei dei rotoli del Mar Morto, come Shemaryahu Talmon, che affermano che Qumran era il luogo più naturale in cui i primi scritti cristiani venivano raccolti e studiati. Talmon ha anche affermato che l'esistenza di una copia del Vangelo di Marco - un Vangelo senz'altro scritto prima del 68 d.C., quando Qumran fu occupata dai Romani - deve essere data per scontata, anche se il frammento 7Q5 non fosse mai stato trovato e identificato!
   In altre parole, le tesi contro una collezione «cristiana» a Qumran e, in particolare, le recenti tesi contro il 7Q4, non possono avere valore storico e teologico. A parte l'ideologia, l'unico motivo perché tali tesi dovrebbero essere discusse è semplicemente papirologico: esistono delle ragioni dal punto di vista della papirologia per dubitare che le lettere e le righe sul frammento 7Q4 non sono conformi al testo della prima lettera di Timoteo 3,16 - 4,3?
   Prima di tutto deve essere categoricamente affermato che una identificazione del 7Q4 con la prima lettera di Timoteo non pone alcun problema testuale. Vi sono soltanto due variazioni rispetto al testo greco moderno stampato e sono normali varianti degli scribi, ben note e ben attestate da numerosi papiri antichi. Nessun filologo classico vede alcun problema in ciò. Se Munro e Puech suggeriscono piuttosto dei passaggi dal libro non biblico di Enoch, utilizzando a sostegno di ciò ulteriori frammenti dalla Grotta 7, dobbiamo porci una domanda diretta: il loro suggerimento rappresenta davvero un passo in avanti, oppure si tratta puramente di un tentativo disperato da parte di chi semplicemente non può e non vuole accettare che un frammento della prima lettera di Timoteo è stato trovato in una grotta di Qumran?
   Per chiunque abbia studiato i frammenti originali della Grotta 7, la risposta è chiara: l'identificazione del 7Q4 e di altri piccoli pezzi dalla Grotta 7 con Enoch 103 è pura fantasia, non un fatto. Dal punto di vista storico non è affatto sicuro che sia esistita una traduzione greca(!) di Enoch prima del 68 d.C. Dal punto di vista papirologico, le lettere sui frammenti non corrispondono in ogni caso a Enoch. Munro e Puech devono inventare dei collegamenti che non esistono, e lettere che non ci sono. Le analisi al microscopio hanno indicato che in particolare il suggerimento di Puech è basato su disegni falsificati. Per dirla in termini inequivocabili: egli ha falsificato l'evidenza.
   Nel mio libro I rotoli del Mar Morto (Mondadori) ho dimostrato che questi disegni sono manipolatori e c'è di più: se qualcuno usa gli stessi metodi utilizzati da lui, il risultato effettivo è molto diverso. Piuttosto che dei passaggi da Enoch, realizziamo immediatamente che ulteriori frammenti dalla Grotta 7 corrispondono alla prima lettera di Timoteo. Il frammento 7Q11 concorda con 1 Timoteo 2,15 - 3,1; il 7Q12 può essere identificato con 1 Timoteo 3,1-2; il frammento 7Q13 è 1 Timoteo 3,15 e il 7Q14 corrisponde a 1 Timoteo 3,7. In altre parole, appare ora che il frammento 7Q4 non è la sola evidenza per questa epistola. Il 7Q4 è stato ampliato dai frammenti 7Q11, 7Q12, 7Q13 e 7Q14, e ora possediamo una sequenza impressionante: questa lettera pastorale, scritta prima del 68 d.C., era stata studiata a Qumran, e i passaggi dai capitoli 2, 3, e 4 sono sopravvissuti in non meno di sei frammenti.
   In altre parole: Ernest A. Munro e Emile Puech, che hanno cercato così disperatamente di dimostrare che la prima lettera di Timoteo non esisteva a Qumran, ci hanno aiutato a capire, contro le loro stesse intenzioni, che in realtà esisteva, insieme a un frammento dal Vangelo di Marco. E poi, dov'è il problema? Gli ebrei di Qumran devono aver studiato tali scritti. Siamone grati all'evidenza.

DALL'AVVENIRE DI DOMENICA 3 DICEMBRE 2003 - pag. 26

 

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