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10 agosto 1910-10 agosto 2010: Centenario dell’ordinazione sacerdotale di Padre Pio

CENTO ANNI….DA QUEL GIORNO

   Donato Calabrese
 

Da Pietrelcina a Benevento. A piedi nel nome di Padre Pio

   Una giornata particolare, uggiosa, non molto calda, accoglie i numerosi fedeli che da Pietrelcina e da Baselice sono venuti a Benevento per rievocare e contemplare, più che celebrare, l’evento nascosto e discreto – com’è nello stile di Dio – dell’ordinazione sacerdotale di Padre Pio da Pietrelcina.

   Cento anni sono passati da quel 10 agosto 1910. Un giorno afoso ed assolato, quindi diverso da questo 10 agosto 2010.

   Era una Benevento sonnacchiosa ed ignara del fatto storico nascosto che avrebbe segnato, in positivo, tutta la storia del ventesimo secolo, e non solo, ma anche tutta quella futura della Chiesa e perfino della stessa storia umana.

   Padre Pio era giunto in città con il calessino di Alessandro Mandato. Con lui la mamma Giuseppa Di Nunzio, forse qualche sorella e, soprattutto, l’arciprete di Pietrelcina, don Salvatore Pannullo: colui che ha intuito ed intravisto la stoffa preziosissima della santità nell’ex pastorello di Piana Romana.

   Lasciato lo sciaraballo con il padrone, la piccola comitiva percorse speditamente i pochi metri che la separavano dal magnifico duomo romanico di Benevento, la cui facciata risale all’inizio del  XII secolo e si riallaccia all’architettura tipica  della Capitanata, di chiara derivazione  pisana. 

   Non ebbe neanche il tempo di volgere lo sguardo sulla bellissima Porta di Bronzo del XI secolo, definita da Rodolfo Venturi il maggior poema sacro dell’età romanica nel Mezzogiorno d’Italia[1], che si affrettò ad attraversare la navata sinistra del Tempio, per raggiungere, finalmente, la cappella situata a sinistra dell’altare maggiore.

   La testa di Fra Pio era leggermente abbassata, secondo il suo temperamento schivo e semplice, umile e modesto. Il volto a stento tratteneva l’emozione  che faceva sballottare il cuore a mille a mille, e che diveniva sempre più forte e vibrante, per un momento tanto atteso. Le gote, più rosee del solito, lasciavano intravedere il fuoco vivo dell’amore immacolato offerto a Dio, e coperto dalla cenere ordinaria di un’esistenza tesa più ad intendere e contemplare, che ad esprimere e manifestare.

   Non c’era il papà, Grazio, tornato nuovamente in America per far fronte alle necessità economi­che della famiglia. Anche lui attendeva con ansia questo momento tanto desiderato dal figlio suo benedetto. Ordinazione sacerdotale di Padre Pio. Opera bronzea del maestro Giuseppe Di Marzo

   Il giovane religioso di Pietrelcina finalmente raggiunse la cappella dei canonici. Il rito dell’ordinazione sacerdotale fu semplice e discreto. Sembrava fatto apposta per il suo carattere modesto e riservato. 

   Alla presenza della mamma e di “Zio Tore”[2], fra Pio venne ordinato sacerdote da mons. Paolo Schinosi, arcivescovo titolare di Marcianopoli.

   “Sacerdote, finalmente. La sua brama di essere totalmente configurato al Signore della vita, al Principe della pace, al Dio con noi, era stata, alla fine, appagata. La sua sete di bere all’Acqua viva del Cristo crocifisso e risorto, poteva, finalmente, assumere una connotazione ancora più profonda: non solo poteva bere a questa Sorgente di Vita, ma lui stesso, nella celebrazione del sacro mistero della Santa Cena, dare da mangiare il Corpo del Signore e da bere il Suo Sangue Divino agli affamati ed agli assetati della Vita di Dio. Per tutta la sua vita sacerdotale.  Amare lo Sposo Divino fino all’ultima goccia del suo sangue, che cominciò ad essere versato per mezzo di quelle ferite misteriose che apparirono dopo circa un mese a Piana Romana di Pietrelcina, per scomparire solo prima della morte”[3].

   Dopo il semplice rito dell’ordinazione sacerdotale, il piccolo gruppo tornò al calesse di Mandato e riprese la strada di casa.

   Gli occhi di Padre Pio erano ancora stupiti e commossi per il grande Dono ricevuto. Il suo cuore esplodeva di gioia incontenibile, quando lo sciaraballo giunge nei pressi al paese, accolto dalle note festose della banda musicale di Pietrelcina diretta dal maestro Giuseppe Crafa. E l’allegra brigata di musicanti accompagnava il corteo con il neo sacerdote fino a casa sua, mentre lungo la strada venivano gettati in direzione del festeggiato, quali segni di gioia, soldi e pezzi di raffaioli: i dolci tipici del paese.  

   Con la sua consueta riservatezza, Padre Pio camminava  avanti, lasciando che la famiglia, i parenti, gli amici e tutta Pietrelcina celebrasse, secondo l’usanza, la sua ordinazione sacerdotale.

   Ma era nel suo cuore che la gioia diveniva esplosione di sentimenti, di gratitudine, d’amore verso quel Dio che lo aveva chiamato, fin dalla più tenera età, a servirlo ed amarlo, amarlo e servirlo con tutto se stesso.

    il gruppo di pellegrini provenienti da BaseliceCento anni sono trascorsi e non è un piccolo calesse a scendere da Pietrelcina a Benevento, attraverso la vecchia strada provinciale della Valfortore. Quel piccolo sciaraballo di Alessandro Mandato ha lasciato una scia profonda lungo la via Valfortore di questi cento anni, permettendo a Benevento, all’Italia ed al mondo intero, di conoscere, amare e contemplare le meraviglie di Dio nella vicenda storica del giovane frate di Pietrelcina.

   Non solo da Pietrelcina sono venuti giù, fino a Benevento, per ricordare e vivere gioiosamente quell’ordinazione sacerdotale così importante per la Chiesa intera. Anche da Baselice, un folto gruppo di pellegrini organizzati, ha raggiunto a piedi il capoluogo del Sannio, insieme con la comunità di Pietrelcina.

   Poi, nel presbiterio della cattedrale di Benevento, parzialmente aperta per l’occasione, è stata celebrata una solennissima Santa Messa, presieduta da mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento.Padre Pio sette anni di mistero a Pietrelcina di Donato Calabrese

   Durante l’omelia, il Pastore della Chiesa Beneventana ha  detto, tra l’altro, che negli scritti di Padre Pio “emerge continuamente il riferimento a questa sua peculiare vocazione, di farsi vittima sacrificale, di vivere quella sofferenza vicaria per espirare i peccati del mondo e la conversione di tutta l’umanità”, ricordando, quindi, il suo testamento spirituale: “Accettare di conformarci a Cristo crocifisso per poter anche noi contribuire alla salvezza del mondo”.

   Padre Pio  “Ha vissuto il suo sacerdozio come assimilazione totale a Cristo” e, la sua vita “è stata davvero un’epifania dell’amore misericordioso di Dio”.

   Cosa rimane di questo giorno centenario dell’ordinazione sacerdotale?

   Esternamente, visibilmente e palpabilmente: un ricordo, un emozione, un evento da celebrare.

   Nell’interno di ognuno, ed in modo speciale di ogni anima che si riconosce nel discepolato spirituale di Padre Pio e di ogni devoto, un piccola scintilla d’amore, un piccola gioia, un’emozione radicata nell’esperienza conoscitiva di una santità che non è fine a sé stessa, ma è parenetica della propria vita cristiana.

   Noi che abbiamo conosciuto Padre Pio, lo abbiamo amato, ammirato, venerato. Ma soprattutto, guardando a Lui, troviamo maggior forza, entusiasmo, sacrificio e, paradossalmente, la gioia di essere compartecipi, con Lui, nel “supremo negozio della redenzione umana”[4].

   Padre, noi siamo figli tuoi. Insegnaci l’arte del patire. Patire con amore per dire a Cristo, Figlio di Dio: Ecco, Signore, siamo qui. Siamo pronti, sempre pronti, a fare la tua volontà. Anche nel dolore, perché è nel dolore che ti diamo la prova più alta e mirabile del nostro amore.


[1] Secondo la definizione di Adolfo Venturi, N.d.A..

[2] Così Padre Pio chiama confidenzialmente don Salvatore Pannullo,

arciprete di Pietrelcina, N.d.A..

[3] Cfr. Donato Calabrese, Padre Pio, sette anni di mistero a Pietrelcina, 1909-1916, Paoline Editoriale Libri, 2010, 19.

[4] Espressione, questa, molto cara a Padre Pio, N.d.A..

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